«Per sempre vostro», e il mondo (ambiguo) dei media

«Per sempre vostro» (ed. Salani, 270 pagine, 15 euro), è l’ultimo romanzo di Paolo Bianchi, classe 1964, giornalista, consulente editoriale e traduttore, già collaboratore del Giornale e Il Mucchio Selvaggio. Uno spaccato sul mondo ambiguo dell’informazione e il suo pigro conformismo, sulle ombre e sui doppi giochi che governano i media, sul bisogno - irrinunciabile per Bianchi, così come per il protagonista del libro - di non arrendersi al senso di ingiustizia. Così Rivolta ha deciso. Non farà più una vita da «cane ammaestrato», perché «gran parte di quello che scriviamo è utile solo ai nostri editori o a chi compra gli spazi di pubblicità». La sua «ribellione» è un tuffo alla scoperta della verità che si nasconde dietro alle cose e alle persone di cui si è circondato. In altre parole, è la riconquista della libertà sepolta dalle consuetudini. Anche se «la libertà è dura da sopportare», e «non mi stupisco che la maggioranza degli esseri umani ne faccia volentieri a meno».
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