La talpa a Lucano: non potrei... E ora il Csm apre l'indagine

Il giudice Sirianni sapeva che i suoi contatti col sindaco indagato erano anomali. Rischia sanzioni disciplinari

La talpa a Lucano: non potrei... E ora il Csm apre l'indagine

Così parlò Emilio Sirianni, giudice della Corte d'appello di Catanzaro, al telefono con Domenico Lucano, sindaco di Riace: «Eh Mimmo, quello che faccio io non sono in molti disposti a farlo, perché teoricamente è anche giusto che un magistrato non deve avere rapporti con gli indagati». Il giudice Sirianni, insomma, sapeva perfettamente che il suo rapporto di consiliori con il politico inquisito era fuori dalle regole. Ma continuò imperterrito. E ora quella intercettazione pesa sulla sorte di Sirianni, che il Consiglio superiore della magistratura intende chiamare a rispondere dei «suggerimenti» legali, politici e mediatici forniti a Lucano e rivelati ieri dal Giornale. Compreso il messaggio in cui il magistrato allertava l'indagato sul rischio di essere intercettato.

L'inchiesta-stralcio per favoreggiamento a carico di Sirianni, aperta e condotta in gran segreto dalla Procura di Locri, si è conclusa con la richiesta di archiviazione: certi i contatti, sicura la loro anomalia, per i magistrati di Locri non c'è prova che il collega Sirianni, figura di punta di Magistratura democratica, abbia aiutato Lucano a inquinare le prove. Ma ora le intercettazioni realizzate nel corso di molti mesi di indagine, a partire da quella citata qua sopra, sono destinate a finire sul tavolo del Csm. Perché se il comportamento di Sirianni è penalmente irrilevante, a saltare agli occhi sono la contiguità amicale e ideologica, il contesto confidenziale in cui un magistrato si mette a disposizione di un politico sotto accusa scrivendo gli atti al suo posto, convocando conferenze stampa, organizzando campagne di solidarietà. Comportamenti che la Procura di Locri etichetta come «sconvenienti», «poco consoni» e che però, secondo quanto risulta al Giornale, non ha segnalato al Consiglio superiore della magistratura.

Al Csm hanno appreso di quanto accaduto tra il giudice democratico e il sindaco-icona dalle notizie di stampa; così pure è accaduto in via Arenula, negli uffici del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Il ministro, titolare dell'azione disciplinare, fa sapere di avere la pratica Sirianni allo studio in queste ore. Al Csm, più rapidamente, si sta mettendo in moto la macchina che punta a stabilire se Sirianni possa continuare a fare il giudice a Catanzaro, a contatto ravvicinato con l'amico Lucano, inquisito e rinviato a giudizio per associazione a delinquere finalizzata alla truffa allo Stato e all'immigrazione clandestina.

La vicenda da ieri è sul tavolo della Prima commissione del Csm, che si occupa dei trasferimenti per «incompatibilità ambientale e funzionale» dei magistrati che «non possono amministrare giustizia nelle condizioni richieste dal prestigio dell'ordine giudiziario». La commissione, presieduta dal «laico» Alessio Lanzi, ha chiesto formalmente al Comitato di presidenza del Csm l'apertura di una pratica su Sirianni. È un primo passo, ma la rapidità con cui è stato compiuto racconta bene lo sconcerto con cui in seno al Consiglio superiore si è appreso dei comportamenti attribuiti dalla Procura di Locri al giudice calabrese. Il quale da parte sua ieri, dopo avere premesso di «non sapere se ci sia stata una indagine nei miei confronti, non ho mai avuto notizia formale», rivendica nuovamente l'amicizia con Lucano, «una delle persone migliori che abbia mai conosciuto». Ma non spiega perché, telefonando al sindaco, esordisse con un «buongiorno maresciallo»: «Quasi a manifestare - scrive la Procura di Locri - la consapevolezza di essere intercettato».

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