Zambrini e Dulbecco, un duello a colpi di emozioni e bravura

L’Osteria Conchetta di Milano, nella via omonima, una volta si chiamava V8 e ospitava serate di canzoni popolari. Adesso vi si tengono concerti di jazz scelti con cura raffinata. Buona idea per varie ragioni: il locale si trova a 30 metri dall’Auditorium, con le possibili conseguenze del caso; inoltre è pregevole, accogliente, ha un’ottima acustica e somiglia non poco a certi jazz club della Downtown di New York. Uno di seguito all’altro hanno suonato il duo di Antonio Zambrini e Andrea Dulbecco, pianoforte e vibrafono, e la bella voce di Francesca Ajmar con Tito Mangialajo contrabbasso e Massimo Minardi chitarra. Zambrini e Dulbecco hanno dato vita a spigliate improvvisazioni con stupendi intrecci di suoni su temi dell’uno e dell’altro (Balance, Shorter). Francesca è un’elegante cantante jazzy che interpreta bene anche gli autori brasiliani (’S Wonderful, But Not For Me, ma pure Fotografia di Jobim). Sono cinque solisti da riascoltare alla prima occasione.

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