Il Tour chiede scusa a Nibali che ora lotta per il Mondiale

Vincenzo già a casa: cerca di rientrare per Vuelta e prova iridata. Macché fairplay, Froome: «Pensavamo a noi...»

Il Tour chiede scusa a Nibali che ora lotta per il Mondiale

Valence Alla fine, a ben vedere, chi esce davvero con le ossa rotte da questo Tour è solo Vincenzo Nibali, che ieri è tornato a Lugano, a casa da Rachele e dalla sua piccola Emma Vittoria, con la 10ª vertebra scheggiata e compressa (del 26%), e il morale sotto il sellino.

Fa un gesto da autentico campione, dopo essere caduto rovinosamente a 4 km dal traguardo, e a causa dei telecronisti di Stato che giudicano una fase di corsa in «surplace» come fair-play, la sua azione, il suo recupero viene sminuito perché l'hanno aspettato. Peccato che non sia così, ed è lo stesso Tom Dumoulin che ieri mattina, prima della partenza, l'ha spiegato a noi e ad alcuni colleghi presenti a Bourg D'Oisans. «Abbiamo aspettato Vincenzo? Assolutamente no. La corsa è corsa e noi non abbiamo assolutamente aspettato nessuno ha detto sorpreso per la domanda l'olandese secondo in classifica generale -. Sapevamo della caduta di Nibali, ma non si aspetta un corridore a 2 km dal traguardo, soprattutto se questo vale tanto quanto l'Alpe d'Huez. Quel rallentamento repentino non è stato altro che una fase della corsa».

Le parole di Dumoulin sono confermate dal basco Mikel Landa, che anche lui cade dal pero. «Fair-Play? Ma sono andati sempre a tutta. Certo c'è stato un rallentamento, ma non certo per aspettare qualcuno. Questa è una vera sciocchezza».

La pietra tombale ce la mette lo stesso Chris Froome: «Io ho detto di aspettare Nibali? Assolutamente no, quella era una fase di corsa». Questo è forse il vero gesto di fair-play del britannico: ammettere come sono andate realmente le cose.

Chiuso il caso fair-play, passiamo invece alle conseguenze della caduta che ha rispedito a casa Vincenzo Nibali, con una vertebra scheggiata e compressa quando era 4° della generale. Il siciliano ha in pratica lasciato il Tour attorno alle 10.30, accompagnato dal fido Michele Pallini, il suo massaggiatore. Destinazione Torino, dove Vincenzo è stato poi prelevato da Alex Carera, manager del Team Bahrain Merida, che l'ha accompagnato fino a casa: a Lugano.

Colpa dei gendarmi in moto che l'hanno stretto alla transenna o della tracolla della macchina fotografica di un tifoso nascosto nella nebbia dei fumogeni, cambia poco: il Tour vive la sua piccola Waterloo. Vive la sua figuraccia in mondovisione. Chiaro che non sia facile controllare tutto e tutti, ma questo è comunque compito degli organizzatori. Questa è una delle loro grandi priorità e missioni. E non è un caso che il numero uno del Tour, Christian Prudhomme, giovedì sera lo abbia atteso in albergo per porgergli le scuse. «Sono desolato, mi spiace perché tu sei un campione esemplare. Spero che tu possa guarire al più presto: il ciclismo ha bisogno di te».

E così sia. Dopo l'orazione di monsignor Prudhomme, Vincenzo è atteso da Rachele e Emma Vittoria e da alcuni giorni con un busto per controllare la frattura vertebrale riportata nella caduta all'Alpe d'Huez: se il decorso rispetterà le previsioni, rivedremo il siculo alla Vuelta (sarà durissima, parte il 25 agosto, ndr), prova generale per il Mondiale, il suo prossimo obiettivo. «Abbiamo a che fare con un campione ci ha spiegato ieri mattina Emilio Magni, responsabile sanitario del Bahrain Merida -, ma bisogna avere pazienza. Certo, lui brucerà le tappe, ma con la colonna vertebrale non si scherza, anche se è chiaro che noi vogliamo metterlo in condizione di correre una grande Vuelta».

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