<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" version="2.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"><channel><title><![CDATA[News feed]]></title><link>https://www.ilgiornale.it</link><atom:link href="https://www.ilgiornale.it/arc/outboundfeeds/rss/autore/marzio-brusini/" rel="self" type="application/rss+xml"/><description><![CDATA[ News Feed]]></description><lastBuildDate>Sun, 26 Jul 2026 13:50:25 +0000</lastBuildDate><language>it</language><ttl>1</ttl><sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod><sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency><item><title><![CDATA[Apre il social market, ma il Comune non è pronto]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/milano/apre-social-market-comune-non-pronto-959103.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/milano/apre-social-market-comune-non-pronto-959103.html</guid><dc:creator><![CDATA[Marzio Brusini]]></dc:creator><description></description><pubDate>Thu, 17 Oct 2013 05:10:06 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Un social market in via Leoncavallo 12, in uno dei negozi sottratti alla Mafia, dove possono fare la spesa adulti o famiglie con basso reddito o reddito zero segnalati dai Servizi sociali del Comune o da enti privati, associazioni e centri di ascolto di parrocchie. Un'idea nata dalla sinergia tra Comune di Milano e l'associazione di volontariato Terza Settimana. Tutto perfetto sulla carta perché i grandi assenti nel progetto sono proprio i servizi sociali del Comune. Mentre parrocchie ed enti, come la Caritas, hanno già iniziato a trasmettere i nominativi delle persone in condizioni di disagio, all'assessorato ai Servizi sociali navigano a vista. Fino a venerdì scorso tutti coloro che si rivolgevano agli sportelli non riuscivano ad ottenere né chiarimenti né dettagli su come presentare le domande per attingere al social market. Ieri mattina la situazione è diventata più chiara, anche troppo. In via Sant'Elembardo servizi sociali di zona 2, competente per via Leoncavallo, le richieste venivano prese a voce senza rilasciare documenti né dichiarazioni: «il servizio è a numero chiuso, sarete chiamati». I meno fortunati potevano imbattersi in risposte paradossali: «se non le va bene si rivolga alla Caritas», «io ne so meno di lei», «scrivete a Pisapia». </p><p>Intanto il negozio procede nella sua attività ordinaria, a 15 giorni dall'inaugurazione. «Da noi si possono trovare pasta e olio, frutta e verdura, omogeneizzati e pannolini, oltre a saponi e detersivi per la casa» spiega Bruno Ferragatta, presidente di Terza Settimana. «La partecipazione del beneficiario su una spesa di 20 euro potrà essere intera, di 10, 5 o zero euro a seconda dei casi. Con un massimo di quattro spese settimanali. I pagamenti saranno destinati a sostenere altri acquisti solidali». Sui ritardi del Comune Ferragatta preferisce non dilungarsi («Ci hanno garantito che si stanno mettendo di pari passo con gli altri») questa mattina inizierà una collaborazione con la San Vincenzo mentre procedono contatti proficui con la Caritas. L'obiettivo è mettere insieme privati ed enti pubblici per venire incontro alle difficoltà crescenti dei milanesi. Ma Palazzo Marino è evidentemente in ritardo sulla tabella di marcia. «Siamo di fronte ancora una volta ad un annuncio in pompa magna a cui non fa seguito nulla o quasi», attacca il leghista Igor Iezzi. «Parlare di numero chiuso per quanto riguarda un aiuto a chi ha bisogno è imbarazzante, ma lo è ancora di più mantenere oscuri i criteri con cui questo servizio sarà reso possibile. Il Comune è al di sotto della soglia della povertà, la povertà dei progetti per il benessere dei milanesi».</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[San Siro chiuso per gli sfottò cancella il derby in Comune]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/milano/san-siro-chiuso-sfott-cancella-derby-comune-957368.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/milano/san-siro-chiuso-sfott-cancella-derby-comune-957368.html</guid><dc:creator><![CDATA[Marzio Brusini]]></dc:creator><description></description><pubDate>Fri, 11 Oct 2013 05:12:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>C'era una volta lo stadio con i suoi riti, il panino col salame e la lattina di Coca Cola, il cuscinetto e la sciarpa coi colori della squadra, le pastiglie per la gola per urlare di più, il nebbione che nascondeva San Siro e la passione dei tifosi che ti contagiava fin da piccolo. Ora lo stadio si è raffinato e il posto numerato ha sostituito il freddo gradone degli anni '70, ora per acquistare un biglietto bisogna esibire la carta d'identità anche per i bimbi, ora se non sei politicamente corretto in quello che canti ti chiudono l'ingresso e la partita te la vedi, pagando così due volte, con la PayTv. </p><p>Ora, dopo la decisione della Lega Calcio di chiudere San Siro per i presunti cori dei tifosi rossoneri contro i napoletani in occasione di Juventus-Milan, era inevitabile che la politica cittadina si mobilitasse. </p><p>Ieri pomeriggio il capogruppo di Forza Italia Alan Rizzi ha portato l'argomento in consiglio comunale con un documento che non ha tardato a far discutere e riscuotere consensi anche nel centrosinistra, con i consiglieri Fanzago e Mazzali. Lungi dall'accodarsi al perbenismo tipicamente italico, la quarantina di righe proposta da Rizzi non è solo nostalgia per il calcio di quando a Milano gli interisti e i milanisti erano bauscia e casciavit, ma è soprattutto un duro attacco alla Federazione Italiana Gioco Calcio rea di «aver introdotto la penalizzazione per discriminazione territoriale dimenticando però che l'Italia è il paese dove proprio lo sfottò territoriale all'avversario è pratica diffusa e dai secoli dei secoli fa parte del folklore del gioco stesso». Per Rizzi confondere razzismo e cori goliardici, che sbeffeggiano in modo dissacrante i cittadini di questa o quella città, non è culturalmente corretto. Il messaggio che arriva non è quello sperato.</p><p>Una pennellata di folklore in aula. E Pietro Tatarella, consigliere di Fi srotola lo striscione: «Abbiamo solo la nebbia» messaggio autoironico in riposta a quello della curva napoletana «Napoli colera». «Bene la condanna ferma degli episodi di razzismo, anche negli stadi - spiega Tatarella -, ma qui si sta esagerando. Diversi sono la goliardia e lo sfottò che fanno parte del tifo da sempre. Le curve stanno portando avanti una battaglia  di libertà».</p><p>«Constatare che anche nello sport, la politica e le leggi portano caos invece che ordine, non fa bene a nessuno» continua Rizzi. «E poi dov'è il limite? Chi sancisce la territorialità offensiva? Durante il derby i tifosi si urlano cose indicibili da sempre, ma il territorio è lo stesso. Quindi le offese valgono meno? Chi può dirlo. Paradossalmente causa di discriminazione territoriale potrebbe essere anche un semplice striscione con scritto Milano Siamo Noi».</p><p>Alan Rizzi chiude con un appello al buon senso: «per questo motivo chiediamo alla Federazione di sospendere questa decisione e di lavorare seriamente per riammettere negli stadi il tifo sano, quello dei tamburi, dei megafoni, quello degli striscioni, quello che con le sue coreografie e i suoi colori è e sarà sempre una parte attiva dello spettacolo del calcio». Il documento diventerà nei prossimi giorni una petizione popolare aperta a tutti i cittadini, senza distinzioni di fede calcistica o provenienza territoriale.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Caos di regole e moduli I rifiuti sono un rebus (anche per il Comune)]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/milano/caos-regole-e-moduli-i-rifiuti-sono-rebus-anche-comune-954152.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/milano/caos-regole-e-moduli-i-rifiuti-sono-rebus-anche-comune-954152.html</guid><dc:creator><![CDATA[Marzio Brusini]]></dc:creator><description></description><pubDate>Sun, 29 Sep 2013 05:14:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p> Penultimo giorno per provvedere al pagamento della Tares, la nuova tassa sui rifiuti secondo il calendario approvato dal Consiglio comunale con le tre rate di versamento per il 2013: la prima in acconto entro il 31 luglio, la seconda in acconto entro il 30 settembre (con possibilità di accorparle entrambe in un'unica soluzione) e il saldo entro il 30 novembre ancora da definire. </p><p>I bollettini arrivati a luglio nelle case dei milanesi contengono però delle amare sorprese. Al di là dei 600 moduli troppo piccoli per essere registrati alle Poste, alcuni milanesi hanno riscontrato grossolani errori. È il caso dell'ottantenne Maria che il 1 di giugno ha lasciato il suo appartamento in affitto e si è trasferita dal figlio. «La Tares è stata calcolata secondo quanto spendevo l'anno precedente ma non si sono accorti che il periodo da pagare non era più dodici mesi ma cinque». Inizia così un'odissea tra telefonate, fax, email con gli uffici competenti, senza però ottenere un risultato.</p><p>«Mio figlio - spiega Maria - ha telefonato a fine luglio al centralino del Comune e, non senza resistenze, è riuscito a farsi aprire una pratica di contestazione. Ci hanno detto che avrebbero richiamato entro tre settimane ma nessuno si è fatto sentire». La vicenda di Maria conferma anche l'inadeguatezza del servizio di call center. «Le risposte sono vaghe - continua Maria - la centralinista ha ammesso di non essere in grado di trovare una rapida risposta ai nostri quesiti, rimandando agli uffici che per i cittadini rimangono inaccessibili. Per non parlare dei minuti di attesa, a volte fino a 18, senza più la possibilità di essere richiamati». Ma quello che ha più generato confusione tra i contribuenti è l'opacità del regolamento Tares e le riduzioni previste. «Ho chiesto al centralino come mai, abitando con tre figli in un appartamento di meno di cento metri quadrati non avessi diritto ad una riduzione», attacca Marida mamma di tre bimbi piccoli di due, tre e undici anni. «Le risposte sono state incredibili, a volte mi dicevano che i bambini non sono considerati adulti e che quindi non avevo diritto a riduzioni, altre mi raccontavano le loro esperienze personali quasi a dirmi che non c'era nulla di sbagliato nella cartella Tares». </p><p>Il problema evidente è che il call center del Comune di Milano, lo 020202, non fornisce chiarimenti ma dirotta le proteste o fornisce informazioni erronee. «Mi sono trovato a dover pagare la Tares per un appartamento finito nell'asse ereditario dopo la morte di mio padre - racconta Mario - nonostante fosse stata seguita tutta la corretta trafila burocratica con la cessione del fabbricato e gli atti notarili. E il Comune, evidentemente, ha copiato il bollettino Tarsu dell'anno scorso e l'ha rispedito senza verifiche sugli atti e sulla visura del catasto. Alle mie proteste mi sono sentito dire che avrei dovuto pagare e poi mettermi d'accordo con gli altri eredi, cose da pazzi».</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/UZZBKPSKTZMILIR6OM2TMTIDOY.jpg?auth=ada1f5dd788e8a3015051e985a0b2dc15903c6644d9b4effd61be52e1fda0e43&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Una mensa da fame E a scuola arrivano i "pasti d'emergenza"]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/milano/mensa-fame-e-scuola-arrivano-i-pasti-demergenza-vitamine-953345.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/milano/mensa-fame-e-scuola-arrivano-i-pasti-demergenza-vitamine-953345.html</guid><dc:creator><![CDATA[Marzio Brusini]]></dc:creator><description><![CDATA[Oggi niente primi e secondi negli asili. Il pranzo? Un vasetto di omogeneizzato]]></description><pubDate>Thu, 26 Sep 2013 06:50:15 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Nel mese di luglio i dipendenti comunali del Cimitero di Lambrate si erano visti recapitare alla loro mensa i pasti riservati tradizionalmente alle scuole elementari. I sindacati contestarono duramente il fatto rivendicando, a ragione, che il fabbisogno alimentare di uomini e donne in età lavorativa è ben diverso da quello dei bambini di 6 anni. Oggi, l'ennesima assemblea sindacale dei dipendenti di Milano Ristorazione sconforta molto di più rispetto al caso di Lambrate. Asili comunali e convenzionati hanno informato mamme e papà che Milano Ristorazione garantirà soltanto un «pasto di emergenza». E così niente primi e secondi, ma un vasetto di omogeneizzati a testa per pranzo e per merenda niente frutta ma una «sana» mousse confezionata.</p><p>A nulla sono valsi i tentativi dei genitori a risolvere il problema attingendo alla tradizionale «schiscietta» con prelibatezze domestiche. No, non si può. È fatto divieto di importate cibi dall'esterno anche se cucinati da premurosi nonni e genitori. Il regolamento Asl è categorico, a prova di assemblea sindacale, sciopero e buon senso. E così è necessario affidarsi alle rete, a uno dei siti dedicati ai bambini. Si scopre che il fabbisogno dei bambini è variabile e tenendo conto dell'età dei piccoli ospiti degli asili (da 3 mesi a 3 anni) possiamo stabilire che l'omogeneizzato, pardon il «pasto di emergenza», è più indicato per la pappa dei piccoli fino a 1 anno circa. Man mano che si cresce il fabbisogno aumenta fino alle 1160 K/cal quotidiane. Non basta evidentemente.</p><p>Qualche asilo, comprendendo l'assurdità, chiede a mamme e papà di portare del pane e della frutta. Meglio che niente anche se non si capisce come mai il divieto di portare cibi dall'esterno non valga per pane e frutta. Ma in fondo se anche le feste di compleanno dentro le aule vedono le famiglie costrette ad acquistare la torta da Milano Ristorazione (con la delusione di nonni e nonne pasticcieri), non c'è affatto da stupirsi. Peraltro tale divieto vale solo per i nidi ma non per le scuole d'infanzia, quelli di 4 e 5 anni per intenderci) che potranno mangiare liberamente la «schiscietta». E così qualche genitore sceglie di tenersi a casa i pargoli.</p><p>Questo è quanto raccolto negli asili e tra i genitori. Perché Milano Ristorazione fornisce una diversa versione dei fatti. «Ci meravigliamo che alcuni asili disinformino i genitori, perché il pasto di emergenza consta di omogeneizzato di carne, omogeneizzato di frutta, fette biscottate e latte», spiega l'ufficio stampa di via Quaranta. In effetti erano sfuggite le fette biscottate dall'immediato effetto sazietà che fanno molto Arcipelago Gulag di Solgenicyn. Alla semplice osservazione che molti bambini di 1 e 2 anni non mangiano l'omogeneizzato, la risposta è desolante: «Purtroppo non è prevista alternativa, noi garantiamo comunque un pasto». Quindi cari genitori preparatevi per la giornata di oggi ad una bella e abbondante merenda quando andrete a prendere i vostri figli nel pomeriggio. Avranno una fame da leoni.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Io, «portoghese» per 4 giorni prima di trovare i controllori]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/milano/io-portoghese-4-giorni-trovare-i-controllori-938776.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/milano/io-portoghese-4-giorni-trovare-i-controllori-938776.html</guid><dc:creator><![CDATA[Marzio Brusini]]></dc:creator><description></description><pubDate>Fri, 26 Jul 2013 05:04:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Improvvisarsi «portoghese» e viaggiare senza biglietto sui mezzi di superficie dell'Atm, prendersi una multa dopo quattro giorni di spasmodica attesa, scoprire che declinare false generalità è facilissimo e che i controlli non sono così ferrei. Linea 56 tratta Loreto-Via Adriano, Linea 91-90 da via Stradivari a viale Lancetti, orario 8.30-11. Due percorsi difficili da controllare e pare tra i preferiti dai «portoghesi», italiani e non. </p><p>Si inizia bene, nessun controllore si vede all'orizzonte e quasi nessuno timbra il biglietto sulla 56. In maggioranza migranti, secondo la definizione offerta dal dizionario Boldrini, ma anche impiegati e operai milanesi. Si scende in via Stradivari, molti vanno verso la metropolitana altri prendono la 91. Anche qui la stragrande maggioranza degli utenti è composta da stranieri a cui se ne aggiungono altri man mano che ci si avvicina a Piazzale Lugano. Si scende e si ritorna indietro. Nessuno all'orizzonte. Finalmente al quarto giorno cinque controllori si palesano in via Stradivari.</p><p>Fermano chi scende dalla 56. E il «portoghese» viene circondato appena dichiara di non avere il documento di viaggio. «Eh ho dimenticato il biglietto nella borsa di mia moglie, appena me ne sono accorto sono sceso». Niente da fare i controllori non ci cascano: «esibisca i documenti». «Non ho neppure quelli, comunque può chiamare la Polizia di Stato o i vigili». </p><p>A questo punto uno dei controllori sfodera quello che evidentemente è uno dei suoi pezzi forti, «la polizia ha di meglio da fare». Il «portoghese» viene invitato a scrivere su un foglietto volante le sue generalità. Pur tornando alla mente lo spassoso Ajeje Brazorv di Aldo Giovanni e Giacomo, si preferisce alterare soltanto data di nascita e indirizzo. «Guardi che è un reato declinare false generalità» spiega correttamente il controllore, mentre alle sua spalle sfrecciano veloci tutti coloro che scendono da un'altra 56 e da un autobus della linea 39. Viste le camicie azzurre dell'Atm, via di corsa. «Ma quelli non li controllate?» Si replica. «Siamo impegnati a controllare lei che fa polemiche», controreplica. Vabbé, 25 euro di multa e un verbale con dati fasulli e inoltre i controllori si dimenticano di dire che è possibile conciliare sul posto. E infatti nel verbale appare un più 15 euro per spese pratica. Si saluta e si va in posta a pagarla anche se con indirizzo falso le possibilità di essere individuati e sanzionati sono pressoché nulle. </p><p>Secondo Atm il numero dell'evasione negli ultimi due anni è invariata (140mila biglietti non timbrati al giorno) ed è evidente che i 110 controllori, divisi in squadre da cinque e articolati su quattro turni, non bastano. </p><p>Ma secondo i sindacati, che ritengono il numero dei «portoghesi» molto più alto dei dati ufficiali, l'Azienda non intende procedere a nuove assunzioni nonostante il bilancio in salute. «Farsi vedere di più sarebbe utile per dissuadere chi non timbra  spiega Giovanni Abimelec della Cisl  aumentando il rischio di multe oltre a scoraggiare scippatori e malintenzionati». Il buon senso dei casciavit.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/BJZAVM53GVNVHE26C356OL7E4Q.jpg?auth=58a6e0ca8cbbfa15728db2d2bc332cb3af25d225226a8e9c002797cde6a0689a&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Centrodestra, le mosse di «Fratelli d'Italia»]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/milano/centrodestra-mosse-fratelli-ditalia-937852.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/milano/centrodestra-mosse-fratelli-ditalia-937852.html</guid><dc:creator><![CDATA[Marzio Brusini]]></dc:creator><description></description><pubDate>Tue, 23 Jul 2013 05:12:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Cosa bolle in pentola nel centrodestra lombardo? In attesa di conoscere cosa cambierà tra gli azzurri con la rinascita di Forza Italia, quelli di Fratelli dItalia non restano con le mani in mano. L'obiettivo parrebbe essere quello di rafforzarsi elettoralmente dandosi un'identità distinta dagli alleati. Condizionale d'obbligo perché mentre nel centrosud i meloniani under 40 la fanno da padroni, qui al nord il ricambio generazionale non si è prodotto automaticamente. Alle ultime elezioni amministrative l'unica «novità» è stata Andrea Dardi, 23 anni, che in quel di Lodi ha sfidato Pdl e centrosinistra totalizzando un pregevole 4%, raddoppiando i consensi delle precedenti politiche. Altrove, Brescia e Sondrio, Fratelli d'Italia non ha spiccato il volo trascinandosi nella sconfitta coi pidiellini. Se qualcuno resta ancora dell'idea che l'alleanza coi berlusconiani sia l'opzione più valida, qualcun altro ipotizza altre strade. Niente di traumatico per carità ma un'operazione lenta e progressiva di erosione dell'elettorato e di qualche amministratore locale, soprattutto tra quelli più preoccupati del loro futuro politico con la rinascita di Forza Italia. Alle porte di Milano, a Peschiera Borromeo, il sindaco pidiellino Falletta si è ritrovato, senza neppure essere informato né invitato, alla presentazione a giugno di un nucleo di Fratelli d'Italia. Scatto d'ira e gaffe d'ordinanza: «io non sono di destra, arrivo dall'Udc». Attorno a lui i sindaci di Mediglia e Tribiano stanno però con la Meloni e La Russa. Altrove, come a Melegnano, il sindaco Bellomo ha lanciato gravi accuse al partito di Giorgia Meloni («non si può ragionare con chi fa campagna acquisti») evidenziando più preoccupazione che irritazione. E forse ha ragione perché qualcuno in FdI va avanti lo stesso rimarcando che da soli si può fare. «A Seveso ad esempio ci siamo presentati senza il Pdl totalizzando un ottimo 8% - spiega l'europarlamentare Carlo Fidanza  mica possiamo farcene una colpa. E i giovani, gli under 40, ci sono eccome come Claudio Mangiarotti di Pavia, Stefano Foggetti di Cremona o Giacomo Zamperini di Lecco». Un altro under 40, il consigliere provinciale di Monza Luca Procaccini, rivela che «proprio quelli del Pdl fanno pressione per farci rientrare e la verità è che sono preoccupati, noi siamo quel centrodestra della società civile, di chi lavora e vive la passione per politica». Più secco ancora Massimo Parise del direttivo milanese: «se pensano che siamo i parenti poveri si sbagliano di grosso, le nostre storie sono già divise come si vede in Parlamento. Siamo una calamita per gli elettori delusi». Centrodestra contro centrodestra aspettando le scelte di Berlusconi.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[La denuncia Esposto dei sindacati]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/milano/denuncia-esposto-dei-sindacati-936286.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/milano/denuncia-esposto-dei-sindacati-936286.html</guid><dc:creator><![CDATA[Marzio Brusini]]></dc:creator><description></description><pubDate>Wed, 17 Jul 2013 05:06:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p> Contestano le condizioni igienico-sanitarie e i turni massacranti nel Cimitero di Lambrate e il Comune li ricambia chiudendo la mensa. Questa la situazione che i sindacati contestano al sindaco Giuliano Pisapia e all'assessore al Benessere Chiara Bisconti. Durissima presa di posizione che si è tradotta in un esposto in Procura con particolare riguardo al non rispetto delle norme di legge riguardanti la prevenzione agli infortuni e alle malattie professionali.</p><p>Il contenzioso prosegue da molti mesi, da quando tutte le organizzazioni sindacali hanno iniziato a contestare la presenza di ingente guano dei piccioni sui davanzali delle finestre adiacenti gli spogliatoi del personale, l'aria irrespirabile nei bagni e nei boudoir destinati agli uomini causata dalle ventole fuori uso e dalle condotte dell'aria inadeguate, le crepe e i rigonfiamenti dei muri del cimitero causate da perdite d'acqua, i controsoffitti pericolanti e le infiltrazioni dalle condutture. A tutto questo si aggiunge la situazione della sala mensa dove, denunciano i sindacati, la sporcizia e l'incuria sono diffuse: dalle lampade a soffitto la polvere pendente rischia di finire nei piatti dei commensali; i tavoli non vengono ripuliti dal 2 luglio, e anche il bidone dell'immondizia con scarti alimentari, non viene svuotato in quanto l'amministrazione comunale non ha ancora individuato a chi spetti la competenza; i muri e soffitto, ormai ingrigiti, necessitano di un'imbiancatura; i refrigeratori dell'aria fredda sono da tempo non funzionanti e la temperatura è insopportabile; i pavimenti e pareti non vengono ripuliti da tempo, sono trascurati e l'incuria regna ovunque.</p><p>Sulla sala mensa il Comune ha però le idee chiare e, senza avvertire i lavoratori, la chiude. Un servizio, con proprie cucine, dedicato ad una quarantina di operai e impiegati, oltre a tutti i dipendenti comunali del comprensorio, viene soppresso dopo un breve periodo in cui i pasti vengono recapitati attraverso Milano Ristorazione secondo però il menu riservato alle scuole elementari. Gianni Zin, rappresentante Rsu, decide così di inviare una email a sindaco, assessore e direttore di settore, Renata Boria. «Dovete riaprire la cucina  scrive Zin  lo dovete a questi lavoratori che ormai da anni lavorano sotto organico, con carichi di lavoro estenuanti. Solo la cremazione, il 70% delle salme a Milano, annovera 50-60 salme scaricate a braccia dai pochi lavoratori, oltre ai funerali (in media 2-3 al giorno) e a tutte le altre operazioni di tumulazione salme, resti ceneri ecc, così per 365 giorni all'anno estate e inverno». Se Pisapia e Bisconti fan finta di nulla, il direttore di settore Boria risponde con l'invito sprezzante «a prendere le proprie autovetture» e andare a mangiarsi un panino nei bar del quartiere Lambrate. Si arriva così all'esposto alla Procura di perché sia attivato un intervento urgente per accertare che le norme di sicurezza e prevenzione agli infortuni e malattie siano rispettate.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[«Ma quale integrazione? Ero più sicura a Beirut»]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/milano/quale-integrazione-ero-pi-sicura-beirut-935049.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/milano/quale-integrazione-ero-pi-sicura-beirut-935049.html</guid><dc:creator><![CDATA[Marzio Brusini]]></dc:creator><description></description><pubDate>Fri, 12 Jul 2013 05:12:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Omicidi, stupri, spaccio di stupefacenti, bische clandestine, prostituzione, immigrazione clandestina, sovraffollamento negli appartamenti, risse e vandalismi.</p><p>Un autentico bollettino di guerra quello stilato dagli abitanti della zona 2 di Milano. E un semplice e legittima richiesta: più sicurezza. Ad ascoltarli ci sarebbe dovuto essere l'assessore alla sicurezza Marco Granelli, ma arriva in ritardo di due ore quando la sala si è quasi completamente svuotata. Non lo hanno aspettato neppure gli ufficiali della polizia locale che avrebbero dovuto relazionare i cittadini sulla loro attività. Sta di fatto che il panorama di quest'importante fetta di Milano, che va da Greco fino alla fine di via Padova per lambire corso Buenos Aires, è desolante.</p><p>I cittadini, raggruppati in comitati, raccolgono informazioni dettagliate sull'attività criminale nei quartieri e le trasmettono alle forze dell'ordine e alla polizia locale ma i risultati restano, come loro stesso devono ammettere, «scarsamente significativi». Anche i rappresentanti dei Comitati per Milano e dei Genitori del Trotter, tradizionalmente sponsor di Pisapia, si vedono costretti ad ammettere che «sarebbe ora che la giunta provvedesse con segnali forti». Ma di forte al momento ci sono solo le proteste e le invettive contro l'amministrazione comunale rea, come ben dichiarato da un'abitante «di favorire l'abbandono dei quartieri da parte della gente onesta».</p><p>Luciana, del comitato di via Crespi, le fa eco: «non si fa nulla sia sul piano della prevenzione sia sul fronte della coesione sociale. E' un susseguirsi di piccoli e grandi episodi che non vengono neanche più denunciati. Io stessa sono appena stata aggredita alla fermata della metro di Pasteur da un immigrato. Han fatto bene quelli che se ne sono andati dal quartiere». L'arrivo di Granelli, con due ore abbondanti di ritardo («c'era la commissione sulla movida», si giustifica), è accolto dalle urla di una cittadina reduce da anni trascorsi in Medio Oriente: «mi sentivo più tutelata dagli hezbollah a Beirut che da lei e da Pisapia a Milano». Dopo lo scroscio di applausi, Granelli prova una difesa disperata del Comune: «interveniamo ovunque e prevediamo l'installazione di 279 nuove telecamere entro il 2013, ma dobbiamo puntare ai progetti di coesione sociale e non alla militarizzazione della città».</p><p> Parole non particolarmente gradite ai pochi rimasti in platea e che Samuele Piscina della Lega Nord Boccia senza appello come «espressione di un mondo parallelo privo di riferimenti alla realtà».</p><p>Anche il direttore scolastico del Parco Trotter punzecchia Granelli: «insegniamo educazione civica ai nostri ragazzi e poi una volta usciti da scuola si trovano di fronte a vandalismi, siringhe abbandonate, balordi e ubriachi. Così rischiamo di bruciare una generazione».  Polizia e Carabinieri lanciano infine un invito: «chiamateci, sollecitateci e interveniamo», una sorta di pronto soccorso «on demand» applicato alla sicurezza con cittadini trasformati in detective. Che dà perfettamente l'idea di quanto sia ormai vicino il punto di non ritorno .</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/6MQUMXAUEFO6HABXAZBAMA5GZ4.jpg?auth=80484cac531803041739bf6bbef0c0ebb9354e3abc5e175ae1dd0ff01f80c9dd&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[In stazione Centrale anche i vigili hanno paura]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/milano/stazione-centrale-anche-i-vigili-hanno-paura-934481.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/milano/stazione-centrale-anche-i-vigili-hanno-paura-934481.html</guid><dc:creator><![CDATA[Marzio Brusini]]></dc:creator><description></description><pubDate>Wed, 10 Jul 2013 05:08:01 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>L'assessore comunale alla sicurezza Marco Granelli non se la sente di farsi un giro nell'area della stazione Centrale per rispondere della presenza di venditori ambulanti, parcheggiatori, tassisti e facchini, tutti rigorosamente abusivi. Dopo due settimane dalla richiesta l'assessore non ha risposto. Prendiamolo per un rifiuto. E in fondo ha ragione Granelli perché la situazione all'interno e all'esterno di una delle principali porte della città è imbarazzante. Per lui e per il suo sindaco. E non ci sono solo gli abusivi, ma anche zingari, ubriachi, tossicodipendenti, borseggiatori, spacciatori e nullafacenti in servizio permanente effettivo. Solo in fascia diurna s'intende. La notte è peggio. </p><p>Intanto si viene a scoprire che l'organico della polizia locale non sarebbe sufficiente a coprire tutte le problematiche che Milano vive quotidianamente. Per fare un esempio, la lotta all'abusivismo commerciale viene condotto prevalentemente in piazza Duomo, in corso Vittorio Emanuele, in Galleria e in corso Buenos Aires. Una coperta troppo corta che non permette, se non in casi eccezionali, controlli nel resto della città a partire dalla stazione Centrale.</p><p>Malignamente si potrebbe insinuare che i vigili siano mandati nelle aree adiacenti Palazzo Marino. Ma forse si tratta solo di scelte, di strategie di dislocazione degli agenti della polizia locale. Evidentemente sbagliate e inique. Sta di fatto che la decisione di Pisapia di cambiare rotta rispetto ai predecessori ha portato alla creazione di zone franche per la microcriminalità. Più grave, infatti, il fronte anti prostituzione per il quale sulla carta esisterebbe ancora un nucleo dei vigili. Il condizionale è d'obbligo perché, come riferiscono i sindacati, nessun controllo né attività di contrasto è più in programma da tempo. Basta farsi un giro tra via Piccinni e viale Abruzzi per rendersi conto che il mestiere più antico del mondo prospera allegramente di giorno (donne) e di notte (trans). Ventiquattrore non stop per la felicità dei residenti, vittime di caos e degrado se non di vendette da parte dei protettori (soprattutto bulgari) quando si lamentano. </p><p>Il 16 luglio, si scopre, sarà convocato un tavolo tra i sindacati e l'assessore alla sicurezza per discutere di tutti i problemi del corpo della polizia locale. Vari temi all'ordine del giorno e una richiesta da parte dei lavoratori che può apparire paradossale per dei vigili: più sicurezza e tutela legale. Soprattutto dopo l'ennesima aggressione di un agente in piazza Castello da parte di un ambulante abusivo, immigrato irregolare con precedenti penali.</p><p>«Non siamo tutelati durante il nostro lavoro - spiega un collega del vigile aggredito - quel clandestino doveva essere in carcere o espulso, invece ci ha aggredito ancora una volta». E se anche i vigili si sentono insicuri cosa dovrebbero dire i cittadini?</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[La Centrale, paradiso degli abusivi]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/milano/centrale-paradiso-degli-abusivi-926817.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/milano/centrale-paradiso-degli-abusivi-926817.html</guid><dc:creator><![CDATA[Marzio Brusini]]></dc:creator><description></description><pubDate>Fri, 14 Jun 2013 06:03:34 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>In Piazza Duca d'Aosta, sotto l'occhio vigile delle telecamere della polizia locale, con il suo giubbotto catarifrangente giallo. Eccolo il parcheggiatore abusivo che si dà un gran da fare con gli automobilisti che lo prendono pure sul serio e gli sganciano la mancia. </p><p>L'area sarebbe riservata solamente alla sosta temporanea, il tempo per scendere e prendere i bagagli e raggiunger e il treno. E viceversa. </p><p>Invece questo piccolo spicchio della piazza antistante la stazione Centrale è diventato un vero e proprio parcheggio. E non poteva, ovviamente, mancare il posteggiatore abusivo in servizio permanente effettivo. Come possa farlo così davanti alle telecamere è un mistero e si decide di indagare. </p><p>A pochi metri, dove partono i bus per gli aeroporti, c'è la pattuglia della polizia e dell'esercito. «Ma vi siete accorti che c'è un parcheggiatore abusivo?» «Provi a chiamare i vigili», rispondono. Se si chiama la polizia locale di zona 2 ti rinviano gentilmente al pronto intervento, allo 0202008, che dopo aver polemizzato con gli altri in divisa («ma la polizia non fa nulla?») in un battibaleno manda due pattuglie. «E' persona nota, si prende le multe e non le paga, ma ritorna puntuale e non abbiamo strumenti normativi per impedirlo», spiega gentilmente un ghisa. Lui, napoletano in trasferta, non sembra scomporsi granché all'arrivo dei vigili. </p><p>«L'ho detto al vostro Ccmandante, che devo fare, andare a rubare?». L'uomo si toglie il giubbotto, si mette in disparte, e appena la pattuglia sgomma e se ne va, ritorna al suo posto. Intanto tutto attorno va in onda il solito copione con un via vai di turisti e pendolari, tassisti abusivi, venditori abusivi, facchini abusivi, balordi regolari. Di contorno, ubriachi e zingari che passeggiano verso le aiuole davanti alla stazione. Dopo averle concimate ritornano al punto di partenza, qualcuno si ferma per schiacciare un pisolino. Dell'Amsa, nel momento in cui restiamo in zona, nessuna traccia. E pensare che l'olezzo, complice il caldo, è insopportabile. </p><p>Il giorno dopo, stesso storia, tutti al loro posto. Inamovibili. Ci sono pure i vigili che alla domanda «ma non vi pare desolante?» rispondono prontamente: «lo è, lo è!». Intanto si preannuncia come l'anno scorso il camping nei giardini di Piazza Luigi di Savoia con zingari e vagabondi che visto il caldo incipiente cercheranno refrigerio all'ombra degli alberi. Gli unici, pare, capaci di tenerli lontano sono quelli della manutenzione del verde pubblico. I tagliaerbe riescono là dove la polizia locale fallisce. Un piccolo successo di Pisapia. Accontentiamoci, qui nella grande porta d'ingresso di Milano dove ogni giorno vanno in scena piccole e grandi storie di degrado e illegalità. Qui, davanti a quella che per decine di migliaia di persone resta la porta d'accesso alla città. Qui, dove nel 2015, dovrebbero arrivare milioni di turisti da tutto il mondo per visitare l'Esposizione universale. Certo non è un biglietto da visita di cui andare fieri.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/QYC67KXPABO47K2ZPFJ7S5ANJU.jpg?auth=5bd437b69b1de2bda226b9b35e384d87e652df70a6ad6d9c66b3f5d824ed1f1a&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[In centinaia al sit-in dei gelati Per Pisapia è l'ultima «svista»]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/milano/centinaia-sit-dei-gelati-pisapia-lultima-svista-926249.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/milano/centinaia-sit-dei-gelati-pisapia-lultima-svista-926249.html</guid><dc:creator><![CDATA[Marzio Brusini]]></dc:creator><description></description><pubDate>Wed, 12 Jun 2013 05:22:03 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>«Il divieto non c'è mai stato». Un'amnesia colpisce il sindaco Giuliano Pisapia anche per la decisione che vieta la degustazione del gelato per strada. Ma l'ordinanza l'aveva firmata lui. L'altra sera, nonostante la retromarcia, i giovani (e non solo) del centrodestra si sono ritrovati per il loro «gelato disobbediente». E le nuove ordinanze che cancellano il contestato divieto di consumazione dei gelati per strada dopo le 24 nelle zone della movida sono pronte. Per gelaterie, pizzerie al taglio e kebab non ci sarà altro limite che quello previsto dalla legge regionale numero 8 del 2009 che fissa la chiusura delle attività artigianali all'una.</p><p>Retromarcia. Eppure non è il primo caso di vuoti di memoria per Pisapia. È venerdì 31 maggio quando il sindaco rispolvera un altro dei suoi classici: «Confesso di non conoscere l'argomento». Davanti a lui i rappresentanti di cinque sigle sindacali che, ben tre settimane prima, erano riusciti a farsi fissare l'appuntamento con il primo cittadino. Oggetto dell'incontro la mancata condivisione della riorganizzazione della macchina amministrativa. Dopo contestazioni, mancate conciliazioni in Prefettura, minacce di denunce per condotta antisindacale ci si sarebbe aspettata una risposta più qualificante, ma evidentemente il sindaco non è dello stesso avviso. L'incontro viene giudicato inconcludente dai sindacalisti. Si rinvia nuovamente. «Voglio sperare - spiega sarcasticamente Nicola De Vita della Cisl - che la prossima volta il sindaco si presenti preparato all'incontro dal momento che le nostre critiche si articolano da più di un anno. Speriamo che studi di più». Non si ricorda o non conosce l'argomento. Ne sanno qualcosa i precari del Comune di Milano che, dopo le promesse elettorali, si ritrovano senza interlocutori capaci di risolvere la loro situazione. E' il giugno 2011 quando scrivono al sindaco e al direttore generale Davide Corritore per ottenere un incontro. Nessuna risposta. Il sindaco, alle richieste di una precaria durante la festa dell'Arci all'Idroscalo nell'agosto dello stesso anno, dichiara di aver saputo dell'esistenza dei precari del Comune solo dopo averne letto notizia dai quotidiani, negando di aver mai ricevuto le lettere inviate dai precari sia alla sua mail istituzionale che ai suoi più stretti collaboratori. Non si ricorda neppure di quel «mai più precari in Comune» che aveva urlato in campagna elettorale. Non si ricorda e non sa di cosa si stia parlando. Coi precari la commedia va avanti. Nel marzo 2012 restano senza risposta anche le osservazioni rivolte direttamente al Sindaco dagli attivisti di San Precario con una simpatica serenata sotto le finestre del primo cittadino in piazza San Fedele, di cui vi è ampia documentazione su youtube. Alle richieste di estendere la gratuità degli abbonamenti Atm a disoccupati e precari. Il sindaco, dopo il classico «non conosco esattamente il problema», assicura di impegnarsi per trovare una soluzione. E ne sanno qualcosa anche i centri sociali, soprattutto gli occupanti dello «Zam» di via Olgiati appena sgomberati dalla Polizia, perché «in campagna elettorale il sindaco aveva promesso più spazi - gridano loro protestando anche davanti a Palazzo Marino  -e queste promesse non sono state mantenute». Ora Pisapia nega tutto, tanto per cambiare.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/E7M72LOUHJM4NMUO25JEWOJA5Y.jpg?auth=78c7dd81f8ca05a91fe5756b641eaee500bf3106fdcbe689a8095fe134245634&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[L’ultima grana: i sindacati pensano alla denuncia]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/milano/921392.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/milano/921392.html</guid><dc:creator><![CDATA[Marzio Brusini]]></dc:creator><description><![CDATA[E negli uffici di Palazzo Marino il malumore ora si allarga]]></description><pubDate>Tue, 28 May 2013 06:38:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>I tormenti di <b>Giuliano Pisapia</b>, quel «ma chi me lo ha fatto fare» sbiascicato nel suo ufficio a Palazzo Marino. Chi o conosce fuori dall'ambito politico, parla di disagio profondo per il suo essere sindaco. Primo cittadino di una città mica da poco, quella Milano che in lui per buona parte aveva intravisto la novità. Ma al netto dei risultati c'è poco da essere contenti. Nella sua famiglia, il ramo Agnoletto quello della madre e del cugino Vittorio ex europarlamentare di Rifondazione Comunista, son tornati tutti i dubbi e perplessità per il suo incarico. Forse guadagnava di più a fare il parlamentare o l'avvocato. Non solo economicamente si intende. Troppe grane e troppe difficoltà, «zero tituli». D'Alfonso insegna, il caos è dentro la giunta. E i risultati sono poco incoraggianti.</p><p>Come confermato dalla lettera al «Corriere della Sera», Pisapia confida nei progetti altrui (vedi Expo) o rispolvera antichi vezzi delle giunte di centrodestra. Come, ad esempio, il farsi vedere con idrante e tuta bianca <a href="http://www.ilgiornale.it/news/milano/anche-sindaco-ripulire-i-muri-imbrattati-dai-graffitiil-920971.html" data-datalayer-click-event-target="internal">a cancellare quei graffiti</a> che, fino alla Moratti, era per la sua parte politica emblema di libertà di espressione.</p><p>Senza bussola, si arrabatta nel più classico cliché dei perdenti: anche altre città attraversano tensioni e violenze. Poco incoraggiante per i cittadini, metafora della rassegnazione. E quello che è più grave, per lui passato alle cronache come l'avvocato dei diritti, le contestazioni sindacali che attraversano il <b>Comune di Milano</b>. 26 tentativi di conciliazione in Prefettura, tutti falliti, tutti a confermare che le relazioni sindacali sono per la sua giunta un optional.</p><p>Glielo hanno ricordato le organizzazioni dei lavori a Palazzo Marino quando si sono presentati davanti al suo ufficio per protestare. Dopo ore si è deciso a farsi vedere e confermare per il 31 maggio un appuntamento. Ma lui non sa che, stanchi delle sue promesse, qualcuno gli sta preparando un brutto scherzo qualora non ottenessero risposte qualificanti. Una denuncia per <b>condotta antisindacale</b>.</p><p>Questa sì l'onta che il sindaco di Milano, il primo in assoluto dal 1946 ad oggi, rischia seriamente di portarsi avanti nella storia. Forse, a guardar bene, il suo unico risultato.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/IGLXBWJUEFOTDJOHLTRGONTMTE.jpg?auth=1604e908ae366c2e56186b3ce3c3efdd1bc3b8005f254f250d9c9421570e472c&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Vita da clandestini: «Pochi controlli, restare qui è facile»]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/milano/vita-clandestini-pochi-controlli-restare-qui-facile-920969.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/milano/vita-clandestini-pochi-controlli-restare-qui-facile-920969.html</guid><dc:creator><![CDATA[Marzio Brusini]]></dc:creator><description><![CDATA[Viaggio tra gli stranieri che a Milano vivono di espedienti «Un po' di attenzione e la fai franca anche per dieci anni»]]></description><pubDate>Mon, 27 May 2013 06:55:05 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Non è poi così difficile essere <b>clandestini</b> a Milano. Scaduto il permesso di soggiorno non ti manda via nessuno. Perché incappare nei controlli è raro, quasi impossibile. E se finisci in tribunale ti fissano l'udienza e allora, gioco forza, ritorni in clandestinità.</p><p>«Se sei attento e non ti fai fregare puoi rimanere a Milano anche 10 anni» spiega Aziz, un tunisino sulla trentina che bighellona tra i bar di via Padova. E parlarci non è poi difficile, basta fargli capire che non sei un poliziotto. «Me ne sono andato via dalla Tunisia cinque anni fa e a Milano ho trovato lavoro come muratore, pagavano bene e ho trovato casa insieme ad altri miei connazionali. Poi l'azienda per cui lavoravo è entrata in crisi, ho perso il lavoro insieme al permesso di soggiorno. E da allora mi arrangio con qualche lavoretto». Capire quale è però impossibile, alla domanda ride.</p><p>Ride anche Mohammed, un egiziano che vive insieme ad altri connazionali in un appartamento dalle parti di via Padova. «Mi sono sposato con una polacca e sono diventato cittadino comunitario quindi il mio problema è solo tirare a campare. Ma è dura perché il lavoro non c'è e come tutti mi devo arrangiare». Come? Solita risposta con risatina di ordinanza.</p><p>Se ci si sposta di qualche chilometro ci si imbatte nell'<b>immigrazione cinese</b>. In via Ponte Seveso 33, in un bilocale di una cinquantina di metri sono in quattro. Cucinano dal mattino alla sera per una pizzeria non poco distante, dicono i vicini. Il proprietario dell'immobile è lo stesso del locale. Le condizioni igienico-sanitarie sono allarmanti. Ma con questi cuochi improvvisati parlare diventa impossibile, non capiscono l'italiano né lo parlano. In compenso ridono pure loro.</p><p>Breve passeggiata verso piazza IV Novembre, davanti alla Stazione Centrale, è si incontra un gruppo eterogeneo di stranieri. Le nazionalità si confondono tra arabi, albanesi, romeni e africani. Bivaccano tra un bar e l'altro e si muovono in gruppetti. Sembrano inoffensivi. «Io non mi faccio notare e se vedo la polizia mi sposto senza dare nell'occhio», dice Florian, un albanese sulla ventina. Scarpe da tennis di marca, tuta, iphone di ultima generazione. Che fai per vivere? «Mi arrangio ma non mi faccio mancare nulla, i soldi li mando in Albania alla mia famiglia». Ovviamente risatina finale. Dove vivi? «A Greco la notte stiamo lì, siamo in tanti e ci sono anche italiani, poi al mattino usciamo e ricomincia la giornata. Oppure anche in zona Maciachini ci sono stabili vuoti dove non è difficile trascorrere la notte. Nessun controllo, siamo tranquilli».</p><p>L'area nel quartiere di Greco, spiega Samuele Piscina della Lega Nord in consiglio di zona 2, è l'ex sede de Il Giorno in via Tarvisio. Una palazzina di otto piani, dismessa da molti anni. Al di fuori tutto pare in regola con le catene agli ingressi e i cancelli in ordine. Ma una porta di sicurezza è divelta. Una zona tranquilla dove la sera passano solo le auto dei residenti. L'ideale per la notte. Molto meno per la sicurezza dei milanesi, tra una risatina e l'arte di arrangiarsi dei clandestini.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/JMKWIGGZF5P3TEN3CWYPC52BOM.jpg?auth=fbb30e1038e7fbc40bfbf9e7ebcdebfe3e4851e895ace4a05f10ce0afcbdb703&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[«Negozi aperti di notte, chi ci protegge?»]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/milano/negozi-aperti-notte-chi-ci-protegge-917987.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/milano/negozi-aperti-notte-chi-ci-protegge-917987.html</guid><dc:creator><![CDATA[Marzio Brusini]]></dc:creator><description><![CDATA[L'ok del Comune ai locali riapre il problema della protezione: «Se ci lasciano soli abbiamo paura»]]></description><pubDate>Fri, 17 May 2013 06:30:04 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>La Milano aperta 24 ore su 24, frutto delle liberalizzazioni del governo Monti, trova già parecchi ostacoli sulla sua strada. Non solo perché agevolerebbe la grande distribuzione a scapito del piccolo commercio di quartiere ma anche e soprattutto per la sicurezza che soprattutto nelle ore serali preoccupa gli esercenti milanesi. Prendendo l'area della Stazione Centrale, una zona senza limitazioni di orario a differenza di quelle della movida secondo le linee guida di Palazzo Marino, ci si imbatte in commercianti non particolarmente ostili all'apertura notturna ma preoccupati per il degrado e l'insicurezza del quartiere.</p><p>«Qui la movida c'è eccome  spiega Salvatore, edicolante di viale Lunigiana -. La fanno gli immigrati ubriachi che si prendono a bottigliate o utilizzano come vespasiano i giardinetti dietro il mio chiosco. Alle 4.30 del mattino le pattuglie della polizia circolano ma non abbastanza da spaventare i balordi». Spostandosi di qualche centinaio di metri, in via Ponte Seveso, i commenti non sono diversi. «Se ci mettono la guardia del corpo che ci scorta all'auto - spiega Andreina, titolare di un negozio di articoli sportivi - non sarei contraria al prolungamento degli orari. Ma in negozio mi hanno derubato della borsa di giorno, non voglio immaginare cosa succederebbe di sera o di notte». Anche Liu, titolare cinese del bar «Il Gatto e La Volpe», è perplesso. Lui ha le saracinesche a pochi passi dal commissariato ma è convinto che «non si possa stare sereni al 100%». </p><p>E anche il Comune di Milano è cosciente che senza garantire <b>sicurezza</b> qualsiasi progetto di tenere aperti i negozi di notte diventano un boomerang. Mercoledì prossimo sia l'assessore al Commercio D'Alfonso sia quello alla Sicurezza Granelli si confronteranno con le commissioni consiliari e potrebbero essere già presenti le associazioni dei commercianti. «Milano è la città più a rischio d'Italia - spiega Riccardo De Corato di FdI - come registrato dal Viminale e mi pare grave che non ci siano controlli preventivi, né dalle forze dell'ordine né dalla polizia locale. I commenti dei commercianti non sorprendono». </p><p>Altri sollevano il problema dei tributi locali sul <b>commercio</b>. Salvo, titolare della tabaccheria di viale Sondrio, ricorda l'esempio francese di sostegno al commercio di quartiere: «Bisognerebbe iniziare a ridurre le tasse locali per rilanciare i negozi, pago il 75% di tasse e il rimanente dell'incasso mi è sufficiente per vivere».</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/I7DRLQNHCJIVTJMY2SUTZOVFP4.jpg?auth=3f7038ef1c3dcfc6c2b1ba3849c7627d9185d954302856b064c223739394d305&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Prossima domenica a piedi: i ghisa minacciano lo sciopero]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/milano/prossima-domenica-piedi-i-ghisa-minacciano-sciopero-916869.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/milano/prossima-domenica-piedi-i-ghisa-minacciano-sciopero-916869.html</guid><dc:creator><![CDATA[Marzio Brusini]]></dc:creator><description></description><pubDate>Tue, 14 May 2013 05:21:03 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p> «Il 9 giugno se non otterremo risposte dalla giunta Pisapia chiederemo ai vigili di non prestare servizio per la domenica senza auto. E andremo avanti ad oltranza per tutti gli eventi fino all'Expo». Alfredo Masucci, delegato Cisl per la polizia locale mostra profonda amarezza. «Dopo la morte del collega Nicolò Savarino, assassinato da un nomade nel gennaio 2012, il sindaco ci aveva promesso di risolvere il problema della tutela legale e invece nulla. Ogni parola, ogni intenzione è stata disattesa». Masucci snocciola uno ad uno i problemi che i ghisa devono affrontare quotidianamente nel silenzio assordante di palazzo marino. «Ci mandano in dieci ad affrontare trecento extracomunitari al mercato di San Donato  continua Masucci  per evitare che aprano i loro banchetti per vendere di tutto, dalla carne agli stereo rubati, senza che ci siano una copertura adeguata. Oppure alle Colonne di San Lorenzo a prendere insulti e bottigliate. Così significa mandarci allo sbaraglio». La Cisl denuncia la mancanza di un progetto per la sicurezza, nessuna regia e coordinamento tra le forze dell'ordine, lentezza nello smaltimento delle segnalazioni dei cittadini. «Il progetto del vigile di quartiere  prosegue Masucci - non sta andando da nessuna parte, i cittadini telefonano e scrivono per far emergere vari problemi che vanno dalle buche nelle strade ai reati predatori, ma poi il sistema entra in crisi e non si riesce ad evadere in tempo le richieste di intervento. I milanesi perdono fiducia e se la prendono con noi, in realtà gli uomini ci sono ma sono male organizzati e male equipaggiati. Ci sono zone dove non ci possiamo permettere il vigile in bicicletta, manca deterrenza e soprattutto non ci facciamo vedere in forze. Al momento siamo alla mercé di chiunque e così facendo non si risolve il problema della sicurezza». La Polizia Locale non ha peraltro incrementato il numero di assunzioni e il ringiovanimento del corpo si è arrestato con l'arrivo di Pisapia e Granelli. E, quello che appare sempre più evidente si registra una sostanziale riduzione degli interventi che da Palazzo Marino si cerca di nascondere. In compenso i ghisa vengono coinvolti in attività di ordine pubblico che lasciano perplessi come nel caso del servizio di guardia al consolato albanese in Piazza Duomo. «Non siamo né carne né pesce e il Comune non ci spiega con chiarezza cosa dovremmo. Né ci chiede cosa vogliamo essere: semplicemente al servizio dei cittadini».</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Quelle telefonate Pisapia-Letta e il «doppiogioco» di Martina]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/milano/quelle-telefonate-pisapia-letta-e-doppiogioco-martina-915119.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/milano/quelle-telefonate-pisapia-letta-e-doppiogioco-martina-915119.html</guid><dc:creator><![CDATA[Marzio Brusini]]></dc:creator><description><![CDATA[«Pronto Enrico, sono Giuliano Pisapia». Il sindaco di Milano ci ha provato a piazzare un suo uomo nel gruppone dei sottosegretari del governo Letta]]></description><pubDate>Wed, 08 May 2013 06:44:03 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>«Pronto Enrico, sono <b>Giuliano Pisapia</b>». Il sindaco di Milano ci ha provato a piazzare un suo uomo nel gruppone dei sottosegretari del governo Letta. Per farlo ha telefonato due volte al neopremier per perorare la causa di Davide Corritore, direttore generale del Comune di Milano ed esponente del Pd milanese. Due volte con l'intermezzo telefonico a Maurizio Martina, coordinatore lombardo del Pd. Questi garantisce il suo appoggio alla candidatura di Corritore di fronte a due testimoni di peso: l'ex segretario milanese della Camera del lavoro Pier Antonio Panzeri e l'onorevole Barbara Pollastrini.</p><p>Tutto fatto, anzi no. Perché a dispetto delle rassicurazioni, <b>Corritore</b> si è trovato a dover competere proprio con Martina che per giorni aveva finto di non conoscere il suo destino. Perché il coordinatore Pd era già sicuro di diventare sottosegretario con delega all'Expo. Una promessa fattagli da Bersani, pare, durante la campagna elettorale per le regionali. Un modo per ringraziarlo dell'appoggio fornitogli in occasione delle primarie del Pd e per rimettere in riga il Sindaco di Milano. Pisapia d'altronde aveva avuto la possibilità di promuovere il suo candidato, Umberto Ambrosoli, e il risultato deludente alle regionali non poteva che registrare un contraccolpo. Letta si rimangia la promessa. Le quotazioni di Pisapia crollano e così Maurizio Martina prende il treno e scende a Roma. Corritore, che sgomita per lasciare Palazzo Marino, deve aspettare.</p><p>Sullo sfondo la <b>guerra intestina al Pd lombardo</b> con il consigliere regionale Massimo D'Avolio e l'onorevole Emanuele Fiano che concedono ad affaritaliani.it parole durissime al loro partito. D'Avolio si interroga sul perché nessun milanese sieda al Governo - Martina è bergamasco - e sulle ragioni per cui la candidatura di Corritore sia stata cassata; Fiano parla di perdita di potere da parte del Pd milanese e invita Martina a dimettersi da coordinatore regionale. Una partita tutta aperta che vede una lunga schiera di pretendenti alle poltrone. Come Martina anche Roberto Cornelli è preso di mira dai suoi colleghi di partito. Inutile però cercare riferimenti alla guerra in corso a Roma. Qui si scannano l'un con l'altro e i riferimenti come Renzi o Bersani si confondono scombussolando alleanze e amicizie. Intanto qualcuno fa girar la voce di una candidatura a Sindaco di Milano del commissario unico <b>Expo 2015</b> Giuseppe Sala. Più per far dispetto che per reale convinzione.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Crisi, l'allarme dei dentisti: «Troppi costi e meno pazienti»]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/milano/crisi-lallarme-dei-dentisti-troppi-costi-e-meno-pazienti-914300.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/milano/crisi-lallarme-dei-dentisti-troppi-costi-e-meno-pazienti-914300.html</guid><dc:creator><![CDATA[Marzio Brusini]]></dc:creator><description><![CDATA[Il presidente dell’istituto Stomatologico: «Tagliate le cure soprattutto per i bimbi»]]></description><pubDate>Mon, 06 May 2013 05:18:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>In Lombardia i pazienti dei <b>dentisti</b> sono oltre 8 milioni e mezzo, per una presenza di 8.106 odontoiatri su 8.696 studi dentistici, con una produzione di reddito di poco meno di 1 miliardo e mezzo di euro. Il personale non medico impiegato in queste realtà può essere stimato in circa 15.000 unità. Ma quella che era una professione considerata sicura e remunerativa è entrata in crisi. </p><p>«Siamo sottoposti a <b>controlli burocratici</b> e balzelli previsti dalla normativa regionale lombarda - spiega Luigi Paglia dell'Istituto Stomatologico Italiano di Milano - che stanno diventando insopportabili per i costi che generano e che non possiamo scaricare ogni volta sui pazienti. L'ultimo accordo Stato-Regioni ci ha scaricato una serie di adempimenti nel campo della formazione e della sicurezza che devono essere rivisti alla luce della crisi e delle semplificazione così come sta avvenendo in altri Paesi dell'Unione Europea. Inoltre la piaga dell'<b>abusivismo</b> è riesplosa con prepotenza e, complice la ridotta capacità di spesa dei lombardi, rischia di diventare il colpo di grazia a chi il dentista lo fa con professionalità e onestà e comportando rischi per il paziente». </p><p>Paglia punta il dito contro la stretta burocratica e i costi altissimi che essa comporta. Sono, tra gli altri, i corsi di formazione permanente sulla sicurezza ad alimentare insoddisfazione. «Chiedere un numero elevatissimo di ore di aggiornamento a titolari e dipendenti - prosegue Paglia - pesa in questo momento enormemente sull'attività dello <b>studio dentistico</b> e spessissimo si tratta di corsi con contenuti relativi alla sicurezza nei cantieri, del tutto inutili. Anche i numerosi controlli periodici a cui siamo sottoposti finiscono per interrompere il lavoro spesso senza dare nessun reale vantaggio ai nostri pazienti e alla nostra attività». </p><p>Anche la <b>fiscalità</b> ha riservato brutte sorprese ai dentisti lombardi e non solo. Nel luglio scorso sono stati riformulati gli studi di settore col risultato di far scomparire i correttivi congiunturali individuali. Ciò ha ottenuto come risultato di dover dichiarare utili ben maggiori rispetto all'anno precedente per ottenere la cosiddetta congruità, in contrasto con quella che pare essere la realtà dell'odontoiatria come spiega Luigi Paglia con durezza: «Un mercato sempre più povero, gli ingigantiti costi della burocrazia, un fisco sempre più invadente». </p><p>A questo si aggiunge l'allarme lanciato dal Collegio Nazionale dei Docenti di Odontoiatria sulla drastica riduzione dei bambini che si rivolgono al dentista, complice la crisi che obbliga le famiglie a ridurre le cure per i propri figli. «Dirigendo il dipartimento di odontoiatria materno-infantile dell'Istituto Stomatologico Italiano - conclude Paglia - rilancio con l'idea delle cure preventive che hanno costi molto ridotti e così facendo si possono evitare le conseguenze e i costi sempre più elevati che ricadranno nel futuro sul Servizio Sanitario Nazionale. Su questo è importante che <b>Regione Lombardia</b> promuova campagne di sensibilizzazione magari impostandole attraverso la valutazione del rischio individuale di ammalarsi delle patologie odontoioiatriche»</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/RLHNDNRUQNIW7FBNHW6JASMZUM.jpg?auth=ba0da3fa6d165ece1aa5fd3335f903517350b60c5af5cd3dd36c6e33d2223888&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[«Mai un voto con il Pdl» e la strada resta un incubo]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/milano/mai-voto-pdl-e-strada-resta-incubo-913243.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/milano/mai-voto-pdl-e-strada-resta-incubo-913243.html</guid><dc:creator><![CDATA[Marzio Brusini]]></dc:creator><description></description><pubDate>Wed, 01 May 2013 06:49:01 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>«Non firmeremo mai un documento del Popolo della Libertà nemmeno se contenesse la proposta migliore al mondo». Non è la Camera o il Senato ma più modestamente il consiglio di <b>zona 7 di Milano</b>. Nei blocchi ideologici, la sinistra non distingue tra centro e periferie istituzionali. E l'autore della dichiarazione di guerra non è un esponente di spicco della segreteria nazionale di Pd o Sel, ma Franco Filocamo, consigliere di zona di Sinistra per Pisapia. Ma qual è l'antefatto?</p><p>A seguito di un <b><a href="http://www.ilgiornale.it/news/milano/travolto-e-ucciso-sul-marciapiede-camion-910087.html" data-datalayer-click-event-target="internal">incidente del 20 aprile scorso</a></b> nell'incrocio tra via Domenichino e Via Ravizza muore travolto da un camion Marco C., 51 anni padre di 4 figli. «Abbiamo fatto un sopralluogo - spiega Marco Bestetti, consigliere di zona 7 per il Pdl - e su sollecitazione di numerosi cittadini, che ci hanno informato di episodi simili accaduti in passato, abbiamo redatto una mozione urgente a nome di tutto il gruppo semplicemente per la messa in sicurezza dell'incrocio, lasciando ai tecnici del Comune l'individuazione della soluzione migliore».</p><p>Ma la mozione non è stata messa ai voti e nemmeno discussa perché la maggioranza di centrosinistra si è rifiutata di firmarla. In questa occasione Franco Filocamo spiega chiaramente il motivo: <b>«mai con il Pdl»</b>. A rincarare la dose ci pensa un altro consigliere di zona, Riccardo Rocco del Partito Democratico, che accusa i pidiellini di speculare sui drammi. «Ora la mozione seguirà l'iter ordinario in Commissione - prosegue Bestetti - sperando che intanto non ci scappi un altro morto. La contrapposizione politica ci può stare, ma non su un argomento del genere, non davanti ai morti. E' stata un'autentica vergogna, che i cittadini penso debbano conoscere».</p><p>Il muro ideologico contro il Pdl nel consiglio di zona 7 non è recente, anzi. Già in occasione delle celebrazioni per il 150° dell'Unità nazionale, la maggioranza aveva votato contro una mozione del centrodestra che si era visto costretto a interrompere il consiglio intonando l'inno di Mameli. Peggio era andata nel maggio 2012 a Carlo Armeni, consigliere ora in Fratelli d'Italia, reo di aver partecipato al corteo per Ramelli. Il Pd aveva fatto proiettare durante il consiglio un video in cui il giovane consigliere partecipava alle commemorazioni del giovane iscritto al Fronte della Gioventù assassinato nel 1975. Enea Coscielli, capogruppo del Pd, aveva definito inopportuna la sua presenza ad una manifestazione del genere. La lista dei «no» è sfociata anche nel ridicolo come nel caso dell'illuminazione del Parco delle Cave proposto dal Pdl. «Ci hanno risposto che avrebbe scioccato le piante e le lucciole». Quelle con le ali, si intende.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Servizi web, scioperano i dipendenti comunali]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/milano/servizi-web-scioperano-i-dipendenti-comunali-912537.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/milano/servizi-web-scioperano-i-dipendenti-comunali-912537.html</guid><dc:creator><![CDATA[Marzio Brusini]]></dc:creator><description><![CDATA[Lo stato di agitazione è stato indetto da tutte le sigle sindacali per protestare contro la riorganizzazione del settore servizi informatici e il rischio sempre più forte di esternalizzazione]]></description><pubDate>Mon, 29 Apr 2013 06:32:03 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Oggi <a href="http://www.ilgiornale.it/news/milano/i-dipendenti-scioperano-pisapia-offre-lanti-stress-909435.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><b>sciopero</b></a> dei dipendenti comunali dei servizi informatici dalle 9 alle 13. A rischio i servizi online compresi quelli del settore Anagrafe. Lo stato di agitazione è stato indetto da tutte le sigle sindacali per protestare contro la riorganizzazione del settore servizi informatici e il rischio sempre più forte di esternalizzazione.</p><p>Dopo il tentativo di conciliazione presso la Prefettura di Milano del 7 febbraio scorso e il successivo incontro del 26 marzo, il Comune ha continuato a far finta di nulla rispetto alla richiesta di chiarimenti da parte delle organizzazioni sindacale. «Vani sono stati i tentativi di capire le reali intenzioni dell'amministrazione civica - spiega Marisa Pasina della Uil - a questo punto sono stati i lavoratori a chiedere di indire lo sciopero, un atto di forza a cui ci ha costretto la <a href="http://www.ilgiornale.it/tag/giunta-pisapia.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><b>giunta Pisapia</b></a>».</p><p>Dopo che il 3 aprile la riorganizzazione del settore è entrata nel vivo, le proteste degli impiegati sono aumentate. «Non pare affatto chiaro - prosegue Pasina - quale dovrà essere il ruolo di Atm e A2A a cui pare che il Comune voglia appaltare alcune servizi informatici. Nessuna analisi costi e benefici, nessun piano economico e vuoto totale per il ricorso a consulenze esterne. Poca chiarezza che rischia di minare ulteriormente la fiducia dei lavoratori nei confronti dei vertici di Palazzo Marino. Si parla di premiare le professionalità ma anche su questo punto il direttore del settore <b>Guido Albertini</b> procede senza alcun tipo di informazione. Qualcuno si è ritrovato estromesso dal proprio incarico dalla sera alla mattina per far posto ai soliti noti. E se qualcuno si lamenta c'è il rischio ritorsioni».</p><p>Questa volta anche la Cgil è scesa in campo a favore dello sciopero dopo che i suoi iscritti si erano lamentati dell'atteggiamento di esagerata disponibilità nei confronti dell'amministrazione comunale. Una situazione, quella del settore informatico, che dall'arrivo di Guido Albertini non brilla per efficienza visti i <b>numerosi disguidi</b> fin qui registrati: dal problema delle iscrizioni online alle scuola di infanzia e ai centri vacanze fino al sito opendata del Comune sulla cui gestione continuano ad aleggiare fantasmi di confusione e di scarsa trasparenza. «Mi meraviglio del silenzio dell'assessore Chiara Bisconti, che ha sottratto dal fondo di produttività un milione di euro per creare nuove posizioni organizzative, un furto ai dipendenti a favore di chi non si sa», attacca Aldo Tritto del CSA. «Non ci sono state aperture verso i sindacati, con la mancanza di personale i servizi vengono aumentati a dismisura sfruttando i dipendenti. Spremuti come agrumi per farsi belli sui giornali».</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/AABGZ3BIMVNOTKLEL4WEKXEE3Q.jpg?auth=d3dd4b3d5a00de4533a254efdab29ef097bd604aa919df72cdfe50f81c4df1a1&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"><media:description type="plain"><![CDATA[Il sindaco di Milano Giuliano Pisapia]]></media:description></media:content></item><item><title><![CDATA[Prenotazioni in tilt per mandare i figli alle Case vacanza]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/milano/prenotazioni-tilt-mandare-i-figli-alle-case-vacanza-910664.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/milano/prenotazioni-tilt-mandare-i-figli-alle-case-vacanza-910664.html</guid><dc:creator><![CDATA[Marzio Brusini]]></dc:creator><description></description><pubDate>Tue, 23 Apr 2013 05:12:07 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Via Deledda a Milano. Va in scena nella giornata di ieri un classico dell'amministrazione comunale, il caos organizzativo. Più di 250 genitori in attesa di iscrivere i propri figli alle Case Vacanza, le strutture estive del Comune di Milano aperte dal 10 giugno al 30 agosto. Quasi nessuno è riuscito a completare l'adesione online ed è stato convocato per formalizzare l'iscrizione, altri ancora sono in attesa di un appuntamento che obtorto collo deve avvenire entro oggi. Al Polo Civico di via Deledda una responsabile, tra l'imbarazzato e lo stupito, confessa che non si aspettava una tale massa di persone. Distribuisce post-it gialli con numeri scritti a mano mentre i genitori incominciano a scalpitare. «Siamo qui dalle 8.30 e hanno già staccato più di 200 biglietti e non abbiamo la più pallida idea di quando sarà il nostro turno», tuona inviperita una madre che al cellulare tenta di informare l'ufficio che il suo arrivo non è del tutto scontato. Intanto la pressione dei genitori aumenta sulla porta dell'unico ufficio aperto al pubblico. All'interno solo sei impiegati mentre all'inizio del servizio erano in due. Una settantina di utenti vengono dirottati in via Porpora presso gli altri sportelli dell'assessorato all'Istruzione. «Molti genitori non sono riusciti a fare l'iscrizione online perché hanno smarrito la password o a causa del sovraccarico del sito  spiega una delle responsabili dell'accettazione  ma così tanti e all'ultimo giorno utile non ce lo aspettavamo di certo».</p><p> Intanto nel salone di via Deledda qualche genitore si organizza e cerca di scambiare il proprio numero con quello di altri. «Devo tornare in ufficio e a spanne bisogna capire quando sarà il proprio turno» spiega un genitore. «Faccio il part-time quindi nel pomeriggio sono libera di ritornare mentre qualcuno ha bisogno di iscrivere i propri figli questa mattina. Bisogna arrangiarsi perché il Comune di Milano non riesce a fissare un orario e di rispettarlo». E c'è anche chi cerca di fare il furbo: arrivato in ritardo passa davanti agli altri scatenando una rissa con spintoni e insulti. </p><p>Alla fine, per far cessare l'assedio, i responsabili del Comune di Milano consegnano ai presenti un modulo di preiscrizione da compilare. Entro oggi i genitori dovrebbero ricevere un sms o una telefonata per fissare un altro appuntamento per la consegna dei documenti fiscali e quelli dei bambini. «Dopo ore di attesa  brontola un padre  ci fanno perdere altro tempo, ma non potevano organizzarsi meglio?».</p>]]></content:encoded></item></channel></rss>