Sentenza Uccise la moglie: «Grave degrado familiare»

Non possono «essere trascurati i dati relativi al contesto di grave degrado ambientale, sociale e familiare della vicenda, alla personalità e al vissuto di disagio sia della vittima sia dell’imputato». Così i giudici della seconda corte d’assise d’appello spiegano nelle motivazioni della sentenza di secondo grado, la riduzione della condanna da 14 a 7 anni di reclusione per Davide Milazzo, l’uomo accusato di maltrattamenti nei confronti della moglie e dei figliastri con l’aggravante di aver cagionato la morte della donna perché le buttava nel gabinetto le medicine per la meningoencefalite tubercolare da cui era affetta a causa dell’Aids. Pur ritenendo provate le violenze e umiliazioni a cui l’imputato ha sottoposto la moglie e ritenendo parimenti provato che tali violenze ne hanno causato la morte il 10 giugno 2003, secondo i giudici all’imputato vanno concesse le attenuanti generiche e il conseguente sconto di pena.