<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" version="2.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"><channel><title><![CDATA[News feed]]></title><link>https://www.ilgiornale.it</link><atom:link href="https://www.ilgiornale.it/arc/outboundfeeds/rss/autore/daniele-casale/" rel="self" type="application/rss+xml"/><description><![CDATA[ News Feed]]></description><lastBuildDate>Mon, 27 Jul 2026 04:54:43 +0000</lastBuildDate><language>it</language><ttl>1</ttl><sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod><sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency><item><title><![CDATA[Fuoco e vento: la Sardegna brucia Due morti, panico tra i turisti]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/fuoco-e-vento-sardegna-brucia-due-morti-panico-i-turisti.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/fuoco-e-vento-sardegna-brucia-due-morti-panico-i-turisti.html</guid><dc:creator><![CDATA[Daniele Casale]]></dc:creator><description></description><pubDate>Fri, 24 Jul 2009 00:07:37 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>SassariUn pastore morto carbonizzato, unaltra persona stroncata dalla paura, un allevatore disperso, aziende agricole distrutte, spiagge e perfino un carcere evacuati con i detenuti portati in spiaggia per non farli morire asfissiati nelle celle. La strada statale 131, la più importante della Sardegna, è stata chiusa per ore.</p><p>Un disastro ambientale che nellIsola non si vedeva da almeno 26 anni, quando sulle colline di Tempio Pausania, in Gallura, il fuoco fece 9 vittime. Ieri la Sardegna è stata accerchiata e devastata dalle fiamme, che non hanno lasciato scampo a Mario Piu, di 52 anni, sorpreso dal fuoco mentre cercava di mettere in salvo il suo gregge, alla periferia di Pozzomaggiore (Sassari). Anche gli animali non hanno avuto miglior destino. È morto invece per un infarto Antonio Serra, 52 anni, di Mores (Sassari). Lagricoltore era andato a controllare che la sua vigna, nell'agro del paese, non fosse minacciata dalle fiamme quando si è trovato davanti il fuoco e ha avuto un attacco di cuore che l'ha ucciso. Fino alla tarda serata a Semestene, sempre nel Sassarese, era ancora disperso un allevatore. </p><p>Nella provincia del Medio Campidano, nella spiaggia di Capo Pecora, sulla costa centro-occidentale dellisola, si sono vissuti momenti di terrore. Un rogo partito dalla boscaglia ha raggiunto velocemente le vicinanze del litorale e 120 persone sono rimaste intrappolate tra la costa e il mare. Nelle operazioni di evacuazione, sono state coinvolte quattro motovedette della Guardia costiera, un elicottero dell'esercito, due elicotteri della Forestale e mezzi di altre forze di polizia. </p><p>Poco distante, a Is Arenas, la colonia penale è stata abbandonata per alcune ore per precauzione: i detenuti sono stati spostati in massa nella vicina spiaggia di Piscinas, famosa per le sue dune. Sono rimasti lì fino a quando la situazione è tornata alla normalità.</p><p>Diversi centri abitati sono stati lambiti dagli incendi, alimentati dallo scirocco che dalla mattina ha soffiato impetuoso su tutto il territorio regionale. Le fiamme sono arrivate anche a sfiorare il municipio di Loiri, piccolo centro della Gallura. Le fiamme sono partite dalle campagne di Berchiddeddu, frazione di Olbia che è stata evacuata, e, sospinte dal vento si sono dirette verso il paese, sfiorando il centro abitato dove alcune persone, fra cui un vigile del fuoco, sono rimaste intossicate e sono state trasportate in ospedale. Evacuate anche le borgate di Montelittu, Zappallì, Trudda e Azzanì. Un gruppo di anziani, per via dell'aria densa di fumo, si sono rifugiate all'interno di una chiesa.</p><p>Lo spiegamento di forze è stato imponente: il capo della Protezione civile Guido Bertolaso ha allertato anche i mezzi antincendio della vicina Corsica, ma nonostante i 9 Canadair e altri mezzi le fiamme hanno comunque bruciato migliaia di ettari tra bosco e macchia mediterranea. Per sicurezza, l'Enel ha sospeso la fornitura di energia elettrica in alcuni piccoli paesi per agevolare il lavoro delle squadre impegnate nello spegnimento degli incendi.</p><p>«Quella di oggi - ha riferito l'assessore all'Ambiente della Regione Sardegna, Giorgio Oppi, in Consiglio regionale, sospeso per lutto - è stata la peggiore giornata dal 1983».</p><p>Gli incendi di ieri non hanno risparmiato neanche la Toscana: roghi un po in tutta la regione, dal Lucchese alla provincia di Firenze, da Livorno a Pisa. Anche in questo caso mobilitata per intero la macchina antincendi regionale e della Protezione civile.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Tragedia alla Saras è il giorno della rabbia Tutti contro i Moratti]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/tragedia-saras-giorno-rabbia-tutti-contro-i-moratti.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/tragedia-saras-giorno-rabbia-tutti-contro-i-moratti.html</guid><dc:creator><![CDATA[Daniele Casale]]></dc:creator><description></description><pubDate>Thu, 28 May 2009 00:05:37 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>CagliariDolore, ma soprattutto rabbia e indignazione. Il giorno dopo la tragedia alla raffineria Saras di Sarroch, in provincia di Cagliari, dove martedì sono morti tre operai (Daniele Melis, Gigi Solinas e Bruno Muntoni), è carico di lutto, di silenzi e di protesta. I colleghi dei lavoratori della ditta esterna deceduti mentre si trovavano allinterno di una cisterna hanno deciso tutti assieme di inasprire la contestazione, prolungando di altri due giorni lo sciopero proclamato ieri dai sindacati Cgil, Cisl e Uil. E altre otto ore di astensione scatteranno nel giorno dei funerali, presumibilmente domani o sabato, mentre è stato deciso di bloccare a tempo indeterminato gli straordinari. E intanto ieri altre tre morti bianche (a Parma Pisa e Benevento), mentre un ferito a Taranto.</p><p>Ieri per tutta la mattinata davanti ai cancelli dell'impianto della famiglia Moratti si è svolto un presidio di quasi tremila persone, ammutolite però dal dolore per le vittime. Non cerano bandiere politiche o sindacali. Allingresso della raffineria, per ricordare Daniele, Gigi e Bruno, sono poi state legate tre rose rosse e tre rose bianche. La loro autopsia avverrà oggi e soltanto al termine i corpi delle vittime saranno restituiti alle famiglie.</p><p>E ieri Gianmarco, Massimo e Angelo Moratti (presidente, amministratore delegato e vicepresidente Saras), hanno voluto incontrare senza telecamere o stampa proprio i familiari dei tre lavoratori. Il presidente della Regione, Ugo Cappellacci, ha assicurato il suo sostegno. Ma il dolore non ha fermato la schermaglia politica, soprattutto a livello nazionale. La dichiarazione più dura è stata quella di Marco Ferrando del Partito comunista dei lavoratori: «La morte di tre lavoratori ripropone la necessità di una battaglia generale per lesproprio di tutte le aziende responsabili di omicidi bianchi, dalla Thyssen alla Saras. La morte di quei lavoratori, per 900 euro al mese, è figlia del supersfruttamento delle ditte d'appalto, nella logica spietata del massimo profitto». Per Giorgio Cremaschi della Fiom-Cgil, «la magistratura deve iscrivere nel registro degli indagati anche i Moratti. Come si è fatto per la Thyssen bisogna indagare a tutti i livelli, dai responsabili dei subappalti fino ai vertici della raffineria». Infine, il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha auspicato più controlli sulla sicurezza nei luoghi di lavoro da parte degli ispettori incaricati, con meno formalismo sul piano delle forme contrattuali e più attenzione agli aspetti sostanziali della sicurezza.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Uno sviene, due laiutano Tre operai uccisi dai gas nella raffineria di Moratti]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/sviene-due-l-aiutano-tre-operai-uccisi-dai-gas-nella.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/sviene-due-l-aiutano-tre-operai-uccisi-dai-gas-nella.html</guid><dc:creator><![CDATA[Daniele Casale]]></dc:creator><description></description><pubDate>Wed, 27 May 2009 00:05:42 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>CagliariSono morti in tre, asfissiati uno dopo l'altro cercando di salvarsi tra di loro. Una fine orribile, in neanche dieci minuti, all'interno di una cisterna della raffineria Saras, in un afoso pomeriggio di precoce estate alla periferia di Sarroch (Cagliari). Daniele Melis, di 26 anni, Luigi Solinas, di 27, e Bruno Muntoni, di 52, erano tutti di Villa San Pietro (piccolo centro distante qualche chilometro dall'impianto della famiglia Moratti) e appartenevano a una ditta esterna, la Comesa, specializzata proprio nella manutenzione di impianti industriali. Per loro non c'è stato nulla da fare nonostante i soccorsi immediati. Il quarto componente della squadra, Luca Fazio, è riuscito a salvarsi solo per caso, ed è stato ricoverato all'ospedale del capoluogo sardo ma non è grave. </p><p>È successo tutto intorno alle 14. Sconvolgente nella sua semplicità la dinamica della tragedia: secondo le prime ricostruzioni, il primo operaio è caduto nel serbatoio reso saturo dal letale idrogeno solforato mentre gli altri sono morti per cercare di mettere in salvo i colleghi. Eppure, sarebbe dovuta essere un'operazione di routine, anche perché le procedure all'interno degli impianti e delle vasche di desolforazione vengono seguite rigorosamente e sono autorizzate da un caposquadra solo a cisterne bonificate. </p><p>Ma evidentemente ieri pomeriggio qualcosa non ha funzionato, qualche passaggio legato alla sicurezza non è stato rispettato alla perfezione. I tre sono caduti uno dopo l'altro, in una sequenza allucinante alla quale il quarto operaio ha assistito impotente, anzi rischiando pure lui la vita. È scattato l'allarme ma i medici del 118 non hanno potuto fare altro che constatare il decesso dei lavoratori.</p><p>Saputa la notizia, il presidente e l'amministratore delegato della Saras, Gianmarco e Massimo Moratti, sono arrivati in Sardegna e hanno comunicato con una nota il «tragico evento» esprimendo «profondo dolore» e condoglianze alle famiglie degli operai deceduti. Sul posto intorno alle 16 è arrivato anche il presidente della Regione, Ugo Cappellacci, accompagnato dagli assessori del Lavoro e dell'Industria, che ha voluto conoscere nei dettagli le cause della tragedia e ha incontrato i parenti delle vittime per esprimere il suo cordoglio a nome di tutta la Sardegna. </p><p>Immediate poi le reazioni delle istituzioni, quella del Presidente della Repubblica in primis, della politica, dei sindacati regionali e nazionali. Proprio Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato per oggi uno sciopero di otto ore, l'intera giornata lavorativa, nello stabilimento Saras. Dalle 6 di stamattina i lavoratori dell'area industriale, circa 3.000 persone, aderenti alle tre sigle sindacali incrociano le braccia. Lo sciopero ha riguardato tutte le categorie operanti nella zona: chimici, metalmeccanici ed edili. «Non sappiamo se l'accumulatore dove i tre operai sono morti fosse stato bonificato», ha spiegato Nicola Marongiu, segretario della Camera del lavoro di Cagliari. «Certo, il gas che li ha uccisi non doveva essere presente al momento del loro ingresso della zona di accumulo, dove si svolge un particolare tipo di lavorazione sul gasolio». «La raffineria è un luogo ad alto rischio, non è la prima volta che succedono incidenti mortali, ma mai erano stati di questa gravità. È un incidente gravissimo - ha aggiunto il segretario generale della Cgil sarda, Enzo Costa - ma nessuno parli di fatalità, la pericolosità del sito era ampiamente nota». </p><p>Sarà un'inchiesta della magistratura, che sulla vicenda ha aperto un fascicolo, a stabilire cause ed eventuali responsabili della tragedia.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Muore in cella il capo degli ultras<br />
e la curva va all’assalto del carcere]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/muore-cella-capo-degli-ultras-e-curva-va-all-assalto-carcere.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/muore-cella-capo-degli-ultras-e-curva-va-all-assalto-carcere.html</guid><dc:creator><![CDATA[Daniele Casale]]></dc:creator><description><![CDATA[Scontri a Cagliari. Il leader della tifoseria degli Sconvolts era malato di
broncopolmonite. Secondo la perizia non ci sono dubbi sulle cause del
decesso, ma i supporter hanno preso a sassate la prigione]]></description><pubDate>Sun, 08 Mar 2009 09:38:16 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p><b>Cagliari</b> Hanno voluto «ricordare» il loro capo ultras, morto di broncopolmonite, tirando sassi e inveendo contro gli agenti di polizia penitenziaria del carcere di Cagliari, dove si trovava recluso. Quasi una sommossa urbana accaduta venerdì sera davanti alla casa circondariale di Buoncammino, nel centro del capoluogo sardo. Una sessantina di Sconvolts, il gruppo più numeroso della tifoseria del Cagliari calcio, ha deciso di radunarsi all’esterno delle mura del carcere e ha cominciato a gridare e intonare cori di insulti contro le guardie, che hanno dato subito l’allarme. </p><p>All’origine della protesta, la morte di un loro capo tifoseria, Giancarlo Monni, 35 anni, avvenuta nei giorni scorsi dopo che l’uomo era stato trasferito in ospedale dalla sua cella. Secondo la perizia necroscopica, non ci sono però dubbi: Monni è deceduto a causa di una broncopolmonite, ma per gli amici ultras potrebbero aver inciso negativamente sulla sua salute le condizioni di vita all’interno del carcere. Già domenica scorsa, allo stadio Sant’Elia, durante la partita tra Cagliari e Torino, gli Sconvolts avevano voluto ricordare il loro capo con uno striscione in curva Nord, con la scritta «Giancarlo vive». </p><p>Venerdì, però, dopo essere usciti dalla loro sede storica nel quartiere popolare di Marina, hanno deciso di riunirsi sotto le mura Nord del carcere, dove di solito gli agenti parcheggiano le proprie automobili, e di protestare duramente. L’intervento della polizia e della Digos ha permesso che la situazione non degenerasse, anche perché ormai la tensione stava crescendo incredibilmente. Dal gruppo di tifosi è partita una sassaiola e molte pietre sono finite all’interno del cortile di Buoncammino. Poi sono spuntate bombolette, con le quali sono state imbrattate diverse vetture di operatori religiosi, di agenti e secondini in sosta. Dalle torrette del carcere è allora scattato l’allarme, mentre dalla Questura di Cagliari è partito l’ordine di tenere sotto stretto controllo la situazione: sul posto sono arrivate diverse pattuglie della Squadra mobile ma anche della Digos che hanno fronteggiato (fino a quando non si sono allontanati da soli) i tifosi più scalmanati. Secondo alcune indiscrezioni, la Digos inoltre avrebbe filmato diversi protagonisti della protesta. Nessuno però sarebbe stato fermato o identificato, ma in Questura sono sicuri che molti volti conosciuti salteranno fuori dalle immagini registrate anche dalle telecamere collocate in diversi punti dello stesso carcere. Se saranno identificati, i tifosi rischiano la denuncia per minacce e danneggiamento. Sono ancora in corso le indagini per risalire agli organizzatori della protesta. Non si è fatta attendere la dura reazione dei sindacati della polizia penitenziaria: «Il dolore per la morte di un amico non può mai trasformarsi in rabbiosa ondata di violenza nei confronti di chi con grande sacrificio tenta di garantire sicurezza e umanità nel carcere di Buoncammino», ha scritto ieri in una nota Sandro Dessì, segretario territoriale della Cgil Funzione pubblica.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Sassari  Litiga con la madre e lammazza con 30 coltellate]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/sassari-litiga-madre-e-l-ammazza-30-coltellate.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/sassari-litiga-madre-e-l-ammazza-30-coltellate.html</guid><dc:creator><![CDATA[Daniele Casale]]></dc:creator><description></description><pubDate>Sat, 28 Feb 2009 01:02:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>SassariIn preda a un raptus di follia si è avventato sulla madre e lha uccisa con almeno trenta coltellate. Una furia omicida che non ha dato scampo a Maria Catta, 65 anni, già vittima di diversi e rabbiosi litigi con il figlio, il 36enne Nino Cattari. Il giovane è stato ritrovato poche ore dopo il delitto mentre camminava in stato confusionale per le vie del suo paese, Sennori, piccolo centro di 7mila abitanti in provincia di Sassari. </p><p>Lomicidio è accaduto ieri nella casa di famiglia, un appartamento al piano terra, intorno allora di pranzo. Per motivi ancora da accertare, i due hanno cominciato a discutere animatamente: non certo una novità, visto che i conoscenti hanno riferito come Cattari, in cura da tempo in un centro psichiatrico di Sassari, spesso litigasse violentemente con la madre. Lei però non aveva mai voluto denunciarlo nonostante i rapporti molto tesi.</p><p>Ieri lultimo atto, la discussione fatale. Dalle parole il giovane è passato ai fatti e, forse in preda a un raptus, ha impugnato un coltellaccio da cucina e si è avventato sullanziana donna. Prima lha tramortita al capo poi lha finita con diversi fendenti in varie parti del corpo, almeno trenta secondo i primi rilievi. La furia era tanta che lui stesso si è ferito alle mani. Dopo aver riposto il coltello in un cassetto della stessa stanza, senza neanche tentare di nasconderlo, è uscito di casa e si è messo a camminare per le vie del paese. Per i carabinieri di Porto Torres, che si erano messi sulle sue tracce poco dopo aver ricevuto lallarme dal convivente della donna e dai vicini, non è stato difficile trovarlo, intorno alle 16.30: Cattari vagava come se fosse in trance e non ha opposto alcuna resistenza ai militari. Interrogato in caserma a fianco al suo avvocato, avrebbe confessato il delitto. È stato arrestato con laccusa di omicidio.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Trova 160mila euro per strada e li restituisce]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/trova-160mila-euro-strada-e-li-restituisce.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/trova-160mila-euro-strada-e-li-restituisce.html</guid><dc:creator><![CDATA[Daniele Casale]]></dc:creator><description></description><pubDate>Wed, 31 Dec 2008 01:12:31 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>CagliariIeri Tiziana Concu, che sicuramente vincerà il titolo di miss onestà 2008, era tranquillamente al lavoro, alla cassa del market di via Sonnino, a Cagliari, alle prese con codici a barre e con la carne, il panettone e lo spumante da imbustare per i suoi clienti alla vigilia del cenone della fine dellanno. Occhiali, capelli raccolti, sguardo simpatico e disponibile, Tiziana è una madre di famiglia (sposata con due figli) come tante. Con un pizzico di scrupolo e onestà in più, però.</p><p>Era andata a prelevare dallo sportello bancomat un centinaio di euro, si è trovata davanti a un tesoro dimenticato da qualcuno ma non ci ha pensato un attimo: ha restituito tutto, ben 160mila euro. Un alto gesto di onestà compiuto senza alcun pentimento per aver ridato al legittimo proprietario una somma che in tempi di magra e crisi, anche a lei, commessa in un supermercato di Cagliari, avrebbe sicuramente cambiato la vita. L'episodio risale a sabato scorso ma i carabinieri l'hanno divulgato solo ieri mattina. Tiziana si è recata, come d'abitudine, allo sportello bancomat di via Tuveri, proprio a fianco alla questura e al tribunale della città. Un prelievo di routine, giusto qualche euro per non restare senza soldi in questi giorni di feste. Ha compiuto la sua operazione, stava per andare via ma a un certo punto l'occhio è caduto sulla cassa continua posizionata a sinistra dello sportello. Appoggiato c'era un bussolotto, lei si è incuriosita e ha sbirciato: cera una distinta di versamento, e quando ha visto limporto ha capito che stava tenendo in mano un vero e proprio tesoro. Ma non ci ha pensato un attimo: ha notato il nome del proprietario, una società di servizi per la stampa, e ha provato a chiamare diverse volte. Essendo sabato, a quel numero non ha risposto nessuno e allora ha deciso di andare dai carabinieri e consegnare quel prezioso fardello.</p><p>Ieri, appena si è diffusa la notizia, Tiziana è diventata una star: giornali on line, Tg nazionali e locali hanno raccontato la sua storia, soprattutto messo in risalto la sua onestà. Ovviamente le hanno telefonato molti amici, ma non sempre per complimentarsi: qualcuno le ha detto che era stata una stupida, che quei soldi le avrebbero finalmente cambiato la vita, che ne avrebbe dovuto approfittare. Fino a ieri pomeriggio però, soltanto una persona non aveva alzato la cornetta per ringraziarla e, perché no, per offrirle una ricompensa: il proprietario di quei 160mila euro (tra assegni circolari e 100mila in contanti).</p><p>Lui, Andrea Petretto, responsabile amministrativo della società, ha poi raccontato di aver provveduto personalmente al deposito della cassetta nella cassa continua ma di non essersi reso conto del malfunzionamento dellapparecchio dello sportello. Tiziana è comunque sicura che quella telefonata arriverà. Lei si ritiene una persona normale, ed è convinta che l'onestà vale ben di più di 160mila euro.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Devono amputarle piede e mano Rifiuta loperazione e muore]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/devono-amputarle-piede-e-mano-rifiuta-l-operazione-e-muore.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/devono-amputarle-piede-e-mano-rifiuta-l-operazione-e-muore.html</guid><dc:creator><![CDATA[Daniele Casale]]></dc:creator><description><![CDATA[SCELTA Ai familiari confidava spesso che non avrebbe mai voluto vivere con un handicap]]></description><pubDate>Mon, 29 Dec 2008 01:12:26 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>SassariHa deciso di morire piuttosto che farsi amputare un piede e una mano. Ai medici e ai magistrati chiamati dalla famiglia ha ripetuto con cenni del capo che avrebbe preferito rischiare la vita pur di non farsi operare. E così due giorni fa, nel reparto di Psichiatria dellospedale di Sassari, Maria Grazia Pavin, 41 anni di Laerru (Sassari), è spirata dopo essere entrata in coma irreversibile. Il 7 dicembre scorso la donna, che soffriva di attacchi di schizofrenia e periodicamente si sottoponeva a cure specifiche, era rimasta gravemente ustionata sullottanta per cento del corpo dopo che il suo pigiama aveva preso fuoco mentre fumava una sigaretta nei bagni dellospedale dove era ricoverata. Gli infermieri, allarmati dalle sue urla disperate, lavevano trovata avvolta dalle fiamme.</p><p>I medici, qualche giorno più tardi, avevano avvertito lei e la famiglia: «Per salvarle la vita è necessaria una doppia amputazione: vuole sottoporsi allintervento?». Maria Grazia era stata categorica: nessuna operazione. Del resto, i genitori sapevano, e lei continuava a ripeterlo ogni qual volta sentiva di tragedie, che avrebbe preferito morire piuttosto che vivere con un grave handicap. Pare che allorigine di questa scelta non ci fossero particolari motivi etici o dettami religiosi, ma solo il terrore di vivere menomata.</p><p>La svolta sulla vicenda il 18 dicembre scorso, undici giorni dopo lincidente nei bagni del reparto di Psichiatria. I genitori, rispettando le decisioni della donna, fin da subito avevano detto che quellintervento non si sarebbe dovuto compiere e avevano presentato unapposita istanza alla Procura della Repubblica. Tre magistrati, due sostituti e un giudice civile, affiancati da un perito, si erano presentati in Rianimazione: Maria Grazia  ormai intubata e con gran parte del corpo devastato dalle ustioni  aveva prima risposto ad alcune domande del perito, che ne aveva appurato la lucidità, poi aveva parlato col pubblico ministero che, davanti ai genitori e al primario, le aveva chiesto ripetute volte se acconsentisse allintervento. Lei, risoluta, aveva sempre replicato con la testa di no, pur essendo consapevole che solo con quelloperazione avrebbe avuto qualche possibilità di sopravvivere. Per oggi è prevista lautopsia, ma sulle cause della morte i dubbi sono davvero pochi. Sconvolta la madre della donna, anche se non si dice pentita di averla assecondata: «Non potevo permettere che facessero quellintervento a mia figlia - ha raccontato ieri la signora al quotidiano La Nuova Sardegna - Maria Grazia mi diceva sempre: Mamma, se mi succede qualcosa, lasciatemi morire. Se invece avessi lasciato che le amputassero una mano e un piede, e se si fosse salvata nonostante le gravissime ustioni, come avrei potuto guardarla in faccia?».</p><p>Resta invece qualche ombra sullepisodio che ha dato origine al dramma, ovvero lincidente del 7 dicembre, quando il pigiama di Maria Grazia aveva preso fuoco, sicuramente per una scintilla partita dalla sigaretta che fumava nei bagni.</p><p>Per la madre, quella disgrazia non sarebbe mai dovuta succedere, soprattutto in un reparto, Psichiatria, che in teoria dovrebbe essere super controllato. LAzienda sanitaria ha aperto uninchiesta interna, ma non è escluso che la famiglia della vittima si costituisca parte civile per chiedere un risarcimento.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[I killer li aspettano sotto casa Fidanzati massacrati a fucilate]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/i-killer-li-aspettano-sotto-casa-fidanzati-massacrati.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/i-killer-li-aspettano-sotto-casa-fidanzati-massacrati.html</guid><dc:creator><![CDATA[Daniele Casale]]></dc:creator><description><![CDATA[Misterioso il movente: lei lavorava  in un asilo, lui, dopo un guaio con la giustizia, faceva il carrozziere]]></description><pubDate>Fri, 05 Sep 2008 00:09:30 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>da Nuoro</p><p>Un agguato senza pietà, come pochi se ne ricordano nel Nuorese: lui l'hanno ucciso subito; lei, centrata dalle fucilate alla testa e a una spalla, è morta in ospedale dopo una notte dagonia.</p><p>Si chiamavano Mario Mulas, carrozziere di 36 anni, e Sara Cherchi, ventottenne appena assunta in un asilo nido, i due fidanzati trucidati mercoledì a tarda sera a Irgoli. Erano appena rientrati da una cena in un agriturismo. I killer hanno atteso la coppia nascosti dietro un casolare di fronte all'abitazione del ragazzo e, avvantaggiati dal fatto che la casa fosse in una zona non trafficata, hanno sparato diverse fucilate a pallettoni che hanno raggiunto i due di spalle. Mulas non ha avuto scampo ed è crollato a terra senza vita, mentre la giovane è rimasta esanime sull'asfalto finché un vicino non ha dato l'allarme. Ricoverata d'urgenza all'ospedale San Francesco di Nuoro in coma irreversibile, Sara è stata tenuta in vita artificialmente: lelettroencefalogramma era piatto e in serata i medici hanno deciso di staccare la spina.</p><p>Sotto choc il paese, che faticosamente stava cercando di riprendersi dopo un lungo periodo ad alta tensione culminato con quattro omicidi negli ultimi cinque anni (dodici dal 93) e infiniti attentati dinamitardi e atti vandalici di vario genere. Considerando la provincia di Nuoro si tratta dellundicesimo delitto dallinizio dellanno.</p><p>L'agguato è scattato quando erano da poco passate le 22. I due ragazzi si trovavano davanti all'abitazione di lui, accanto alla sua officina dove era rimasto fino a sera. I killer hanno aperto il fuoco da una distanza di circa 30 metri con fucili calibro 12, colpendo in pieno la coppia. La strada in quel momento era deserta, quindi hanno agito in tutta tranquillità. Le vittime non hanno avuto scampo, nemmeno il tempo di rendersi conto di cosa stesse accadendo. Dopo l'imboscata gli assassini, forse due, sono fuggiti a piedi senza lasciare traccia.</p><p>I carabinieri, dopo diversi interrogatori durati l'intera notte, hanno ricostruito le ultime ore di vita dei due. Lui era appassionato di moto, aveva avuto dei precedenti con la giustizia (nel 1999 fu arrestato per una rapina) ma ormai sembrava fuori dai brutti giri. Anzi aveva intenzione di espandere la propria attività lavorativa. Lei era figlia di un maresciallo dei carabinieri in pensione. Il movente di un duplice omicidio che non rientra certo nei canoni tradizionali dei delitti barbaricini, visto che è stata coinvolta anche una donna, è tutto ancora da definire. Resta privilegiata lipotesi dellomicidio legato a vecchi rancori sfociati in vendetta nei confronti di Mulas, condannato a 3 anni per una rapina nove anni fa alle Poste di Pozzomaggiore (Sassari), anche se è troppo presto perché gli inquirenti scartino altre piste, compresa quella passionale. Quest'ultima spiegherebbe perché i killer abbiano eliminato anche la ragazza.</p><p>Non appena la notizia si è diffusa, Irgoli è ripiombato nella paura. Sconvolto il sindaco, Giovanni Porcu: «Si è aperta una ferita gravissima per la nostra comunità. Pareva che recentemente si fosse imboccata una via che portasse al rasserenamento, alla pacificazione del paese. Quanto accaduto ci fa precipitare in una situazione di estremo sconforto. È un fatto che non sappiamo spiegarci. Conoscevo benissimo Sara e Mario - ha detto il primo cittadino - erano due ragazzi assolutamente tranquilli. A Sara ero legato da vincoli parentali e di amicizia. Un'ottima ragazza, impegnata nel gruppo folkloristico. Da poco aveva iniziato a lavorare con i bambini. Anche Mario era un bravo ragazzo. Aveva saldato il suo conto con la giustizia e sicuramente si sarebbero sposati presto».</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Laeroporto-pascolo dove nessuno vuole atterrare]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/l-aeroporto-pascolo-dove-nessuno-vuole-atterrare.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/l-aeroporto-pascolo-dove-nessuno-vuole-atterrare.html</guid><dc:creator><![CDATA[Daniele Casale]]></dc:creator><description><![CDATA[Luogo prediletto dalle pecore, guardate a vista dalla torre di controllo. Traffico quasi nullo, ma Cda e 18 dipendenti]]></description><pubDate>Fri, 08 Aug 2008 00:08:31 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>da Fenosu (Oristano)</p><p>Fino a qualche tempo fa i 1200 metri della pista erano il pascolo preferito di pecore e mucche. Anche la torre di controllo, oggi semi-abbandonata, aveva un suo perché: il pastore di turno riusciva a dominare tutto il gregge senza neanche perdere troppo tempo per cercare lombra di un albero. </p><p>Negli ultimi mesi gli animali perlomeno sono spariti, ma lo scalo di Fenosu, una manciata di chilometri da Oristano (30mila abitanti), classificato come aeroporto privato, attende ancora il decollo. Ma è un decollo di cui si parla da decenni e mai avvenuto: nel frattempo, sono atterrati miliardi e miliardi di vecchie lire. Una valanga di soldi per un pascolo, unincompiuta che ha già suscitato scandalo. </p><p>In qualunque altro Paese di fronte a tali sprechi si sarebbe smantellato tutto in fretta e furia, ma siamo in Italia, dove a ogni campanile deve corrispondere una torre di controllo. E così è deciso di continuare a spendere. Soldi pubblici, naturalmente. Sono arrivati altri finanziamenti per 7,5 milioni di euro per opere in fase di realizzazione (lallungamento della pista, due hangar, il raddoppio dell'aerostazione, il deposito carburante), così come esiste una società di gestione (So.ge.a.Or) con un suo consiglio di amministrazione (tre membri, ma almeno loro senza emolumenti perché già ricoprono cariche pubbliche) e ben 18 dipendenti. Davvero tanto per un aeroporto che nel 2007 ha totalizzato perdite per 700mila euro e che solo dallanno scorso ha cominciato a vedere atterrare una manciata di piccoli aerei, per un totale di «ben» 733 passeggeri: praticamente due al giorno. Fa mille euro di perdita per ogni passeggero. Mica male.</p><p>Senza contare che a neanche unora di macchina o di treno si trova la ben più fornita e richiesta pista dell'aeroporto di Cagliari-Elmas (2,6 milioni di passeggeri nel 2007).</p><p>Da notare che tra i 733 passeggeri sbarcati non figura il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in visita ufficiale a Oristano nel 2007: il suo Falcon alcuni giorni prima del suo arrivo fece un atterraggio di prova ma poi la pista, non garantendo standard di sicurezza adeguati, venne scartata.</p><p>Nonostante il quadretto, alla So.ge.a.Or non sono affatto preoccupati: «Questa è la volta buona, il rilancio ci sarà», premette il presidente Marcello Serra, che è anche assessore provinciale alla Programmazione. Proprio la Provincia di Oristano è l'azionista di maggioranza della pista, seguono il Comune, la Camera di commercio, la Regione, il Consorzio industriale. «Entro il 30 aprile l'aeroporto sarà operativo, con i lavori finiti e la certificazione Enac, pronto a ospitare velivoli passeggeri e merci. Siamo fiduciosi, abbiamo richieste da privati e tour operator». Però fino a oggi nessuna compagnia, che sono poi quelle che ci mettono gli aerei con dentro i turisti, ha voluto firmare contratti per atterrare a Fenosu. Due anni fa Ryanair declinò in maniera non troppo british le avances del presidente della Provincia: «Non ci interessa, è piccolo e se anche laeroporto crescesse atterriamo già ad Alghero». E Alghero, come Cagliari e Olbia, ha ben altri volumi di traffico. Neanche davanti a questo il presidente della società di gestione si incupisce: «Le compagnie arriveranno quando i lavori di adeguamento dello scalo saranno finiti». Già, arriveranno. Peccato che per il momento non si sia visto nemmeno un accordo. </p><p>È pur vero che il territorio di Oristano, «baricentrico e strategico» (per dirla in politichese stretto) rispetto a tutte le località della Sardegna, avrebbe tutte le potenzialità per decollare turisticamente. Ma forse con quei soldi si sarebbero potute sviluppare tutte le altre strutture ricettive mancanti. Difficile sostenere lutilità di un altro aeroporto visto il problema dei doppioni: con Cagliari a 50 minuti da Oristano non sarà di troppo? «Saremo di supporto agli scali ormai congestionati e saremo strategici rispetto al traffico merci», insiste Serra. Che per il momento almeno un successo può vantarlo:aver sfrattato pecore e mucche dalla pista: «Non erano neanche abusive, esisteva una concessione a pascolo del demanio».</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Muore a 10 anni dopo aver mangiato un gelato]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/muore-10-anni-aver-mangiato-gelato.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/muore-10-anni-aver-mangiato-gelato.html</guid><dc:creator><![CDATA[Daniele Casale]]></dc:creator><description></description><pubDate>Fri, 25 Jul 2008 00:07:33 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>da Oristano</p><p>Soltanto lautopsia dirà se a uccidere la piccola Emanuela Carta, appena 10 anni, è stata davvero la celiachia e un gelato che aveva gustato pochi minuti prima di spirare. Oppure una reazione allergica che non le ha lasciato scampo. La bambina sarda, morta due sere fa ad Arborea, cittadina agricola alle porte di Oristano, si era sentita male dopo avere mangiato un cono per celiaci ma aveva avuto anche una crisi respiratoria (soffriva dasma) e forse proprio questa sarebbe stata la vera causa del decesso. Lesame autoptico scioglierà il giallo che ha fatto precipitare nella disperazione unintera comunità per un dramma assurdo. Da sottolineare però che nella struttura dove alloggiava, le davano solo cibi privi di glutine. La tragedia si è consumata in pochissimo tempo: Emanuela, che stava in una colonia di Arborea per trascorrere alcuni giorni di vacanza al mare, si era sentita male verso le 20.30, dopo che nel pomeriggio, come tutti i bambini, aveva fatto merenda con un gelato e con una bevanda, forse una bibita. Unora dopo le sue condizioni sono peggiorate e la corsa in ospedale si è rivelata inutile.</p><p>Sconvolta la famiglia: la bimba era figlia unica di una coppia di Villacidro. Il padre lavorava fuori dalla Sardegna e non appena ha saputo della tragedia è rientrato immediatamente per riabbracciare lultima volta la sua piccolina. In ogni caso, gli esperti ieri hanno ricordato come di celiachia non si possa morire, nemmeno se si ingerisce il glutine a cui si è intolleranti. «La celiachia  ha spiegato Umberto Volta, gastroenterologo del centro per celiaci del policlinico Sant'Orsola di Bologna e presidente del comitato scientifico dell'Associazione italiana celiachia - è un tipo di intolleranza alimentare che non può portare alla morte. Se il paziente ingerisce accidentalmente del glutine, al massimo può essere colpito da disturbi temporanei, come dolori addominali, vomito e diarrea, che di solito spariscono dopo pochi giorni». Dello steso parere Salvatore Cucchiara, primario di gastroenterologia pediatrica del policlinico Umberto I di Roma: «La tragica vicenda della bambina sarda non è riconducibile alla celiachia. Molto probabilmente è dovuta all'ingestione di un alimento a cui non sapeva di essere allergica».</p><p>La morte improvvisa della bambina, secondo Volta, fa infatti pensare a uno shock anafilattico, che può essere stato scatenato da una allergia alimentare comparsa improvvisamente: «Nel centro bolognese dove lavoro - specifica Volta - seguo oltre 1.500 celiaci, e di questi circa il 2% soffre anche di allergie alimentari». Gli esperti vogliono comunque tranquillizzare tutti i pazienti celiaci (in Italia sono 75.000 i casi diagnosticati, ma si stima che i celiaci siano più di mezzo milione) anche riguardo la sicurezza dei prodotti privi di glutine.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Donna sbranata da pitbull<br />
Arrestato figlio: omicidio]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/donna-sbranata-pitbull-arrestato-figlio-omicidio.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/donna-sbranata-pitbull-arrestato-figlio-omicidio.html</guid><dc:creator><![CDATA[Daniele Casale]]></dc:creator><description><![CDATA[Sassari, la donna è morta dissanguata, aggredita da uno dei tre animali di proprietà dell’uomo. Nel '76 la vittima era stata condannata per aver ucciso il marito]]></description><pubDate>Tue, 15 Jul 2008 05:07:21 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p><b>Sassari</b> - Viveva con il terrore di essere azzannata dai grossi cani del figlio. E ieri la paura è diventata una tragica realtà: Paola Dessole, 77 anni, è stata uccisa dagli animali che Gianni Carrucciu, di 50 anni, teneva legati nella loro casa nel centro storico di Sassari. Carrucciu è stato arrestato con l'accusa di omicidio colposo per omessa custodia dei tre cani, appartenenti a razze classificate come pericolose (pitbull e maremmani).</p><p>La tragedia si è consumata in mattinata, verosimilmente tra le 8.30 e le 10.30. Come ogni giorno, l'anziana stava rincasando dopo avere fatto la spesa e con l'incubo di aprire la porta del suo appartamento di via Diaz, condiviso con il figlio. Figlio che aveva una passione per le razze particolarmente aggressive: in quelle quattro mura, per un certo periodo, avevano vissuto fino a sette animali e questo non aveva fatto altro che acuire la tensione tra la Dessole e Carrucciu. Ultimamente erano stati allevati un pastore maremmano di un anno e mezzo (di proprietà della donna), un pitbull e un incrocio tra un pitbull e un'altra razza pericolosa di tre anni e mezzo ciascuno. L'anziana è stata aggredita non appena ha varcato l'ingresso e non ha avuto scampo.</p><p>Un cane in particolare, il pitbull che il figlio aveva chiamato Big, l'avrebbe finita azzannandola alla gola e alle spalle e lo sta a provare il fatto che l'animale è stato trovato dagli agenti con il muso impregnato di sangue. Sarebbe stato proprio il figlio a trovare la madre a terra ormai esanime. Carrucciu ha cominciato a gridare ma ormai era tardi e anche l'intervento del 118 si è rivelato inutile. </p><p>Al loro arrivo i poliziotti hanno trovato una situazione precaria, soprattutto dal punto di vista igienico. Proprio Big, tre anni fa, era già stato sequestrato dalle forze dell'ordine per un episodio simile a quello di ieri. Carrucciu, nel corso di un litigio, aveva aizzato il cane contro un passante lesionandogli gravemente un braccio.</p><p>Anche le altre due figlie della vittima avevano paura di andare a trovare la madre proprio per la presenza dei cani, poi catturati dai veterinari della Asl e da agenti della Municipale e rinchiusi nel canile di Porto Torres su disposizione della Procura della Repubblica. Un destino inquietante per la vittima, la pensionata che lunedì ha trovato la morte a causa dei suoi cani. Oltre 30 anni fa era stata condannata per uxoricidio, nel 1976 aveva massacrato il marito con un pesante tubo in ferro. </p><p>Sarà comunque l'autopsia, prevista per oggi, a stabilire le cause della morte della donna: in particolare sarà possibile stabilire se è deceduta dissanguata o per il trauma alla gola che potrebbe averle impedito di respirare. I risultati dell'esame sono attesi anche dal presidente del Pitbull Syndicate Italy, Salvatore Montemurro: «Strano che, dopo vent’anni in cui non si era registrato alcun morto per colpa di pitbull - ha detto il presidente - nel giro di due mesi un pitbull abbia fatto un'altra vittima, dopo la donna uccisa a Pontecagnano in provincia di Salerno il 6 maggio scorso». </p><p>E l'episodio di ieri non ha fatto altro che riaccendere le polemiche sulla classificazione delle razze pericolose. Il sottosegretario al Welfare Francesca Martini ha detto che la richiesta del Codacons di non eliminare l'ordinanza ora in vigore con la lista delle razze, fra le quali c'è il pitbull, sarà valutata dalla commissione tecnica che si riunisce ogni martedì: «Verranno considerati tutti i criteri di tipo scientifico», ha spiegato l'esponente del governo.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[E adesso l’estate italiana
s’inventa il bagno a ore]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/interni/e-adesso-l-estate-italiana-s-inventa-bagno-ore-217206.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/interni/e-adesso-l-estate-italiana-s-inventa-bagno-ore-217206.html</guid><dc:creator><![CDATA[Daniele Casale]]></dc:creator><description><![CDATA[In Sardegna nuove norme contro l’invasione
dei turisti: spiaggette a tempo determinato,
ticket per visitarle e sentieri a pagamento]]></description><pubDate>Sat, 05 Jul 2008 13:02:19 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p><b>Cagliari </b>- Quest’anno non dimenticatevi
l’orologio se volete
tuffarvi nelle acque cristalline
del golfo di Orosei,
costa orientale della
Sardegna. Perché dovrete
starci non più
di due ore: dopodiché,
i guardiani ecologici
del Comune di
Baunei vi chiederanno gentilmente
di scegliere
altri lidi. Con
l'estate 2008 si inaugura
la «spiaggia a
tempo» per evitare
calca, inquinamento
e che qualcuno, non
si sa mai, vi rubi l'ombra
sotto l'ombrellone che avevate
faticosamente
posizionato.</p><p>Il motivo? Troppi
turisti, vandali e sporcaccioni
hanno convinto
l'amministrazione a
provvedere per garantire
che quel territorio continui a
essere tra i più incontaminati
del Mediterraneo. In altri
litorali dell'Isola (ma anche a
Baunei), poi, preparate il portafoglio:
da nord a sud, da
estaovest sipagaper l'accesso
(per esempio in due calette
della Costa Smeralda) o
per il parcheggio (Alghero,
Chia, Sinis), mentre due Comuni
(Sorso e Villasimius,
unici nell'Isola) non rinunceranno
alla tassa di soggiorno,
voluta dalla giunta regionale
guidata da Renato Soru
ma bocciata nel febbraio
scorso dalla Corte Costituzionale.</p><p>Gli amministratori di
Baunei non vogliono però
sentir parlare di «tassa»
semmaidi «contributo ecologico
».
Ci sono poi le spiagge a tempo:
le incantevoli cala Goloritzè
(che vanta sorgenti sottomarine
di acqua dolce), cala
Mariolue cala Biriola potranno
essere godute per massimo
due ore, per garantire la
rotazione dei vacanzieri ed
evitare il sovraffollamento.
«Nessuna tassa di soggiorno
o di passaggio - spiega il sindaco
Salvatore Lai - con il
contributo di un euro a testa
non intendiamo far cassa
ma garantire, oltre alla manutenzione
del patrimonio
comunale anche l'offerta di
servizi di vigilanza e di raccolta
e smaltimento dei rifiuti
in tutto il territorio. Eccessivo
il carico umano che abbiamo
calcolato, tra le 250 e le
260mila persone a stagione.
L'esigenza di tutelare questo
bene ambientale ci ha convinti
a emanare un'ordinanza
che regolamenta l'accesso
al territorio comunale, costa
o entroterra che sia».</p><p>I primi a farla rispettare saranno i
titolari delle imbarcazioni che ogni
giorno traghettano
dai porti di Arbatax,
Santa Maria Navarrese, Cala
Gonone e Orosei le «orde»
dei vacanzieri che sognano
di tuffarsi in quel mare dall'
incomparabile azzurro. Ma
pagherà un euro anche chi
raggiunge le calette via terra,
dai sentieri escursionistici.
Ma la mappa delle spiagge
a pagamento non finisce
certo con quelle del golfo di
Orosei. Poco più a nord, la
spiaggia di Bidderosa è a numero
chiuso: solo 120 persone
al giorno possono accedervi
perché l'oasi negli anni
scorsihacorso il rischio di essere
distrutta per sempre.
Budelli e la sua sabbia rosa,
diventata celebre in Deserto
rosso di Michelangelo Antonioni,
hanno in questo senso
fatto da apripista perché qui
la balneazione è vietata dal
lontano 1998 (ci abita solo il
custode), quando si scoprì
chequeicaratteristici granelli
venivano rubati a chili per
abbellire acquari, ville faraoniche
e giardini pensili.</p><p>Anche
nell'Oristanese, penisola
del Sinis, non si può portare
via la sabbia di Is Arutas (in
questo caso bianchissima e
di quarzo) né si può fumare
(!). In Costa Smeralda, poi,
esistono le tariffe orarie: a
Cala Brandinchi e Liscia
Ruja si pagano 1,5 euro a testa
all'ora. All'Asinara, ex
carcere di massima sicurezza
e ora parco nazionale, si
arriva solo in
quantità contingentate,
mentre
nella vicina
Stintino una
giornata può costare,
causa ticket-
parcheggio,
fino a 20 euro.
Dall'altra
parte dell'Isola,
a Chia, sulla costa
sud-occidentale,
la musica
non cambia:
tassa-parcheggio
da 3 a
10 euro al dì.
Perchéla filosofia
da imparareperchi
quest'
estate sogna la
Sardegna è
una sola: il paradiso
non solo
può attendere,
ma costa caro
e va preso a piccole
dosi. </p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[E adesso lestate italiana sinventa il bagno a ore]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/e-adesso-l-estate-italiana-s-inventa-bagno-ore.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/e-adesso-l-estate-italiana-s-inventa-bagno-ore.html</guid><dc:creator><![CDATA[Daniele Casale]]></dc:creator><description><![CDATA[In Sardegna nuove norme contro linvasione dei turisti: spiaggette a tempo determinato, ticket per visitarle e sentieri a pagamento]]></description><pubDate>Sat, 05 Jul 2008 00:07:56 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>da Cagliari</p><p>Questanno non dimenticatevi lorologio se volete tuffarvi nelle acque cristalline del golfo di Orosei, costa orientale della Sardegna. Perché dovrete starci non più di due ore: dopodiché, i guardiani ecologici del Comune di Baunei vi chiederanno gentilmente di scegliere altri lidi. Con l'estate 2008 si inaugura la «spiaggia a tempo» per evitare calca, inquinamento e che qualcuno, non si sa mai, vi rubi l'ombra sotto l'ombrellone che avevate faticosamente posizionato. Il motivo? Troppi turisti, vandali e sporcaccioni hanno convinto l'amministrazione a provvedere per garantire che quel territorio continui a essere tra i più incontaminati del Mediterraneo. In altri litorali dell'Isola (ma anche a Baunei), poi, preparate il portafoglio: da nord a sud, da est a ovest si paga per l'accesso (per esempio in due calette della Costa Smeralda) o per il parcheggio (Alghero, Chia, Sinis), mentre due Comuni (Sorso e Villasimius, unici nell'Isola) non rinunceranno alla tassa di soggiorno, voluta dalla giunta regionale guidata da Renato Soru ma bocciata nel febbraio scorso dalla Corte Costituzionale. Gli amministratori di Baunei non vogliono però sentir parlare di «tassa» semmai di «contributo ecologico».</p><p>Ci sono poi le spiagge a tempo: le incantevoli cala Goloritzè (che vanta sorgenti sottomarine di acqua dolce), cala Mariolu e cala Biriola potranno essere godute per massimo due ore, per garantire la rotazione dei vacanzieri ed evitare il sovraffollamento. «Nessuna tassa di soggiorno o di passaggio - spiega il sindaco Salvatore Lai - con il contributo di un euro a testa non intendiamo far cassa ma garantire, oltre alla manutenzione del patrimonio comunale anche l'offerta di servizi di vigilanza e di raccolta e smaltimento dei rifiuti in tutto il territorio. Eccessivo il carico umano che abbiamo calcolato, tra le 250 e le 260mila persone a stagione. L'esigenza di tutelare questo bene ambientale ci ha convinti a emanare un'ordinanza che regolamenta l'accesso al territorio comunale, costa o entroterra che sia».</p><p>I primi a farla rispettare saranno i titolari delle imbarcazioni che ogni giorno traghettano dai porti di Arbatax, Santa Maria Navarrese, Cala Gonone e Orosei le «orde» dei vacanzieri che sognano di tuffarsi in quel mare dall'incomparabile azzurro. Ma pagherà un euro anche chi raggiunge le calette via terra, dai sentieri escursionistici. Ma la mappa delle spiagge a pagamento non finisce certo con quelle del golfo di Orosei. Poco più a nord, la spiaggia di Bidderosa è a numero chiuso: solo 120 persone al giorno possono accedervi perché l'oasi negli anni scorsi ha corso il rischio di essere distrutta per sempre. Budelli e la sua sabbia rosa, diventata celebre in Deserto rosso di Michelangelo Antonioni, hanno in questo senso fatto da apripista perché qui la balneazione è vietata dal lontano 1998 (ci abita solo il custode), quando si scoprì che quei caratteristici granelli venivano rubati a chili per abbellire acquari, ville faraoniche e giardini pensili. Anche nell'Oristanese, penisola del Sinis, non si può portare via la sabbia di Is Arutas (in questo caso bianchissima e di quarzo) né si può fumare (!). In Costa Smeralda, poi, esistono le tariffe orarie: a Cala Brandinchi e Liscia Ruja si pagano 1,5 euro a testa all'ora. All'Asinara, ex carcere di massima sicurezza e ora parco nazionale, si arriva solo in quantità contingentate, mentre nella vicina Stintino una giornata può costare, causa ticket-parcheggio, fino a 20 euro. Dall'altra parte dell'Isola, a Chia, sulla costa sud-occidentale, la musica non cambia: tassa-parcheggio da 3 a 10 euro al dì. Perché la filosofia da imparare per chi quest'estate sogna la Sardegna è una sola: il paradiso non solo può attendere, ma costa caro e va preso a piccole dosi.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Boss a 29 anni: caccia al sardo che assalta i blindati]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/boss-29-anni-caccia-sardo-che-assalta-i-blindati.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/boss-29-anni-caccia-sardo-che-assalta-i-blindati.html</guid><dc:creator><![CDATA[Daniele Casale]]></dc:creator><description></description><pubDate>Wed, 02 Jul 2008 00:07:53 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>da Cagliari</p><p>È tornato sul campo assaltando l'ennesimo portavalori e lasciando l'immancabile «firma» sull'A14. Raffaele Arzu ha appena 29 anni, ma è uno dei trenta latitanti più pericolosi d'Italia. Arriva da Talana, paesino arroccato sui monti del Gennargentu, in Sardegna, famoso per aver dato i natali a numerosi malviventi specializzati in rapine.</p><p>La banda ha agito lunedì sera sull'A14 tra Castel San Pietro e Ozzano dell'Emilia, nel Bolognese. Una decina di malviventi armati fino ai denti, a bordo di quattro auto poi bruciate per bloccare il traffico, ha preso di mira un blindato di un istituto di vigilanza privata, che viaggiava assieme ad altri furgoni. Spettacolare la tecnica dell'assalto. All'altezza di Castel San Pietro, la Mercedes dei banditi si è fermata, le persone che erano a bordo sono scese e hanno dato fuoco alle auto bloccando il traffico. Contemporaneamente alcuni di loro sono saliti su due Lancia Thema e una Bmw affiancando i furgoni all'altezza di Ozzano. A quel punto è scattato l'assalto, con decine di fucilate sparate contro i portavalori e con gli autisti costretti a fermarsi. I rapinatori hanno preso di mira solo un furgone: segato il lato sinistro della carrozzeria con un flessibile sono riusciti a prendere una parte del denaro. Poi sono scappati.</p><p>Gli inquirenti sono sicuri che Raffaele Arzu e la sua banda (composta da molti sardi) siano gli artefici del colpo: la tecnica, la strumentazione e la spavalderia riconducono alla Primula rossa specializzata negli assalti. Il gruppo avrebbe firmato un'innumerevole serie di rapine del genere tra l'Emilia-Romagna, la Toscana e l'Umbria. Da ricordare quella di Umbertine, nel 2005, in cui fu ucciso un carabiniere, poi l'assalto del 7 gennaio scorso a Massa Marittima in cui fu assassinata una guardia giurata.</p><p>Arzu, classe 1979, sfugge alle forze dell'ordine dal 13 maggio 2002, quando un ordine di arresto venne emesso dal tribunale di Camerino per una rapina ai danni dell'ufficio postale di Castelraimondo (Macerata). Da allora il Gruppo integrato interforze della Direzione centrale della polizia criminale lo ha inserito tra i latitanti di «massima pericolosità». Osservando la foto segnaletica pubblicata sul sito web del Viminale, in mezzo alle altre 29, ci si stupisce della sua faccia da bravo ragazzo: occhialini, sguardo timido. Insomma, niente del physique du rôle del perfetto bandito, semmai l'eccezione che conferma la regola. Eppure sarebbe lui la mente che sta dietro i colpi ai blindati. È sempre riuscito ad evitare le manette, anche nell'ottobre 2004 quando invece a finire dietro le sbarre furono i colleghi Marco Pili, di Villagrande (vicino a Talana) all'epoca 25 anni, e Sergio Arzu, classe 1979 e cugino di Raffaele. Buon sangue non mente, evidentemente.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Nuoro, test del Dna a tutti per trovare i killer]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/nuoro-test-dna-tutti-trovare-i-killer.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/nuoro-test-dna-tutti-trovare-i-killer.html</guid><dc:creator><![CDATA[Daniele Casale]]></dc:creator><description><![CDATA[La proposta provocatoria del sindaco di Gavoi. Gli investigatori sono convinti che ad aver ucciso Dina Dore sia gente del posto. Decine di perquisizioni a caccia degli assassini della moglie del
farmacista sardo]]></description><pubDate>Tue, 01 Apr 2008 04:56:26 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p><b>Nuoro </b>- Indagini senza sosta a Gavoi per imboccare la pista giusta che porti gli inquirenti a trovare i responsabili del barbaro omicidio di Dina Dore. Un delitto che ancora non trova una spiegazione plausibile. La 37enne, moglie di un noto dentista della cittadina, era stata aggredita con un botta in testa e poi imbavagliata con del nastro adesivo appena scesa dall’auto che aveva parcheggiato nel garage di casa. Con a bordo ancora la figlioletta di 8 mesi. Quindi i banditi l’avevano scaraventata nel bagagliaio dell’auto, fuggendo inspiegabilmente: la vittima, stando ai risultati dell’autopsia, sarebbe morta nel giro di una decina di minuti per soffocamento.</p><p>Un giallo, a cominciare dalle assurde modalità dell’aggressione, che ancora oggi non trova certezze da cui partire.</p><p>Da giovedì scorso è un susseguirsi di perquisizioni in abitazioni della zona, casolari e ovili in cui si muovono pregiudicati locali che potrebbero avere avuto un ruolo nella vicenda. Questo perché dietro al delitto - è la nuova tesi degli investigatori - si nasconderebbero persone del paese o comunque delle immediate vicinanze.</p><p>Una tesi che suscita la reazione indignata del sindaco della cittadina e di molti abitanti. Per questo il primo cittadino di Gavoi lancia una proposta nemmeno troppo provocatoria: «I miei concittadini hanno la coscienza pulita e per dimostrarlo siamo pronti, con me in testa, a sottoporci all'esame del Dna. Nella peggiore delle ipotesi, se dal risultato delle analisi emergesse una qualche responsabilità da parte di un concittadino, saremmo pronti ad emarginarlo ed espellerlo. Vogliamo lanciare un segnale forte: Gavoi è fatta di gente pulita, per bene, che lavora all'insegna di una cultura positiva». Intanto le voci su nuovi elementi utili per l’inchiesta si susseguono ora dopo ora, non ultima quella che vorrebbe latitanti due giovani del posto, di 18 e 25 anni. Anche in questo caso, dalle forze dell’ordine conferme non ne arrivano, anzi.</p><p>Il marito della vittima, il dentista Francesco Rocca, si è detto sicuro che a breve le indagini arriveranno a una svolta: «Mi auguro – ha detto – che chi sa parli e resto convinto che si tratti di bassa manovalanza, assoldata da un professionista del mestiere. Sono stati talmente imbecilli da non saper neanche delinquere. Può darsi che l’organizzatore di questo folle piano venga da fuori, ma per me la manovalanza è gente di qua». Un’affermazione forte, spiegata così: «Del resto è logico: hanno agito in pieno giorno. Come si può pensare diversamente? Ci dev’essere stato l'appoggio di gente del posto». Rocca, che si è detto per la prima volta non più tranquillo di vivere a Gavoi, nonostante la tragedia personale presto si trasferirà in una casa fresca di ristrutturazione sempre in paese e acquistata l’anno scorso dall’avvocato Antonio Piras, famoso per aver fatto da intermediario nel sequestro di Silvia Melis nel 1997. E liquida come «fesserie» le illazioni che vorrebbero collegata la compravendita dell’immobile con possibili moventi per l’omicidio della moglie.</p><p>E a proposito di rapimenti, il dentista è sicuro (come del resto gli investigatori), che questa rimanga l’ipotesi numero uno: «Volevano portarla via, poi hanno perso la testa...». È certo inoltre che di testimoni veri ancora non ne siano saltati fuori.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[«Dina non è morta per un sequestro Chi lha aggredita voleva uccidere»]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/dina-non-morta-sequestro-chi-l-ha-aggredita-voleva-uccidere.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/dina-non-morta-sequestro-chi-l-ha-aggredita-voleva-uccidere.html</guid><dc:creator><![CDATA[Daniele Casale]]></dc:creator><description></description><pubDate>Mon, 31 Mar 2008 00:03:31 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>da Nuoro</p><p>Chi ha avvolto Dina Dore come una mummia voleva davvero impedirle di respirare e quindi ucciderla. E il sequestro non è più l'ipotesi privilegiata dagli inquirenti, mentre viene ormai scartata del tutto quella di una rapina finita nel sangue. Si tratta di un omicidio, forse addirittura premeditato, anche se il movente resta oscuro. Almeno per ora. Via via che passano i giorni l'assassinio della giovane donna 37enne di Gavoi (Nuoro), moglie di un dentista esponente politico locale, assume sempre più i contorni di una vicenda tutt'altro che lineare. Ben diversa da quanto delineato dalle forze dell'ordine a poche ore dal delitto. «Si tratta di un tentativo di rapimento finito male», sostenevano la questura di Nuoro e la procura di Cagliari. Invece, dopo il supervertice di sabato, sono emersi nuovi inquietanti scenari scaturiti dall'acquisizione di preziosi elementi per l'indagine, che comunque può contare su una convinzione condivisa: Dina Dore non è stata uccisa per caso, indiscrezione filtrata dalla riunione e riportata ieri dal quotidiano L'Unione Sarda. </p><p>Si indaga anche sull'amicizia tra il marito, Francesco Rocca, e il potente avvocato Antonio Piras (morto nel 2007), già intermediario al sequestro di Silvia Melis e con il quale il dentista era in ottimi rapporti: tra l'altro, proprio l'anno scorso, i due avevano concluso la compravendita della splendida villa di Piras che la famiglia Rocca stava ristrutturando per andarci presto a vivere. A questo punto della vicenda non si possono nemmeno escludere possibili rancori legati alla vendita dell'immobile. A Gavoi d'altra parte si sapeva del legame tra i due, il che fa tenere alta l'attenzione degli investigatori.</p><p>Ufficialmente, però, continuano a piovere smentite. Anche se ormai sull'esistenza del superteste tutti sono d'accordo: il famoso bimbo, che ha 9 anni e ha riferito di aver visto qualcuno correre con una «berritta» (tipico copricapo molto usato nei paesi dell'interno), c'è davvero. Il problema è che viene considerato un testimone praticamente irrilevante, nel senso che sì, potrebbe aver scorto una persona nelle vicinanze del viottolo della casa ma bisogna capire se si tratti dell'assassino della povera donna. Omicida che sarebbe anche riuscito a non farsi filmare dall'unica telecamera funzionante sulle vie del paese, quella dello sportello bancomat del Banco di Sardegna.</p><p>Altro elemento: lassassino, ammesso che fosse uno solo, non avrebbe lasciato tracce organiche sul nastro adesivo con cui ha avvolto Dina Dore né sulla Punto rossa. Circostanza importante che fa ritenere che quel mercoledì sera nel garage non sia entrato uno sprovveduto, perché ha usato guanti in lattice e tutte le cautele del caso per non farsi incastrare. </p><p>In ogni caso, tutto il materiale sarà spedito nel laboratorio romano della polizia scientifica per esami ancora più precisi.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Un bimbo ha visto chi ha ucciso Dina]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/bimbo-ha-visto-chi-ha-ucciso-dina.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/bimbo-ha-visto-chi-ha-ucciso-dina.html</guid><dc:creator><![CDATA[Daniele Casale]]></dc:creator><description><![CDATA[Nuoro, un ragazzino racconta agli inquirenti: "C’era un uomo con il
passamontagna che scappava". La donna forse colpita con una roncola. Al setaccio anche le registrazioni delle telecamere di un bancomat vicino alla casa: gli assassini potrebbero essere stati filmati]]></description><pubDate>Sun, 30 Mar 2008 07:26:39 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>da Nuoro</p><p>Gli occhi di due testimoni per trovare gli assassini di Dina: quelli di un bambino e poi gli «occhi» delle telecamere di un bancomat. In questi due elementi starebbe la chiave per trovare gli assassini di Dina Dore, la 37enne chiusa nel cofano della sua auto e morta soffocata durante un tentato sequestro a Gavoi, nel Nuorese.</p><p>Il superteste, la cui esistenza non viene però confermata dagli inquirenti, sarebbe già stato sentito alcune volte e potrebbe aver fornito elementi utili alle indagini: avrebbe notato dei movimenti fuori dal garage in cui è stata uccisa la donna e avrebbe scorto un uomo incappucciato fuggire a piedi per le vie del paese. Stava giocando - stando alle poche indiscrezioni filtrate dagli inquirenti- e avrebbe intravisto qualcuno con il passamontagna sul viso allontanarsi in tutta fretta dalla casa. La speranza è che qualche elemento in più possa arrivare dalle registrazioni delle telecamere puntate sull’unico sportello bancomat del paese, nella via principale. Se gli assassini, scappando da via Sant'Antioco, dalla casa della vittima, fossero passati da via Roma potrebbe esserci un preziosissimo video a immortalarli. Seppure in bianco e nero, al buio e con fotogrammi non ad alta definizione, le immagini potrebbero mostrare almeno l'altezza, la corporatura di questi, per ora, introvabili assassini. Gli inquirenti avrebbero così in mano le basi per un primo identikit.</p><p>La procura di Cagliari, che coordina le indagini, avrebbe acquisito anche le immagini immortalate da telecamere di abitazioni private, nella speranza che possano avere registrato qualcosa o, meglio, qualcuno. E a parte il rotolo di nastro adesivo trovato e compatibile con quello con il quale è stata avvolta mortalmente Dina Dore, carabinieri e polizia avrebbero raccolto, in un cassonetto, un oggetto ritenuto importante: forse lo stesso passamontagna indossato da uno dei banditi.</p><p>Ma il mistero non è legato solo al testimone e ai filmati. Resta da capire se si sia trattato di un tentativo di rapimento finito male, condotto da una banda di balordi non professionisti, o di una rapina sfociata poi nell'omicidio. Magari anche un sequestro «lampo» che avrebbe dovuto fruttare nel giro di poche ore qualche decina di migliaia d’euro. Ma, anche se il marito lo esclude, non viene scartata l’ipotesi di una vendetta. Ma di motivi per un odio così feroce per ora non c’è traccia.</p><p>Il problema è stabilire qualche certezza da cui partire. Manca anche «l’arma» utilizzata per stordire la vittima. Gli inquirenti smentiscono che possano essere le pinze trovate pulite nel garage, mentre gli inquirenti sarebbero propensi a credere che gli aggressori abbiano utilizzato un'ascia o una roncola.</p><p>E ieri pomeriggio tutto il paese si è stretto intorno alla famiglia di Dina e soprattutto al marito, Francesco Rocca. Almeno quattromila persone hanno partecipato alle esequie. Un pensiero è andato anche alla piccola Elisabetta, la figlia di otto mesi che suo malgrado ha assistito all'uccisione della madre. Durante la cerimonia, tutti hanno promesso di occuparsi di lei, di «adottarla». Struggente il necrologio che il marito ha pubblicato ieri sui quotidiani: «Per sempre porterò il tuo ricordo, per sempre ricorderò a Elisabetta quanto l'amavi, per sempre, assieme a Elisabetta, aspetteremo con immensa fede d'incontrarti... Dina. Un bacio, Francesco».</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Nuoro, Dina soffocata nel bagagliaio]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/nuoro-dina-soffocata-nel-bagagliaio.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/nuoro-dina-soffocata-nel-bagagliaio.html</guid><dc:creator><![CDATA[Daniele Casale]]></dc:creator><description><![CDATA[La donna colpita in testa, col nastro adesivo le hanno tappato
bocca e naso. Secondo il medico legale l’agonia è durata dieci minuti, aggredita tra le 19 e le 20. Gli
inquirenti: "Sequestro finito male". Spunta la
pista della rapina]]></description><pubDate>Sat, 29 Mar 2008 09:21:12 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p><b>Nuoro</b> - Le è stato fatale quel nastro da pacchi che le ha impedito di respirare. Avvolta come una mummia, mani e piedi legati davanti alla pancia e in posizione fetale, Dina Dore ha cessato di vivere neanche dieci minuti dopo essere stata rinchiusa nel baule della sua auto. Chi le ha teso un'imboscata nel garage di casa, dopo averla colpita con forza alla testa con un tronchese o una grossa pinza, ha dunque voluto assicurarsi che la donna non facesse rumore o si divincolasse ancora. La Punto rossa appena parcheggiata è sembrato loro il posto più sicuro dove nascondere una corpo ormai inerme.</p><p>L'autopsia ha dunque parzialmente chiarito gli ultimi istanti di vita della moglie del dentista di Gavoi. La perizia condotta ieri all’ospedale San Francesco di Nuoro su disposizione del magistrato della Direzione distrettuale antimafia (competente in materia di sequestri) è servita a dare una prima risposta all'inquietante interrogativo: la donna sarebbe stata salvata se la polizia l'avesse scoperta prima? Pare proprio di no, l'esame ha accertato che Dina Dore è morta per asfissia tra le 19 e le 20, quando gli inquirenti stimano sia stato compiuto il blitz in casa della vittima. Una conferma dunque alle loro tesi, che da subito avevano escluso che una persona, in quelle condizioni, senza poter respirare e con una ferita in testa, avrebbe potuto resistere diverse ore. Lo stesso marito ha condiviso le certezze degli investigatori, mettendo così fine a una sottile polemica sull'intervento della polizia. Altro elemento: la ferita in testa non è stata mortale, il colpo serviva solo a farle perdere i sensi.</p><p>In ogni caso, restano ancora diversi dubbi sulla dinamica di quanto è accaduto veramente nel garage di via Sant'Antioco, a Gavoi, e su quale sia il vero movente. L'ipotesi ufficiale rimane quella di un sequestro fallito e concluso con l'omicidio, ma si lavorerebbe anche intorno a un'altra possibilità, nonostante non ci sia alcuna conferma: una rapina finita male. Nuova pista che sarebbe giustificata da alcuni oggetti fuori posto e da un disordine anomalo.</p><p>Nella casa dell'orrore vanno avanti i rilievi della Scientifica, ai quali prende parte anche il marito della donna. E ieri mattina, a duecento metri dall'abitazione, i carabinieri hanno trovato un rotolo esaurito di nastro adesivo, compatibile con quello usato per avvolgere la Dore: analisi più accurate riveleranno se si tratta proprio del materiale usato dalla banda. In caso positivo, potrebbe conservare le impronte del commando, che gli inquirenti ritengono composto da non più di tre persone.</p><p>Intanto, oggi alle 15.30, si celebreranno i funerali, ai quali tutta la comunità di Gavoi prenderà parte.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Sequestro fallito: la donna subito massacrata]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/sequestro-fallito-donna-subito-massacrata.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/sequestro-fallito-donna-subito-massacrata.html</guid><dc:creator><![CDATA[Daniele Casale]]></dc:creator><description><![CDATA[Dina Dore, 37 anni, è stata colpita alla testa ed è morta sul colpo. Nella colluttazione ha tentato di difendersi ma i malviventi non hanno avuto pietà.
Gli inquirenti: "Era legata come una mummia"]]></description><pubDate>Fri, 28 Mar 2008 08:04:40 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p><b>Nuoro </b>- L’hanno cercata per sei ore in mezza Sardegna, era invece in un lago di sangue: uccisa e chiusa nel cofano della sua utilitaria. </p><p>Un tentativo di sequestro finito in un’assurda tragedia: Dina Dore, 38 anni, che fino a mercoledì notte si pensava nelle mani dell’Anonima sequestri sarda, è stata invece trovata morta, legata e imbavagliata «come una mummia» (diranno poi i poliziotti) nel bagagliaio della Punto rossa, dentro il garage dell’abitazione di Gavoi, paese montano a 40 chilometri da Nuoro e oasi felice nella Barbagia del malessere. </p><p>Una banda non di professionisti, dicono in molti, avrebbe cercato di rapire la donna al suo ritorno a casa, che si è ribellata al pensiero di finire nelle mani dei malviventi e inorridita dall’idea che con lei ci potesse essere anche la figlia di appena otto mesi. </p><p>Ma è stato davvero un tentativo di sequestro o una rapina sfociata nel sangue? E poi: Dina Dore è morta soffocata a causa del nastro adesivo con cui è stata avvolta interamente o la ferita in testa procurata da uno dei banditi le è stata fatale? Tutti interrogativi ai quali gli inquirenti dovranno dare una risposta, tenendo presente che a Gavoi di episodi simili a memoria d’uomo non se ne ricordano e che la comunità, per bocca del suo sindaco, ha promesso la massima collaborazione per risolvere il giallo.</p><p>Poi c’è il marito della vittima, Francesco Rocca, dentista e dirigente locale di Alleanza nazionale, che per primo ha lanciato l’allarme al 113, disperato perché non trovava la moglie e con la bimba che piangeva ininterrottamente nel garage. </p><p>Secondo le prime ricostruzioni, inizia tutto verso le 18 di mercoledì, nel pieno centro di Gavoi, quando Dina Dore saluta l’anziana madre e si dirige in macchina verso casa. Con lei, nel seggiolino della Punto, c’è anche sua figlia, di appena otto mesi. Poche centinaia di metri e Dina arriva di fronte al garage. La porta automatica si apre e l’utilitaria entra. È a questo punto che la banda sarebbe intervenuta. Due o più persone sorprendono la donna, le intimano di salire nella loro auto ma lei si rifiuta. La situazione precipita: i malviventi si agitano e temono che i vicini di casa possano sentire le urla. Allora trascinano Dina verso l’interno dell’abitazione, ma nell’andito lei si ribella di nuovo, forse perché riconosce uno degli aggressori. Un bandito la colpisce violentemente forse con il calcio della pistola, lei cade a terra stordita e perde molto sangue. A quel punto quello che doveva essere un possibile ostaggio (e con lei forse anche la figlioletta) si trasforma in qualcosa di troppo impegnativo. I sequestratori cambiano strategia, hanno paura di essere scoperti e allora decidono di lasciare la Dore, non prima di averla legata e imbavagliata con il nastro per pacchi. Poi la rinchiudono nel cofano e fuggono. </p><p>Sono le 19 circa. Passano altre due ore, due ore e mezzo prima che il marito, di ritorno dallo studio dentistico di Nuoro, possa dare l’allarme. Non appena arriva a casa, nota subito il garage aperto, disordine dappertutto e la bambina ancora nel seggiolino che piange. Vede gli occhiali della moglie in terra e capisce che è accaduto qualcosa di grave. Chiama il 113. Pochi minuti dopo la zona è già chiusa e scatta il piano anti–sequestri: in tutta la Barbagia posti di blocco sorvegliano gli ingressi dei paesi, mentre la scena del crimine rimane «sterile» fino all’arrivo del magistrato della Direzione distrettuale antimafia, competente nell’Isola sui sequestri di persona. È solo intorno alle 3 del mattino che cominciano i rilievi nella casa e nell’auto della Dore. Ed è proprio qui che viene scoperto il cadavere della poveretta.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Nuoro, rapita la moglie di un dentista]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/nuoro-rapita-moglie-dentista.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/nuoro-rapita-moglie-dentista.html</guid><dc:creator><![CDATA[Daniele Casale]]></dc:creator><description><![CDATA[Imponenti misure di sicurezza a Milano per il procedimento contro i presunti terroristi]]></description><pubDate>Thu, 27 Mar 2008 01:03:30 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>da Nuoro</p><p>Torna l'incubo sequestri in Sardegna. A neanche un anno dalla liberazione di Titti Pinna, l'allevatore di Bonorva che riuscì a fuggire dai suoi carcerieri, da ieri sera non si hanno più notizie di Dina Dore, 38 anni, moglie di un dentista di Gavoi, piccolo centro montano a 40 chilometri da Nuoro. Fino a tarda sera le notizie sulla vicenda erano frammentarie, ma si sa che la donna sarebbe stata rapita non appena arrivata a casa, prelevata mentre si accingeva a scendere dalla macchina dove si trovava anche la figlioletta di appena otto mesi. Alcune tracce di sangue trovate nelle vicinanze fanno pensare a una colluttazione tra la vittima e i rapitori, che comunque non hanno trovato ostacoli nel portare via la donna.</p><p>L'allarme è stato dato dal marito, Francesco Rocca, dentista con studi a Gavoi e Nuoro e dirigente di Alleanza nazionale molto conosciuto nel Nuorese (è stato consigliere provinciale qualche anno fa ed è attualmente vicepresidente provinciale del partito e componente del direttivo regionale di An): il professionista intorno alle 20.30, all'ingresso di casa, in via Sant'Antioco a Gavoi, ha notato il garage aperto e un certo disordine nell'appartamento. Poi ha trovato la figlia di otto mesi sola. Ha pensato subito che fosse successo qualcosa alla moglie e ha immediatamente avvisato le forze dell'ordine. </p><p>Dopo i primi rilievi è scattato in tutta l'isola il piano anti-sequestri, con posti di blocco all'ingresso di tutti i paesi della Barbagia e del centro Sardegna, squadre cinofile e un imponente schieramento di carabinieri e polizia. In questi casi la tempestività dell'azione delle forze dell'ordine è determinante per non regalare troppo margine ai sequestratori, che però possono contare su una zona, la Barbagia, poco abitata e densa di foreste e rifugi lontani da sguardi indiscreti. La mobilitazione e i controlli sono proseguiti tutta la notte, ma al momento di andare in stampa senza esiti positivi. Pare inoltre che nel 1974 il padre di Rocca fosse sfuggito a un sequestro.</p>]]></content:encoded></item></channel></rss>