<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" version="2.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"><channel><title><![CDATA[News feed]]></title><link>https://www.ilgiornale.it</link><atom:link href="https://www.ilgiornale.it/arc/outboundfeeds/rss/autore/guido-de-duccis/" rel="self" type="application/rss+xml"/><description><![CDATA[ News Feed]]></description><lastBuildDate>Tue, 28 Jul 2026 21:01:36 +0000</lastBuildDate><language>it</language><ttl>1</ttl><sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod><sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency><item><title><![CDATA[Acqua, quanto è buona quella del rubinetto?]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/dieta-e-alimentazione/acqua-quanto-buona-rubinetto-2100143.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/dieta-e-alimentazione/acqua-quanto-buona-rubinetto-2100143.html</guid><dc:creator><![CDATA[Guido De Duccis]]></dc:creator><description><![CDATA[Quanto è buona l'acqua del rubinetto?]]></description><pubDate>Tue, 10 Jan 2023 10:30:06 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Ci siamo soffermati sulle <b>acque minerali </b>in bottiglia. Ma naturalmente esiste un'alternativa: l'acqua del <b>rubinetto</b> o, come si dice, “del sindaco”. Scopriremo tra poco se rappresenta una soluzione altrettanto efficace o addirittura migliore.</p><p>Ma che ne pensano gli italiani? Agli inizi degli anni 2000 circa il 60% della popolazione faceva uso dell'acqua “domestica”. Percentuale che è poi aumentata di circa sette punti alla fine del primo decennio. Ora il trend si presenta in lenta ma costante ascesa.</p><p>L'acqua immessa in una rete idrica è un'acqua opportunamente trattata per essere resa potabile. Svariati sono gli interventi che può subire, a seconda del grado di contaminazione originario.</p><h2>Come l&#39;acqua è resa potabile</h2><p>In sintesi, il trattamento standard prevede una serie di passaggi: una preossidazione-<b>disinfezione con ozono</b> o composti del cloro per eliminare i batteri nocivi; una <b>coagulazione-flocculazione</b>, in grado appunto di far coagulare anche le particelle più fini in sospensione che vengono così rimosse; due<b> filtrazioni</b>, una su sabbia e una su carbone attivo granulare per rimuovere i composti organici residui e, infine, una <b>disinfezione</b> con un composto del cloro tale da mantenere un'adeguata percentuale di cloro residuo nelle condotte di distribuzione.</p><p>Tutto facile, dunque? Non esattamente. Il processo di potabilizzazione non pare esente da conseguenze: dall'interazione tra la sostanza disinfettante e la materia organica normalmente presente nell'acqua possono derivare sottoprodotti indesiderabili. In particolare, utilizzando come disinfettanti i composti del cloro si sviluppano numerose sostanze chimiche i cui soli nomi sono sufficienti a suscitare apprensione: si tratta di <b>trialometani</b> come il cloroformio e il bromoformio e di una famiglia di <b>acidi,</b> gli acidi aloacetici, per i quali non è ancora stato stabilito un valore di soglia a tutela della salute dei consumatori.</p><p>Ci sarebbe l'ozono, come abbiamo scritto prima. È un ottimo disinfettante e non dà origine ai suddetti sottoprodotti, ma può interagire con il bromuro presente nell'acqua originando lo ione bromato, sospetto cancerogeno. A questo elenco, necessariamente parziale di residui del trattamento di potabilizzazione, vanno aggiunti altri inquinanti di origine antropica, che, penetrando nel terreno, possono arrivare a contaminare le falde e che, in certi casi, possono sopravvivere ai processi di filtrazione.</p><p>La normativa in vigore, sufficientemente restrittiva e cautelativa per la salute, e i numerosi controlli effettuati nei laboratori di analisi, garantiscono che le acque di rete siano sufficientemente salutari e buone da bere. In più, a differenza delle acque minerali per le quali non sono previste soglie restrittive, sulle acque di rete è monitorata anche la <b>radioattività</b>, sondando la presenza di trizio e misurando la dose totale indicativa su base annua. Non solo:le acque minerali confezionate in bottiglia di plastica possono rimanere per mesi e mesi a contatto con sostanze chimiche riconosciute come disturbatori endocrini (ad esempio il Bisfenolo A).</p><p>Ai punti sembrerebbe facile assegnare la palma della maggiore sicurezza proprio all'acqua del sindaco, dunque. Ma ci sembra doveroso precisare un ultimo punto che forse pochi conoscono.</p><p>I gestori di acque pubbliche assicurano la potabilità dell'acqua solo fino al contatore, non al punto d'uso, cioè al rubinetto di casa. Se le tubazioni condominiali e domestiche sono vecchie, o se l'acqua staziona in vasche di raccolta poco pulite, è possibile che sgorghi dal rubinetto torbida o colorata, che sia contaminata da batteri, o che contenga un tasso maggiore di metalli pesanti, presentando al naso e al palato un odore e un sapore sgradevoli. Questo è uno dei motivi per cui si stanno diffondendo a macchia d'olio gli impianti domestici per affinare l'acqua; ne esistono di tutti i tipi e per tutte le tasche, ma quello che si sta imponendo come più popolare è senz'altro la caraffa filtrante.</p><p>Prima di raccogliersi nella caraffa, l'acqua del rubinetto passa attraverso una capsula filtrante multistrato. Senza soffermarci sulle varie fasi del filtraggio, ci limitiamo a ricordare che, senza alterare il residuo fisso, il filtraggio modifica la composizione quantitativa dei sali disciolti, diminuendo la durezza dell'acqua dovuta esclusivamente a calcio e magnesio, responsabili degli eventuali depositi calcarei. Vi è poi un filtro ulteriore a carbone attivo, che elimina sapori e odori sgradevoli connessi al trattamento con il cloro e rimuove alcuni microinquinanti chimici, a cui è aggiunta una percentuale di sali d'argento con proprietà antibatteriche. Infine, due ulteriori reti di contenimento hanno il compito di evitare il rilascio in acqua delle particelle di carbone.</p><h2>Ma è davvero opportuno utilizzare questo strumento?</h2><p>Sicuramente l'acqua esce migliorata per quel che riguarda il contenuto di piombo, cloro, zinco e alcuni pesticidi, ma il filtro è inefficace per la riduzione dei nitrati, di cui abbondano le acque di falda delle zone di pianura sfruttate per l'allevamento e l'agricoltura. Inoltre, se la capsula non viene periodicamente pulita e sostituita al termine del suo ciclo di vita, può addirittura peggiorare la qualità dell'acqua perchè, dopo un periodo di ristagno, può diventare luogo di coltura di una prolifica flora batterica.</p><p>In definitiva, nel “derby” delle acque è difficile trovare, a tutt'oggi, un vincitore sicuro...</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/EA3ZWCLX75NO3M5UGCQI3FJKHM.jpg?auth=093dec64eae1e5949f6e5b678bfb4a4291a3cccde00a1dfc02b032860206f753&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Acqua, viaggio nel bene più prezioso. Si parte con …le minerali]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/dieta-e-alimentazione/acqua-viaggio-nel-bene-pi-prezioso-si-parte-minerali-2091934.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/dieta-e-alimentazione/acqua-viaggio-nel-bene-pi-prezioso-si-parte-minerali-2091934.html</guid><dc:creator><![CDATA[Guido De Duccis]]></dc:creator><description><![CDATA[Siamo fra i primi consumatori di acqua in bottiglia: ciascun italiano, nel 2021, ha consumato in media ben 231 litri pro-capite (la media europea è di 118 litri). Come scegliere la minerale più adatta a noi? Cosa dicono le etichette?]]></description><pubDate>Mon, 05 Dec 2022 12:00:37 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Limitandoci a osservare il consumo di acqua in bottiglia si può dire che noi italiani siamo tra i popoli più “acquofagi” del pianeta.</p><p>Secondo i dati pubblicati dalla società <a href="https://www.beverfood.com/acquitalia-2022-23-acque-minerali-mano-beverfoodcom-wd/" target="_blank" rel="noopener">Beverfood</a> (specializzata in ricerche statistiche nel settore delle bevande), ciascun italiano nel 2021 ha consumato in media ben 231 litri pro capite, contro una media europea di 118 litri. Un’abitudine destinata ancora a crescere, considerato anche che nel 1980 gli italiani bevevano solo 47 litri a testa.</p><p>Le <b>acque minerali naturali</b> devono essere imbottigliate come sgorgano dalla sorgente, e quindi devono essere microbiologicamente pure, ovvero non devono contenere sostanze organiche, né riconducibili alla presenza di inquinanti di origine “umana”. Gli unici interventi ammessi riguardano la rimozione dell'arsenico e dei composti instabili di ferro, zolfo e manganese e all'eliminazione dell'anidride carbonica con la possibilità di reintrodurla successivamente per rendere la bevanda gassata.</p><p>Per legge le analisi da compiere sui campioni di acqua minerale naturale riguardano la determinazione di <b>ventitrè parametri chimico-fisici </b>(tra cui temperatura, durezza, residuo fisso a 180° C, pH, conducibilità elettrica specifica a 20° C, concentrazione di svariati ioni e così via) e di <b>sedici sostanze indesiderabili o nocive</b> come cianuro, arsenico (dannoso anche per lo sviluppo neurologico dei feti e dei neonati, tanto da essere stato associato con un aumento dell'incidenza di autismo) e metalli pesanti tipo piombo e nichel la cui concentrazione dev'essere inferiore a limiti prestabiliti.</p><h2>Le etichette</h2><p>Le etichette odierne, in realtà, non sono uno specchio fedele dell'acqua che beviamo, perchè un'ulteriore normativa lascia ampia libertà circa le indicazioni da dare al consumatore. Dei parametri oggetto delle analisi, in un'etichetta finiscono di solito solo quelli che si reputano caratterizzanti la particolare acqua mentre le altre informazioni riguardanti sostanze tossiche o indesiderabili sono pubblicate a discrezione del produttore.</p><h2>Come scegliere</h2><p>Come comportarsi allora? Le acque minerali di per sé sono limpide, inodori e incolori ma è possibile imparare a distinguerle e scegliere quelle più adatte alla nostra salute e alle nostre esigenze? Leggendo correttamente le etichette e affinando il palato, proprio come faremmo per un buon vino, la risposta è affermativa.</p><p>Il primo parametro che consente di orientarsi tra le diverse acque è il <b>residuo fisso</b> a 180° C, presente in etichetta: non è altro che il contenuto totale di sali minerali disciolti nell'acqua, attraverso la misura di quanti milligrammi di parte solida sopravvivono facendo evaporare tutta l'acqua e sottoponendola a un processo di essicamento alla temperatura di 180°C .</p><p>Un'acqua con residuo fisso inferiore a 50mg/l è minimamente mineralizzata: al sapore appare leggera, proprio per il basso contenuto di sali. Acque con queste caratteristiche (e con poco sodio) sono ottime per trattare infezioni renali e per la preparazione degli alimenti per neonati. Sono considerate oligominerali, ossia con pochi minerali, le acque con residuo fisso compreso tra 50 e 500 mg/l; mediamente mineralizzate quelle con valori compresi tra 500 e 1.500mg/l; mentre quelle con residuo fisso superiore a 1.500mg/l (ma ne esistono persino con residuo fisso vicino a 3.000mg/) sono acque fortemente mineralizzate dal gusto più corposo e strutturato. Queste acque, oltre a <b>facilitare la digestione</b>, possono essere impiegate <b>al posto degli integratori</b> da chi pratica molto sport.</p><p>Un altro metodo per ricavare il contenuto salino di un'acqua, da confrontare con il residuo fisso, è la misura della <b>conducibilità elettrica</b>. Maggiore è il contenuto di ioni disciolti, maggiore è la conducibilità dell'acqua, poiché gli ioni, ottenuti dallo scioglimento dei sali minerali, sono dotati di carica elettrica e il loro moto ordinato crea una corrente elettrica all'interno dell'acqua. La conducibilità dipende dalla temperatura e normalmente è misurata a 20°C.</p><h2>Il pH</h2><p>Un terzo parametro da considerare è il pH, che fornisce un'indicazione del grado di <b>acidità o basicità </b>dell'acqua derivante dalla maggiore o minore attività dello ione OH 3+, che si forma per dissociazione della molecola d'acqua. Un'acqua è acida se il suo pH è inferiore a 7, basica se supera tale valore.</p><p>La maggior parte delle acque minerali in commercio ha un pH compreso fra 6,5 e 8,0. La maggiore acidità, facilmente assimilabile al palato, può essere associata a una maggiore presenza di anidride carbonica disciolta, altro parametro spesso riportato in etichetta, che può conferire all'acqua anche una debole effervescenza naturale. Questo parametro dovrebbe essere considerato con molta attenzione dalle donne in gravidanza e in allattamento. In questa fase, infatti, una donna dovrebbe sempre valutare le necessità del nascituro/neonato e la quantità di urina prodotta, utilissima per eliminare le scorie e le tossine dal proprio corpo e da quello del bambino. Per tali ragioni bisognerebbe scegliere acque con pH il più vicino al 7 (valore neutro), mai troppo inferiore, superiore (ossia tendente all'alcanizzazione) solo in caso si sia in uno stato di acidosi metabolica.</p><p>Il quarto parametro dell'acqua da analizzare è la <b>durezza</b>, con cui si misura il carbonato di calcio, che viene misurata in gradi francesi (°f) dove 1°f corrisponde a 10 mg/L. In base alla durezza le acque variano da molto dolci (fino a 4 °f), a dolci (da 4° a 8°f), a mediamente dure (da 8°f a 18°f) fino a molto dure (oltre 30° f).</p><p>Ma ciò che dona a un'acqua minerale il vero e proprio carattere che fa la differenzia dalle altre è la composizione del <b>bouquet dei sette ioni </b>presenti in concentrazioni maggiori, che da soli coprono il 90% della totalità di sostanze chimiche dell'acqua. Non ci addentriamo nella natura e nelle particolarità fisico-chimiche di questi ioni, positivi e negativi. Diciamo solo che è proprio il rapporto tra le concentrazioni degli ioni a determinare il tipo di acqua minerale. Al lettore basterà sapere che, se al palato avverte un marcato retrogusto dolciastro, l'acqua è ricca di ioni calcio e bicarbonato; se prevale un sapore salato i responsabili sono gli ioni cloruro e sodio evidentemente prevalenti; una punta di amarognolo è dovuta invece all'abbondanza di magnesio.</p><p>Un'indagine condotta dal laboratorio centrale Acam Acque di La Spezia su circa 250 acque minerali italiane, tra le oltre 300 oggi in commercio, ha evidenziato che tre quarti di esse sono dolciastre e poco mineralizzate, ovvero con una prevalenza di bicarbonato e calcio. Per trovare acque fortemente minerali, occorre, tranne qualche eccezione, sondare le sorgenti del Centro-Sud dell'Italia.</p><p>Insomma, affermare che “siamo ciò che beviamo” non è più un luogo comune.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/HZ3B3WKM4BMSHC6ERPKZ55ABC4.jpg?auth=17314f2aa63ec42b8b694538153a0e52027f301b54d3c8ef3bc73da6de83823e&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[L'inquinamento ambientale in gravidanza danneggia il nascituro]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/benessere/linquinamento-ambientale-gravidanza-danneggia-nascituro-2085964.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/benessere/linquinamento-ambientale-gravidanza-danneggia-nascituro-2085964.html</guid><dc:creator><![CDATA[Guido De Duccis]]></dc:creator><description><![CDATA[Gli effetti delle polveri sottili su mamme e bebè]]></description><pubDate>Tue, 22 Nov 2022 08:00:27 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Che l'inquinamento ambientale sia nocivo per la salute è ampiamente noto.</p><p>Oggi però si sospetta che possa portare a una riduzione dell'età gestazionale alla nascita e addirittura aumentare il rischio di parto cesareo di urgenza nelle donne in gravidanza.</p><p>Un recente studio effettuato su un campione di circa 130 donne alla dodicesima settimana di gestazione pare confermare e precisare questa allarmante notizia.</p><p>La ricerca ha misurato i livelli di <b>proteina Pcsk9</b>, responsabile della regolazione del cosidetto colesterolo cattivo (Ldl). La notizia è che l'esposizione al <b>particolato Pm2,5</b> si associa ad un aumento del livello circolante di questa proteina.</p><p>La stessa ricerca dimostrerebbe, inoltre, che l'età gestionale alla nascita si riduce di circa una settimana per ogni incremento pari a 100ng/ml dei livelli circolanti della stessa proteina. L'importante studio è stato coordinato dalla dottoressa <b>Chiara Macchi</b>, ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell'Università degli Studi di Milano e membro del gruppo di ricerca coordinato dai dottori Alberto Corsini e Massimo Ruscica dello stesso Dipartimento universitario milanese. Tale ricerca è stata pubblicata su <i>Environment International</i> e ha ricevuto una borsa di studio nell'ambito del Prix Galien Italian 2022.</p><p>Ma le cattive notizie, come i carabinieri delle barzellette, viaggiano sempre in coppia.</p><h2>Lo studio a Taiwan</h2><p>Un altro studio pubblicato su <i><a href="http://doi.org/10.1111/dmcn.15430" target="_blank" rel="noopener">Developmental Medicine and Child Neurology</a></i> ci avverte infatti che l'esposizione al PM25 ambientale è <b>significativamente correlata al ritardo nello sviluppo motorio</b> fine e grossolano e a quello dell'ambito personale e sociale dei bambini. Per "sviluppo motorio grossolano" si intende camminare, correre, saltare, rimanere in equilibrio con uno o due piedi etc; con l'espressione "sviluppo motorio fine" ci si riferisce sostanzialmente all'abilità di coordinazione occhio-mano, alle abilità manuali e a quelle grafomotorie.</p><p>Vediamo i passi più significativi dell'articolo: "Nell'analisi sono stati inclusi quasi 18.000 bambini che non presentavano malformazioni congenite. Gli esperti hanno osservato che una maggiore esposizione al Pm 2,5 durante il secondo trimestre di gravidanza è risultato associata ad un aumento del rischio di ritardi nelle tappe dello sviluppo neurologico motorio grossolano. È stato anche riscontrato un ritardo dello sviluppo motorio fine e dell'ambito delle abilità personali e sociali in correlazione all'esposizione a Pm 2,5 nel secondo e nel terzo trimestre di gravidanza..."</p><p>Pur essendo necessari ulteriori studi di conferma e di approfondimento i ricercatori concludono: "Dai nostri risultati appare evidente che la protezione dei bambini dall'inquinamento ambientale deve iniziare prima ancora della nascita".</p><h2>Le conferme dell&#39;epigenetica</h2><p>Del resto, la scienza che studia le relazioni tra danni fetali e sostanze chimiche inquinanti, l'epigenetica, si è sviluppata a partire dalla fine dell'Ottocento, proprio sulla base dell'osservazione di un aumento esponenziale dei casi di <b>obesità infantile, autismo, malattie autoimmuni e allergie infantili.</b></p><p>"Il periodo più sensibile per i danni epigenetici- conferma la dottoressa <b>Simona Nava</b> (che ha appena pubblicato il libro <i>1000 giorni di vita dal concepimento</i>, Eifis Editore pag. 80) - sono, appunto, i primi mille giorni di vita, quelli che trascorrono dal giorno del concepimento al compimento del secondo compleanno. In questo periodo ogni stimolo stressogeno può comportare conseguenze dannose sul futuro sviluppo dell'individuo, soprattutto in quello nervoso e immunitario. L'inquinamento ambientale non causa quasi mai malformazioni visibili alla nascita, come può fare il virus della rosolia e la carenza di acido folico, ma determina un disturbo della programmazione cellulare fetale, facendo nascere un bambino con un sistema psico-neuro-endocrino-immunologico alterato e, quindi, predisposto al mal funzionamento".</p><p>La dottoressa ci ricorda che le fonti di disturbo maggiori per il feto, derivano da:</p><ul><li>fumo e alcool (della madre, si intende!).</li><li>disturbatori endocrini e campi elettromagnetici, sui quali non ci possiamo soffermare ma che meriterebbero di essere approfonditi in altra sede.</li><li>metalli pesanti, polveri sottili e pesticidi (pollution), di cui si è parlato fin qui.</li></ul><p>L'effetto di queste sostanze può comportare aborti spontanei e nascita di bambini pretermine e di basso peso. Ce ne sarebbe abbastanza ma vogliamo dar conto di un ulteriore ricerca finanziata dal Ministero della Salute e coordinata dal Dott. <b>Luigi Montano</b> con il gruppo di ricerca <b>EcoFoodFertility</b> sui giovani provenienti da varie località d'Italia ad alto rischio ambientale (Brescia, Frosinone, Terra dei Fuochi). In questo studio denominato <b>FAST</b> (Fertilità, Ambiente, Alimentazione, Stili di Vita) si dimostra che lo stato del liquido seminale in giovani uomini viene ampiamente compromesso dall'esposizione ad inquinanti ambientali e metalli pesanti. Tra i gruppi in studio, i giovani provenienti dalla Terra dei Fuochi, erano quelli con i danni maggiori alla loro fertilità, ma il ricercatore ci vuole mandare un messaggio di speranza proprio in quel gruppo: avendolo diviso in due sottogruppi, ha lasciato ad uno la dieta abituale e ha imposto al secondo una rigorosa dieta mediterranea, basata su prodotti di agricoltura naturale e priva di sostanze chimiche. Il risultato è stato confortante perchè ha dimostrato, una volta di più, che una dieta ricca di sostanze antiossidanti ha corretto i danni determinati dall'inquinamento.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/P2XHFS42MJNNXMILIOMBAKJJAI.jpg?auth=d971356dd02d4dd3ae33303dad36226688edcbf0c79fce53673bdc3fa243b928&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Quercetina, quando la salute ci arriva dalle piante]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/salute/quercetina-quando-salute-ci-arriva-dalle-piante-2079848.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/salute/quercetina-quando-salute-ci-arriva-dalle-piante-2079848.html</guid><dc:creator><![CDATA[Guido De Duccis]]></dc:creator><description><![CDATA[Tutti i benefici della quercetina]]></description><pubDate>Wed, 02 Nov 2022 11:20:39 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Cos'hanno in comune cipolla rossa, capperi e radicchio? Ciascuno di noi sa che sono vegetali, certamente, ma pochi forse sono al corrente che contengono tutti abbondanti quantità di <b>quercetina.</b></p><p>La quercetina possiede, come vedremo, proprietà anti-ossidanti, anti-infiammatorie e anti-allergiche notevoli ed è praticamente priva di effetti collaterali nocivi per l'uomo.</p><p>Può essere modificata con relativa facilità per sviluppare una molecola di sintesi ancora più potente, grazie alle sue dimensioni ridotte e ai particolari gruppi funzionali presenti nella sua struttura chimica.</p><p>Presenta un altro vantaggio non trascurabile: poiché non può essere oggetto di brevetto, chiunque può usarla come punto di partenza per nuove ricerche.</p><h2>Che cos&#39;è?</h2><p>La quercetina è un flavonoide prodotto dal metabolismo di alcune piante (ippocastano, biancospino, camomilla) ma si trova anche nelle verdure e nella frutta. È impiegata nel trattamento dei disturbi metabolici e infiammatori e la principale attività attribuita è quella antiossidante. Contribuisce a ridurre la formazione di radicali liberi e sostanze pro-infiammatorie. Ad essa vengono attribuite proprietà vasoattive in quanto aumenterebbe la resistenza dei capillari.</p><p>Diversi studi dimostrano che la quercetina possiede le seguenti proprietà:</p><ul><li>antinfiammatoria</li><li>antiestrogenica</li><li>di riduzione della formazione del tessuto endometriale</li><li>di protezione cardiovascolare</li><li>immunomodulatoria</li><li>antiaterosclerotica mediante l'inibizione dell'ossidazione delle LDL e il conseguente danno endoteliale arterioso</li><li>gastroprotettiva</li><li>antivirale (ne parleremo tra poco in relazione al Covid-19).</li></ul><p>La quercetina viene assorbita a livello intestinale e i suoi metaboliti sono distribuiti dal fegato ai vari tessuti dell'organismo; nel plasma si trova legata all'albumina. La disponibilità della quercetina assunta per via orale è incerta; sembra che sia meglio assimilata dall'intestino se assunta assieme a grassi quali i trigliceridi a media catena. Per questa ragione è importante che eventuali integratori di quercetina contengano sostanze lipidiche e che vengano assunti a stomaco pieno. Altrettanto importante, oltre che ovvio, il consumo di verdura e frutta. Oltre che nei vegetali citati sopra ricordiamo infine che la quercetina è presente nel cacao, nel tè verde e negli agrumi.</p><h2>La proprietà antivirale</h2><p>E veniamo agli incoraggianti studi sul possibile utilizzo della quercetina come coadiuvante nella cura del Covid-19.</p><p>Nel settembre 2020, il CNR ha pubblicato un comunicato stampa per divulgare la scoperta di uno studio internazionale cui aveva partecipato L'Istituto di Nanotecnologia dell'ente di ricerca nazionale: “<i>La quercetina, molecola di origine naturale, funge da inibitore specifico per il virus responsabile del Covid-19, mostrando un effetto destabilizzante sulla 3CLpro, una delle proteine fondamentali per la replicazione del virus</i>...”.</p><p>Il risultato è l'esito del lavoro di ricerca condotto da <b>Bruno Rizzuti</b> dell'Istituto di nanotecnologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Nanotec) di Cosenza con un gruppo di ricercatori di Madrid e Saragozza ed è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista <i><a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32745548/" target="_blank" rel="noopener">International Journal of Biological Macromolecules</a></i>.</p><p>Spostiamoci in Spagna e ascoltiamo la dottoressa <b>Olga Abian</b>, dell'Università di Saragozza e prima autrice della pubblicazione: “<i>In una prima fase di lavoro è stata studiata, con varie tecniche sperimentali, la sensibilità di questa proteina a varie condizioni di temperatura e pH: un risultato importante perchè molti gruppi stanno lavorando su 3CLpro come possibile bersaglio farmacologico, in virtù del fatto che è fortemente conservata in tutti i tipi di coronavirus</i>"<i>.</i></p><p>Inoltre: “<i>La parte più interessante di questo lavoro è lo screening sperimentale eseguito su 150 composti, grazie a cui la quercetina è stata individuata come molecola attiva su 3 Clpro”, </i>ha concluso Adrian Velazquez-Campoy dell'Università di Saragozza, che ha diretto il gruppo di ricerca e ha già lavorato alla ricerca di farmaci inibitori della proteina per il virus SARS originario che causò l'epidemia del 2003,<i> “La quercetina riduce l'attività enzimatica di 3 Clpro grazie al suo effetto destabilizzante sulla proteina...</i>”.</p><p>La notizia fu ripresa da molti giornali tra cui l'agenzia stampa <i>Adnkronos</i>: “<a href="https://www.adnkronos.com/covid-un-composto-naturale-lo-uccide-scoperta-del-cnr_2iZQ5F7A6BPTe5bcgUdVIb" target="_blank" rel="noopener">Covid, un composto naturale lo uccide: scoperta del CNR</a>”.</p><p>Come si dice in questi casi “Se son rose, fioriranno”.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/LWJK7N5WMVNCPDFDDBWNOO3EDM.jpg?auth=d3394a8e89b7d4f1a794725a56dcd1af860704ad1a2025fdfc6ac7bc04c65e23&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Resveratrolo, l'antiossidante che è anche un antivirale]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/salute/resveratrolo-lantiossidante-che-anche-antivirale-2072491.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/salute/resveratrolo-lantiossidante-che-anche-antivirale-2072491.html</guid><dc:creator><![CDATA[Guido De Duccis]]></dc:creator><description><![CDATA[Tutte le proprietà del resveratrolo]]></description><pubDate>Thu, 06 Oct 2022 10:45:45 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Lo sappiamo da tempo, il <b>resveratrolo</b> è uno dei più potenti <b>antiossidanti</b> conosciuti. È anche uno dei più simpatici perchè ci consente di gustare, senza troppi sensi di colpa, un bel calice di vino rosso.</p><h2>Che cos&#39;è</h2><p>È una sostanza di origine vegetale appartenente alla famiglia dei polifenoli. Si trova nell'uva rossa, nei mirtilli e, in generale, nei frutti di bosco. Non tutti però sanno che una pianta erbacea nota come caprifoglio giapponese ne è altrettanto ricca.</p><h2>Le proprietà</h2><p>Il resveratrolo, come già accennato, ha un'azione antinfiammatoria, antiossidante, neuro e <a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20074034/" target="_blank" rel="noopener">cardio protettiva</a>. Ma possiede anche specifiche proprietà antibatteriche e antivirali. Proprio su queste ultime vogliamo soffermarci. <a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28193191/" target="_blank" rel="noopener">Studi recenti</a> ne hanno dimostrato l'utilità nei confronti di quasi tutti i virus respiratori, sia a DNA che a RNA, tra cui l'influenza, i rhinovirus, il MERS-CoV e il SARS-CoV-2.</p><p>Proprio con riferimento al virus MERS-CoV (“cugino” del SARS-CoV-2), l'assunzione di resveratrolo ha ridotto l'espressione dell'RNA virale e la quantità di virus prodotto dalle cellule infette (ma, si badi, senza determinare l'inattivazione delle particelle virali).</p><p>Più in dettaglio si è scoperto che l'effetto antivirale in questo tipo di virus si esercita sull'espressione dei geni virali e sulla fase di maturazione del virus stesso. In particolare, nei casi di gravi infezioni, il trattamento con resveratrolo sembrerebbe produrre anche una riduzione delle specie reattive dell'ossigeno (ROS) prodotte dalle cellule infiammatorie (come i neutrofili) reclutati nel sito dell'infiammazione e che portano ai fin troppo noti danni polmonari.</p><p>Ascoltiamo la dottoressa <b>Paola Mastromarino</b>, microbiologa e virologa del Dipartimento sanità pubblica e Malattie infettive dell'Università La Sapienza di Roma: “Il resveratrolo inibisce la replicazione dei rhinovirus, del virus dell'influenza e del virus respiratorio sinciziale (Vrs). Inoltre, riduce drasticamente la sintesi delle molecole proinfiammatorie indotte dall'infezione (interleuchina-6 e 8) che sono le principali responsabili dei sintomi associati alle infezioni virali delle alte vie respiratorie. Il dato è rilevante, dato che un bambino su tre è affetto da malattie respiratorie, e che otto volte su dieci la causa è virale e gli antibiotici sono inefficaci”. Aggiunge, inoltre, che poiché “...il resveratrolo non colpisce il virus ma inibisce le vie cellulari utili al virus, la possibilità che si creino ceppi resistenti è improbabile”.</p><p>“Le infezioni respiratorie” ammonisce al riguardo <b>Michele Miraglia Del Giudice</b>, pediatra e allergologo presso la seconda Università di Napoli, “rappresentano in Italia circa l'80% delle visite pediatriche: il 25% dei bambini entro il primo anno di vita e il 18% di quelli in età compresa fra uno e quattro anni sono affetti da infezioni respiratorie ricorrenti”.</p><p>Ce ne è abbastanza per sperare che gli studi sul resveratrolo non si fermino qui. Nel frattempo via libera a uva rossa e mirtilli sulle nostre tavole.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/CXQT3QGXGNIYNCVZLLTEKUOM6Q.jpg?auth=b31f7eda9e4d2756223d687b571cdef5f7aee8969941c1555c98aeb93b3c9b70&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Eritritolo, lo zucchero a zero calorie]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/salute/eritritolo-zucchero-zero-calorie-2050948.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/salute/eritritolo-zucchero-zero-calorie-2050948.html</guid><dc:creator><![CDATA[Guido De Duccis]]></dc:creator><description><![CDATA[Uno dei nuovi dolcificanti, alternativi allo zucchero, promette di non far ingrassare. Ma in attesa di nuove conferme, è bene non esagerare]]></description><pubDate>Thu, 28 Jul 2022 09:00:10 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Parlare di <b>zuccheri</b> e associarli a benefici per la nostra salute pareva davvero un ossimoro.</p><p>Certo, da tempo conosciamo le caratteristiche del <b>D-Mannosio</b>, per esempio, uno zucchero semplice di origine vegetale (estratto dal mais) e di uva ursina, indicato per favorire la funzionalità delle vie urinarie e il drenaggio dei liquidi corporei. Ma sembrava proprio la classica eccezione.</p><p>Pochi lettori forse sanno che dal 2006 la Commissione Europea ha approvato come dolcificante in tutta Europa, e quindi anche in Italia, l'uso di uno zucchero atipico, chiamato <b>Eritritolo</b>. Sarà la vera svolta? Vedremo.</p><p>Gli incoraggianti studi, <a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/9862657/" target="_blank" rel="noopener">a partire da quello del 1998</a>, sembrano confermare che l'Eritritolo potrebbe davvero rappresentare un'ottima alternativa ai dolcificanti sintetici o semisintetici tradizionali. Ma non mancano le perplessità.</p><h2>Che cosa è e dove si trova?</h2><p>Per i lettori col pallino della chimica (gli altri sorvolino senza rimpianti) diciamo subito che è un poliolo a 4 atomi di carbonio presente in natura anche nella frutta. Può essere estratto, con processi industriali, da zuccheri vegetali sottoposti a processi intensivi di fermentazione batterica in specifici bioreattori.</p><p>Rispetto ai normali zuccheri ecco le principali differenze:</p><ul><li>indice glicemico pari a zero. Tale caratteristica permette di evitare i normali “picchi glicemici” legati al consumo di zuccheri e rende l'Eritritolo ideale nei pazienti diabetici e affetti da sindrome metabolica. Tuttavia, secondo alcuni nutrizionisti, il sapore dolce potrebbe ingannare l'organismo e indurlo a non produrre più insulina. Potrebbe succedere così che, reintroducendo i veri zuccheri, si vada incontro a un'insulino-resistenza. Prima di esagerare con il nuovo dolcificante, è bene essere prudenti e attendere nuove conferme</li><li>ridotto apporto energetico (circa 0,2 K.cal per grammo di prodotto) che consente di abbattere il contenuto calorico legato al consumo di zucchero o a prodotti dolcificati con saccarosio, risultando adeguato durante protocolli dietetici ipocalorici e ipoglucidici</li><li>un potere dolcificante valutato tra il 60 e l'80% del comune saccarosio.</li></ul><p>Privo del retrogusto amaro tipico dei comuni dolcificanti sintetici e semisintetici, può essere utilmente impiegato anche nella preparazione di dolci o pietanze.</p><p>Non trascuriamo di rimarcare la ridotta attività cariogena dell'eritrolo, tale da preservare il cavo orale dalla normale colonizzazione batterica provocata dagli zuccheri in generale.</p><h2>I vantaggi rispetto ai dolcificanti di sintesi</h2><p>L'eritritolo presenta caratteristiche metaboliche <i>sui generis</i> che gli permettono di essere facilmente assorbito dalla mucosa intestinale e successivamente eliminato per via renale.</p><p>Tale proprietà ne impedisce l'accumulo all'interno del lume intestinale e il conseguente richiamo di acqua. Addio dunque al rischio di dolori addominali crampiformi e fastidiose diarree dopo l'assunzione. Ma c'è di più.</p><p>Recenti studi sperimentali avrebbero osservato perfino un ruolo antiossidante di questo zucchero perchè in grado di proteggere la mucosa intestinale dall'azione ossidante di specie reattive dell'ossigeno, responsabili del deterioramento ossidativo delle strutture cellulari e della perdita della funzione di barriera. Certo, negli ultimi anni, proprietà antiossidanti non si negano (quasi) a nessun integratore emergente ma se la scienza futura dovesse confermare tali prime ricerche si aprirebbero scenari davvero interessanti nel campo nutrizionale.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/EBNEOHROIBPIPFHRQJ63QUIGG4.jpg?auth=436df59abf9ca2a7296f528feb61f0d5bb8147e4d10e74a6c8374e2ba04713f5&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Cos'è l'acido butirrico e perchè fa bene]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/salute/cos-lacido-butirrico-e-perch-fa-bene-2046953.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/salute/cos-lacido-butirrico-e-perch-fa-bene-2046953.html</guid><dc:creator><![CDATA[Guido De Duccis]]></dc:creator><description><![CDATA[Tutti i benefici dell'acido grasso a catena corta che si forma quando i batteri intestinali scompongono la fibra alimentare]]></description><pubDate>Wed, 06 Jul 2022 10:00:06 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>È difficile nominare il <b>burro</b> e pensare a benefici per la nostra salute. Molti di noi lo associano per lo più a colesterolo alto e trigliceridi: insomma, a qualcosa di amico del palato ma che col benessere c'entra davvero poco. La cattiva fama del burro è, in parte, giustificata visto che rappresenta una fonte di grassi saturi animali.</p><p>Forse, però, non sapete che il burro è una delle migliori fonti alimentari di <b>acido butirrico</b> (ma non l'unica, lo sono anche il latte di capra, quello di pecora, l'olio extravergine e l'aceto ma ne parleremo più avanti).</p><p>E proprio di questo acido e delle sue caratteristiche vogliamo oggi argomentare.</p><h2>Che cosa è, anzitutto?</h2><p>L'acido butirrico o<b> butirrato</b> è un <b>acido grasso a catena corta</b> che viene creato quando i batteri buoni dell'intestino scompongono la fibra alimentare. Tutti conoscono l'importanza di un buon funzionamento del colon per il nostro sistema immunitario, per il metabolismo e per tante altre cose. La letteratura medica sul punto è vastissima, perciò possiamo tranquillamente sorvolare.</p><p>Ascoltiamo solo il professor <b>Philippe Lagarde</b>, oncologo di fama mondiale: "Dopo cinquant'anni di oncologia sul campo, non posso dire che una persona con problemi intestinali sia automaticamente destinata a sviluppare un tumore, ma posso dire con certezza che in questi cinquant'anni di oncologia non mi è mai capitato di curare un malato di tumore che non fosse affetto anche da un problema intestinale" (da <i>Il cibo che cura, il cibo che ammala</i> di <b>Maria Rosa Di Fazio,</b> editore Mind). Tranchant e più chiaro di mille trattati.</p><p>Ci linitiamo a ricordare che le cellule batteriche presenti nell'intestino sono 10 volte superiori al restante numero di cellule presenti nello stesso individuo e sono pari a quasi 2 kg del nostro peso corporeo. I batteri “buoni” dell'intestino producono gli acidi grassi a catena corta (ai lettori bravi in chimica farà piacere sapere che trattasi di acidi contenenti fino a 6 atomi di carbonio). Questi acidi hanno, in generale, un forte potere <b>antiinfiammatorio</b>: in particolare l'acido butirrico si è rivelato utile per il trattamento della <b>celiachia</b> e delle più gravi malattie infiammatorie intestinali come la <b>colite ulcerosa</b> e il <b>morbo di Crohn</b>. Già così non sarebbe male ma sembra persino in grado di aiutare le cellule del colon a rimanere sane, a impedire la crescita delle cellule tumorali e a favorirne la distruzione.</p><h2>Come assurmerlo?</h2><p>La domanda è d'obbligo: come possiamo ottenere un aumento di questi acidi grassi a catena corta così importanti? Elementare: consumare molti alimenti ricchi di fibra come verdura e frutta. Un recente studio su circa 150 individui ha evidenziato una positiva associazione tra un aumento di questi acidi nelle feci e una maggiore assunzione di alimenti vegetali. Naturalmente quantità e qualità delle fibre ingerite influiscono sulla composizione dei batteri intestinali, che a loro volta influiscono sulla produzione di acidi grassi a corta catena. Per inciso, le fibre convertite in acido butirrico sono quelle solubili, derivati da carboidrati non digeriti nel tenue, come le <b>pectine</b> e l'<b>amido resistente</b>, ad esempio.</p><p>Più in dettaglio ecco, senza pretesa di completezza, un utile elenco di sostanze indicate:</p><ul><li>Inulina: si assume da carciofi, aloe, aglio, porri, cipolle, farro, segale.</li><li>Fruttoligosaccaridi (Fos): li troviamo nelle banane oltre che in aglio e cipolle.</li><li>Amidiresistente: come quello da mais.</li><li>Pectina: fonti di pectina sono: mele, albicocche, arance, carote.</li><li>Grassi: da burro, come si diceva all'inizio, ghee (burro chiarificato, privato di acqua e di componente proteica), olio extravergine di oliva, formaggio crudo da pascolo.</li><li>Aceto.</li><li>Fermentati: i lattofermentati e i cibi fermentati. Possiamo menzionare, la panna acida, la senape, i sottaceti e i crauti.</li></ul><p>È importante ricordare che il butirrato raggiunge più facilmente il colon quando viene fermentato con il cibo; ecco perchè si raccomanda di “nutrire” l'intestino con fibre, grassi e aceto che aiutano i batteri a produrre acido butirrico. Possiamo invece fare a meno degli integratori, anche perchè, questi, prima di raggiungere il colon, vengono assorbiti nell'intestino tenue. Di conseguenza quasi tutti i benefici per le cellule intestinali decadono “strada facendo”.</p><p>Insomma, e per l'ennesima volta: intestino sano, salute (quasi) assicurata.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/QRHOC5VX3BPCTLCPZB4ZXUQ3EY.jpg?auth=8a8a1f7a55eef247784ae57706d6b1eb5956b4de6128dcfb1be9e62527d44592&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Alla ricerca del sonno perduto. Perchè contare le pecore non basta più]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/salute/ricerca-sonno-perduto-perch-contare-pecore-non-basta-pi-2046168.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/salute/ricerca-sonno-perduto-perch-contare-pecore-non-basta-pi-2046168.html</guid><dc:creator><![CDATA[Guido De Duccis]]></dc:creator><description><![CDATA[Gli italiani dormono sempre peggio. Tra le cause: l'abuso di caffè, le preoccupazioni e l'uso di tablet e telefonini fino a un attimo prima di coricarsi. Ne parliamo con gli esperti]]></description><pubDate>Thu, 30 Jun 2022 06:00:55 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>A chi non è capitato, dopo una <b>notte insonne</b>, di sentirsi dire dal capoufficio: "Non preoccuparti, un bel caffè e sarai subito sveglio e performante. Stasera poi, mi raccomando, a letto presto, e recupererai tutto il sonno perduto”. Ma sarà proprio vero? O vale il vecchio adagio che le ore di sonno perso non si recuperano più? E ancora, le raccomandate otto ore di sonno sono da ritenersi necessarie e sufficienti?</p><p>Infine, è più importante la quantità delle ore dormite o la <b>qualità del sonno</b>?</p><p>Non tutti hanno la fortuna di avere come capoufficio un medico specializzato nei disturbi del sonno. Per questa ragione abbiamo provato noi a sentirne qualcuno: e speriamo che possa esservi di aiuto.</p><p>Lapidario e un po' pessimista <b>Claudio Vicini,</b> otorinolaringoiatra, esperto in Medicina del sonno e professore all'Università di Bologna e Firenze ci dice che: “Gli Italiani dormono crescentemente peggio, il problema maggiore è la percezione di una cattiva qualità del sonno. Dormo male e mi sveglio stanco". Tra le cause il professore indica l'abuso di caffè e altre sostanze eccitanti, i carichi di lavoro eccessivi, l'utilizzo di tablet e telefonini fino a un attimo prima di coricarsi e l'attività fisica a ridosso del sonno. Il Covid-19, poi, ha dato una spallata decisiva alla qualità già scadente del riposo notturno.</p><p><b>Jacopo Vitale,</b> ricercatore all'Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano, si concentra espressamente sull'impatto del lockdown 2020 che “ha influenzato negativamente i parametri qualitativi e quantitativi del sonno specie nei giovani studenti con un aumento dell'insonnia al 15% e fino al 40% nella popolazione italiana”. Vitale sottolinea la necessità di un'educazione sull'importanza del sonno per la nostra salute. Consiglia di adottare vere e proprie strategie di “igiene del sonno che possano rappresentare un fattore protettivo in condizioni di isolamento sociale”.</p><p>Chi ama l'attività fisica non si lasci sfuggire il monito di <b>Carlo Castagna,</b> professore di Scienze motorie all'Università di Tor Vergata, “lo sportivo non può migliorare se non recupera”. Castagna ci ricorda che il recupero non può essere ridotto al semplice riposo. “Il recupero è strategicamente fondamentale, si focalizza sul cosidetto carico interno e cioè sulla reazione dell'atleta al carico che gli viene somministrato, ad esempio, dal preparatore atletico. Il recupero è multifattoriale e una grande importanza è posta alla corretta implementazione del sonno”.</p><p>E se pensate che i disturbi del sonno rispettino le “pari opportunità” tra uomo e donna dovreste ascoltare <b>Francesca Vitali</b>, ricercatrice in Psicologia all'Università di Verona e Psicologa dello Sport: “Donne e uomini dormono quantitativamente e qualitativamente in modo diverso”. Per una questione ormonale il sonno del gentil sesso risulta spesso più difficoltoso, specie nella fase premestruale. Superata la menopausa, tuttavia, le differenze tra uomo e donna si riducono molto.</p><p>La Vitali raccomanda il controllo dell'igiene del sonno e, di tanto in tanto, dei livelli ormonali oltre ad una attività fisica regolare. "L'alterazione di una sola ora di sonno perso o mancato può ridurre significativamente la capacità attentiva e di concentrazione” e, precisa ancora “poichè non siamo solo cognizione ma anche emozione, il mancato sonno di qualità può portare a un innalzamento del livello di rabbia e aggressività”.</p><p>Un recente studio ci informa che medici e infermieri hanno bisogno di <b>riposini</b> di almeno 20 minuti durante i turni di notte. Il pisolino aiuta a garantire la qualità del lavoro clinico e la sicurezza del paziente ma non solo: contribuisce a rendere più sereno il viaggio verso casa dell'operatore sanitario dopo il turno di lavoro.</p><p>La stessa ricerca, a cura dell'anestesista <b>Nancy Redfern</b> del Newcastle Hospitals NHS Foundation Trust ci avverte che un “debito di sonno” inizia ad accumularsi dopo due o più notti di riposo limitato e sono consigliati almeno due giorni di sonno corretto per riprendersi. Da questa analisi emerge infine la raccomandazione di non fare più di tre turni notturni consecutivi.</p><h2>Cosa succede al corpo mentre dorme</h2><p>La sensazione di “rinascere” dopo una bella dormita corrisponde a ciò che avviene nell’organismo: il corpo <b>elimina le tossine</b> accumulate durante il giorno. Dormendo l’attività metabolica rallenta e il cervello, in sinergia con il sistema linfatico, si attiva per drenare ed espellere le proteine tossiche prodotte nella fase di veglia.</p><p>Non solo. Durante il riposo anche l’attività cellulare si concentra maggiormente su se stessa e sulla propria <b>rigenerazione</b>. Si pensi ai muscoli che, rilassandosi, riparano le microlesioni che accumuliamo durante il giorno. O alla pelle che nelle ore notturne è sottoposta ad una vera cura di bellezza: grazie alla ridotta attività metabolica, il corpo utilizza a vantaggio del derma le proteine e gli enzimi che di giorno servono per altri scopi. Il risultato è un aumento della produzione di <b>collagene</b>, l'impalcatura del derma che svolge un ruolo determinante nel mantenimento della freschezza e dell'elasticità della pelle.</p><p>Inoltre, uno studio condotto dall’Università del Wisconsin, e pubblicato su <i><a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24005282/" target="_blank" rel="noopener">The Journal of Neuroscience,</a></i> dimostra che, durante il sonno, aumenta la produzione delle cellule che formano la <b>mielina</b>, sorta di guaina protettiva isolante che consente la corretta veicolazione degli impulsi nervosi: questo spiegherebbe perché un sonno ristoratore e la giusta quantità di riposo ci permettono di essere più lucidi, reattivi e durante il giorno e di come, invece, i disturbi del sonno possono metterci in difficoltà.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/2HOO7WL42VMCXOS6WOKB6NGCI4.jpg?auth=7a5cdafc0601f2c6d05fc3083c0d640bc3b35d04bae92947eb7056ce3bd602b8&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Medicina dei sistemi, svolta per la medicina?]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/salute/medicina-dei-sistemi-svolta-medicina-2043419.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/salute/medicina-dei-sistemi-svolta-medicina-2043419.html</guid><dc:creator><![CDATA[Guido De Duccis]]></dc:creator><description><![CDATA[Medicina dei sistemi, il malato non è più visto come una somma di patologie ma come soggetto informato a cui rivolgere cure personalizzate]]></description><pubDate>Thu, 23 Jun 2022 10:00:33 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Da tempo si parla di <b>Medicina dei sistemi</b>. Ma cosa si intende esattamente con questo termine? E quali sono le sue applicazioni pratiche?</p><p>È la medicina che considera il paziente non più e non solo arida somma di diverse patologie cliniche ma persona nel senso più completo del termine, soggetto informato a cui rivolgere sempre di più cure personalizzate. È una medicina che vuole passare da una visione “specialistica”, e necessariamente parziale delle malattie, a una considerazione dell'uomo come soggetto complesso, unione di corpo e mente. Si parla spesso al riguardo di medicina olistica perchè l'approccio terapeutico al malato deve tenere conto non solo della sua complessità e della sua unicità ma anche dell'interazione con l'ambiente e con tutti gli altri esseri viventi.</p><h2>Medicina Rigenerativa</h2><p>Il corpo umano ha una naturale capacità di rigenerarsi e di guarire in modi diversi.</p><p>Certo, la biologia ci insegna che solo le creature più semplici possono riformare l'intero organismo anche se sono state gravemente mutilate, grazie al processo di rigenerazione. Altri organismi più complessi possono, ad esempio, rigenerare gli arti (si pensi alle lucertole). Nell'uomo questa capacità si è ancora ridotta se è vero che, in genere, possiamo riparare facilmente un'unghia, o una ferita cutanea. Perfino un fegato da donatore rigenera nel ricevente in poche settimane. Ma fermiamoci qua. Nessuna persona sana di mente si aspetta che un dito amputato possa ricrescere da solo.</p><p>Altre condizioni, ben più serie, non seguono, purtroppo, alcun iter riparativo o rigenerativo: malattie cardiovascolari, esiti di ictus cerebrale, diabete, artrosi sono solo alcuni esempi di patologie che non si risolvono spontaneamente.</p><p>Negli ultimi decenni, tuttavia, i progressi della ricerca medico-scientifica hanno disegnato nuovi scenari per la cura di condizioni considerate inguaribili fino ad un recente passato, e in questo la<b> Medicina Rigenerativa</b> ha svolto un ruolo fondamentale. Da tempo si parla di cellule staminali, non specializzate, che possono quindi “diventare” cellula di qualunque tessuto e risolvere tanti problemi. Così pure la produzione di organi artificiali e la definizione dell'ingegnerizzazione funzionale dei tessuti hanno rivoluzionato la medicina.</p><p>Più recentemente ecco le evidenze sull'attività riparativa e rigenerativa di molecole segnale come i fattori di crescita a basso dosaggio e la scoperta dei meccanismi di meccano-trasduzione indotti dall'infiltrazione sito-specifica di collagene.</p><p>Proviamo a chiarire, seppur in modo sommario, cosa si intende per meccano-trasduzione, in relazione, ad esempio, a problemi di artrosi e di patologie del tessuto osseo.</p><h2>Cos&#39;è la meccano-trasduzione</h2><p>I nostri tessuti sono soggetti a un continuo processo di rinnovamento.</p><p>La loro salute dipende dalle sollecitazioni meccaniche alle quali vengono sottoposti.</p><p>Queste forze esterne sono la forza di gravità e la tensione dei fluidi interstiziali, cioè i liquidi che scorrono all'interno del nostro corpo. La meccano-biologia si occupa di studiare tali processi e spiega come le terapie manuali possano influenzare la fisiologia cellulare dei tessuti.</p><p>Con il processo di meccano-trasduzione la forza espressa dal sistema muscolo-scheletrico, dalla coordinazione e dalla postura, viene trasformata in biochimica all'interno delle cellule. Che significa in concreto? Presto detto: la perdita del contatto tra la matrice extracellulare (ambiente esterno della cellula) e le proteine transmembrana (integrine) non permettono alla cellula di comunicare con l'ambiente esterno. Tutto ciò potrà causare, appunto, mancanza di corretta meccano-trasduzione (in sintesi si perde una forma di comunicazione corporea) e, quel che è peggio, si hanno persistenza di edemi, infiammazioni e dolori. Da questo si potrà comprendere che specifici esercizi e idonea terapia manuale porteranno al rinnovo e al rimodellamento dei tessuti rispettando il concetto di integrità tensiva che ci ricorda come funzione e forma siano interdipendenti<i>. </i></p><p>Più in dettaglio, possiamo precisare che la meccano-trasduzione fa parte di un processo attraverso il quale dei recettori sensoriali detti meccano-recettori, convertono un segnale meccanico (ad esempio, uno stimolo sonoro) in uno nervoso, ossia in variazioni del potenziale di membrana.</p><p>Tale processo è svolto, ad esempio, dalle cellule ciliate dell'orecchio interno per l'udito e per l'equilibrio. Ma può essere attuato anche da cellule non sensoriali, che fungono da sensori per la pressione arteriosa o dagli osteoblasti in grado di leggere l'aumento di carico sull'osso (se ne accennava prima) e tradurlo in segnali bio-chimici in grado di attivare il rimodellamento osseo.</p><p>Di questo si è discusso al simposio sulla Medicina dei sistemi, tenutosi all'Università degli Studi di Milano con il patrocinio del Ministero della Salute e della FNOMCeO, lo scorso 5 maggio e che ha portato i 21 professori universitari partecipanti alla sottoscrizione della <a href="https://guna.com/it/wp-content/uploads/sites/5/Dichiarazione_Milano_5-mag-2022.pdf" target="_blank" rel="noopener">Dichiarazione di Milano 2022</a>. Tutti i relatori si sono infatti riconosciuti in questa interpretazione della salute e della malattia, un'impostazione che corrisponde a una vera necessità dei nostri tempi.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/U6E3S4T47JINNLBWUGITO2LV5Q.jpg?auth=de38db5dcae6b2fe5c61a4018ba24df21edfc317f1cab3932b1affd19546b1a7&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Cos'è il pre-diabete e come evitarlo]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/salute/cos-pre-diabete-e-evitarlo-2040670.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/salute/cos-pre-diabete-e-evitarlo-2040670.html</guid><dc:creator><![CDATA[Guido De Duccis]]></dc:creator><description><![CDATA[L'anticamera del diabete è una sindrome molto diffusa, coinvolge tra i cinque e i dieci milioni di italiani]]></description><pubDate>Mon, 13 Jun 2022 08:15:42 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono almeno due buone ragioni per parlare di <b>pre-diabete</b> e far conoscere i rischi ad esso connessi. La prima è che la sindrome pre-diabetica coinvolge tra i cinque e i dieci milioni di italiani, e comporta un maggiore rischio di sviluppare un vero e proprio <b>diabete</b>, precisamente quello di tipo 2. Stime recenti parlano di un 30% dei casi nei successivi 10 anni circa.</p><p>La seconda è che le persone con indici glicemici alterati presentano un maggiore rischio di ipertensione arteriosa e/o volumi elevati di trigliceridi e/o ridotti valori di colesterolo buono (HDL).</p><p>Non ci dilungheremo ora sul diabete: ricordiamo solo che, mentre quello di tipo 1 è una malattia <b>autoimmune</b> che si manifesta da bambini o da giovani, il diabete di tipo 2 è una malattia <b>metabolica</b> da alimentazione squilibrata verso carboidrati e zuccheri e, se trascurata, rende dipendenti dalla terapia insulinica come il tipo 1. La buona notizia è che si può prevenire con lo <b>stile di vita</b>, in particolare con l'attività fisica periodica e una sana alimentazione.</p><p>Come è ampiamente noto alla saggezza popolare e in letteratura medica questi sono gli ingredienti ideali per far rientrare il paziente nella temuta <b>sindrome metabolica</b>, ampiamente sottovalutata, specie dagli uomini. Come riconoscerla? Dei valori glicemici parleremo dopo, ma un giro vita superiore a 102 cm per i maschi e a 88 per le donne, una pressione arteriosa oltre i 130 su 90, colesterolo oltre i 200 e trigliceridi superiori a 150 non devono essere assolutamente trascurati. Mai e poi mai.</p><p>In caso contrario a far festa saranno, prima o poi, le malattie cardiovascolari. Non solo. Come ha ricordato loncologa<b> Maria Rosa Di Fazio</b> nel libro <i>Il cibo che cura-il cibo che ammala</i> (Mind Editori): "Pochi sanno che un diabetico corre un rischio di ammalarsi di tumore da dieci a venti volte più elevato rispetto a quello di chi diabetico non è".</p><h2>Cos&#39;è il prediabete</h2><p>Si parla di pre-diabete quando i livelli di zucchero sono più alti del normale ma non così alti da poter diagnosticare il diabete di tipo 2. In concreto, il campanello d'allarme squilla quando il livello di glicemia è compreso tra i 100 e 125 mg/dl (alterata glicemia a digiuno, IFG), oppure quando, in seguito a carico orale di glucosio, la glicemia è compresa tra i 140 e 200 mg/dl (alterata tolleranza al glucosio, IGT) o, per finire, se il test dell'emoglobina glicata è compreso tra il 5,7% e 6,4% mg/dl.</p><p>Fra le cause del pre-diabete ci sono una ridotta efficacia biologica dell'insulina e una produzione non ottimale di insulina da parte delle beta-cellule pancreatiche. Si proprio i disturbi classici del diabete di tipo 2 pur se espressi in maniera minore.</p><p>Pare accertato che anche la mancanza di attività fisica e il sovrappeso siano tra le cause di un processo di progressiva insulino-resistenza. Se, da un lato, il grasso in eccesso, può aumentare lo stato infiammatorio nel corpo, favorendo il processo di resistenza all'insulina, dall'altro, l'esercizio fisico (e un'alimentazione più corretta) producono nel nostro corpo quei cambiamenti che ci aiutano a mantenere in equilibrio i livelli di zucchero nel sangue.</p><h2>L&#39;aiuto dalla natura</h2><p>Diciamo subito che non esistono farmaci indicati e specifici per il pre-diabete.</p><p>Ma ci si può aiutare con gli estratti di alcune piante o frutti che stimolano il metabolismo dei carboidrati. Ad esempio la pianta <a href="https://www.tuttogreen.it/momordica-charantia/" target="_blank" rel="noopener"><b>Momordica</b></a> nota anche come "melone amaro" o "cetriolo cinese", il cui succo rientra nelle diete di alcune popolazioni asiatiche. Oppure la tropicale <a href="https://www.my-personaltrainer.it/benessere/gymnema-proprieta.html" target="_blank" rel="noopener"><b>Gymnema</b></a>, (il nome significa "mangia zuccheri") che è capace di stimolare le cellule beta pancreatiche a produrre insulina, che favorisce il metabolismo energetico e contribuisce a ridurre il senso di fame.</p><p>Migliora sia il controllo glicemico che il profilo lipidico l'<b>Ilex Paraguariensis</b>, della famiglia delle Aquifoliaceae, nativa del Sud America, da cui si ricava il mate, popolare bevanda assai diffusa in Sudamerica.</p><p>Anche <b>cannella</b> e <b>mirtillo</b> sono un supporto nei casi di iperglicemia. La prima regolarizza l'assorbimento degli zuccheri, il secondo, ricco di antocianine (molecole pigmentate dall’azione antiossidante) è in grado di ridurre la glicemia postprandiale e l'insulinemia in soggetti con diabete mellito o prediabete.</p><p>Sono, inoltre, diversi i <b>polifenoli</b> che svolgono un'azione ipoglicemizzante (i polifenoli sono molecole che proteggono le piante dal rischio ossidativo provocato dalla luce solare). Si pensi all'<b>oleuropeina </b>e all'<b>idrossitirosolo</b> estratti dalle foglie dell'ulivo, che hanno proprietà ipoglicemizzanti, antiipertensive e anti-aterosclerotiche.</p><p>L'aiuto a gestire in modo ottimale il nostro metabolismo non arriva solo dagli estratti di frutti e piante ma anche dai minerali. Il <a href="https://www.humanitas.it/enciclopedia/integratori-alimentari/cromo-picolinato/" target="_blank" rel="noopener"><b>cromo picolinato</b></a> è una forma organica di cromo, un minerale necessario all'organismo in quantità limitate e può contribuire al mantenimento dei normali livelli di glucosio nel sangue.</p><p>Fermare in tempo una malattia come il diabete di tipo 2 è possibile, dunque, con uno stile di vita appropriato e uno sguardo attento a ciò che ci regala la natura.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/BHQMCYUKH5LRZA6G6VHIZK6ALU.jpg?auth=8c00872ac12f5550c427044413b3817dcaaee053f7e406457706d4fa97a9355c&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Ozono, dalla stratosfera un aiuto per la salute]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/salute/Ozono-dalla-stratosfera-un-aiuto-per-la-salute-2037597.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/salute/Ozono-dalla-stratosfera-un-aiuto-per-la-salute-2037597.html</guid><dc:creator><![CDATA[Guido De Duccis]]></dc:creator><description><![CDATA[Ozono, dalla stratosfera un aiuto per la salute. Cos'è l'ozonoterapia e quando può essere di aiuto per alleviare il dolore]]></description><pubDate>Fri, 03 Jun 2022 08:00:59 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p><b>Ozono</b>? Per una volta proviamo a parlarne bene e dimentichiamoci del celebre buco responsabile dei tanti danni al nostro Pianeta. Questo <b>gas naturale</b>, infatti, ha parecchi lati positivi da essere utilizzato perfino in <b>medicina</b>.</p><h2>Da dove arriva?</h2><p>Si crea nell'<b>atmosfera</b> quando i raggi del sole dividono le molecole di ossigeno in singoli atomi (la stessa azione è provocata dai fulmini). Questi atomi si combinano poi con le altre molecole di ossigeno (O2) e formano una nuova molecola di <b>tre atomi di ossigeno</b> (O3), chiamata ozono.</p><p>Gran parte dell'ozono terrestre è contenuto nella <b>stratosfera</b>, lo strato di atmosfera che si trova a 10–40 chilometri sopra la Terra. E che diventa quindi una barriera protettiva in grado di difenderci dagli effetti dannosi del sole. Infatti, dopo aver assorbito le radiazioni ultraviolette, l'ozono si scinde, ritornando ossigeno. Si può dire dunque che il <b>sole</b> crei l'ozono per proteggerci dai suoi stessi effetti negativi.</p><h2>Un gas versatile</h2><p>L'ozono è un potente <b>sterilizzante</b> disponibile in natura: agisce su batteri, virus e funghi. In <b>medicina</b> (ozonoterapia) è impiegato in diverse patologie, per la sua <b>funzione antalgica</b> è considerato un supporto nelle patologie della colonna vertebrale, come ernie e protrusioni discali, cervicalgia o sciatalgia. Per questo motivo, ad applicare l'ozono tramite infiltrazioni sono perlopiù medici specializzati in ortopedia, reumatologia, fisiatria. Sul <a href="https://www.ossigenoozono.it/It/Home" target="_blank" rel="noopener">sito </a>della Sioot, Società scientifica di ozonoterapia, è possibile scoprire la versatilità del gas, usato in odontoiatria, veterinaria, agricoltura, zootecnia, cosmesi oltre che per le sanificazioni. Sempre sul sito della Sioot si trova l’elenco dei centri che applicano l’ozonoterapia in ogni regione.</p><h2>L&#39;ozono ha anche un&#39;azione anti virale?</h2><p>Durante la pandemia in 15 ospedali italiani è stata affiancato l'ozonoterapia ai farmaci per curare il <b>Covid-19</b>. I professori della Sioot hanno presentato i <a href="http://www.camera.it/application/xmanager/projects/leg18/attachments/upload_file_doc_acquisiti/pdfs/000/003/698/Franzini_3.6.2020_.pdf" target="_blank" rel="noopener">dati</a> alla camera dei deputati italiani, nel giugno 2020.</p><p>È stata riscontrata una <b>riduzione</b> del rischio di morte per Covid-19 dell'85% dopo soli 4/5 trattamenti di ozono in aggiunta ai farmaci (ossia nell'arco di 10/12 giorni).</p><p>L'ozono riduce la replicazione virale, evita quindi la replicazione del virus nell'organismo. Contribuisce quindi a rendere il virus inattivo e non pericoloso. Facciamo subito un esempio nel caso del Covid-19. Come è ben noto, lo strato esterno o pericapside del virus <b>Sars Cov2</b> è formato da lipidi (grassi) e glicoproteine. Una di queste, la <b>Spike</b> si lega al sito recettoriale ACE2 attaccando la cellula bersaglio,mediante fusione con la membrana e relativa penetrazione attraverso gli endosomi. Ciò permette la replicazione virale. I coronavirus, tuttavia, sono ricchi di <b>cisteina</b> (un aminoacido) anche nella Spike e proprio per questo sono vulnerabili all'ossidazione e rappresentano un bersaglio ideale per l'ozono. <b>Byron e Murray</b> hanno evidenziato riduzioni dell'infettività virale a seguito di perossidazione lipidica del capside, causata,appunto, dall'ozono. Questo processo impedisce l'attacco del virus al recettore cellulare e quindi la sua replicazione. Cliccate <a href="https://www.fnopi.it/wp-content/uploads/2020/08/OZONO.pdf" target="_blank" rel="noopener">qui </a>a pagina 27.</p><h2>Una cascata di benefici</h2><p>L'ozono inoltre svolge un'azione <b>immuno-modulante</b>, migliorando le difese immunitarie. Migliora il <b>microcircocircolo</b>, aumentando lo stato di benessere di tutti i tessuti. Incrementa l'<b>ossigenazione dei tessuti</b> e il <b>ringiovanimento cellulare</b>. Aumenta l'attività mitocondriale, favorisce la <b>rigenerazione</b> dell'organismo. Svolge un'azione <b>antiedemigena</b>, riduce la presenza di liquidi che impediscono gli scambi gassosi tra i vasi sanguigni e le cellule. Svolge un'azione di <b>riperfusione vascolare</b>, migliora la fluidità del sangue e favorisce la microcircolazione.</p><p>Gli studi hanno evidenziato, al termine della reinfuzione di sangue ozonizzato un aumento dell'ossigenazione rappresentato da una maggiore concentrazione di emoglobina ossigenata e da valori costanti di emoglobina non ossigenata. Tutto ciò concorre a riportare alla normalità i valori di saturazione del paziente in cura con conseguente <b>miglioramento</b> delle condizioni generali di salute.</p><p>Segnaliamo, inoltre, una <a href="http://www.sergiopandolfiozonoterapia.com/wp-content/uploads/2021/10/Fatigue-post-covid.pdf" target="_blank" rel="noopener">ricerca</a> su 100 pazienti affetti dai classici sintomi del Long Covid o sindrome da affaticamento post Covid.</p><p>L'ozonoterapia può essere inoltre utilizzata come terapia adiuvante delle <b>otiti</b> di origine batterica e fungina. Altrettanto efficace si è dimostrata nel trattamento di malattie della <b>pelle</b>, specie se causate da patogeni che hanno sviluppato resistenza nei confronti dell'approccio terapeutico classico. Indicata anche nel caso di dermatite micotica perchè inibisce la crescita dei dermatofiti.</p><p>Un'ultima curiosità: l'ozono è sempre più spesso impiegato come disinfettante e nella sanificazione degli ambienti. Non lascia residui chimici, anche perchè è un gas instabile con la proprietà di decadere e tornare a essere semplice ossigeno in soli 40 minuti.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/UNHFXDLSNBP27MCCLKXXVRWJWU.jpg?auth=7cae5b04f4e9621294ac3e9c650336a3763d52f04249ff011993909e7612bdec&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Le parole possono fare male, uno studio lo dimostra]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/salute/secondo-natura-2037631.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/salute/secondo-natura-2037631.html</guid><dc:creator><![CDATA[Guido De Duccis]]></dc:creator><description><![CDATA[Le parole possono davvero avere conseguenze gravi. Una ricerca della Fondazione Giancarlo Quarta mostra l'importanza della comunicazione medico-paziente]]></description><pubDate>Tue, 31 May 2022 08:00:07 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>"Le tue parole mi stanno uccidendo". Non è più solo un modo di dire tra fidanzati in crisi.</p><p>Uno studio neuroscientifico svolto dalla <b>Fondazione Giancarlo Quarta</b>, in collaborazione con l'Università di Padova e il Pnc (Padova Neuroscience Center) dimostra che l'attivazione cerebrale delle <b>parole negative</b> e aggressive è equiparabile al dolore fisico.</p><p>Nello specifico la ricerca è stata fatta per dimostrare i danni che una <b>cattiva comunicazione</b> può avere nel rapporto medico-paziente. Chi non ha provato, almeno una volta, un senso di frustrazione di fronte al fallimento empatico del medico a cui ci siamo affidati? Ma qui c'è molto di più. Non rispondere ai bisogni emotivi del malato non solo fa male ma spezza l'alleanza terapeutica e attiva un meccanismo di fuga in risposta a una minaccia.</p><p><b>F.I.O.R.E. 2</b> (Functional Imaging of Reinforcement Effects) è il proseguimento di un <a href="https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fpsyg.2021.606858/full" target="_blank" rel="noopener">primo studio</a> che aveva misurato gli effetti a livello cerebrale di una comunicazione rispondente ai bisogni del malato. In questo secondo lavoro svolto mediante <b>tecniche di neuroimaging</b> (Risonanza magnetica funzionale) si è chiarito invece cosa succede nel cervello quando siamo in una relazione disfunzionale.</p><p>Una premessa: viene utilizzato il termine skinneriano "rinforzo" per indicare, grosso modo, uno <b>stimolo</b> che, a sua volta, può essere positivo (apprezzamenti o incoraggiamenti) o, come in questo caso, negativo (ad esempio parole aggressive e svalutanti). La ricerca dimostra, appunto, che ricevere un rinforzo negativo è un'esperienza totalizzante che attiva nello stesso tempo aree del <b>cervello</b> appartenenti alla sfera cognitiva, emotiva e motoria.</p><p>A livello di connettività tra le diverse aree del cervello si è visto che il <b>rinforzo negativo</b> attiva la rete neurale che percepisce ed elabora il dolore con aree sovrapponibili al <b>dolore fisico</b>. E siamo arrivati al punto: la parola negativa ferisce. Quando la comunicazione non funziona, si è osservata un'attivazione delle aree motorie, come se il soggetto sentisse minata la propria integrità e fosse pronto a reagire o a fuggire.</p><p>Ma non basta. La parola negativa favorisce un <b>comportamento non sociale</b>, evidenza riscontrabile a livello cerebrale con un minor dialogo fra i due emisferi del cervello.</p><p>Non è un dettaglio ricordare che la <b>psicologia umanistica</b> e il <b>counseling</b> hanno ben compreso l'impatto delle parole sulla psiche e, ad esempio, sostituito il termine "paziente" o peggio "malato" con "cliente", più rispettoso ed empatico. Talvolta anche i dettagli possono fare la differenza. Ci auguriamo che anche la medicina segua questo percorso.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/V6GWYITUNBL5HJJG4JXJM5S5RA.jpg?auth=69e0383f3a417cb4f09ceffd6f80681d1ae2e81ceb8e2d82d8e05f4f24eb193a&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item></channel></rss>