<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" version="2.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"><channel><title><![CDATA[News feed]]></title><link>https://www.ilgiornale.it</link><atom:link href="https://www.ilgiornale.it/arc/outboundfeeds/rss/autore/massimo-arcangeli/" rel="self" type="application/rss+xml"/><description><![CDATA[ News Feed]]></description><lastBuildDate>Tue, 28 Jul 2026 23:44:04 +0000</lastBuildDate><language>it</language><ttl>1</ttl><sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod><sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency><item><title><![CDATA[Così la lingua italiana sparirà (con la cultura)]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/cos-lingua-italiana-sparir-cultura-2645800.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/cos-lingua-italiana-sparir-cultura-2645800.html</guid><dc:creator><![CDATA[Massimo Arcangeli]]></dc:creator><description><![CDATA[L'italiano, di questo passo, "finirà solo per soppiantare definitivamente i dialetti, almeno in certe zone, perché si ridurrà esso stesso a dialetto"]]></description><pubDate>Wed, 01 Apr 2026 03:00:03 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Locutore uno avvocato on line, in una call: "Ti prego su questo aspetto serve una deep dive". Locutore due un legale anche lui; lì per lì non capisce cosa accidenti sia una deep dive, ma alla fine realizza : "Certo, non intendevo rendere l'opinion at dog's dick". Il locutore uno, nella sua mail di risposta alla deep dive del locutore due: "Il Ceo deve ancora blessare tua opinion. Ho comunque fatto follow up per ottenere feedback asap". Un piccolo scambio in perfetto itanglese o itangliano da legulei, tratto da una lettera al direttore 19 dicembre ventiventidue pubblicata dal Dubbio, che rasenta la nuova frontiera dell'angliliano. Andrea Armati, l'estensore della missiva, si era divertito a pomparlo, nel suo pezzo caustico e irridente, di talune sigle, parole ed espressioni up to date, angliche o anglicizzanti, in uso fra i suoi colleghi: da conference call ("audioconferenza") a legal mindset ("mentalità giuridica"); da Fyi (For your information, "per tua informazione") a due diligence, la diligenza dovuta nell'approfondire qualcosa (perlopiù con riferimento a una trattativa aziendale); da planning check (in buroitaliano: verifica della pianificazione) a kick off meeting (la riunione d'avvio di un progetto, sempre aziendale), speculare a closing meeting (la riunione finale).</p><p>Paolo D'Achille, presidente della Crusca, chiamato a parlare il 24 marzo all'Università di Ferrara per la cerimonia d'inaugurazione dell'anno accademico, un intervento rilanciato due giorni fa sul sito dell'accademia, ha messo il dito nella piaga: l'italiano, di questo passo, "finirà solo per soppiantare definitivamente i dialetti, almeno in certe zone, perché si ridurrà esso stesso a dialetto, usato nel parlato, nelle scritture informali, o magari ... nella letteratura; continuerà a essere usato a scuola per la prima alfabetizzazione, ma poi, nel corso degli studi, verrà progressivamente abbandonato, anche perché ormai privato di uno standard di riferimento. Si tratterà quindi, di fatto, di un italiano avviato a quel processo di destandardizzazione che segna inevitabilmente la morte di una lingua, che è già avvenuto per il latino nell'età del basso impero". L'anglofilia coatta, il tratto più appariscente del processo, è solo la punta dell'iceberg della progressiva erosione di un'autoctonia linguistica già minata da un rovinoso sprofondamento nella dissoluzione culturale.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/VP35LUIQ7RLEHLZHUAORI4NCWQ.jpg?auth=787e20c259f0a5dad4c9f93daacf9fedd648c65bf1e14c73a83afcf17490bb04&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Milano pulisce la sua Galleria. A Tolosa un graffito identico]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/politica/milano-pulisce-sua-galleria-tolosa-graffito-identico-2195264.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/politica/milano-pulisce-sua-galleria-tolosa-graffito-identico-2195264.html</guid><dc:creator><![CDATA[Massimo Arcangeli]]></dc:creator><description><![CDATA[Già sistemato il frontone. Simboli uguali fotografati in Francia, la rete di imbrattatori è internazionale]]></description><pubDate>Thu, 10 Aug 2023 04:00:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Da studioso di scritte metropolitane di ogni tipo ne ero sicuro. L'avevo già vista la tag principale, quella vergata in corrispondenza dell'arco, delle tre che hanno imbrattato l'ingresso in piazza Duomo della galleria Vittorio Emanuele II. L'avevo vista, sì, ma dove? Ho cercato a lungo nel mio archivio di graffitari italiani, ma niente. Quella tag verde e celeste disegnata con una bomboletta spray sul frontone rettangolare della galleria, sopra la dedica dei milanesi al re, non voleva proprio uscire. Quando però è spuntato il nome di Tolosa, e subito dopo è apparsa la firma stilizzata (14A7) di uno degli imbrattatori che riconduceva alla città francese, più precisamente a un muro ferroviario all'altezza del Théâtre du Chien Blanc, ho finalmente capito dove andare a cercare. Tempo un'ora e spunta fuori da un ampio repertorio d'immagini di graffiteurs transalpini la tag che ricordavo.</p><p>La firma di cui parliamo è composta di un 4, di una «a» minuscola e di un simbolo che assomiglia a una croce (o a un 7), con un prolungamento zigzagante verso l'alto (con fuga a sinistra) e una freccia, che allunga il braccio destro del simbolo - o del numero -, sormontata da una stella a cinque punte. Un autografo praticamente identico a quello del mio archivio, che avevo a suo tempo tratto da qui: https://tlsesouslesbombes.com. Il dominio abbrevia il titolo campeggiante sulla home page del sito («Toulouse sous les bombes») e la foto, postata nell'aprile scorso con molte altre, mostra una tag con tre sole differenze rispetto a quella riprodotta sulla facciata della galleria milanese: la «a» è maiuscola; la stella a cinque punte è in basso e a sinistra del 4; la freccia che allunga il braccio della croce (o del 7) è assente, anche perché il muro dell'edificio su cui la firma compare non concedeva altro spazio. Ora i tre delinquenti vestiti di nero che lunedì scorso, fra le 22 e le 22.30, hanno vandalizzato la facciata della storica galleria milanese dovranno pagarla cara. Intanto ieri, la Galleria è stata ripulita. E sempre ieri, la psicoterapeuta Maria Rita Parsi, nel salotto del Tg1 Mattina Estate delle 7.30, ha parlato di un «segnale appassionato» proveniente da giovani che non sarebbero ascoltati a sufficienza. Subito dopo il conduttore, Alessio Zucchini, ha chiesto all'esterrefatto critico d'arte interpellato, come se la cosa potesse essere dubbia, se l'azione commessa fosse arte o un atto vandalico.</p><p>I tre delinquenti di cui stiamo parlando non hanno nulla a che fare con Jean-Michel Basquiat, Keith Haring o altri artisti di strada rivoluzionari o controcorrente. Sono invece tre balordi dai quali hanno preso le distanze gli stessi writers: I monumenti - come le chiese o i cimiteri - non si toccano. Forse la bellezza non salverà il mondo, ma proviamo almeno a salvare lei dai criminali. Senza se, senza ma, senza bah. Che si tratti di imbrattatori senza scrupoli oppure dei lanzichenecchi - questi possiamo chiamarli senz'altro così - che hanno distrutto una statua di Enrico Butti in una lussuosa residenza del Varesotto per farsi un video e postarlo poi in rete. Sei giovani tedeschi, di età compresa fra i 25 e i 30 anni, fra i quali l'influencer Janis Danner. Con quel cognome era già tutto un programma.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/JGAHXU6EG5KZXHWSDFSRGCE4VI.jpg?auth=cad67fc4d9909da6759d13339b1d07fb118de352978b729dca163441d77e9c5b&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Basta con la scuola buonista che si dimentica di educare]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/basta-scuola-buonista-che-si-dimentica-educare-2118593.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/basta-scuola-buonista-che-si-dimentica-educare-2118593.html</guid><dc:creator><![CDATA[Massimo Arcangeli]]></dc:creator><description><![CDATA[Episodi recenti di professori presi di mira da studenti e genitori dicono di un "perdonismo" diffuso e deleterio]]></description><pubDate>Tue, 21 Feb 2023 05:00:03 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Università del Piemonte orientale. Una specializzanda della Scuola di Pediatria ottiene quasi il massimo (68/70; il minimo è 42/70), ma il voto è sgradito ai parenti lì presenti. Due di loro, il padre e il suocero della studentessa, inveiscono contro le sette commissarie e, in particolare, contro la presidente di seduta, Ivana Rabbone, associata presso l'ateneo (già abilitata a ordinaria) e coordinatrice della Commissione dei direttori del complesso delle scuole di specializzazione dell'ateneo piemontese. I due, oltre a lei, sono arrivati a minacciare i suoi familiari e lei ha sporto querela, su sollecitazione del suo Rettore, denunciando il fatto alla caserma dei carabinieri di Novara. Ieri l'ho sentita per telefono, e mi ha raccontato la sua storia nei minimi dettagli.</p><p>«La studentessa era già uscita, e così tutti gli altri. Erano rimasti in aula solo i due, che ci hanno assalite, cogliendoci anche un po' impreparate, con insulti e minacce gravissime. Il padre della specializzanda, cui non è bastato avermi dato della carogna, ci ha tenuto a farmi sapere di essere a conoscenza del fatto che ho un figlio che gioca a calcio, e studia come sua figlia. Una vera e propria intimidazione, che ho vissuto sulla mia pelle come docente e come madre, ma anche come donna». Perché Ivana mi confessa di essersi sentita per giunta vittima dell'ennesimo episodio di discriminazione di genere (proprio lei, peraltro, che aveva proposto di alzare il voto della candidata rispetto alle formulazioni delle sei colleghe commissarie) e ora si aspetta di essere controquerelata dalla famiglia. Teme anche che quest'episodio possa incidere sulla sua carriera. Intanto le è giunta almeno la solidarietà delle rappresentanze studentesche, che sulla vicenda hanno diramato un documento.</p><p>«Padre e suocero», continua Rabbone, «ci hanno aggredite coi Lei non sa chi sono io e Questa cosa non finisce qui, vantando conoscenze in ambito politico e regionale e dicendosi dirigenti di aziende sanitarie pubbliche. Si erano bene informati su di me, sulla mia vita privata. Mi hanno spiata, controllata. Hanno senz'altro agito con premeditazione. Hanno filmato tutto, ed erano perciò prevenuti. La studentessa aveva peraltro accumulato un debito formativo che ci aveva indotto a ritardare di due mesi la seduta per il conseguimento del titolo, un ritardo ingiustificato, per i suoi familiari, e dunque motivo di acredine (sebbene la specializzanda stessa fosse d'accordo sul posticipo)». «E tutto questo», conclude la docente minacciata e insultata «per un voto che non è neanche richiesto per una scuola di specializzazione, costituendo titolo soprattutto il contesto lavorativo nell'arco dei cinque anni di durata di un corso per il quale, va detto, gli iscritti percepiscono 1.800 euro mensili. Un motivo in più per essere quanto più obiettivi e rigorosi nel giudizio, anche per rispetto nei confronti di tanti studenti che non godono della stessa condizione privilegiata».</p><p>Il Rettore dell'ateneo piemontese, Gian Carlo Avanzi, ha rilasciato un duro comunicato sull'accaduto: «Un comportamento come quello che si è verificato da parte della famiglia della neo-specializzata, oltre a essere spropositato e penalmente rilevante, reca i segni dell'ingratitudine e della profanazione del luogo deputato alla creazione e alla diffusione della conoscenza. Qualunque attacco alla capacità e alla libertà di giudizio dei docenti, che sono un valore inviolabile di ogni Ateneo, va respinto con la massima energia. Ci riserviamo come istituzione, dunque, la possibilità di adire a vie legali nei confronti di questi soggetti che hanno minacciato così gravemente l'Università intera attraverso gli attacchi a una docente stimata e apprezzata come la professoressa Rabbone».</p><p>Non si riservi la possibilità di ricorrere alle vie legali, il Rettore Avanzi, le imbocchi senza esitazione. È ora di dire basta con la violenza nelle università e nelle scuole italiane ai danni di tanti docenti colpevoli solo di fare il loro lavoro. Ivana Rabbone mi ha confessato di sentirsi traumatizzata. Lo stesso è accaduto a Maria Cristina Finatti, l'insegnante sessantunenne di Scienze e Biologia di un istituto d'istruzione superiore di Rovigo che, nel gennaio scorso, ha denunciato i 24 studenti di una sua prima classe per lesioni personali, atti persecutori, oltraggio a pubblico ufficiale e diffamazione via social. L'11 ottobre 2022 quattro di quegli studenti avevano organizzato un piano ai suoi danni, una vera e propria imboscata con la complicità del resto dei compagni, prendendola a pallini (di gomma). A Maria Cristina si era sparato una prima volta all'inizio della lezione, e si era diffusa subito dopo in rete, dopo essere stata ripresa coi cellulari, la scena della bravata. Il primo colpo era andato a vuoto, ma la seconda volta l'insegnante era stata colpita alla testa ed era uscita piangendo dall'aula. A distanza di tre mesi Maria Cristina ha reagito, accusando i genitori dei quattro perché conniventi e denunciando l'intera classe al Tribunale dei Minori di Venezia. Ben fatto. Un insegnante è un pubblico ufficiale lo dice il legislatore (legge n. 94/2009; sez. 3, n. 12419 del 06/02/2008, Zinoni, Rv. 239839), e lo confermano alcune recenti sentenze (come questa: Cassazione V Penale n. 15367 del 2014) e da pubblico ufficiale deve comportarsi.</p><p>È ora di dire basta al buonismo e al perdonismo educativo generalizzato di una scuola e un'università, che, con la connivenza di molti genitori, divenuti amici, complici o difensori a oltranza dei loro figli, stanno sempre più drammaticamente rinunciando al loro ruolo educativo. Se sei empatico non ti sparano con una pistola ad aria compressa, ha sproloquiato un'inqualificabile Luciana Littizzetto. Un altro modo per dire che, se vuoi riuscire nel tuo compito di educatore, devi rinunciare proprio al tuo dovere primario. Quello di educare, per l'appunto, facendo dei tuoi studenti (e, quando serve, dei loro familiari) cittadini coscienti e responsabili.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/7M4IY3DVJNPEPM7KGWLL2HTCTA.jpg?auth=74ded478c6c83c3fcbf180972b6d54ba356341ea49c25c11d855f3e10cd3966f&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Salmo a Sanremo come super ospite. Ecco le sue volgarità contro gay e donne]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/salmo-sanremo-super-ospite-ecco-sue-volgarit-contro-gay-e-2098645.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/salmo-sanremo-super-ospite-ecco-sue-volgarit-contro-gay-e-2098645.html</guid><dc:creator><![CDATA[Massimo Arcangeli]]></dc:creator><description><![CDATA[Il rapper aprirà e chiuderà il Festival Speriamo che non canti questi suoi brani...]]></description><pubDate>Fri, 23 Dec 2022 05:00:03 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>«Premetto che non devo per forza dare spiegazioni ma vedo che state degenerando... In realtà i gay non sono un problema per me, non tollero gli HOMO esibizionisti che usano la scusa di essere incompresi per poter andare in giro conciati male come zie con la barba e i peli nel culo, non tollero quando vogliono essere accettati mettendo sul web foto di nudo artistico mentre si inculano uno con l'altro, da vomito! Spesso non siete semplicemente gay per natura ma solo essere umani pervertiti in cerca di un'alibi!! conosco coppie dello stesso sesso che vivono in maniera discreta e che ridono alle battute su i gay perché sanno di non essere malati...ma solo persone con gusti diversi. Non venite a fare i moralisti e ogni tanto andare a fanculo =)». Screenshottato da una community di appassionati del genere musicale (Love Rap), è il contenuto di un post pubblicato da Salmo sulla sua pagina ufficiale Facebook, e successivamente rimosso, il 10 gennaio 2012. Il rapper, che sarà ospite del Festival di Sanremo 2023 nella prima e nell'ultima serata, come annunciato dal conduttore Amadeus, avrebbe poi provato, sullo stesso canale, a fare ammenda: «non sono omofobo... ho fatto solo una stupida rima su i gay e ho spiegato il motivo. Ne abbiamo sentito di peggio da i rapper e se volete fare tutto sto casino vuol dire che non avete altro da fare. Queste sono le mie scuse» (12 gennaio). Eloquenti alcuni commenti dei suoi fan: «Fanculo sti finocchi! Bella Salmo! Fai bene!»; «non scusarti salmo, sta cose rode solo alle checche!»; «LE checche non anno nient'altro da fare che scassare la minchia come fossero femminucce, altrimenti non sarebbero checche!!!». La polemica era esplosa per via di una frase («Se avessi un figlio gay /sicuro lo pesterei») intonata da Salmo, e contenuta in un motivo (Merda in testa), condiviso dai due (t)rapper, di un mixtape di Gué Pequeno (Fastlife. Mixtape vol. 3, 2012).</p><p>Nel 2013 Maurizio Pisciottu in arte Salmo, intervistato dal quotidiano la Repubblica, avrebbe dichiarato: «oggi in noi rapper deve esserci l'acquisizione di una forte responsabilità perché i ragazzini ci ascoltano, perché facciamo la musica che i giovanissimi preferiscono. Quella frase va presa nel contesto della canzone, dove si parla di confusione in testa. Se avessi un figlio gay sicuramente sarei felice» (Fulvio Paloscia, Fenomeno Salmo: benvenuti nel mio rap responsabile, 16 maggio). Negli anni a seguire Salmo avrebbe rappato così: «Check uno, due, prova / c'è chi non canta, cova. / Cecchini su Cecchi Pa*** che s'incula Po*** (Crudité, cantato insieme a Nitro ed En?gma; l'album è Machete Mixtape III, 2014; nella seconda strofa, quella di pertinenza di Nitro: «È meglio l'eroina in vena / che Cristina D'Ave / Già me la vedo in depressione che mi manda la querela / ma non parla per educazione / c'ha la bocca piena»); «'Sti rapper tutti froci, con rispetto per i gay», (Title?, cantata con Nitro e Axos; album: Hellvisback, 2016); «Si vestono da donna, poi comprano strap-on / per trapanarsi il culo fanno Louis Vitton» (Stai zitto, 2018, con Fabri Fibra; album: Playlist, 2018). Prima del ravvedimento: «Tu e la tua ciurma di checche nevrasteniche / alimento in due parole una tempesta di polemiche / . / Pensa solo che c'hai culo se adesso ti lascio vivere» (Salmon le bon; album: Sotto pelle, 2004); «Un hall of fame di checche / di vacche che facevano le troie / prima delle liriche»; album: Mr. Antipatia, 2005); «Chi ti sevizia ha capito chi sei / la maggior parte sono gay / (con sciarpette di ciniglia)» (Sliketton; stesso album); «Sono figlio di un'Italia che sta fisso con le doglie / partorisce solo checche, travestiti e troie» (Dov'è Dio, cantato con Maxi B; album: Cattivo Mixtape, 2011); «L'Italia e la sua musica per checche isteriche» (L'erba di Grace; album: The Island Chainsaw Massacre, 2011); «Travestito, compassione zero / per me sei solo un pervertito» (L. Fast &amp; D. Young; album: Death USB, 2012).</p><p>Ce n'è anche per tante donne (note o sconosciute), offese o maltrattate, uccise o violentate: «La porto alla mia macchina / le dico aspetta qui / apro lo sportello e tiro fuori in due secondi il crick. / La colpisco in faccia / lei sviene all'istante / cade a terra sanguinante / sono andato sul pesante. / Mi guardo intorno: niente di anomalo / imbavaglio questa troia, la sbatto dentro il mio cofano. / Ritorno dentro il club / quieto, qui restiamo calmi / m'incammino mani in tasca perché ho sangue sui miei palmi. / Occhi bassi dei passanti e chi mi esamina / nessuno capirà / che ho messo fuoco alla mia macchina (Saturday Killer; album: Sotto pelle); «Buco il tuo teleschermo piatto al plasma / stupro le tue figlie troie aspetto il marasma» (Sliketton); «Se penso ad Asia Argento sono ricco dentro / perché manco se mi paga glielo ficco dentro» (PXM, album: Playlist); «Le tipe che schiacci non le farei toccare / neanche dal cazzo del cane» (Perdonami, 2017; brano singolo). Questo è da una track di Nitro (Margot, album Danger, 2013, prodotto dalla Machete Empire Records, casa discografica indipendente fondata da Salmo con DJ Slait, En?gma e Hell Raton nel 2012): «Mentre lei tenta di spiegare una bugia già detta / quando amare è la certezza che più la spaventa / c'è chi cerca una conferma, io ti tengo stretta / fino a quando il cuore non si ferma».</p><p>Ben rappresentata anche blasfemie e bestemmie, ma si va ben oltre, fra Stato («Cannibal Lecter, sopprimeremo Letta / potrei anch'io fare il presidente di 'sta ceppa», da Hardcore Wilder; album: Machete Mixtape III) e Chiesa: «Sogno Ratzinger / con un proiettile nel cranio». Qui il brano interessato è Monster, tratto da un album (Monster Reloaded, 2014) di Noyz Narcos e realizzato in collaborazione con Salmo, che ha remixato il motivo in una versione «ancora più hardcore dell'originale» (https://www.lacasadelrap.com/2015/10/19/noyz-narcos-monster-salmo-rmx). Dalla medesima traccia, a degnissimo coronamento del tutto: «Fate i gaggi / siete mezzi gay / co' sti finti blink / fotti Noyz dramma king / come gay slay. / Troia sputa a terra / e ingoia / questa merda truce / mostra tette».</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/JFSVUFSAGVJIBKGSRLLFKZ2PJE.jpg?auth=8196c2cdc5311b6d855064356d4b460c46792a48e3a6dcaca5e9a03e6fd5f717&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Il linguaggio "corretto" diventa mostruoso e fa scivolare la maestrina Murgia]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/linguaggio-corretto-diventa-mostruoso-e-fa-scivolare-2087591.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/linguaggio-corretto-diventa-mostruoso-e-fa-scivolare-2087591.html</guid><dc:creator><![CDATA[Massimo Arcangeli]]></dc:creator><description><![CDATA[In "God Save the Queer" l'autrice applica le sue regole "senza genere". Sbagliandole...]]></description><pubDate>Tue, 22 Nov 2022 05:00:03 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>L'incipit di un'opera è quasi sempre il luogo di massima concentrazione di una promessa ai lettori, fatta ancor prima di cominciare a scrivere; un collo di bottiglia, che si spera non ostacoli più di tanto il passaggio del magma penetrato di responsabilità che ogni promessa da mantenere porta giocoforza con sé; un microcosmo nel cosmo che squadernerà pagina dopo pagina le sue strutture profonde agli occhi di chi, fra quei lettori, abbia dimostrato la capacità di cogliere le anticipazioni dell'autore e di accettarne (e rilanciarne) la sfida. Una premessa indispensabile per l'ultimo saggio di Michela Murgia, appena uscito per Einaudi: God Save the Queer. Catechismo femminista (pagg. 152, euro 14,50).</p><p>Primo capitolo (Cattolica e femminista), rigo sesto e seguenti: «Come si può essere femminist* e persino attivist* quando si ha fede nel Dio in nome del quale si inginocchia un sistema religioso così patriarcale e inflessibile al cambiamento culturale?» (p. 3). Sei tentato di leggere femminist* e attivist* come alternative queer a femministi/femministe e attivisti/attiviste. Ti rifiuti di pensare a una stecca proprio in apertura di libro, per giunta alla prima occorrenza di un simbolo che l'autrice, oltranzista genderqueer, non vedeva senz'altro l'ora di tornare a sfoggiare dopo i numerosi precedenti, a cominciare dai due apripista del 2021: un articolo per L'Espresso (Perché non basta essere Giorgia Meloni, 7 giugno), e un romanzo scritto con Chiara Tagliaferri (Morgana. L'uomo ricco sono io) e pubblicato tre mesi dopo da Mondadori.</p><p>Avresti dovuto invece pensarci a quella stecca, perché femminist* e attivis*, nella stonata ouverture di Michela Murgia, sono le alternative genderless (senzagenere) di femminista e attivista. Peccato che i due sostantivi terminino in -ista, e presentino perciò al singolare, condividendo le sorti di altri nomi di genere comune in italiano (pediatra, omicida, eremita, collega, insegnante, ecc.), un'unica forma per il maschile e il femminile. Dobbiamo dunque inferirne che nella testa di Murgia gironzolino da qualche parte un femministo e un attivisto. L'autrice stessa, inconsapevole del rischio di maneggiare uno scivoloso schwaese (che vide a suo tempo soccombere perfino una commissione concorsuale d'improvvidi professori universitari) senza né masticarlo né tantomeno madroneggiarlo, mette le mani avanti: «La lingua di questo libro cerca di corrispondere alla massima pluralità che le è possibile nel momento del suo sviluppo» (p. 7). E il massimo sforzo inclusivo possibile non poteva rinunciare a contemplare, nell'evoluzionismo bislacco del modello linguistico soggiacente alla queerness, la presenza di un secondo simbolo schwammatico, simile a un 3 di norma è più piccolo, ma in casa Einaudi hanno puntato al risparmio , per la rappresentazione del plurale: «ciascun* per sé e Dio per tutt3» (p. 4); «È possibile essere credenti, femminist3 e queer allo stesso tempo?» (ibid.); «bisogna stare attent3 a dare i nomi alle cose» (p. 10); ecc.</p><p>Un sistema linguistico, ben lontano perfino dalla fase dell'allattamento, che parrebbe allo stadio intrauterino di un bottone embrionale se non fosse proseguo, mi perdonerà la scrittrice, sulla via damascata dallo sviluppo per gli aborti linguistici sparsi lungo il testo e allegramente intervallati a parti naturali (occasioni mancate) e cesarei (soluzioni forzate). A un attributo in schwaese riferito proprio a queer, preceduto da una preposizione articolata adoperata al maschile (la «categoria umbratile del queer, che è inclassificabile, mobile, ontologicamente incert*, sfuggente e quindi pericolosamente fuori controllo», p. 12), può così rispondere, qualche pagina dopo, una sarabanda di 3 applicati a nomi, aggettivi, pronomi e preposizioni fuorché in un caso: «se quella cristiana non fosse una fede di cui si può rendere ragione, cosa la distinguerebbe dal complotto di QAnon, dai rettilian3 e da3 terrapiattist3, che sarebbero capac3 di negare la sfericità terrestre persino se Cristoforetti in persona l3 portasse tutt3 in orbita a constatarla?» (p. 19); per i terrapiattisti l'inclusione è perfetta («da3 terrapiattist3»), i poveri rettiliani sono accolti dal determinato (rettilian3) ma discriminati dal determinante (dai). Alla pagina seguente, una manciata di righe dopo: «La speranza senza la fede non definisce i credenti, ma gli ottimisti» (p. 20). Niente da fare per gli articoli, rigorosamente al maschile (i, gli), e nessuna concessione per il secondo plurale: donne ottimiste non ce ne sono, figuriamoci gli enbies.</p><p>Il clou? Si parla della pop star inglese Harry Styles, che già nel 2017 si era espresso molto chiaramente su quanto ritenesse sorpassate domande sull'orientamento sessuale di qualcuno: «Non stava dicendo che tra il maschio e la femmina, o il gay e l'etero, egli potesse decidere di essere un po' l'uno e un po' l'altro a seconda dell'umore al risveglio» (p. 9). Egli, nientemeno.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/F35MVGGGAJNZLES3WW42MFADKA.jpg?auth=e1a3ae199aa314bea2a67a47d51d25c4759357c6a28444ec5085689cfd7e3267&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Macché parità, è un'operazione di marketing]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/politica/macch-parit-unoperazione-marketing-2066182.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/politica/macch-parit-unoperazione-marketing-2066182.html</guid><dc:creator><![CDATA[Massimo Arcangeli]]></dc:creator><description><![CDATA[Già immagino quel che succederà. Non gli è bastato lanciare una petizione contro lo schwa]]></description><pubDate>Tue, 13 Sep 2022 04:00:03 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Già immagino quel che succederà. Non gli è bastato lanciare una petizione contro lo schwa. Ora, da quel linguista conservatore (o, peggio, reazionario) che è, ci riprova. Combatto da anni per la resa al femminile dei nomi di tutte le professioni, perché non si commette nessun peccato di lesa maestà grammaticale nel declinare al femminile sindaco o ministro: normalmente i nomi maschili in -o, nella lingua italiana, terminano al femminile in -a, e non ci può essere perciò niente da eccepire su sindaca o ministra. A qualcuno faranno arricciare il naso, per carità, ma non c'è alcuna ragione strutturale che impedisca di usarli. Ora però accade che l'Istituto Treccani compia un'operazione insensata: la rinuncia a lemmatizzare gli aggettivi nella forma neutra in -o a favore di una doppia registrazione. Se ora, aprendo un qualunque dizionario italiano dell'uso corrente, troviamo a lemma bello (o buono, o adatto), col suo bel grassetto, nell'edizione 2022 del Dizionario dell'italiano Treccani comparirà invece, in cima alle rispettive definizioni, bella, bello (o buona, buono, o adatta, adatto). Battersi per la parità di genere vuol dire sforzarsi di far capire che la dignità di una donna passa anche per il riconoscimento linguistico di genere. È un principio elementare: si vuole per sé l'appellativo di architetta o avvocata (ma anche di cancelliera o ingegnera, sebbene i loro maschili non siano in -o bensì in -e), sebbene le stesse donne in molti casi li rifiutino, perché tante professioni un tempo di più o meno esclusivo appannaggio del genere maschile sono ora svolte da tante, tantissime esponenti del genere femminile. Ebbene, domando anzitutto di fronte a un'operazione così ridicola, chi può mettere in discussione il fatto che il femminile di bello sia bella? La decisione di aprire una voce di dizionario con bella, bello, anziché bello, non c'entra nulla con l'innovazione linguistica (qualcuno può dire «Medica non mi piace, suona male», ma chi potrebbe mai dire «Bella a me? Come ti permetti? Sarò pure una donna, ma con me devi usare il maschile»), è tecnicamente indifendibile ed è, per giunta, ideologicamente inconsistente. Ci fosse stato un intento realmente inclusivista, a motivare una scelta tanto peregrina, avrei potuto magari lanciarla davvero un'altra petizione, ma di fronte a una cosa così puoi solo sorridere. Cosa avrebbe potuto fare l'Istituto della Enciclopedia Treccani per prendere di petto la questione della parità di genere, anziché coprirsi di ridicolo? Avrebbe dovuto lemmatizzare a sé sindaca, architetta, deputata, ingegnera, ecc. (o assessora, o direttrice, o professoressa). Un conto è poi rivolgersi a «cittadine e cittadini», «colleghe e colleghi» o «studentesse e studenti», in un solenne discorso pubblico o in una semplice e-mail, per far risaltare il femminile di genere (perché si estenda più facilmente alle professioni di rilievo), un conto è prendere per il naso con un'operazione di marketing spiace dirlo della peggior specie.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/T7SS4AMBHVIMFGX3XOH3BB5EVE.jpg?auth=13bc7299543c73580dd217cc0a9d9d1c2d36da6961be0051a043e0ad724b6097&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Prof No Vax, se a pagare sono sempre gli studenti]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/cronache/prof-no-vax-se-pagare-sono-sempre-studenti-1965452.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/cronache/prof-no-vax-se-pagare-sono-sempre-studenti-1965452.html</guid><dc:creator><![CDATA[Massimo Arcangeli]]></dc:creator><description><![CDATA[Il rinvio alla prossima settimana del previsto decreto per l'estensione del green pass al mondo della scuola dà l'esatta misura di uno stallo]]></description><pubDate>Thu, 29 Jul 2021 04:00:03 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Il rinvio alla prossima settimana del previsto decreto per l'estensione del green pass al mondo della scuola dà l'esatta misura di uno stallo. Il nuovo decreto potrebbe anche solo contemplare, per insegnanti e Ata (amministrativi, tecnici, ausiliari), una «forte raccomandazione» a vaccinarsi, ma se il governo Draghi optasse invece per l'obbligo vaccinale, cedendo alle pressioni di molti soggetti, fra i quali l'Associazione nazionale dirigenti pubblici e alte professionalità della scuola (Anp), potremmo davvero vederne delle brutte. Gli stessi dirigenti scolastici sono tutt'altro che allineati. Un sondaggio che ha visto coinvolte 11.382 persone, lanciato negli scorsi giorni da un periodico di settore (La Tecnica della Scuola), indica in un misero 23,7% la percentuale dei presidi favorevoli all'introduzione della carta verde a scuola per lavoratori e alunni (dai 12 anni in su). La percentuale dei pro-Vax scende al 21,1% per i genitori ed è ancora più bassa per il personale Ata (20,3%) e per gli studenti (16,1%), mentre gli insegnanti si dichiarano a favore della vaccinazione in misura del 48,5% (i contrari sono il 50,6%).</p><p>La partita si farà particolarmente dura nei prossimi giorni. Dalla tabella diffusa il 23 luglio scorso dall'organo commissariale al comando del generale Francesco Paolo Figliuolo si evincono 222.132 non vaccinati (il 15,7% del totale) fra la popolazione scolastica, con il 100% comunque raggiunto fra dose unica e prima dose dal Friuli Venezia Giulia e dalla Campania, la regione con la percentuale più alta di vaccinati cui sia stata somministrata anche la seconda dose (96,37%; a ruota il Friuli col 92,92%, il Molise col 92,13%, la Lombardia col 90,60%). Il problema si pone soprattutto per quelle regioni che sono ancora abbondantemente sotto la media nazionale (84,83% per dose unica e prima dose, 78,78% per dose unica e prima e seconda dose). In testa c'è la Sicilia (56,95% e 53,58%), seguita dalla Provincia autonoma di Bolzano (62,08%; 53,67%) e poi da Liguria (65,24%; 39,75%), Sardegna (66,72%; 66,09%) e Calabria (68,37%; 62,98%).</p><p>Se i renitenti al vaccino non dovessero diminuire, e a meno di decidere di adottare provvedimenti ad hoc per le regioni di pertinenza, si prospetterebbe la soluzione più drastica. Per gli irriducibili contrari alla vaccinazione di massa nelle scuole arriverebbero così, salvo introdurre forme di riposizionamento o di demansionamento, le sospensioni dal servizio con decurtazioni dello stipendio (fino al licenziamento). L'alternativa più «morbida» per evitare di inasprire ancor più gli animi, il ripiego su una didattica a distanza che ripeterebbe inevitabilmente i recenti fallimenti, costituirebbe lo scenario peggiore possibile per i milioni di giovani che a scuola devono (e vogliono) poterci tornare.</p><p>E speriamo, nel frattempo, che le classi pollaio non si siano intanto evolute in classi sardine.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/RQU3EL36LBOFLOL67KBIG7IVJE.jpg?auth=0a57bb335b1660c3404dc1b5fd44bf068961def9c2626e44c9a48ddd50ed7f18&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Classi pollaio e concorsi in tilt: così il ritorno in classe è un'incognita senza risposte]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/politica/classi-pollaio-e-concorsi-tilt-cos-ritorno-classe-1962269.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/politica/classi-pollaio-e-concorsi-tilt-cos-ritorno-classe-1962269.html</guid><dc:creator><![CDATA[Massimo Arcangeli]]></dc:creator><description><![CDATA[Il nodo delle aule affollate è irrisolto e si riproporrà a settembre. Ma mancano anche le graduatorie per gli ultimi bandi. E pendono dei ricorsi al Tar]]></description><pubDate>Thu, 15 Jul 2021 06:27:40 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Il Ministro dell'Istruzione, a una mamma che gli ha posto il problema delle classi pollaio ha risposto, risentito, di non essere né Harry Potter né Albus Silente, per poi mimare, col palmo della mano, un pugno sul tavolino accanto («Non è battendo il pugno sul tavolo che si risolvono le cose, ma lavorando»). Così facendo ha rinunciato, ancora una volta, a dare una risposta seria a un problema serio.</p><p>Col nuovo anno scolastico potrebbe conflagrare il solito disastro annunciato, e l'annosa questione delle classi pollaio, che il ministro ha ammesso di non saper risolvere in una manciata di mesi, non è certo l'unica gatta da pelare per l'«affettuosa» scuola di Patrizio Bianchi. Ancora più grave è la vicenda degli idonei al concorso straordinario per titoli ed esami, su posti comuni e di sostegno, bandito il 23 aprile 2020 con Decreto Dipartimentale (n. 510). Il comma 7 dell'art. 15 del bando prevedeva, per chi avesse superato lo scritto fra gli aspiranti ai posti comuni ma non fosse risultato tra i vincitori, l'inserimento in un «elenco non graduato» e l'accesso a una procedura per l'abilitazione. Di percorsi abilitanti però, nel frattempo, nemmeno l'ombra. Il Ministero dell'Istruzione non ha ancora chiarito se gli idonei in seconda fascia per l'immissione in ruolo potranno approfittare della finestra per l'accesso all'agognata prima fascia della graduatoria. Il Decreto Legge Sostegni bis, che il Senato dovrà approvare entro il 24 luglio, li equipara ai vincitori ma non li abilita. Migliaia di insegnanti, se non potranno usufruire della finestra, verranno perciò scavalcati perfino dai futuri vincitori del concorso ordinario abilitante con zero giorni di servizio. In più ci sono i balzelli da pagare. Perché chi ha partecipato a quel concorso straordinario, sostenendo una prova computer based (il magico potere dell'inglese, inebriante e anestetizzante), e l'abbia superato, dovrà pagarsi un corso di formazione universitario alla modica cifra, suppergiù, di 4.000 euro e sottoporsi per giunta a un esame finale.</p><p>L'ultima questione bollente, coi ricorrenti che stanno affilando le armi dopo l'accesso agli atti sentenziato dal Tar del Lazio, riguarda il concorso per dirigenti scolastici bandito nel 2017. Immaginiamo un altro concorso computer based, con 5 domande a risposta aperta (su 7), a ognuna delle quali attribuire un punteggio da 0 (in caso di omessa risposta) a 16, e poniamo che uno dei quesiti sia: «Il candidato evidenzi, in relazione al quadro normativo di riferimento ed alle responsabilità dirigenziali, le principali azioni del dirigente scolastico nella situazione e nel contesto professionale di seguito descritti: attivazione di specifiche strategie per il miglioramento dei livelli di apprendimento parzialmente raggiunti o in via di prima acquisizione, rilevati nell'ambito del processo di valutazione degli alunni del primo ciclo». Mettiamo che un candidato abbia risposto in tre parole: «Didattica per competenze». Quanto gli avreste dato? Uno, per lo sforzo in stile ungarettiano? E se la Commissione gli avesse dato quattro? Immaginiamo che un altro candidato a quel concorso, dovendo rispondere sugli strumenti da adottare per contenere la dispersione scolastica, fosse partito dal bullismo (e dal cyberbullismo) per limitarsi poi a elencare i compiti spettanti al dirigente scolastico per fronteggiare quest'ultimo fenomeno. Quanto punti gli avreste dato? Sempre uno? E se la Commissione gliene avesse assegnati 10?</p><p>Fate fatica a immaginare come abbiano fatto i due candidati a superare la prova? Non affaticatevi inutilmente. È tutto vero.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/Z76VNSAOPFKXLAM5KC26NBM5IQ.jpg?auth=da0cc75531b28685f4c159c9a10190d99253fa619e03076a5837fcb44487fd09&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Anche la Treccani si scopre sessista: lascia gli epiteti ai gay, li toglie alle donne]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/politica/anche-treccani-si-scopre-sessista-lascia-epiteti-ai-gay-li-1957418.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/politica/anche-treccani-si-scopre-sessista-lascia-epiteti-ai-gay-li-1957418.html</guid><dc:creator><![CDATA[Massimo Arcangeli]]></dc:creator><description><![CDATA[Nei "Sinonimi e contrari" alla voce "omosessuale" ci sono anche gli insulti]]></description><pubDate>Fri, 25 Jun 2021 15:00:03 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>C'è un pensiero profondo, radicato a destra come a sinistra, sulla percezione della diversità sessuale. Va ben oltre la nota vaticana sul ddl Zan e investe in modo pesante la scuola, l'università e l'editoria.</p><p>Il discorso prende avvio dall'antica Grecia, col suo modello «tanto invocato dai difensori della libertà omosessuale», e prosegue bellamente. L'omosessualità maschile può focalizzarsi «su un adolescente, su un uomo maturo, su un uomo anziano, o ancora, nel caso della pulsione pedofila, su un bambino impubere». Le relazioni omosessuali fra uomini «si riducono, nella maggior parte dei casi, a brevi incontri con un partner sconosciuto che non si vedrà mai più. Queste relazioni maschili furtive sono caratterizzate dalla clandestinità e assomigliano ai comportamenti degli adolescenti quando temono di essere rimproverati dai genitori. Pochi omosessuali stringono relazioni passionali». L'omosessualità femminile? È «diretta a rimarginare una ferita ancora troppo minacciosa». La donna, opponendosi al desiderio del maschio, sconterebbe il trauma prepuberale di essersi arrestata «a uno stadio dello sviluppo affettivo che precede quello della differenziazione sessuale». L'ingombrante immagine paterna, che «può suscitare paura, odio, essere rifiutata oppure troppo amata», finirebbe per farla regredire e ostacolare in lei la «possibilità di amare un altro uomo». Intanto quella donna, onde «evitare» l'altro sesso, potrebbe aver intrattenuto «relazioni incestuose con un padre o con un fratello».</p><p>Gay anaffettivi, immaturi e potenziali pedofili e povere lesbiche traumatizzate da bambine. Pensi a Mario Adinolfi, oppure a Silvana De Mari, e scopri invece trattarsi di un noto psichiatra e sessuologo francese. Gli estratti provengono dalla voce «omosessualità» (2000) redatta da Philippe Brenot per L'Universo del corpo (1999-2000), un'opera in 6 volumi liberamente consultabile in rete. È edita da quella stessa Treccani che ultimamente, accogliendo le rimostranze di una lettera pubblica (107 i firmatari), ha depennato dalla voce «donna» dei suoi Sinonimi e contrari (2003), anch'essi on line, un bel po' di equivalenti volgari di buona donna, donna da marciapiede, ecc. (da cagna a zoccola), lasciando sopravvivere solo prostituta.</p><p>Bardassa, buco, checca, culattone, culo (rotto), finocchio, frocio, invertito, recchione. Sono i più «fioriti» corrispondenti di omosessuale snocciolati in quel repertorio. L'Istituto della Enciclopedia Italiana potrebbe dotare il termine omosessuale delle opportune avvertenze, come ha fatto per «donna» in varie sue opere, compresi i Sinonimi e contrari, sottolineandone la «caratterizzazione negativa o offensiva» (https://www.treccani.it/vocabolario/donna), o potrebbe decidere di cassare quelle voci denigratorie. Sarebbe però, in questo caso, l'ennesimo cedimento agli eccessi del politically correct, avendo un dizionario il preciso compito di registrare l'esistente.</p><p>L'incredibile contenuto della voce «corpo» redatta da Brenot, frutto di una precisa impostazione teorica «medico-scientifica», è ovviamente tutt'altra faccenda. Lo studioso, peraltro, è recidivo. L'8 aprile 2011, rispondendo sul quotidiano Le Monde a una domanda di un internauta, sostenne che la psicanalisi considerava l'omosessualità una perversione: «ciò che la maggior parte degli omosessuali non accetta perché non si ritiene malata».</p><p>Sull'affaire Brenot, cara Treccani, non ci sono scusanti. Quel corpo deve sparire.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/MWXA2QMH2NK4TOD6LMPKI3BD6Q.jpg?auth=dd7311ef9ba07ff95f84d40e2c659aed38cb286d26e7e06584f094a486ecfc26&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Scuola, i precari ostaggi dei 5S]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/politica/scuola-i-precari-ostaggi-dei-5s-1949014.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/politica/scuola-i-precari-ostaggi-dei-5s-1949014.html</guid><dc:creator><![CDATA[Massimo Arcangeli]]></dc:creator><description><![CDATA[Il dl Sostegni bis, nella parte che interessa la scuola, è l'ennesimo pastrocchio all'italiana]]></description><pubDate>Mon, 24 May 2021 05:48:12 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Il dl Sostegni bis, nella parte che interessa la scuola, è l'ennesimo pastrocchio all'italiana. Procediamo per punti.</p><p>Le modalità di svolgimento dei concorsi ordinati prevedono un solo scritto «con più quesiti a risposta multipla, volti all'accertamento delle conoscenze e competenze del candidato, nonché sull'informatica e sulla lingua inglese. L'amministrazione si riserva la possibilità di prevedere, ove necessario, la non contestualità delle prove relative alla medesima classe di concorso, assicurandone comunque la trasparenza e l'omogeneità in modo da garantire il medesimo grado di selettività tra tutti i partecipanti» (art. 59, comma 10, lettera a). Superfluo ogni commento su competenze e conoscenze garantite dal famigerato sistema delle crocette, genuflesso intimo more al nozionismo più vieto, e sull'omogeneità di trattamento assicurata da prove d'esame non contestuali.</p><p>C'è poi la delicata questione del precariato, che si sarebbe risolta se si fosse adottata una fra le ragionevoli soluzioni suggerite da Mario Pittoni, vicepresidente della commissione cultura del Senato e responsabile del dipartimento scuola della Lega, e se il ministro dell'Istruzione, complice un Pd irriconoscibile, non fosse ostaggio di un M5s che continua a dettar legge in materia d'istruzione. Il decreto, ben lungi dall'avallare una qualunque (mini)sanatoria, introduce un'inusuale assunzione a tempo determinato coronata dal conseguimento del ruolo solo in presenza di un doppio giudizio positivo: il primo dopo un «percorso annuale di formazione iniziale e prova», con l'obbligo di ripetizione dell'iter in caso di esito negativo; 2) il secondo in una successiva «prova disciplinare valutata da una commissione esterna all'istituzione scolastica di servizio» (art. 59, comma 7), pena l'impossibilità di convertire il contratto a tempo indeterminato. Un sonoro schiaffo ai precari storici della scuola.</p><p>Il ministro finge di non sapere che nel novembre del 2014 la Corte di Giustizia europea condannò l'Italia per violazione delle norme comunitarie sul precariato (Direttiva 1999/70/CE, 28 giugno 1999), costringendo il governo allora presieduto da Matteo Renzi ad assumere quasi 150.000 precari della scuola: era illegittimo, per la Corte, che la Pa italiana estendesse i contratti a termine oltre un periodo di 36 mesi (su 5 anni). Nel luglio del 2019 la Commissione europea ammonì il nostro Paese in materia di assunzioni nella Pa (in particolare per scuola e sanità) per la disparità di trattamento fra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato, dandoci due mesi di tempo per rispondere. Quasi un anno e mezzo dopo, nel dicembre del 2020, preso atto del mancato intervento italiano per una soluzione al problema, la Commissione europea ci ha inviato una seconda lettera di messa in mora sull'abuso dei contratti a termine nel comparto pubblico, esortando il governo guidato da Giuseppe Conte a trovare una soluzione entro due mesi. Nulla di fatto.</p><p>Non è cambiato niente. Anche Patrizio Bianchi, con la sua scuola «affettuosa» a intermittenza (o a preferenza), sta a guardare.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/UXF2HPLFT5MS5NY2Z4XFXHJ6JY.jpg?auth=9bb99a4c44ef4d5d1f47baae83361067c989f97c6e90b0aa01614cdfaaa40a23&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Fedez continua a guadagnare con i vecchi video violenti e anti-gay]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/politica/fedez-continua-guadagnare-i-vecchi-video-violenti-e-anti-gay-1944390.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/politica/fedez-continua-guadagnare-i-vecchi-video-violenti-e-anti-gay-1944390.html</guid><dc:creator><![CDATA[Massimo Arcangeli]]></dc:creator><description><![CDATA[I brani omofobi, volgari e sessisti sono ancora in Rete, anche sul canale ufficiale di Youtube: così il rapper incassa sponsor e visualizzazioni. Gli altri testi che non ha mai voluto rinnegare]]></description><pubDate>Thu, 06 May 2021 15:00:04 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>I video omofobi e sessisti sono tutti in rete, e Fedez ci guadagna ancora. Alcuni sono anche sul canale ufficiale Youtube (FedezChanneL), con più di un milione e ottocentomila iscritti. C'è Ti porto con me (oltre 12 milioni di visualizzazioni), il brano dell'«emo frocio con lo smalto sulle dita», preceduto dal suo bell'annuncio pubblicitario, e c'è Tutto il contrario (quello con le pesanti offese a Tiziano Ferro, anche qui le visualizzazioni superano i 12 milioni). È preceduto da un'avvertenza che attacca così: «Tutti i personaggi e i luoghi rappresentati in questo video anche quelli che si riferiscono a personaggi veri sono del tutto immaginari e surreali». Quando, scorrendo il video, vedi perfino materializzarsi le facce di Ferro e Cristicchi non sai se ridere o piangere. E intanto pensi ai proventi.</p><p>4 giugno 2016 Fedez è vicino a compiere 27 anni. Quel giorno sembra abbia dato un pugno in pieno viso a un dj, Cesare Mario Guglielmo Viacava, in arte Mc Cece, presentatore del Nameless Festival di Barzio (Lecco). Il dj aveva commentato nel marzo precedente su Facebook, sulla bacheca di un conoscente, riferendosi a Fedez (colpevole di non essersi presentato a un evento milanese): «Quel gay non dichiarato ne ha combinata un'altra». Il rapper gli aveva intimato di ripetere quelle parole, Mc Cece lo aveva fatto e lui gli avrebbe così assestato il pugno.</p><p>Scrisse al tempo Mc Cece sulla sua pagina Facebook: «Ci ha provato in tutti i modi a rovinare il Nameless il rapper Fedez! Tirarmi un pugno alla domanda #seigay e farsi difendere dal suo buttafuori non ti fa Uomo! Non ti fa Artista! Non ti fa nemmeno onore!». Il dj cita Fedez in giudizio, il rapper risponde con una querela per calunnia e dopo una serie ripetuta di udienze si arriva al 3 maggio scorso, con la ripresa a Lecco del processo a carico di Fedez (aggiornato al 5 luglio). Un discografico serbo, Goran Ilic, ha confermato la versione di Mc Cece e Fabio Rovazzi quella di Fedez, che dice di non averlo nemmeno sfiorato. Diranno i giudici se il rapper quel pugno l'ha dato oppure no, ma è ora che Fedez renda conto del suo passato da omofobo e sessista della peggior specie.</p><p>15 gennaio 2012 Fedez annuncia, dalla sua pagina Facebook, la presentazione di un nuovo mixtape (Fastlife vol. 3) nato in collaborazione con Gué Pequeno. Il post reclamizza L'idea sbagliata, contenuto in quel lavoro. Ecco un passaggio del brano, circolante su molti canali Youtube (su uno ha raggiunto oltre 3 milioni di visualizzazioni): «Si toglie i vestiti insieme / a quel briciolo di dignità rimasto. / Le tue labbra dicono no, / ma i tuoi occhi dicono Scopami!. / Mi stai dicendo che non sei come le altre / ma le sante non sono troie, / le troie non sono sante / e io non sono mai stato / un cristiano praticante. / Perdonami ti prego, / perdonami anche se / io per te mi ammazzerei / ma solo dopo di te» (versi cantati da Fedez). 97 Kalash commenta (1 anno fa): «Io per te mi ammazzerei, ma solo dopo di te» (124 mi piace, 0 non mi piace). Risponde Kerim Prod (8 mesi fa): «Yes». E ancora, a cantare è sempre Fedez: «Voi non siete racchie, / ma vere e proprie vacche / giuste per i mattatoi» (Te lo do, con Emis Killa); «Fuori luogo, / come il feto dentro il ventre di una lesbica» (Fuori luogo, con Canesecco e Gemitaiz); «Preferisco risultare stonato / che apparire finocchio. / Se ci ricasco m'ammazzo / mi sento un finocchio del cazzo / quando uso l'Auto-Tune» (D.O.A., Death Of Autotune). Era proprio agli inizi, Fedez, ma già prometteva bene.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/5WZGPCEYVNLUNOTGU4E33DJM24.jpg?auth=5c9b78803a19ee795034b312f0c601ce1a770055d63eaa6334cc2fc4209b58f3&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Moratti stuprata, D'Urso uccisa. Frasi choc nei dischi di Fedez]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/politica/moratti-stuprata-durso-uccisa-frasi-choc-nei-dischi-rapper-1943911.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/politica/moratti-stuprata-durso-uccisa-frasi-choc-nei-dischi-rapper-1943911.html</guid><dc:creator><![CDATA[Massimo Arcangeli]]></dc:creator><description><![CDATA[Negli album cantati e prodotti da Fedez  non solo  brani omofobi, ma versi che incitano alla violenza]]></description><pubDate>Wed, 05 May 2021 07:28:24 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Nei versi in cui lo offendi, caro Fedez, quando parli di Tiziano Ferro, non è vero che volevi dire il contrario. La frase da intendere all'inverso era la sola premessa: «M'interessa che Tiziano Ferro abbia fatto outing». Tutto il contrario (2011) è però la punta dell'iceberg. «Non fare l'emo frocio con lo smalto sulle dita» (Ti porto con me, 2011) ne fa appena spuntare un pezzetto di più. C'è altro Fedez, molto altro. «Cugino, / anche se non hai la parrucca, / io ti sgamo da lontano, / sei una troia. / Succhia, succhia» (Boom, 2010). «I soliti sospetti verso i soliti frocetti, / la realtà è sempre peggio / di come te l'aspetti» (Disagio Skit, 2010). «Io non succhio cazzi, / non sono tuo fratello, / e comprati il labello / al sapore di uccello» (Non ci sto più dentro, 2010; il brano è contenuto nel mixtape BCPT di Fedez; il rapper duetta qui con Emis Killa, ma la strofa è cantata da lui). «A me mi piace prendere le cose di petto, / a te ti piace prendere le cose nel retto. / Io i culi non li lecco, chiedi pure al tuo garzone / che fa i testi da finocchio e mi sembra Checco Zalone» (Into My Head, 2010). «Perché nessuno ha ancora detto a Flavio Briatore / che andare in giro col pareo è un po' da ricchione? / I tipi da spiaggia con gli slippini bianchi / sembrano usciti da un festino di Ricky Martin» (Bella vita, 2011). «Lo vedi quel signore che si mette la gonna? / È Cecchi Paone che si veste da donna. / Mi ha chiesto se vogliamo fare lo scambio di coppia, / ha già preso un hotel con una camera doppia» (Una cosa sola, 2011; il brano è dell'album di Fedez Il mio primo disco da venduto, prodotto da Franco Godi; Fedez è stavolta affiancato da Danti, dei Two Fingerz, ma la strofa è intonata da lui). «Ho un odio represso verso tutte le persone gay, / ma poi limono con la foto del cantante dei Green Day» (Faccio brutto, 2013).</p><p>Certo, Fedez, si può cambiare idea. Quando però il messaggio è ancora lì, e musiche e testi sono in rete, a disposizione di tutti, allora cambiare idea non può più bastare: bisogna chiedere scusa. Poco importa se la vittima è un gay o una lesbica, un (una) trans o una donna.</p><p>Sì, Fedez, perché ne hai avute anche per le donne. «Ti do mezza busta se mi fai un mezzo busto, / te la do tutta se ammazzi Barbara D'Urso / perché io non posso ancora concedermi questo lusso» (Blasfemia, 2010; con Emis Killa). «Stupro la Moratti / e mentre mi fa un bocchino / le taglio la gola / con il taglierino» (B-Rex status domini, 2010; con Rise). «C'è chi fa la ragazza immagine per noia / per alimentare la sua immagine da troia» (Dove si va, 2010; con Maxi B). «Siete troie, troie, / non fate le modeste. / Guarda come cazzo / sono vestite queste. / / Riconosco una bitcha / già da come si veste. / / «La mandi in giro vestita da troia, / poi piangi se la violentano. / / Sono troie, e se non lo sono / poi lo diventano» (Si muovono le, 2010; con Bat One, o semplicemente Bat). Sono tutti brani sono contenuti in BCPT. A cantare è in tutti e quattro i casi Fedez, e il mixtape è prodotto da lui.</p><p>Forse, caro Fedez, la tua Chiara non è più così fiera di te. Non sei comunque da solo in quella selvaggia selva del rap e dell'hip hop che con la scusa della libertà d'espressione, o della licenza di rima, diffonde messaggi omofobi o sessisti assorbiti e ritrasmessi dal music system come niente fosse. Sei in buona compagnia, Fedez. Tanti, chi più chi meno, nemici dei gay e delle donne, trattate, quando va bene, da oggetto sessuale per il piacere del maschio dominatore e prevaricatore.</p><p>Non eri poi molto diverso, Fedez, nei primi anni della tua carriera, dai politici e politicanti con cui ora te la prendi. Forse, anzi, sei anche peggiore di loro, perché pretendi di metterti per calcolo, ipocrisia o altro alla testa di una causa che non sai nemmeno cosa sia.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/MVVGIJWNO5IL7GGOWNRNAZCK7U.jpg?auth=17acc2c471a99de43cdc915775061791de8b323b0b6b03d4750a984ecfb87eab&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Quanti dubbi sui concorsi alla Cultura]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/politica/quanti-dubbi-sui-concorsi-cultura-1941848.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/politica/quanti-dubbi-sui-concorsi-cultura-1941848.html</guid><dc:creator><![CDATA[Massimo Arcangeli]]></dc:creator><description><![CDATA[Il governo, nella sua pur lodevole intenzione di riformare i concorsi della Pubblica Amministrazione temo dovrà scontrarsi con la nuda e cruda realtà]]></description><pubDate>Mon, 26 Apr 2021 04:00:04 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Il governo, nella sua pur lodevole intenzione di riformare i concorsi della Pubblica Amministrazione temo dovrà scontrarsi con la nuda e cruda realtà. Il 29 dicembre 2020 il Mibact, ridimensionato in Mic dal governo Draghi, ha pubblicato un avviso di selezione comparativa per il «conferimento di incarichi di collaborazione», della durata minima di 6 mesi (con scadenza contrattuale al 31 dicembre 2021), destinati a varie figure professionali 500 fra archeologi, architetti, ingegneri, storici dell'arte, tecnici contabili, assistenti tecnici di cantiere con «specifiche competenze ed esperienze pluriennali» (art. 2). Incarichi da svolgersi presso 43 soprintendenze, e remunerati con cifre, calcolate sui 12 mesi (e comprensive di Iva), oscillanti fra i 25.000 e i 32.000 euro, più un «ulteriore compenso nella misura massima di euro 8.000,00 lordi annui» (art. 9, comma 4). Il bando, scaduto il 9 febbraio, prevedeva per archeologi, architetti, ingegneri e storici dell'arte, a meno di insegnare all'università le rispettive discipline, quindici anni di esperienza professionale (tre dei quali maturati nella Pubblica Amministrazione), ridotti a dieci (due nella Pubblica Amministrazione) per i candidati in possesso di un dottorato o di un diploma di specializzazione attinenti all'incarico. Un tentativo di mettere una pezza alle croniche carenze d'organico del ministero della Cultura e di far respirare sia pure per meno di un anno collaboratori ministeriali precari, professionisti a partita Iva, che torneranno a boccheggiare alla scadenza del contratto? Non proprio. Saremmo invece di fronte, per i candidati che hanno protestato dopo la pubblicazione dell'elenco di vincitori (6 aprile) e idonei (8 aprile), all'ennesima selezione farlocca. Fra i vincitori, scrive Paolo Frosina sul Fatto Quotidiano (13 aprile), ci sarebbe un archeologo con contratto a tempo indeterminato, in forze alla Soprintendenza delle province di Crotone e Catanzaro, che si è aggiudicato un posto presso la medesima struttura, e fra gli idonei destinati alla Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio della Basilicata (Potenza) la titolare di una ditta già affidataria di incarichi ottenuti dalle soprintendenze per il patrimonio archeologico della Puglia e della regione lucana. Il 15 aprile la senatrice e archeologa Margherita Corrado ha firmato, insieme a due suoi colleghi senatori del Gruppo Misto, un atto di sindacato ispettivo (4/05296) indirizzato al ministro Dario Franceschini (nella foto) perché faccia chiarezza. Gli si chiede, nello specifico, «come sia stato possibile immettere nell'elenco degli idonei professionisti che sarebbero privi dei requisiti richiesti dal decreto per partecipare alla selezione stessa». Chiedo anche al governo come sia possibile proseguire così. Ma, vedrete, siamo solo all'inizio.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/CCFYYBSVORPUZOI3JIHHREITY4.jpg?auth=87ae9795b1707bdba680fbd8ba8243bd8ce079c8566a464a8d2363de4504f3f7&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA["Io, la Azzolina e la querela per il pezzo copiato"]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/politica/azzolina-mi-ha-copiato-nella-sua-tesi-e-ora-mi-querela-1938305.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/politica/azzolina-mi-ha-copiato-nella-sua-tesi-e-ora-mi-querela-1938305.html</guid><dc:creator><![CDATA[Massimo Arcangeli]]></dc:creator><description><![CDATA[Lucia Azzolina, intervistata venerdì scorso da Peter Gomez in una puntata del suo programma sul Nove (La Confessione), ha sostenuto per ben tre volte di avermi querelato]]></description><pubDate>Tue, 13 Apr 2021 05:57:51 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Lucia Azzolina, intervistata venerdì scorso da Peter Gomez in una puntata del suo programma sul Nove (La Confessione), ha sostenuto per ben tre volte di avermi querelato. «Aveva copiato?», le chiede lui. «Io facevo copiare i miei compagni di classe», risponde lei, «non ho mai copiato, mi sono sempre impegnata al massimo nella mia vita». Il giornalista la incalza: «Però è vero che alcune parti di quell'elaborato erano uguali ad alcune righe di manuali o di opere». E lei: «Guardi, credo che ci fu proprio Il Fatto Quotidiano che fece una ricerca con i software che si utilizzano all'università dimostrando che non era assolutamente vero».</p><p>In ogni caso, anche lì sono partite le querele, e anche lì poi sarà la giustizia a fare il suo corso. Perché è pesante accusare una persona che si è sempre impegnata ed è partita dal nulla di aver copiato quando poi i fatti, i dati, i software ti dicono che non è andata assolutamente così». Ribadisce l'ex ministro: «Questo professore non ha mai nutrito né grande stima né grande simpatia nei miei confronti perché ha scritto non so quanti articoli, ed è un altro di quelli che è stato appunto querelato». E due. «Ma quante querele ha fatto da quando è in politica?», le domanda ancora Gomez. Risponde Azzolina: «Diverse. Io penso che ci si debba difendere. Le ho fatte rispetto alla questione della tesina copiata, e poi rispetto a tutti gli insulti sessisti e alle minacce di morte». E tre.</p><p>Appurerò l'esistenza di una querela ai miei danni sporta da Lucia Azzolina, che continua spudoratamente a negare di aver copiato più di 40 brani. L'ex ministra mente perfino nel riferimento al merito dell'articolo uscito sul Fatto (4 gennaio 2020), in replica alle mie accuse nei suoi confronti di plagio e violazione del diritto d'autore. La giornalista, esaminate le 41 pagine della tesi di specializzazione, calcolò almeno in circa 300 parole, su 8.648 totali (con l'ausilio di due software antiplagio), l'ammontare del vocabolario complessivo saccheggiato dall'onorevole. Sono in realtà 1.542 le parole di cui Azzolina si è impadronita in quel lavoro (per una percentuale di copia del 17,831%). I 32 passi copiati di sana pianta non sono stati messi fra virgolette e non sono accompagnati da note di rinvio alle fonti. Ma Lucia Azzolina è solo la punta dell'iceberg. Così fan molti, come presto dimostrerò, e l'università dovrà reagire.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/QWM5JEDKP5LDNOPTXQYBOMTT5I.jpg?auth=4099da8fb872753954da249c9794922097ed556ec209f473d17099a980a86c4f&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Chiamarsi "caregiver" soltanto per nascondere le figuracce e i privilegi]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/politica/chiamarsi-caregiver-soltanto-nascondere-figuracce-e-i-1933466.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/politica/chiamarsi-caregiver-soltanto-nascondere-figuracce-e-i-1933466.html</guid><dc:creator><![CDATA[Massimo Arcangeli]]></dc:creator><description><![CDATA[L'ipocrisia dell'inglese scanziano ricorda il latinorum manzoniano. In Scanzi, però, la supponenza di superiorità s'è ora fatta arroganza conclamata]]></description><pubDate>Wed, 24 Mar 2021 16:41:37 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Ben vengano i tentativi di arginare un'anglomania sempre più stucchevole, ma devono essere mirati e intelligenti. Annamaria Testa, nel compilare una «lista definitiva» di 300 anglicismi traducibili in italiano, ci ha schiaffato dentro outing e coming out, che pretende di rendere con l'improbabilità di un verbo o di una ridicola locuzione verbale: per il primo svelare l'omosessualità (altrui), per il secondo scoprirsi o dichiarare la propria omosessualità. Nello stesso elenco, tra un angolo o uno spazio per corner, e una prostituta per escort che fa storcere il naso ai tutori dell'identità di genere, feeling, oltreché un generico sentimento, può diventare coinvolgimento, sensibilità.</p><p>L'altra faccia della medaglia? Il riservista Andrea Scanzi, nel puerile tentativo di ripulirsi della macchia di vaccinato saltafile, l'ha «ammischiata» dichiarandosi caregiver. Alla lettera «dispensatore d'assistenza», è chi si prenda cura di un congiunto non autosufficiente, disabile o malato. Possiamo solo immaginare l'impegno portato ai suoi anziani genitori da un amorevole Scanzi, che fa venire piuttosto in mente Caledon «Cal» Hockley, il ricco fidanzato di Rose, in Titanic, che si salva codardo le chiappe riuscendo a imbarcarsi con l'inganno.</p><p>L'ipocrisia dell'inglese scanziano (vuoi mettere eros center per bordello, deadline per scadenza, red carpet per tappeto rosso?) ricorda il latinorum manzoniano. In Scanzi, però, la supponenza di superiorità s'è ora fatta arroganza conclamata.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/BWCUADBUB5JNDJYD3X6D2KWTS4.jpg?auth=aeecbdc408ee41e48a1fa29595d0f86cbad612a2216d9449e999f638ea008a81&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[L'ultima pugnalata della Azzolina]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/politica/lultima-pugnalata-azzolina-1929677.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/politica/lultima-pugnalata-azzolina-1929677.html</guid><dc:creator><![CDATA[Massimo Arcangeli]]></dc:creator><description><![CDATA[Il dpcm in vigore dal 6 marzo assicura agli studenti superiori (purché la loro scuola non sia in zona rossa), una didattica in presenza pari ad almeno il 50% (e fino al 75%) delle ore di frequenza]]></description><pubDate>Tue, 09 Mar 2021 07:35:12 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Il dpcm in vigore dal 6 marzo assicura agli studenti superiori (purché la loro scuola non sia in zona rossa), una didattica in presenza pari ad almeno il 50% (e fino al 75%) delle ore di frequenza. Una garanzia sulla carta, in quanto il decreto prevede che il presidente di una Regione o di una provincia autonoma possa applicare misure da zona rossa e sospendere la didattica in presenza nelle scuole di ogni ordine e grado in presenza di un aggravamento del quadro epidemico. «Resta sempre garantita la possibilità», fatta qui salva anche per le zone rosse, di «svolgere attività in presenza qualora sia necessario l'uso di laboratori o per l'effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali». Nessun cenno ai «lavoratori chiave». Su di loro non si erano espressi neanche il decreto e l'ordinanza del Miur richiamati nel testo di legge e firmati dall'ex-ministra Lucia Azzolina.</p><p>A chiamare in causa i «lavoratori essenziali», in una nota del 5 novembre 2020 (n. 1990), inviata un giorno prima dell'entrata in vigore del dpcm del 3 novembre, fu a suo tempo Marco Bruschi, già capodipartimento Miur per l'istruzione e la formazione. In quell'atto Bruschi scriveva: «Nell'ambito di specifiche, espresse e motivate richieste, attenzione dovrà essere posta agli alunni figli di personale sanitario direttamente impegnato nel contenimento della pandemia in termini di cura e assistenza ai malati e del personale impiegato presso altri servizi pubblici essenziali, in modo che anche per loro possano essere attivate, anche in ragione dell'età anagrafica, tutte le misure finalizzate alla frequenza della scuola in presenza». Quando lo scorso 3 marzo è rispuntata la nota del 5 novembre di Bruschi che riproponeva il tema dei key workers, centinaia di migliaia di genitori e di insegnanti hanno pensato che il ministero aprisse alla didattica in presenza. È toccato a Luigi Fiorentino, capo di gabinetto del Miur, in una nota del 4 marzo, spegnere l'illusione sui figli dei key workers, con Bruschi ormai con un piede fuori dal ministero. Facendo infuriare l'ex ministro Azzolina, inutilmente polemica. Ma in base a quali criteri un lavoratore sanitari a parte si può dire «chiave»? E perché Azzolina, se quei criteri li aveva chiari, non li ha fissati quando ancora occupava la poltrona di viale Trastevere? Tanto (fuffoso) rumore per nulla.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/HNDTGWNXRBPO7GWA5S5FDJZ7LE.jpg?auth=c79de8d7f9a6be52f7535e08ca5e5c5812d0650f57ea996b7c912f20a2ebcde6&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[La guerra dei "terroni" fra Crusca e giudici]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/cronache/guerra-dei-terroni-crusca-e-giudici-1926981.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/cronache/guerra-dei-terroni-crusca-e-giudici-1926981.html</guid><dc:creator><![CDATA[Massimo Arcangeli]]></dc:creator><description><![CDATA["Da dove arriva questo terrone?". Se qualcosa può far storcere il naso è semmai quest'infelice titolo di un intervento sull'origine di terrone, firmato da Luca Lo Re, apparso il 12 settembre 2017 sul sito dell'Accademia della Crusca.]]></description><pubDate>Sat, 27 Feb 2021 16:23:47 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>«Da dove arriva questo terrone?». Se qualcosa può far storcere il naso è semmai quest'infelice titolo di un intervento sull'origine di terrone, firmato da Luca Lo Re, apparso il 12 settembre 2017 sul sito dell'Accademia della Crusca. Il resto è pura follia. Francesco Terrone, poeta e imprenditore, cita in giudizio l'Accademia della Crusca, chiedendole i danni, perché la ritiene responsabile «per le inesattezze e lo squilibrio riportati nella spiegazionedel termine terrone, così ledendo l'onore e il decoro anche dell'attore, che si fregia del cognome e ne usa per il suo lavoro, provocando danno ingiusto che va risarcito» (così l'atto di citazione in giudizio presso il tribunale di Nocera Inferiore). La denuncia, scrive il legale di Terrone in una lettera inviata agli organi di stampa, si sarebbe resa necessaria per via dell'«accezione prevalentemente negativa e fuorviante» del termine «da parte del maggior vocabolario della lingua italiana», colpevole di tacere sul fatto che terrone sarebbe parola «legata alla terra dei latifondisti e dei feudatari e quindi alla ricchezza, e che è originata da un casato i cui discendenti diedero lustro all'Italia intera, per cui chiede che il giudice ordini di integrarne il significato». La Crusca si difende: «La descrizione delle parole è compito dei linguisti, non dei tribunali». Cosa dovrebbe fare il giudice, imporre alla Crusca di modificare la definizione di terrone inserendovi un significato che non esiste? O dovrebbe forse costringerla a rimuovere la voce perché spregiativa, consigliando magari ai diversi dizionari dell'italiano corrente di fare lo stesso? Burini, cafoni, villani o contadini, e poi terroni e polentoni. Il conflitto fra città e contado, nei due ultimi termini, si riconfigura lungo una macrodirettrice geografica che taglia in due la penisola, lasciando intatto il centro: da una parte la Padania dei mangiapolenta (veneti, lombardi, piemontesi), dall'altra il Mezzogiorno degli «ipernutriti» dall'economia agricola. Uno scontro acuitosi durante la Seconda Guerra Mondiale, coi soldati meridionali che presero a sfottere quelli settentrionali dando loro dei polentoni. La reazione fra il 1945 e il 1950, quando si coniò terrone: correvano gli anni in cui le schermaglie fra i due schieramenti si erano fatte«più vive, ed estese a tutti i ceti» (Bruno Migliorini, Appendice di ottomila voci, in Alfredo Panzini, Dizionario moderno. Supplemento delle parole che non si trovano nei dizionari comuni , Milano, Hoepli, 1950, s. v. polentone). Un confronto tra opposte «tifoserie», giudicò Giuseppe Mazzini, sintomatico di un campanilismo, dannosissimo per la maturazione di una coscienza nazionale, eretto a difesa di tante «piccole patrie», centri urbani compresi. Napoli è l'immigrato al Nord di origine meridionale, identificato con il rappresentante di una quota consistente degli emigrati dal Sud. Chietino è notoriamente «baciapile» o «ipocrita». Ciarlatano è deformazione di cerretano. Che facciamo, espungiamo dai vari vocabolari tutti gli stereotipi lessicali o semantici connaturati all'italianità?</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/WQN5B4MTSFM77IELKY3T2CV3TA.jpg?auth=730fa97fdcacc856b5aec77896955371364a7d02639726cb1a218ab9292a7a5b&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Scatta il processo al preside "ribelle"]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/politica/scatta-processo-preside-ribelle-1917333.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/politica/scatta-processo-preside-ribelle-1917333.html</guid><dc:creator><![CDATA[Massimo Arcangeli]]></dc:creator><description><![CDATA[Il dirigente veneto aveva osato criticare la Azzolina su Facebook]]></description><pubDate>Mon, 18 Jan 2021 05:00:04 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Purché non siano in gioco questioni di ordine superiore, il segreto giudiziario o la sicurezza della nazione, il buon costume o l'ordine pubblico, l'odio di genere o la discriminazione razziale, il buon nome o la dignità delle persone (si commetterebbe altrimenti reato di diffamazione), la nostra Costituzione non pone limiti alla libertà d'espressione: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione» (art. 21).</p><p>Il 17 novembre e l'11 dicembre dell'anno appena trascorso il Dipartimento per il Sistema educativo di istruzione e formazione del MIUR ha inviato alla Direzione generale dell'Ufficio Scolastico Regionale (USR) per il Veneto due e-mail, con allegate altrettante note firmate dal capodipartimento, Marco (Max) Bruschi, che denunciavano l'operato di un dirigente scolastico per l'avvio di un procedimento nei suoi confronti. Il dirigente, Alfonso D'Ambrosio, premiato nel 2016 come miglior docente italiano per le sue capacità innovative, che è alla guida di un istituto comprensivo distribuito su tre comuni padovani (Vo', Cinto Euganeo e Lozzo Atestino), avrebbe assunto un comportamento tale da configurare, si legge nella lettera di convocazione inviatagli il 15 dicembre dall'Ufficio Procedimenti Disciplinari (UPD) per il Veneto, firmata dalla responsabile locale (Mirella Nappa), una «grave violazione dei doveri d'ufficio», in particolare per aver leso i «principi di leale collaborazione, di diligenza e fedeltà» sanciti dal Codice civile (artt. 2014 e 2015).</p><p>L'unica colpa del ds D'Alfonso, in realtà, è di aver criticato l'attuale ministra dell'Istruzione in modo civile, si badi , e la politica del governo in materia d'istruzione, in 16 interventi postati sulla sua pagina personale Facebook, «pubblica, e quindi visibile a tutti» (si legge ancora nella lettera dell'UPD), negli scorsi mesi di ottobre e dicembre (in un caso l'addebito è conseguenza della condivisione di un articolo di giornale).</p><p>Ora il dirigente, il 26 gennaio, dovrà presentarsi all'UPD della Direzione generale dell'USR di Venezia-Mestre per il previsto contraddittorio.</p><p>Le due e-mail inviate da Max Bruschi alla Direzione generale del MIUR per il Veneto perché sia avviato un provvedimento disciplinare contro D'Ambrosio sono un atto politico, un pericoloso precedente per costringere al silenzio chiunque voglia in futuro legittimamente esprimere le sue critiche verso l'uno o l'altro governo.</p><p>Chi è al servizio dello Stato (e chiunque abbia radicato in sé il senso più profondo della giustizia e della democrazia) ha il dovere di ribellarsi all'arroganza di un potere intenzionato a sopprimere il diritto di critica e a reprimere il dissenso. Abbiamo avviato per questo, proprio su Facebook, una petizione a difesa di D'Alfonso, già firmata da più di 500 persone. Chi vuole può ora sottoscriverla anche su Change.org.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/HNDTGWNXRBPO7GWA5S5FDJZ7LE.jpg?auth=c79de8d7f9a6be52f7535e08ca5e5c5812d0650f57ea996b7c912f20a2ebcde6&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Il più qualunque dei cognomi qualunque. Ma...]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/sport/pi-qualunque-dei-cognomi-qualunque-1908897.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/sport/pi-qualunque-dei-cognomi-qualunque-1908897.html</guid><dc:creator><![CDATA[Massimo Arcangeli]]></dc:creator><description><![CDATA[Paolo se n'è sempre infischiato. Anche se uno studio dice: doppi nomi per uscire dall'anonimato]]></description><pubDate>Fri, 11 Dec 2020 05:00:04 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Ti chiami Rossi? Preparati. Ti attende un futuro da sfigato o, per bene che ti vada, rimarrai nell'anonimato. Vuoi mettere Bossi Fedrigotti, Costa Sanseverino o Durazzo Pallavicini? Un raddoppio che pare faccia effetto anche coi nomi di battesimo. Stando a un'inchiesta di qualche tempo fa, promossa da due psicologi sociali, Wijnand A. P. van Tilburg, dell'università di Southampton, e da Eric R. Igou, dell'ateneo di Limerick, i bambini con un doppio nome sarebbero destinati a un fulgido avvenire: agli occhi degli altri la loro condizione economico-sociale, la loro presa sugli altri e la loro cultura, le loro facoltà psichiche e intellettuali apparirebbero migliori di quanto siano. Il sondaggio chiedeva a un campione di studenti universitari di valutare uno stesso testo sulla teoria della relatività, indicando il nome dell'autore in forme ogni volta diverse: David Clark, David F. Clark, David F. P. Clark, David F. P. R. Clark. L'articolo ritenuto di qualità più alta è stato quello a firma David F. Clark, il giudizio peggiore è toccato a David Clark.</p><p>Molto meglio Guido F. Rossi, Luca A. Bianchi o Franco V. Neri, dunque, di Guido Rossi, Marco Bianchi o Luca Neri. A far la differenza quella lettera puntata, necessaria e sufficiente una va bene, due sono troppe ad assicurare al portatore un quarto di nobiltà o un segno di distinzione. C'è però un doppio fuori di noi e uno dentro di noi. Ogni parola ha una sua identità storica, geografica, culturale o altro , e anche quando pare identica a un'altra non lo è mai davvero. Nemmeno due gemelli omozigoti sono perfettamente identici, perché le loro impronte digitali differiscono in alcuni particolari (minuzie). Fuori possono sembrare uguali, ma dentro non lo sono.</p><p>Quel grande campione che è stato Pablito Rossi, anche quando era solo Paolo Rossi prima di diventare Paolo Rossi, non era un Paolo Rossi qualunque. Chi l'avesse visto giocare per la prima volta e avesse domandato come si chiamasse quello scattante ragazzino, e si fosse sentito rispondere Paolo Rossi, non si sarebbe certo lasciato condizionare dal più qualunque dei cognomi qualunque. Anche si fosse chiamato Paolo Emilio Magenta, o Paolo E. Magenta, per Paolo Rossi non sarebbe cambiato niente. Lui stesso, con la sua naturalezza terragna e operaia, bella e disarmante, dei segni di distinzione o dei quarti di nobiltà era il primo a infischiarsene.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/VTURPAFONJMIXIMPMIMH2SXLBY.jpg?auth=42b0c94277714aaa581fc579bff85d438472077377cc1da479633de01f6f5fa8&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Il giallo della Azzolina. Iscritta in contemporanea a due diverse università]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/politica/giallo-azzolina-iscritta-contemporanea-due-diverse-universit-1906510.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/politica/giallo-azzolina-iscritta-contemporanea-due-diverse-universit-1906510.html</guid><dc:creator><![CDATA[Massimo Arcangeli]]></dc:creator><description><![CDATA[Incongruenze nel curriculum (ora sparito). Nel 2009 studente a Pavia e Pisa: è vietato]]></description><pubDate>Mon, 30 Nov 2020 18:02:22 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Il 21 luglio 2020 Antonio Mazzeo, giornalista e blogger, pubblica un post in cui denuncia la doppia iscrizione universitaria, a Pavia («settembre 2008 dicembre 2013») e a Pisa («giugno 2009 dicembre 2010»), dichiarata nella pagina Facebook della ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina. Tre giorni dopo il profilo della pagina, quanto all'iscrizione pisana, sarebbe stato modificato, scrive lo stesso Mazzeo (in un altro pezzo on line, il 25 luglio), in «giugno 2009 dicembre 2009».</p><p>Quel 21 luglio il giornalista segnala anche la scomparsa, dalla pagina riservata ai sottosegretari dal sito del Miur, del curriculum di Azzolina in formato europeo, di cui sono venuto in possesso. Vi si attesta il conseguimento a Pavia, il 20 dicembre 2013, di una Laurea magistrale in Giurisprudenza (ciclo unico, della durata di 5 anni) e a Pisa, nel dicembre del 2010, di un titolo di specializzazione nell'insegnamento secondario (Ssis) per il sostegno. Come può la ministra, se non violando la legge, a meno che non abbia allora chiesto una sospensiva all'ateneo pavese, essersi iscritta nello stesso tempo a due differenti università?</p><p>Il 22 luglio 2020 l'ufficio stampa del Miur risponde: «La ministra ha frequentato il percorso di specializzazione sul sostegno nella seconda metà del 2009. Il periodo della specializzazione è stato di sei mesi, non di diciotto come riportato erroneamente nell'articolo. Il curriculum è stato pubblicato sul sito del ministero come da prassi e poi tolto perché, per mero errore materiale, era stato diffuso senza aver oscurato alcuni dati personali riservati e sensibili. Ciò a garanzia della incolumità della ministra, come noto oggetto continuo di minacce e offese tali da giustificare l'attribuzione di misure di tutela e sicurezza da parte delle autorità competenti».</p><p>Resta il fatto, stante il curriculum rimosso, che Lucia Azzolina, nel secondo semestre del 2009, risultava iscritta a Pisa e a Pavia, come conferma anche il suo profilo Linkedin, laddove «l'informale» sintesi del curriculum della ministra attualmente presente sul sito del Miur (miur.gov.it/il-ministro), se per un verso conferma il conseguimento della laurea magistrale a Pavia nel dicembre del 2013, per un altro verso tace, in quanto ai tempi, su Pisa, limitandosi a dire: «Ha conseguito anche la specializzazione all'insegnamento del sostegno a Pisa». Il dato temporale, per quest'ultima, riaffiora su tesionline.it: qui la Ssis per il sostegno si dichiara terminata nel 2009 (la stessa tesi discussa, messa in vendita sul sito, reca sul frontespizio: «Anno 2009»). Da tutti i curricula che ho esaminato (contraddizioni a parte) risulta, almeno per il secondo semestre del 2009, l'iscrizione di Lucia Azzolina a due differenti atenei. La ministra, ancora una volta, dovrà spiegare. Anche della rimozione dal sito di un curriculum «vero» (si poteva ripulire quello europeo dei dati sensibili, se era questa la preoccupazione). È l'unico assente nella pagina dedicata del sito (https://www.miur.gov.it/web/guest/titolari-di-incarichi-politici), dove ci sono tutti quello della viceministra Ascani, e quelli degli immediati predecessori, fra ministri, viceministri e sottosegretari tranne il suo. In aperto spregio, per una ministra avvezza a plagi, occultamenti e menzogne, agli obblighi di legge sulla trasparenza.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/H6JBGPH77BIUVPODZE5WD5XDCI.jpg?auth=6978018f41f0f91772dec6c05d160b5d3975c19e7f9a64e0606410fa06269df1&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item></channel></rss>