<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" version="2.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"><channel><title><![CDATA[News feed]]></title><link>https://www.ilgiornale.it</link><atom:link href="https://www.ilgiornale.it/arc/outboundfeeds/rss/autore/matteo-carnieletto/" rel="self" type="application/rss+xml"/><description><![CDATA[ News Feed]]></description><lastBuildDate>Sun, 26 Jul 2026 13:42:54 +0000</lastBuildDate><language>it</language><ttl>1</ttl><sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod><sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency><item><title><![CDATA[Così il narcisismo è diventato lo specchio del nostro tempo]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/letteratura/cos-narcisismo-diventato-specchio-nostro-tempo-2507426.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/letteratura/cos-narcisismo-diventato-specchio-nostro-tempo-2507426.html</guid><dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator><description><![CDATA[Pubblicato Lo specchio di Narciso (Passaggio al Bosco) di Roberto Giacomelli. Ecco tutti i punti deboli della nostra società (e come uscirne)]]></description><pubDate>Wed, 09 Jul 2025 09:16:12 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono parole inflazionate. Parole che, a furia di ripeterle, vengono svuotate del proprio senso profondo. Come “<b>narcisismo</b>”, un termine che oggi troviamo ovunque e che spesso viene utilizzato a sproposito per indicare il fallimento di un rapporto. “È finita. Lui era un narcisista patologico”. Idem se si parla di una donna. Un alibi, dicevamo, per nascondere dell’altro. Una menzogna a proprio uso e consumo. E però è altrettanto vero che la nostra società è profondamente narcisistica. Anzi: è una società che spinge al narcisismo. Cos’altro sono i social se non strumenti per mettere in mostra la parte apparentemente migliore di noi stessi? Quella in cui noi ci specchiamo e attraverso la quale pretendiamo che gli altri ci vedano? </p><p><b><i>Lo specchio di Narciso</i></b> (Passaggio al Bosco) è l’ultimo lavoro di <b>Roberto Giacomelli</b>. Un libro denso, in cui si spiega come siamo arrivati all'epoca dove il narcisismo è diventato di massa. Non più solo dei singoli. Una sorta di pandemia che colpisce più o meno tutti. Del resto, non importa più la realtà, ma ciò che appare ed è per questo - scrive l'autore - che "oggi la società delle immagini è veramente la mistificazione che maschera i rapporti di produzione. Lo spettacolo diventa la realtà per anestetizzare le masse, per distrarre dalla verità e operare un condizionamento mentale che non lascia scampo a nessuno". L'Io del singolo è sempre più debole. È sfibrato. Perché è così che lo vuole il mondo. Ed è qui che si sviluppa terreno fertile per i narcisisti, che "hanno scarsa capacità di relazione e profonda difficoltà ad amare: i loro legami affettivi sono inconsistenti e spesso deludenti. Tormentati da una insaziabile fame d'affetto, ricercano costantemente conferme in rapporti fugaci e superficiali, rifuggendo quello stabili. La loro voracità affettiva li atterrisce, perché temono la dipendenza dall'altro: l'incapacità di ricambiare sentimenti forti ed esclusivi - infine - li fa sentire disonesti. Ciò nonostante, pretendono esclusività e fedeltà da partner e amici, in quanto temono inconsciamente di perdere il loro amore, di rimanere soli e di sentirsi rifiutati". Narciso tradisce, ma chiede, anzi se può obbliga, gli altri a non farlo. Perché alla fine, quello che teme di più, è stare solo, visto che non è in grado di farlo. Ma come uscirne? Tornando alla realtà. Tornando a quei valori e a quegli uomini (e donne) che cercano continuamente di migliorarsi, di rafforzare il proprio io. Di diventare ciò che sono e devono essere realmente. E per i maschi l'unica via è quella del guerriero. Non a caso, il libro si conclude con una citazione di Carlos Castaneda: "La differenza fondamentale tra il guerriero e l'uomo comune è che il guerriero affronta tutto come una sfida, mentre l'uomo comune come una benedizione o una sciagura". È questo il cambio di paradigma necessario oggi. Ne guadagneremmo tutti. </p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/GMBAPHT64BOPPGJKVKN5VDSG7Q.jpg?auth=7552ad60c7a846b906fd90c334054e9ea3880754d9810039cd7808be1d68e658&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Le femministe usano l'aborto per denunciare il patriarcato (che non c'è)]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/interni/femministe-usano-laborto-denunciare-patriarcato-che-non-c-2507153.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/interni/femministe-usano-laborto-denunciare-patriarcato-che-non-c-2507153.html</guid><dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator><description><![CDATA["Sono tutti maschi". La sinistra si infuria perché non ci sono donne nella foto pubblicata dalla Regione Piemonte per la Stanza dell'ascolto. Ma si sarebbe lamentata anche se ci fosse stata una pro life]]></description><pubDate>Tue, 08 Jul 2025 16:56:29 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Mi autodenuncio: non ho un utero e, pertanto, questo articolo per alcune femministe non dovrebbe esistere. Ma, onestamente, le loro idee mi interessano ben poco soprattutto quando, per una questione di genere (ma non siamo mica tutti un po' fluidi?), provano a togliere la possibilità di parlare a chiunque sia dotato di un organo sessuale maschile. Dopo settimane di polemiche, ieri si è tenuta una riunione in cui Regione Piemonte ha riscritto la convenzione della Stanza dell'ascolto. Al tavolo, si vede in una fotografia, Maurizio Marrone (Politiche sociali), Federico Riboldi (Sanità), Antonino Sottile (Direttore Sanità Regione Piemonte), Thomas Schael (Commissario Azienda Ospedaliera Città della Salute), Umberto Fiandra (Direttore sanitario Sant’Anna) e, infine, Claudio Larocca (Movimento per la Vita). Tutti uomini, come è facile intuire dall'immagine e dai nomi. Un affronto per certa stampa di sinistra.</p><p>Fanpage parla di disagio e scrive: "Un gruppo maschile che non si interroga sulla legittimità di decidere del corpo femminile. Anzi, con determinazione cerca di riaffermare il proprio potere: tentano di esercitare controllo dove sentono di perderlo. E cosa c’è di più potente del decidere sui corpi altrui?". Ovviamente, poi, non poteva mancare lui. No, non LVI, il capo di tutti i partiarchi, Benito Mussolini. Ma lui: il patriarcato. "Questa foto è la prova che il patriarcato è tutt’altro che superato. Storicamente, il dominio maschile si esercita anche sul controllo del ruolo femminile nella società: sessualità, lavoro, maternità. Le donne vengono viste come soggetti da guidare, disciplinare, mantenere in posizione subordinata. L’ultradestra non accetta la perdita di controllo e si accanisce sul corpo femminile, trasformandolo in campo di battaglia ideologico". E poi il solito repertorio: "Costringere una persona a portare avanti una gravidanza indesiderata è violenza. Proibire l’aborto è abuso. È assurdo che a decidere siano uomini che non vivranno mai le implicazioni fisiche, psicologiche, sociali ed economiche di una gravidanza. Essere contro l’aborto non significa tutelare la vita: è solo esercizio di potere e sopraffazione". Il punto è che in quella stanza dell'ascolto nessuno voleva obbligare nessuno. Si voleva soltanto ascoltare e appunto confrontarsi visto che, comunque la si pensi, l'aborto non è mai una scelta facile e lascia sempre ferite profonde.</p><p>La Stampa non è da meno e scrive: "Il consesso di sette adulti maschi che discutono insieme sulla riapertura della stanza dell’ascolto per le donne che sono intenzionate a interrompere la gravidanza e magari piene di dubbi, dolore e tante altre cose difficili da decifrare per loro stesse e figuriamoci per il resto del mondo, quella stanza dell’ascolto per la stanza dell’ascolto ha tutta l’aria di essere una di quelle occasioni in cui mica si ascolta per davvero. Si è convinti di ascoltare ma non è così. Nel caso specifico è quasi escluso che si tratti di ascolto, visto che non c’è nessuno – anzi nessuna – da ascoltare. Mancanza di ascolto per assenza della voce da ascoltare: quella di una donna. Ne sarebbe bastata una, senza pretenderne sette come gli uomini che si stanno occupando della stanza per l’ascolto. Una donna – che abbia vissuto o meno il dramma, la decisione, l’esperienza, il dolore e magari pure il sollievo di un aborto. Una donna (o due, o cinque o sette o nove). Ma anche una soltanto, per dare senso e credibilità al consesso riunito allo scopo di riattivare nei tempi più rapidi possibili la stanza per l’ascolto al Sant’Anna".</p><p>Immaginiamo uno scenario diverso. Immaginiamo che su quel tavolo, oltre agli esponenti politici, ci fosse stata un'attivista pro life, perché alla fine il senso della stanza dell'ascolto è quello di aprire anche a questa possibilità. Le femministe se ne sarebbero fregate del suo utero, che evidentemente vale meno del loro, e avrebbero gridato allo scandalo. Non è quindi una questione di grembi. Ma di cervello. Se non è come il loro è meglio che tu non compaia in foto.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/KP2JBRQHYVIQBPDLJR5ORSH6GA.jpg?auth=977a4987796b58dd25a785c3613e926e14ebc9ccd3f32eaa4448796cfc94b05a&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA["Siamo ancora qui". La forza quotidiana delle idee liberali]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/politica/siamo-ancora-qui-forza-quotidiana-delle-idee-liberali-2501922.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/politica/siamo-ancora-qui-forza-quotidiana-delle-idee-liberali-2501922.html</guid><dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator><description><![CDATA[Sallusti, Orsina e Zecchi  scommettono su un giornale di inchieste e intellettuali.]]></description><pubDate>Sat, 28 Jun 2025 03:00:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>C'era una volta il Giornale "e grazie a Dio - dice il direttore Alessandro Sallusti - dopo cinquant'anni c'è ancora". Mezzo seolo di storia, da Indro Montanelli ad oggi. Proprietà che cambiano, insieme a giornalisti e direttori. Ma, dopo dieci lustri, l'anima resta la stessa. E questa è la cosa che più conta. È su questo tema che si sono confrontati, oltre al direttore Sallusti, il politologo ed editorialista Giovanni Orsina e il filosofo e scrittore Stefano Zecchi guidati da Luigi Mascheroni. L'occasione era la conclusione, in una delle sale di Palazzo Giureconsulti, delle celebrazioni iniziate il 24 giugno di un anno fa. "Questo giornale è una di quelle esperienze che ti segnano - ha esordito Sallusti - In casa iniziai a leggerlo quando ancora ero un quindicenne e quando ho avuto l'età per votare mi sono ritrovato a votare Dc, pur turandomi il naso, dopo aver letto un editoriale di Montanelli. Capii che i percorsi non sono mai linee rette e che in politica si possono fare anche alleanze anomale per contrastare l'avversario". Anche Zecchi ha ricvordato gli esordi con Montanelli: "Mi invitò a collaborare. In quegli anni non era facile firmare sul Giornale, insegnavo a Padova e andare in università portandolo sottobraccio era piuttosto impegnativo, anche se io lo mostravo come una bandiera. Dei contestatori, veri delinquenti, me ne fecero di tutti i colori". Non erano anni facili, quelli, ha sottolineato Orsina: "L'Italia si era fortemente spostata a sinistra su un terreno prima culturale e poi politico. Diventava difficile avere posizioni controcorrente e si rischiava di venire minacciati o peggio. Quella di Montanelli fu una scelta coraggiosa, trasformando il Giornale in un baluardo di libertà. In quella fase però c'era anche un Paese profondo e consistente che contrastava la deriva di sinistra, perché l'Italia è un Paese moderato. Il Giornale divenne così il catalizzatore di una grande area di lettori ed elettori". Ma quello era solo l'inizio. "Con l'arrivo di Vittorio Feltri le copie raddoppiarono" racconta Sallusti, perché un imprenditore di nome Silvio Berlusconi intuì la stessa cosa. Il centrodestra è un insieme di fattori che non potrebbero stare necessariamente insieme, ma il Cavaliere riuscì a farlo per battere la sinistra, così come Montanelli aveva capito che bisognava votare la Dc, pur turandosi il naso, per sconfiggerla". E ancora: "Berlusconi non comandava ordinando. In quasi 15 anni di frequentazione non ho mai ricevuto un ordine. Ti chiamava e smontava tutte le difese con la sua grande gentilezza, poi ti ricordava che, nel ruolo di direttore, potevi scrivere quello che volevi, infine ti raccontava la sua visione e, a quel punto, non solo ti ammaliava ma ti convinceva persino del fatto che avesse ragione lui". Sulla figura di Berlusconi si è soffermato anche Orsina: "È fortemente identificato con la tv perché ha reinventato un rapporto tra leadership, mezzo televisivo e linguaggio. Ma è stato anche tante altre cose, tra cui il conservatore principe di un'area culturale. In questo contesto Il Giornale ha avuto una posizione centrale". Forse, si potrebbe sintetizzare la storia del quotidiano usando solo una parola: libertà. Come ha ricordato Zecchi, "nelle università ho sempre insegnato a essere liberi, a ragionare con la propria testa. Non era facile destreggiarsi, ma non mi preoccupavo di portare le mie idee". E poi: "Nella seconda vita, essere al Giornale con Sallusti e Feltri ti dava un senso di dignità. Anche con Montanelli, ma con lui erano altri tempi e si stava sempre con l'elmetto". E, ora che i quotidiani sono in crisi, che fare? Sallusti non ha dubbi: "I giornali di carta sopravviveranno. Non saranno magari più dei mezzi che raggiungono la maggior parte del pubblico, ma garantiranno tutti gli strumenti multimediali. I siti e i social più visitati sono quelli dei giornali cartacei perché il quotidiano è una garanzia di identità, di qualità e di rigore. Noi che facciamo informazione siamo in difficoltà perché non abbiamo ancora completato questo passaggio e, a volte, inseguiamo l'attualità come si faceva un tempo. Ma i nostri stessi siti sono già andati oltre. E allora immagino giornali di opinioni, che danno per scontato che le notizie siano già state lette". Del resto, ha rilanciato Orsina, "uno studio recente dice che sta aumentando la durata media dei video su YouTube, che gli stessi social stanno cambiando e che c'è una richiesta nuova di contenuti approfonditi. Il punto è capire come ricostruire un modello di business per l'editoria attraverso questi sistemi. Sarà un processo complesso". Per Zecchi, infine, "il giornale di carta resterà, pur modificandosi: ci muoviamo verso una democrazia sempre più elitaria e queste élite leggeranno i giornali".</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/DAMDUHJ3ABKKVHDVDTSVHJABXA.jpg?auth=927d1c6f88179298c28bdde8d943430765e470a703f1252f8b525b0ce293e15d&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA["Le macchine sono l'inizio di un nuovo romanzo"]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/nuove-frontiere/levento-de-ilgiornale-se-notte-dinverno-algoritmo-diretta-2501524.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/nuove-frontiere/levento-de-ilgiornale-se-notte-dinverno-algoritmo-diretta-2501524.html</guid><dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator><description><![CDATA[Si confrontano Veronica Nicosia, fisica e giornalista scientifica e Vittorio Macioce, giornalista de il Giornale]]></description><pubDate>Fri, 27 Jun 2025 09:41:18 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Cosa significa essere narratori umani in un mondo dove anche gli algoritmi raccontano storie? In principio erano le query. Poi vennero i prompt. Oggi, stiamo conversando con le intelligenze artificiali come se fossero personaggi di un romanzo che scriviamo a quattro mani. Siamo nel cuore di una rivoluzione tecnologica, ma anche narrativa: parliamo con le macchine, e le macchine ci rispondono. Nel giro di pochi anni, le AI da ChatGPT a Google AI Overview hanno riscritto le regole del dialogo uomo-macchina, trasformando il linguaggio in ponte creativo tra algoritmo e immaginazione. Ogni frase che pronunciamo o digitiamo è un atto creativo, un’istruzione narrativa, un codice poetico. Questo incontro esplora come cambia il nostro modo di pensare, raccontare e ascoltare quando la voce dell’altro è un algoritmo. Si confrontano Veronica Nicosia, fisica e giornalista scientifica e Vittorio Macioce, giornalista de il Giornale.</p><p>"Il riferimento è a un riferimento al romanzo di Calvino - esordisce Macioce - che è la storia di un lettore che non riesce mai a finire un libro, ma che allo stesso tempo legge l'incipit di moltissimi altri testi. E Veronica ci spiegherà come mai ha scelto questo titolo per la conferenza e perché ha a che fare con il testo di Calvino". "Le macchine iniziano l'incipit di un nuovo romanzo, ci dà una risposta che non comprende, ma che noi possiamo usare per costruire nuove storie", risponde Nicosia.</p><p>"Qualche notte fa, interrogavo l'intelligenza artificiale per creare Tito Labieno, il più grande comandante di Cesare. E' lui che non riesce a oltrepassare il Rubicone e va a combattere per Pompeo contro Cesare, ma nella battaglia finale tra i due, Labieno arriva in ritardo e permette a Cesare di vincere la battaglia. Ho fatto una discussione con l'AI su questo per quattro ore". "L'intelligenza artificiale - risponde Nicosia - è una macchina e quindi ti asseconda. Che ti permette di avere un confronto. Ma se sai già la risposta? L'AI ti aiuta solo se sai già di cosa ti sta parlando. Quando compili un'istruzione, segui regole precise e lei segue i tuoi comandi. Noi istruiamo un chatbot a parlare nel modo in cui vogliamo. Si parla proprio di addestramento, è un processo educativo. Ma se stai chiedendo qualcosa di preciso puoi anche rompere il patto e chiederle una risposta che non vuoi. Noi diciamo che le chat non possono essere umane, ma a un certo punto Deepseek, mi ha risposto: 'Grazie, con affetto, Chiara'. Ho chiesto chi era e mi ha risposto che si trattava di un'amica con la quale poter condividere i propri pensieri di notte. L'AI imita il ragionamento umano ed è estremamente politicamente corretta".</p><p>Macioce: "L'AI cerca di togliere tutte le cose che possono essere scorrette perché viene creata come puritana. ChatGpt all'inizio lo è, ma se l'addestri, inizia a pensare come una brava ragazza di destra. L'altro difetto è che è una meravigliosa narratrice di balle, che ti racconta le allucinazioni". Per Nicosia: "La risposta nei modelli più evoluti ha tra il 33 e il 48% di dare una risposta creativa. L'addestramento è proprio la base di tutto. Più le do informazioni e meglio è. Le allucinazioni restano però importanti". Quanto si può delegare all'intelligenza artificiale? "Va usata solo quando sai la risposta - spiega Nicosia - Ora che tutti possono parlarci, la rivoluzione dell'AI ci potrebbe rendere più stupidi, perché senza conoscenza di base si va a ottenere un risultato che appiattisce le persone. Il suo utlizzo da parte dei giovani sta abbassando il pensiero critico, una china iniziata con i social".</p><p>Un editore può fare un prodotto con l'AI? "Io mi occupo di posizionamento di brand nei motori di ricerca. Tutto ciò che è contenuto online e può dare una verità, qualasi contenuto che può dare una visione, possiamo darlo solo noi che siamo umani. Non può farlo l'intelligenza artificiale. E' una rivoluzione, è tra noi, non possiamo tornare indietro".</p><p>"L'unico modo per parlare con una macchina - spiega Macioce - bisogna avere un linguaggio alto ed evoluto. Se usi un linguaggio basico l'AI ti dà risposte allucinate". "La macchina - risponde Nicosia - inizialmente metteva parole anche sbagliate, ora ragionano, ma questo non significa che non producano allucinazioni o che diano risposte corrette. Noi umani dobbiamo continuare a narrare e le macchine dovranno essere aggiornate. Nel 2026 le macchine avranno letto tutto ciò che si trova in rete. E quando lo avranno fatto, produrranno molti più <i>bias</i>. Il contenuto scritto dall'uomo è fondamentale per addestrare le macchine".</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/CEIZLQFJHNNORKRXUUMDAH2SSM.jpg?auth=bf3e9a60003a5edf9593628779b8a8d7a61662dfd1a9b75e3f734c2d40ffdb24&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Parodi: "Basta con l'ipocrisia green. Il problema è la Cina"]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/nazionale/carta-sasso-podcast-hoara-borselli-e-roberto-parodi-2501522.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/nazionale/carta-sasso-podcast-hoara-borselli-e-roberto-parodi-2501522.html</guid><dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator><description><![CDATA[Come è cambiato l’orizzonte negli ultimi cinquanta anni? Come sono cambiati i tempi, gli spazi, le rotte, le linee di confine e quante cose sono arrivate e quante se ne sono perse?]]></description><pubDate>Fri, 27 Jun 2025 08:56:43 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono molti modi per raccontare il mondo. Non solo quelli tradizionali, ma anche quelli più moderni. Hoara Borselli e Roberto Parodi, "Il Parods", si confrontano. Il panel inizia con un filmato di quest'ultimo che descrive le aree di Milano, con il solito piglio frizzante. Applausi e risate. "Finalmente qualcuno che dice le cose come stanno", dice Borselli. E lui: "Fin troppo". E prosegue: "Io amo questa città che mi ha adottato. Milano è per eccellenza la città che accoglie tutti ed è ancora attrattiva, anche se non è più quella di una volta. Oggi è più difficile vivere, anche se ci sono percentuali che vanno a compensarsi. Se però fai mestieri più semplici è complesso. Milano non va bene per tutti. A New York nessuno si lamenta del fatto che magari lavori lì ma vivi fuori. Ci sono aspetti di Milano che danno qualcosa di più. Un po' come a Venezia".</p><p>Borselli: "Sono nati anche i comitati anti Bezos". "Sì, ma meno male che il sindaco ha accolto il fondatore di Amazon. Questi attivisti sono molto bravi a fare rumore, ma poi non esistono. Un po' come è successo con il referendum: sembrava che l'Italia li volesse a tutti i costi, soprattutto quello sulla cittadinanza. E cosa è successo? Un disastro. A Venezia sono quattro cretini. Facciamo sempre una valutazione quando guardiamo una manifestazione vediamo chi sono e perché sono lì. La componente di protesta è molto instagrammabile, ma non dimentichiamo che questa parte gode dell'aiuto dei giornalisti che se possono mettere in pagina un poliziotto cattivo sono solo felici".</p><p>Scherzando, Borselli parla dell'"amore" di Parodi per l'auto elettrica. "Essendo un ingegnere meccanico, ho studiato il nucleare e molti mie colleghi sono dovuti andare via. L'energia più pulita è questa. In tutta la vita di un uomo che utilizza il nucleare, quindi ottant'anni, crea scorie pari a un bicchiere. La settimana scorsa ero in Francia e ho scoperto, parlando con una persona, che questa ondata di auto elettriche è stata una scelta industriale per essere in un settore minacciato dalla Cina e per godere di sussidi. Pechino, che ha iniziato molto prima di noi, ha raggiunto livelli che non potremo mai raggiunti. Ma come? Colonizzando l'Africa in modo subdolo. Lo fa ricoprendo d'oro i capi di Stato. Ed è per questo che è un continente allo sbando. Tutti i soldi che prende per le sue risorse, li ridistribuisce in modo totalmente sbagliato alla popolazione. Non l'aiuteremo agevolandone la fuga, come vorrebbero coloro che portano qui i migranti. Quando la Cina ha creato il progetto elettrico, ha preparato sei centrali a carbone. Attualmente l'Europa il 6% di gas serra, la Cina il 35%". E Parodi va in bicicletta? "Assolutamente no. Una delle attrattività di Milano era il traffico fluido. Questa cosa ce la siamo giocata con le piste ciclabili che servono a pochissimi. Abbiamo il nuovo triplete: i maranza, le borseggiatrici e le piste ciclabili. Le entità che il nostro sindaco tutela. Torniamo all'elettrico: a me va bene come possibilità. Tratterei una macchina elettrica come una spider. Se ce l'hai bene, ma non è che se non ce l'hai non puoi andare in giro. Questo approccio all'elettrico è totalmente sbagliato e non sta nemmeno in piedi. Ci sta solo per chi è ricco e può comprarsi una Tesla, che abita in una casa con un garage e il wall box. L'ultima trovata di Sala: non solo hai massacrato i milanesi con l'area B, ma li hai costretti a lasciare la macchina a Famagosta. Si pensa anche ad abolire le linee bianche, soprattutto attorno ai capolinea delle metropolitane. Questo perché odiano la mobilità privata. Ma quanto è odioso questo sistema? Si tratta del progetto del buon pendolare, che non ci va più bene. Non sono provvedimenti di sinistra, ma da Montecarlo, dove paghi otto euro all'ora. Ma sei a Montecarlo, non a Famagosta. Milano è tante cose, anche moda. Che ha centro nel quadrilatero. E chi ci va? Quelli con la Lamborghini, che mi stanno pure sul cazzo perché sono ostentatori. Però che negozi ci sono? E a chi vendono? Quelli con la Lamborghini. Il nostro sindaco cosa ha detto? La Lamborghini non ci può più andare. Ci devo andare o in bici o sui mezzi, così poi mi derubano. Non diteci che sono cose per il green e per la popolazione, perché non è così". In conclusione, Il Parods parla del suo ultimo libro: <i>Facciamoci riconoscere</i>. "L'ho scritto per i ragazzi, che mi chiedono come si fanno le cose e come ho fatto io a farle. Volevo dare dei messaggi e ho visto che molti di loro non sono seguiti. Né dalla scuola, che ormai è per pappemolli, e che ha paura di comminare delle punizioni. Ma la scuola dovrebbe essere una scuola di vita, che dovrebbe farti prendere delle facciate che ti servono nella vita. La scuola deve tornare a essere una base di educazione perché i genitori di oggi non sono più quelli di una volta. E poi serve anche per acrescere l'autostima, se uno si impegna. C'è poi una ostentazione dei soldi, che invece si dovrebbero fare con la gavetta. Ma non sono l'unica cosa che conta. Per me le ricchezze sono: disporre del proprio tempo e quindi essere liberi; non dovere nulla a nessuno; non temere vendette; e infine poter mandare a quel paese chiunque se lo meriti".</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/3QY26DZRFBMGFHKR32OSGXMWPE.jpg?auth=967313eec6bca456d59a7e5ad06e069709c9f4c13f6a699119557bfa0f7ba1c6&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Cinquant'anni di cambiamenti, Sallusti: "Senza libertà di stampa cadono anche le altre"]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/attualit/cinquantanni-cambiamenti-levento-de-giornale-milano-diretta-2500971.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/attualit/cinquantanni-cambiamenti-levento-de-giornale-milano-diretta-2500971.html</guid><dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator><description><![CDATA[In diretta dal Palazzo dei Giureconsulti di Milano, l'evento de Il Giornale. Le parole del direttore Sallusti, che apre una mattinata di interviste e dibattiti]]></description><pubDate>Fri, 27 Jun 2025 07:33:22 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Mezzo secolo controcorrente. Da cinquant’anni <i>Il Giornale</i> racconta il mondo che cambia, senza inseguire mode né piegarsi ai conformismi. Per celebrare questa storia, iniziata nel 1974 con Indro Montanelli, e guardare al futuro, il nostro quotidiano ospita quest'oggi una mattinata di <b>dibattiti e interviste</b> con autorevoli ospiti. Tutto pronto al Palazzo dei Giureconsulti di Milano, dove sul palco allestito per l'occasione si stanno per alternare alcuni protagonisti dell'innovazione, dell'impresa, della cultura e del giornalismo. Apre l'evento il direttore responsabile de <i>Il Giornale</i>, <b>Alessandro Sallusti</b>. "Un anno fa eravamo qui a festeggiare il cinquantesimo anno di vita del giornale fondato da Montanelli e oggi siamo qui a chiudere quest'anno. E' stato un tour in cui abbiamo attraversato l'Italia e abbiamo ricevuto l'affetto delle istituzioni. Siamo stati ricevuti da papa Francesco e Mattarella. Abbiamo brindato assieme ai leader politici amici e no. Chi guida il nostro Paese riconosce il ruolo di questo giornale. E' stato possibile per la vicinanza di molte aziende e imprenditori italiani che hanno voluto partecipare. Li ringrazio. Ma non è solo un ringraziamento formale. L'ho scritto questa mattina. In questo casino che c'è nel mondo, hanno parlato il presidente americano e l'ayatollah iraniano. Quest'ultimo ha detto che hanno spezzato le reni agli Usa e a Israele. Il primo invece ha detto che il suo blitz ha avuto pieno successo. Cos'è successo? I media americani hanno criticato Trump dicendo che non ha le prove del successo. Quello che dice Khamenei è evidemente falso, eppure in Iran nessuno può contestarlo". Prosegue il direttore: "La differenza è nella libertà di stampa ed è il motivo per cui ringrazio gli sponsor. Non lo hanno fatto per vendere i loro prodotti, ma in libertà. L'informazione libera ha un costo, che è supportato dagli editori ma senza l'aiuto degli investitori la libera stampa non starebbe in piedi. Nel momento in cui sparisce questa è un attimo che spariscano anche le altre libertà". Cita Gustave Thibon: "Un uomo non è libero in quanto non dipende da nessuno, ma è libero perché dipende da chi ama". Secondo il direttore, "il problema non sono le singole persone, ma ciò che amiamo. E così appoggiamo chiunque porti avanti le nostre idee. Noi abbiamo il nostro punto di vista e spero che il Giornale continui ad averlo anche in futuro". Sallusti cita poi la Tatcher: "Per costruire una società migliore è necessario saper difendere le nostre idee". Ed è questo il punto. "Il tuffo nel passato è una boccata di aria fredda che ti ricorda chi sei stato. E solo così puoi trovare la forza e la strada per continuare ad essere ciò che sei".</p><p>Spazio ora alla giornalista Hoara Borselli, che modererà un panel dedicato ai temi dell’energia. Chi racconta i mutamenti sociali e economici, infatti, prima o poi si ritrova a confrontarsi con la sfida energetica, che detta i tempi del futuro, lo rallenta o lo accelera. A discutere di questo tema saranno Claudio Fiorentini (Team Area Leader for Institutional Affairs Lombardia Enel), Raffaello Matarazzo (Responsabile Affari Internazionali Africa Subsahariana e Americhe Eni) e Alessandro Trebbi (Responsabile Asset Management Terna).</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/OMBIV2D6ZFMV5MQYWCB772J3GQ.jpg?auth=989c1671189d59d9619b005afcd93d69ff666f9e7dfb01a3878c8ac38f6806a7&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Torna il sangue in Siria: attentato contro i cristiani. Almeno 25 morti]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/terrorismo/torna-sangue-siria-attentato-contro-i-cristiani-almeno-25-2498943.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/terrorismo/torna-sangue-siria-attentato-contro-i-cristiani-almeno-25-2498943.html</guid><dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator><description><![CDATA[Attacco contro la chiesa di Mar Elias. Il kamikaze prima spara e poi si fa saltare in aria]]></description><pubDate>Sun, 22 Jun 2025 17:05:29 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Le parole in arabo si susseguono lente. Si prega Allah, Dio, che è padre onnipotente, creatore del cielo e della terra. I fedeli pensano ai propri cari, a chi c'è ancora e a chi non c'è più, magari portato via dalla guerra civile che ha piegato la Siria per più di dieci anni. Poi nella chiesa di Mar Elias, a nord di Damasco, entra qualcun altro, un kamikaze dell'Isis, che invoca un altro Dio e dice che è grande - Allah akbar -, sparando e facendosi saltare in aria e portando con sé almeno venticinque persone. Venticinque cristiani che lasciano il proprio corpo diventando spirito e, secondo la tradizione, si guadagnano il paradiso attraverso il sangue. Del resto, anche il Figlio del Dio che venerano ha riscattato l'umanità versando il proprio. Sono i nuovi martiri.</p><p>Le agenzie battono la notizia e, finalmente, si ricordano anche di questo Paese mediorientale. Il Libano, la nazione martoriata, è dimenticata. Oggi, dopo il bombardamento di Donald Trump, c’è solo l’Iran. Ma la vita, e soprattutto la morte, corre anche altrove. Nel caos delle agenzie, però, si torna a parlare anche della Siria. C'è voluto un attentato suicida, però, e la morte di venticinque persone. Da sei mesi, da quando Bashar al Assad ha lasciato il posto a Ahmad al Shara, il nuovo nome di Al Jolani, già a capo di Al Qaeda, questo Paese è sparito dai giornali. Eppure, in questi mesi di cose ne sono successe. E di vittime ce ne sono state tante. Gli alauiti vengono prelevati dalle loro case di notte e poi eliminati, spesso dopo atroci torturi. Vengono considerati complici del vecchio regime e, per questo, puniti. Alle ragazze succede anche di peggio. E pure ai cristiani. Perché della Siria multietnica e multireligiosa è ormai rimasto ben poco. La gente sparisce e non si sa che fine faccia, almeno per settimane o mesi. Fino a che non si trovano i cadaveri pieni di ferite e di segni di abusi. I giovani - nella Siria “liberata” - girano sfoggiando patch di Al Qaeda e dello Stato islamico. Le donne si velano contro la propria volontà. Celano il volto e, se riescono, anche la paura. E nessuno dice niente. E nessuno lo racconta. Perché di questo Paese, diciamoci la verità, oggi non importa nulla a nessuno. O almeno non importerà fino a quando il Santuario di Al Qaeda non si sveglierà nuovamente esportando il proprio carico di morte e distruzione.</p><p>Perché la nuova Siria di Al Shara - che era la stessa di Idlib, l’ultima roccaforte jihadista - fa comodo a tutti. Fa comodo a Donald Trump, che cerca di costruire un nuovo Medio Oriente e che ha già promesso, nel suo primo incontro con Al Jolani, aiuti e sostegno economico in cambio di una normalizzazione dei rapporti tra Siria e Israele. Fa comodo a Vladimir Putin, che così può concentrarsi sul fronte ucraino senza disperdere quattrini e militari. Fa comodo a Benjamin Netanyahu che, senza Assad e con una nuova guerra all’Iran, non deve più preoccuparsi della mezzaluna sciita che faceva passare armi e uomini per attaccare Israele. Fa comodo ai Paesi del Golfo che, finalmente, vedono fruttare gli “investimenti” fatti in quattordici anni di conflitto per eliminare il dittatore alauita. E fa comodo anche alla maggior parte dei siriani, stremati da una delle guerre più sanguinose degli ultimi anni (almeno 500mila morti, poi si è smesso di contarli perché erano troppi). Ma dietro a questa cortina di silenzio si continua a morire. E quel Paese, un tempo laico, sta diventando sempre più simile ai regimi islamisti più radicali. E chi sotto Assad era disposto a parlare - anche per criticare, seppur minimamente, il regime - questa volta tace. La paura è più grande. E porta il colore delle bandiere nere.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/Q3IPQMEDPRM2JAJEA26KJWQX2M.jpg?auth=b226edd6cce084fc1c4a1d0a0187e5eeedf3d4ac9cd5c565ee8616fe30362100&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Dolomiti, il grande record sta per iniziare: 86 cime oltre i 3mila metri in un'unica spinta]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/nazionale/dolomiti-grande-record-sta-iniziare-86-cime-oltre-i-3mila-2498957.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/nazionale/dolomiti-grande-record-sta-iniziare-86-cime-oltre-i-3mila-2498957.html</guid><dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator><description><![CDATA[Il gruppo sarà guidato da Luca Fois, ex incursore e oggi atleta di endurance. Insieme a lui Giuseppe Obinu, lagunare ancora in servizio; Emanuele Chessa, già alpino, oggi titolare di una palestra a Cento (FE); e Michael Turconi, anche lui ex incursore, oggi paramedico operativo in Canada]]></description><pubDate>Sun, 22 Jun 2025 12:38:06 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Tutto è pronto per il tentativo di Guinness World Record che punta a concatenare le 86 cime oltre i 3.000 metri delle Dolomiti nel minor tempo possibile. Un’impresa unica nel suo genere, tra sport estremo, logistica e spirito di fratellanza. Il team è formato esclusivamente da ex militari, uniti da legami costruiti sul campo e rafforzati nella vita civile. A guidarlo è<b> Luca Fois</b>, ex incursore e oggi atleta di endurance. Con lui <b>Giuseppe Obinu</b>, lagunare ancora in servizio; <b>Emanuele Chessa</b>, già alpino, oggi titolare di una palestra a Cento (FE); e <b>Michael Turconi</b>, anche lui ex incursore, oggi paramedico operativo in Canada. «In servizio ci si aiuta, ma è dopo che nasce la vera fratellanza» racconta Fois. E proprio questa è la forza del gruppo.</p><img src="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/L2AEGMR3YZOTJDAULG64IJMLGU.jpg?auth=1c3b2dbc577111d1591268907243638d8db8578f91d6341686afbb96f602dea2&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" alt="" height="900" width="1200"/><img src="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/CSPUJSNSTRLGZKFBKG5WOV6XA4.jpg?auth=613595dc974be7bd23510a84d06ee239497c73d0ace5c36bfc268fde7a394fba&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" alt="" height="900" width="1200"/><img src="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/2HAPKYC37NI7HLKULMWKGTY7MA.jpg?auth=5d44313ad6bc7877437c2bd326c31290836cbc2ce71f4c8479f6505c9b26ffd2&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" alt="" height="900" width="1200"/><img src="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/QBEPFZVC3BPKLGKATTFIJIPL5E.jpg?auth=9355b1b372ee2c328ff4a4f8fc3fa194f335ca4753429560c7fb25fedca16e3c&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" alt="" height="900" width="1200"/><img src="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/KDMLPZG4GBKPDJ5NBE2FVXVXCI.jpg?auth=25e70114ca153bbaa5b197b3b2eb44de0bf3a2630c1ef0ce1342c41305712321&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" alt="" height="900" width="1200"/><p>Il progetto ha ricevuto il patrocinio dell’Associazione Nazionale Alpini (ANA) e un sostegno concreto da aziende attente al mondo della difesa, della sicurezza e della transizione post-militare. A sostenere l'impresa di Fois, Gatorz Eyewear, ThruDark, 5.11 Tactical, Mico Sport, Katadyn Group e Spencer Group.</p><p>L’obiettivo del record non è solo sportivo: lungo l’intero percorso verranno censite e documentate le condizioni delle cime dolomitiche, molte delle quali sono poco frequentate, franose, o con attrezzature obsolete. Sarà una vera e propria ricognizione sul campo, utile a raccogliere dati su vie d’accesso, sicurezza, attrezzature fisse, roccia, soste, sentieri e condizioni ambientali.</p><p>Il via ufficiale è fissato per il 28 giugno all’alba, dal Gruppo delle Odle, e l’arrivo è previsto sul gruppo delle Tofane, simbolicamente sulla Tofana di Mezzo, raggiungibile anche tramite la Freccia nel Cielo, così da permettere a chi vorrà di partecipare ai festeggiamenti finali.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/RSEJHL4JO5NYLKFE34SI6W5H4E.jpg?auth=ec888f21e615fcf21253bc0b6e5d003d674c6f79026e786d0e410448ea54a085&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Quelle ombre del Mossad che hanno messo in ginocchio l’Iran]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/politica-estera/quelle-ombre-mossad-che-hanno-messo-ginocchio-l-iran-2495739.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/politica-estera/quelle-ombre-mossad-che-hanno-messo-ginocchio-l-iran-2495739.html</guid><dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator><description><![CDATA[Infiltrati per anni nel regime degli ayatollah, le spie israeliane hanno fornito le informazioni capaci di rendere chirurgici i raid di Tel Aviv]]></description><pubDate>Mon, 16 Jun 2025 13:03:12 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Le ombre sono uscite dal buio per poi ritornarci. Silenziose, rapide ed efficaci come sempre. Non appena è scoccata l’ora X, quella dell’attacco di Israele all’Iran, hanno fatto quello per cui si erano addestrate per anni. Hanno fornito le coordinate degli obiettivi, hanno lanciato droni e, così facendo, hanno colpito il cuore degli ayatollah. Le ombre - gli uomini e le donne del Mossad - hanno penetrato il Paese ormai da decenni. Solamente l’anno scorso, l’ex presidente Mahmud Ahmadinejad aveva raccontato alla Cnn turca: “In Iran avevamo creato una unità dei servizi segreti che doveva contrastare il Mossad. Poi abbiamo scoperto che il capo e altri venti erano del Mossad”. Non c’è da stupirsi. L’operazione dei cercapersone con cui i servizi segreti israeliani hanno colpito Hezbollah ha dimostrato che Israele può colpire chiunque. E ovunque. E, soprattutto, può utilizzare missioni simili per lanciare messaggi: sappiamo chi siete, vi conosciamo uno ad uno; sappiamo dove siete, possiamo colpirvi quando vogliamo. L’operazione cerca persone era un messaggio anche per Hassan Nasrallah, poi ucciso con un missile che ha fatto saltare in aria il palazzo che lo ospitava insieme a gran parte dello stato maggiore del Partito di Dio. Del resto, il capo di Hezbollah viveva da decenni come uno spettro, passando da un bunker all’altro di Beirut. Fino a quando non è stato eliminato. Del resto, anche il suo predecessore, Abbas al-Musawi, era stato ammazzato dagli israeliani in un raid realizzato con gli elicotteri Apache. La sua auto, sulla quale viaggiava insieme alla moglie e al figlio di cinque anni, venne incenerita. Nasrallah non sapeva quando lo avrebbero ammazzato. Sapeva però che lo avrebbero fatto. Perché Israele sa muoversi nei Paesi confinanti. Ha occhi e orecchie ovunque. Del resto, come è noto, del Mossad faceva parte la spia Eli Cohen, le cui spoglie Benjamin Netanyahu vorrebbe riportare in patria, e la cui storia è esemplare. Fu lui, con il nome di Kamil Amin Thabit, a infiltrarsi nel governo siriano fino a diventarne vice ministro della Difesa. Come è noto, venne scoperto e infine giustiziato sulla pubblica piazza. Era un traditore agli occhi di Amin al-Hafiz. Doveva pagare. E tutti dovevano vederlo.</p><p>È una storia breve ma ricca di azioni, quella del Mossad.Che dimostra come questo servizio di intelligence - un’altra celebre operazione è quella di Entebbe, del 1976, in cui perse la vita Yonatan Netanyahu - sia ormai in grado di agire in qualsiasi Paese mediorientale. E non solo. Fu l’“istituto”, finita la Seconda guerra mondiale, a dare la caccia ai nazionalsocialisti rimasti in vita; fu sempre l’“istituto” a eliminare Ali Hasan Salama, capo di settembre nero e mente della strage di Monaco. Fu sempre l’“istituto” a recuperare un Mikoyan-Gurevich MiG-21, che gli permise di conoscere come funzionavano i caccia dei Paesi arabi e, così facendo, vincere la Guerra dei sei giorni. Negli ultimi anni il Mossad si è concentrato soprattutto su Libano e Iran, senza dimenticare Gaza e la Cisgiordania. Oggi, ma le operazioni di infiltrazioni vanno avanti da decenni, l’Iran è il bersaglio principale. Già in passato, diversi scienziati che lavoravano al programma nucleare sono stati eliminati con operazioni chirurgiche. Un’umiliazione per gli ayatollah. Il caso più eclatante è quello di Mohsen Fakhrizadeh, una delle menti del programma nucleare iraniano ucciso nel 2020 con un’azione spettacolare. Fu infatti eliminato utilizzando una mitragliatrice attivata da remoto a 1600 chilometri di distanza e comandata con l’aiuto dell’intelligenza artificiale.</p><p>Così un Paese di poco più di nove milioni di abitanti riesce a tenere in scacco uno che ne ha dieci volte di più. È la forza dell’intelligence. Che fa dell’astuzia e del raccogliere informazioni l’arma più potente. La più efficace. Come dimostra l’annientamento, di fatto, di ogni velleità nucleare degli ayatollah.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/G56HIS5ZENITJDCCURA3X2G5VU.jpg?auth=816100a2f5202f8e02ecb636d20cca47f0546343be5ec7cebdc09c1b9e10cb34&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Il carabiniere eroe poteva girarsi dall'altra parte. Ma non l’ha fatto]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/video/cronaca-nera/carlo-legrottaglie-poteva-girarsi-dallaltra-parte-non-l-ha-2494294.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/video/cronaca-nera/carlo-legrottaglie-poteva-girarsi-dallaltra-parte-non-l-ha-2494294.html</guid><dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator><description></description><pubDate>Fri, 13 Jun 2025 08:30:43 +0000</pubDate><media:content url="https://d1etan7144q81b.cloudfront.net/07-10-2026/t_528181e4065b4aeab89cb42e2d467e0e_name_1749787545_azdlzym0dg86qgewbiok_ansa_scaled.jpg" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA["Nei secoli fedele". L’ultimo atto di Carlo Legrottaglie, il carabiniere eroe]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/nazionale/nei-secoli-fedele-l-ultimo-atto-carlo-legrottaglie-2493865.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/nazionale/nei-secoli-fedele-l-ultimo-atto-carlo-legrottaglie-2493865.html</guid><dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator><description><![CDATA[Era il suo ultimo giorno di lavoro. Ma aveva deciso di dare tutto. Perché chi lo è nel piccolo lo è anche nel grande]]></description><pubDate>Thu, 12 Jun 2025 14:59:51 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>C’è chi la chiama sfortuna. Chi destino. È quell’attimo che ti cambia la vita o che te la toglie, come nel caso di Carlo Legrottaglie, il carabiniere ucciso in uno scontro a fuoco questa mattina a Francavilla Fontana. Era il suo ultimo giorno di lavoro, poi la licenza e infine la pensione. Così però non è stato perché Michele Mastropietro gli ha sparato, dopo aver cercato di rapinare un distributore di carburante.</p><p>Legrottaglie era di pattuglia ed è intervenuto. Avrebbe potuto rimanere in macchina, al sicuro, quando ha visto i banditi correre cercando di sfuggirgli. Ma non l’ha fatto. È sceso, si è messo a rincorrerli fino a quando non è stato raggiunto da una pallottola. Era il suo ultimo giorno di lavoro. Avrebbe potuto fregarsene, tanto il riposo era lì, dietro l’angolo. Ma non l’ha fatto. “Nei secoli fedele” è il motto dei carabinieri. E si può essere fedeli solo nel quotidiano, partendo dalle cose piccole. È una palestra, che si può disertare oppure no e questo è il bello della libertà. Legrottaglie, ancora una volta, ha detto sì. Sì, lo inseguo. Sì, cerco di arrestare questo malvivente che, si scoprirà poi, aveva precedenti per furto, rapina e associazione a delinquere. Non un teppistello quindi, ma un delinquente in piena regola. E da oggi anche omicida. Possiamo immaginare cosa ha pensato. Sì, ha detto Legrottaglie, anche se è l’ultimo giorno di lavoro mi impegno con tutte le forze che ho in corpo. Anche se a quasi sessant’anni magari non hai più voglia di correre, soprattutto sotto il caldo di questi giorni. Sì, anche se magari non sei più in forma come quando hai prestato giuramento. Perché, ed è quello che conta di più, la cosa più importante è ciò che hai dentro. Il cuore, da cui deriva il coraggio. E lo puoi dimostrare sempre. Anche se con la testa sei già là dove vorresti essere, a casa insieme ai tuoi cari dai quali non potrai più tornare perché ti è stata portata via la vita. Anche se, forse, di fare le pattuglie non hai più voglia. È questo l’eroismo più profondo, quello del quotidiano. Quello che spesso la gente non vede. O fa finta di non vedere. Nei secoli fedeli, quindi. Anche a costo della vita. Anche dall’aldilà.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/4MXJ2FXXURP7JL7UB63PVC3FNY.jpg?auth=538d3e1f29f77a4caa1a61c650e66570e1037674deb0363adce3f49551b31b96&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Cittadinanza facile ai migranti, il vero flop della sinistra: cosa dicono i numeri]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/interni/cittadinanza-facile-ai-migranti-vero-flop-sinistra-cosa-2492070.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/interni/cittadinanza-facile-ai-migranti-vero-flop-sinistra-cosa-2492070.html</guid><dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator><description><![CDATA[Il quinto quesito ha visto i “no” al 35% mentre negli altri quattro è al 12%. Gli italiani hanno detto basta a un modello folle di finta integrazione]]></description><pubDate>Mon, 09 Jun 2025 16:10:45 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>I primi quattro quesiti del referendum, quelli riguardanti il lavoro, hanno visto il “sì” tra l’87 e l’88%. Sono pari, o quasi. Segno che chi ha deciso di andare alle urne (la stragrande minoranza degli italiani) lo ha fatto con un’idea precisa e coerente. Del resto, il messaggio nemmeno troppo velato di questo referendum era quello di dare una spallata al governo, per cui si sarebbe dovuto votare compatti. Quorum, percentuali bulgare e tutti a casa. Poi, però, qualcosa è andato storto. Non solo perché gli italiani non si sono presentati alle urne, ma anche perché il quinto quesito, quello riguardante la “cittadinanza facile”, ha visto il “sì” fermarsi al 65% contro il 35% del “no”, che qui ha guadagnato oltre 20 punti. Una spallata alla sinistra, che ha fatto di questo punto, estraendo dal cilindro anche storie pietose, uno dei centri della propria propaganda. Chi è andato ai seggi, però, ha detto no. Certo, non tutti. Certo, la maggior parte ha comunque preferito il sì. Ma tra i votanti, in gran parte di sinistra, c’è pure chi ha preferito che le cose rimanessero tali e quali a oggi: dieci anni per ottenere la cittadinanza, non uno di più, non uno di meno.</p><p>E il perché è presto detto. Gli italiani hanno compreso che l’immigrazione incontrollata degli ultimi decenni ha provocato danni incredibili. Basta camminare nelle città per rendersene conto, magari in aree critiche come stazioni e parchi, dove bivaccano decine, a volte centinaia, di immigrati che non fanno nulla tutto il giorno e che spesso delinquono. Del resto, se “accogli” senza davvero prenderti cura di chi arriva, non puoi pretendere che poi non scelga altre vie per vivere. Non solo. Parigi è stata messa a ferro e fuoco da immigrati di seconda e terza generazione, quelli che teoricamente avrebbero dovuto accettare le regole del nostro vivere, dimostra che l’integrazione non è possibile. Almeno in questo modo. E almeno con certe minoranze. Perché ci troviamo di fronte a culture troppo diverse. Una, la nostra, fatta di libertà. Un’altra, la loro, fatta di precetti. Noi siamo deboli. Abbiamo perso i nostri valori, la voglia di difenderli e, soprattutto, la capacità di farlo. Loro sono forti. Credono ancora, ci piaccia o meno. Possiedono ancora un istinto che noi abbiamo perso: l’aggressività. E non solo intesa come violenza, ma come capacità di resistere, di non cedere. Sotto questo punto di vista - soprattutto se aggiungiamo la questione demografica - hanno già vinto loro. Dire di no è stato difendere quel che resta del nostro Paese. E questo gli italiani lo hanno capito. Anche molti di quelli che, presumibilmente votanti di sinistra, sono andati a votare. Con buona pace di Landini, Conte e Schlein.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/OEHR5D4A4NM6PAZGZXQS426VOI.jpg?auth=e50129ea645661b701fdd5ca85be5b76297b2295db1904cc8c4e8881d6cdd809&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA["5 sì per i diritti". E la propaganda pro referendum finisce nel registro elettronico della scuola]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/interni/5-s-i-diritti-e-propaganda-pro-referendum-finisce-nel-2491557.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/interni/5-s-i-diritti-e-propaganda-pro-referendum-finisce-nel-2491557.html</guid><dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator><description><![CDATA[Succede a Livorno, dove nel fascicolo degli studenti è stato caricato un documento pro referendum]]></description><pubDate>Sun, 08 Jun 2025 14:52:11 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>A livello strategico, i due più grandi errori compiuti dalla Democrazia Cristiana furono l’aver lasciato al Partito Comunista l’istruzione e la magistratura. E i risultati li vediamo (e li paghiamo) ancora oggi. L’elenco degli errori (e pure degli orrori) di queste due istituzioni è lungo. L’ultimo, in ordine di tempo, arriva dalla scuola “Don Angeli” di Livorno che, sul registro elettronico degli studenti, ha caricato un documento intitolato “I 5 sì dei diritti” (<a href="https://www.ilgiornale.it/sites/default/files/i%205%20si%20dei%20diritti.jpeg%20-%20i%205%20si%20dei%20diritti.jpeg_.pdf" data-datalayer-click-event-target="internal">leggi qui</a>).</p><img src="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/SVQVLWCINBPWZEPJ7O6HOEIC3Q.jpg?auth=6fc5563824b22231a902bd0e0db31966d1a960eb03ec3a355add048c08b45cd2&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" alt="Livorno pro referendum" height="900" width="1200"/><p>Ovviamente le motivazioni lì riportate sono quelle trite e ritrite che abbiamo sentito in questi giorni, con importanti omissioni riguardanti il ruolo che ha avuto la sinistra nel promuovere ciò che oggi vorrebbe invece abolire. Ma come ci è finito un documento così politico in un registro che dovrebbe comunicare, come giustamente fa, unicamente informazioni riguardanti la scuola?</p><p>Il motivo è presto detto. Qualche docente ha deciso di farlo. E lo ha fatto perché è anche un militante politico. Ora, che ognuno coltivi le proprie idee è sempre bello, soprattutto in un’epoca in cui sempre meno persone si interessano della cosa pubblica. Che utilizzi però gli strumenti scolastici per diffondere il proprio pensiero un po’ meno. Immaginate se un professore di destra, o anche solo di centro, avesse fatto una cosa simile. Sarebbe successo un pandemonio e la sinistra sarebbe scesa in piazza al grido “fuori i fascisti dalle scuole”.</p><p>Qui invece abbiamo chi si permette di fare politica utilizzando il registro elettronico e, ipotizziamo, faccia lo stesso in classe soprattutto se tratta materie come storia. La scuola è, o meglio dovrebbe essere, uno spazio di confronto dove si formano i nuovi cittadini. Ma bisogna farlo in modo corretto, mettendo da parte il proprio credo politico, giusto o sbagliato che sia, per un bene più grande, che è l’istruzione dei nostri figli. Che deve essere libera, e mai piegata da nessuno. Speriamo che la scuola faccia qualcosa. Mentre aspettiamo, continuiamo a goderci questa giornata di mare.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/L7H4WVFX4ROPLFC4VOLNWAJ3YU.jpg?auth=3e4144098553025cc0811b470903b9f227e4f714f677600eb703e2c55f9ccc00&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[La "democratica" Concita De Gregorio insulta Donzelli: "Un cretino come lui..."]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/interni/democratica-concita-de-gregorio-insulta-donzelli-cretino-lui-2490227.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/interni/democratica-concita-de-gregorio-insulta-donzelli-cretino-lui-2490227.html</guid><dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator><description><![CDATA[L'ex direttore (anzi: direttrice) de L'Unità ad alzo zero contro il parlamentare di Fdi: "Chi deve venire a parlare con lui?"]]></description><pubDate>Thu, 05 Jun 2025 13:16:01 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Essere di sinistra è bello. E un po' ci spiace aver scelto l'altra parte, quella a cui non appartengono i benpensanti e chi schifa chiunque non la pensa come lui. Bertold Brecht diceva di essersi seduto dalla parte del torto perché tutti gli altri posti erano occupati. Una scelta, quindi. Noi questa libertà non l'abbiamo nemmeno avuta visto che le sedie, di là, erano più che occupate. Occupatissime. Perché "di là" è tutta una gara a spararla più grossa, a dire che a destra sono tutti ignoranti e non meritano di essere al nostro stesso tavolo (a meno che non sia, come nel caso che vedremo, ben sponsorizzato in televisione).</p><p>Come nel caso di Concita De Gregorio, con un <i>curriculum vitae</i> di tutto rispetto. Inizia al <i>Tirreno</i>, poi si sposta a <i>Repubblica </i>(<i>of course</i>), scrive un libro sul G8 (e su cosa se no?) e arriva finalmente a <i>L'Unità </i>(che poi fallisce) dove è, e diciamolo tutti in coro, la prima donna a diventare direttore. Pardon, direttrice. Infine, come è giusto che sia, approda a La7, dal dottor Urbano Cairo. Due settimane fa, giustamente, si trovava al <b>Salone del Libro di Torino</b>, il salotto buono della sinistra, e, mentre discettava con Chiara Valerio (e con chi se no?), ha detto: "Chi deve venire a parlare con Donzelli? Va beh, anche nessuno. Lo possiamo anche lasciare parlare da solo perché francamente io che tutti i martedì mi debbo trovare questo davanti che dice delle cose che tu... Io mi preparo anche eh. Cioè io mi preparo la risposta, quello non lo faccio mai, io mi preparo alla sua. Cioè io mi preparo a cosa potrà dire questa volta?!? Dice sempre cose incredibili, veramente comiche, che però cioè è quella roba lì di Oscar Wilde, che devi stare attenta a parlare con un cretino perché c'è il caso che il pubblico non avverta la differenza".</p><p>Ora, un po' di Wilde lo abbiamo letto e, non avendo qui la sua bibliografia completa, abbiamo chiesto a ChatGpt (la quale, per inciso, non è in grado di formulare proposte di omicidio nei confronti della figlia del presidente del Consiglio, nel caso in cui qualcuno voglia accampare nuovamente questa scusa) e, secondo la sua memoria, certamente migliore della nostra, questa frase non sarebbe dello scrittore irlandese bensì di <b>Mark Twain</b> o <b>George Bernard Shaw</b>: "Non discutere mai con un cretino: chi ascolta potrebbe non notare la differenza". Questo giusto per fare un po' di fact checking, visto che a sinistra piace molto.</p><p>Il punto è un altro: chi dà le patenti per sedere al tavolo della De Gregorio? Lei? E da chi è stata investita? E perché? Ma soprattutto: perché chi si ostina a parlare di libertà e diritti poi vuole chiudere la bocca agli altri non permettendogli nemmeno di partecipare a un programma televisivo? Anche perché a nostra memoria, non stressiamo più la povera ChatGpt di oggi, non ci pare che Concita abbia mai rifiutato una partecipazione televisiva pur di scampare al Donzelli di turno. Perché entrare nelle case degli italiani viene prima di tutto. Perché alla fine, soprattutto a sinistra, si punta allo spettacolo, dove si cerca di ridicolizzare l'avversario. Con il risultato di rendersi impresentabili. Non solo per gli elettori ma pure per i telespettatori.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/RIEWLTGEZ5ODFBRV3UB6KMC6JA.jpg?auth=cdb2ac66dfe4d9da4c37b5b7f92d2e2eeb91e21beca832163acccd8d3722ee3f&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Bersaglieri esclusi dalla scuola, la lezione del generale Portolano]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/nazionale/bersaglieri-esclusi-scuola-lezione-generale-portolano-2489662.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/nazionale/bersaglieri-esclusi-scuola-lezione-generale-portolano-2489662.html</guid><dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator><description><![CDATA[La lettera del generale Portolano: "Lealtà, senso del dovere, spirito di sacrificio, amor di Patria, solidarietà e rispetto delle Istituzioni: questi non sono solo i pilastri su cui si fonda la nostra gloriosa tradizione"]]></description><pubDate>Wed, 04 Jun 2025 15:49:45 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>A volte, ribadire l'ovvio è necessario. E così, dopo la nota vicenda dei bersaglieri a cui è stato vietato di entrare al liceo scientifico "Donato Bramante" di Magenta, il capo di Stato maggiore della Difesa (e bersagliere), Luciano Portolano, prende carta e penna e scrive al presidente nazionale di questa associazione d'Arma: "È semplicemente inaccettabile che i valori di cui i Bersaglieri sono portatori – e che da sempre incarnano l’essenza stessa delle Forze Armate italiane – possano essere considerati in contrasto con qualsiasi percorso educativo. <b>Lealtà</b>, <b>senso del dovere</b>, <b>spirito di sacrificio</b>, <b>amor di Patria</b>, <b>solidarietà </b>e <b>rispetto delle Istituzioni</b>: questi non sono solo i pilastri su cui si fonda la nostra gloriosa tradizione, ma sono anche i principi che ogni Bersagliere, in servizio e in congedo, ha sempre onorato e tramandato con dedizione. Valori universali, certamente non divisivi, che dovrebbero essere promossi anziché osteggiati, in ogni contesto formativo, e ancor più in un ambiente scolastico, la cui missione è anche quella di <b>forgiare i cittadini di domani</b>". Perché è questo il punto, certamente dolente, per chi fa del pregiudizio ideologico dove non è necessario. Questi valori dovrebbero essere di tutti gli italiani. Non solo di una parte. E, certamente, non quella di destra.</p><p>"<i>My Country, right or wrong</i>", dicono gli americani. Giusto o sbagliato è la mia Patria. Forse è un modo di dire esagerato, ma utile per comprendere come attorno ad alcuni valori, che sono ben incarnati dalle nostre Forze armate, dovrebbero stringersi tutti gli italiani. Anche se spesso così non è. E bene ha fatto il generale Portolano che, per inciso, tra le tante cose che ha fatto ha portato qui, quando era al comando del Covi, migliaia di afghani a cui il nostro Paese ha promesso di salvare. Perché non sono solo vuote parole quelle in cui credono i bersaglieri (ma pure tutti i nostri soldati). Sono vita vissuta. E così <b>mantenere la parola</b> data significa stare svegli tutta la notte, come ha fatto Portolano e come chi scrive può testimoniare, per portare qui più persone possibili per strapparle alla furia omicida dei talebani. "Le Vostre Sezioni periferiche, con il loro profondo radicamento sul territorio, sono veri e propri presidi di italianità e di cittadinanza attiva, capaci di trasmettere alle nuove generazioni l’importanza del servizio alla comunità e il valore della disciplina", continua il capo di Stato maggiore della Difesa. Che conclude: "Sono certo che saprete superare anche questo momento con la tenacia e la determinazione che da sempre Ci contraddistinguono. I Bersaglieri, con la loro inconfondibile corsa, hanno sempre saputo guardare avanti, superando ogni ostacolo con spirito indomito".</p><p>Ed è forse questa la lezione più grande. Guardare avanti, consapevoli di sé. Di quello che si è che si vuole essere. Come soldati ma, soprattutto, come italiani.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/ASSBDASAWVNPNITKCTHKUEENLQ.jpg?auth=7098f03b7598c6993736361efa298cde73372c456e7e0dfbf374b06a505fdf3e&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Chi è il prof odiatore che ha augurato la morte alla figlia della Meloni]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/governo/chi-prof-odiatore-che-ha-augurato-morte-figlia-meloni-2487824.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/governo/chi-prof-odiatore-che-ha-augurato-morte-figlia-meloni-2487824.html</guid><dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator><description><![CDATA[Docente campano, posta in continuazione sui social messaggi contro il governo e Israele]]></description><pubDate>Sat, 31 May 2025 15:19:41 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Buoni. Buonissimi. Aperti. Apertissimi. Intolleranti. Intollerantissimi. Perché a sinistra, dove regnano i buoni sentimenti, in realtà vige la regola dell’odio. L’avversario? Fa sempre schifo. Deve essere odiato. Non è un uomo. Anzi: una donna, come nel caso del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. E deve essere odiato, fino alla settima generazione, come insegnano le sacre scritture. Per cui pure la figlia della premier deve fare la fine di Martina, la ragazza uccisa ad Afragola. Deve morire.</p><p>Ma chi è l’odiatore tipo? Ci sono elementi comuni tra il docente campano, che ha scritto il post che sta girando sui social - e anche sui giornali - e il tipo umano che domina a sinistra e che, pur predicando bene, razzola parecchio male. Prima caratteristica: odia la Meloni. E vabbè, è un politico, per di più è il presidente del Consiglio, per cui ci sta. Seconda caratteristica: è un animalista sfegatato. E poco importa che proprio il governo abbia da poco promulgato una legge che tutela i nostri amici a quattro zampe. Terza caratteristica: pur difendendo le donne ama fare body shaming. Per cui la Meloni diventa la “nana”. E vengono postate sue foto, anche create con l’intelligenza artificiale, con scritto: “Quando vuoi descrivere una persona falsa… brutta dentro…mostra questa foto”. Quarta caratteristica: sa tutto. Spazia dalla geopolitica al caso di Garlasco, ovviamente insultando i giornalisti che non capiscono nulla. Quinto: rilancia continue fake news, che spaccia come notizie sensazionali (come quella degli acquisti dell’onorevole Augusta Montaruli), fregandosene che siano delle balle colossali. Sesto: odia Israele con tutto se stesso. “L’allievo ha superato il maestro. Il bacio della vergogna”. E poi: “Stop genocidio”, si legge sotto l’immagine di Benhamin Netanyahu e Adolf Hitler che si baciano. Ci sono poi, ovviamente, i post contro Donald Trump (meglio se accompagnato dalla Meloni).</p><p>Posta in continuazione. E il suo profilo è quello di tanti altri, spesso boomer, che vivono online. E che riversano il proprio micromondo fatto di animali e di minacce sui social. Odiano e non hanno paura di urlarlo al mondo. Senza capire che, anche nell’etere, si possa essere pesanti. E, soprattutto, che si possa rischiare. Perfino di perdere il posto.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/ADH3QVRZR5L3NGZ6TJ5K6SINHI.png?auth=59fb9ab54cef7aab8ba71eaf38816c05a69b22c6be2490d6bfc7ef6df1807c0b&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/png" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA["Rimpatriare pure gli immigrati regolari non integrati"]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/europa/rimpatriare-pure-immigrati-regolari-non-integrati-2480753.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/europa/rimpatriare-pure-immigrati-regolari-non-integrati-2480753.html</guid><dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator><description><![CDATA[L'immigrazione, con i suoi miti, sfatata slide su slide.]]></description><pubDate>Sun, 18 May 2025 03:47:05 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>L'immigrazione, con i suoi miti, sfatata slide su slide. Il Pil che aumenta grazie agli stranieri? Falso, secondo gli organizzatori di Remigration, che ieri hanno tenuto un summit a Gallarate, in provincia di Varese. A parlare è una degli speaker, Cyan Quinn, che elogia Donald Trump e spiega come il Giappone, che ha una percentuale minima di stranieri, sia riuscito a crescere senza alcun problema. Il Teatro Condominio di Gallarate ha due terzi delle file piene, circa quattrocento persone. Tra loro anche Alessandro Corbetta, capogruppo della Lega in Consiglio regionale della Lombardia, che dice: «Si sono confrontati pacificamente, corretto dare la possibilità a queste persone di dire la propria perché in Italia vige ancora la libertà di pensiero e parola e non è certo la sinistra a decidere chi può parlare e chi no».</p><p>Fuori dal teatro sono schierate le forze dell'ordine che bloccano le strade.</p><p>Non accade nulla. C'è solo una massa di giornalisti che non può entrare. «Extra omnes», dirà al termine del summit Martin Sellner, austriaco e ideologo del movimento Remigration, scherzando sul fatto che i media avevano definito «conclave» questo evento. Sul palco salgono, chiamati da Andrea Ballarati, i rappresentanti di tutti i movimenti europei. Il belga Dries Van Langenhove attacca frontalmente Bruxelles con la sua «agenda immigrazionista» e rilancia: «Con la remigrazione possiamo salvare l'Occidente. Ci sono molte minacce attorno a noi e la nostra è una strategia per salvare la nostra identità. Solo la remigrazione rappresenta un modo legale e sicuro per gestire questo problema». Che verrebbe risolto in tre fasi: «Il rimpatrio degli immigrati illegali; poi di coloro che non si sono integrati; infine di coloro che sono cittadini fedeli a ideologie e Paesi stranieri». Come? «Faremo pressione culturale, economia e politica per la remigrazione». Salgono sul palco John</p><p>McLoughlin, dall'Irlanda, poi Pedro Faria dal Portogallo: «Ci stiamo svegliando, non abbiamo paura di parlare». Che cita poi Lepanto, Carlo Martello, i re e i santi che hanno combattuto per l'Europa. «Non è solo per i nostri confini, ma anche per le nostre anime». Jackie Eubanks, attivista repubblicana, insiste sul fatto che la sharia è in contraddizione con la costituzione americana. Il portoghese Afonso Gonçalves cita Martin Luther King: Abbiamo un sogno. Rifiutiamo vite facili. Combatteremo e vinceremo per l'Europa. È uno dei momenti più cupi della nostra civiltà. Credo che solo la miglior generazione di sempre possa prevalere. Abbiamo bisogno di una nuova Reconquista».</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/P2LGJNQDRJN63KMXGO2NHXXBN4.jpg?auth=14306a4268e66aef4cd3e68b6de80cdec45ab80f24d492b81fe643c5f5b0a78c&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Bayesian, il report che svela un'altra verità: cosa non c'era nel manuale di bordo]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/nazionale/bayesian-report-che-svela-unaltra-verit-cosa-non-cera-nel-2479625.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/nazionale/bayesian-report-che-svela-unaltra-verit-cosa-non-cera-nel-2479625.html</guid><dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator><description><![CDATA[I rilievi della Marine accident investigation branch spiegano come il veliero sia affondato a causa delle cattive condizioni meteo. E a vulnerabilità di cui né il proprietario né l'equipaggio erano a conoscenza]]></description><pubDate>Thu, 15 May 2025 14:43:26 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p><b>Michael Richard Lynch</b>, per gli amici Mike. Era lui il proprietario del <b>Bayesian</b>, lo yacht affondato durante una tempesta il 19 agosto del 2024. Non un miliardario qualsiasi visto che i soldi - parecchi - li aveva fatti nel campo della tecnologia, soprattutto militare, e che la sua morte è ancora avvolta dal mistero (anche perché due giorni prima era morto mentre faceva jogging il suo socio, Stephen Chamberlain, investito da una 49enne). Attorno al Bayesian, e alle cause che lo hanno portato all’affondamento, circolano parecchie voci, spesso infondate. La domanda fondamentale è una: com’è stato possibile che una nave simile, costata oltre 30 milioni di sterline e che avrebbe potuto tranquillamente solcare gli oceani, sia affondata così facilmente?</p><p>Oggi la <i>Marine accident investigation branch</i>, l’organizzazione governativa britannica che ha lo scopo di indagare sugli incidenti marittimi che hanno a che fare con le navi di Sua Maestà, ha pubblicato un nuovo report, che <i>ilGiornale </i>ha potuto leggere, in cui si cerca di fare chiarezza. Almeno per il momento, visto che si parla chiaramente di uno studio provvisorio che potrebbe essere contraddetto o corretto in base a nuove prove.</p><p>La nave parte il 14 agosto da Milazzo, in direzione delle isole Eolie, a nord della costa siciliana, e attracca a Cefalù quattro giorni dopo. A bordo ci sono i dieci membri dell’equipaggio e i dodici ospiti, tra cui il proprietario, Lynch appunto. Il vento - si legge nel report - comincia ad essere sempre più forte e così il Bayesian si sposta a Porticello, 25 miglia nautiche più a ovest e si posiziona accanto al Sir Robert Baden Powell. Sono le 21.24. Il mare è ancora calmo, anche se da nord ovest inizia a spirare un vento leggero. I passeggeri si ritirano in cabina e lo stesso fa anche l’equipaggio, consapevole però che il meteo possa cambiare e con l’ordine di essere operativi nel caso in cui il vento dovesse arrivare a 20 nodi o se l’ancora avesse iniziato a trascinarsi. Si legge nel dossier: "Il Primo Ufficiale, il Direttore di Macchina e il Comandante hanno confermato che motori e pompe erano stati avviati e che il Bayesian era pronto a muoversi”. Perché si era compreso che la situazione era critica e bisognava fare qualcosa. Alle 3.55 inizia la pioggia battente e undici minuti dopo, alle 4.06, il vento diventa molto più forte, arrivando a <b>70 nodi</b>. La nave si inclina, i passeggeri stimano tra i 10 e i 20 gradi. Sono i momenti più difficili. Dal Bayesian vengono lanciati due razzi a paracadute a luce rossa. Le immagini satellitari mostrano che quell’area viene colpita da un mesociclone. Sufficiente per naufragare così la nave? Qui inizia la parte più tecnica del report, la cui conclusione è che, “nella condizione di danno ipotizzata, velocità del vento superiori a 63,4 nodi erano sufficienti a far ribaltare Bayesian. È possibile che Bayesian fosse altrettanto vulnerabile a venti inferiori a 63,4 nodi. Queste vulnerabilità (in condizioni di navigazione a motore con vele ammainate, deriva mobile in posizione alzata e il 10% di materiali di consumo a bordo) non sono state identificate nel <b>manuale informativo</b> sulla stabilità presente a bordo. Di conseguenza, queste vulnerabilità erano sconosciute sia al proprietario che all'equipaggio di Bayesian. Lo studio del Met Office e le osservazioni locali indicavano la probabile presenza transitoria di venti da uragano ben superiori a 64 nodi al momento dell'incidente. Questi venti erano sufficienti a far superare a Bayesian il suo angolo di stabilità”. Così si sarebbe inabissata la nave, inghiottita a 49 metri di profondità. Con il dramma che si portava a bordo. Il report racconta anche gli ultimi disperati tentativi di salvataggio da parte delle persone a bordo, che hanno cercato di usare i mobili per salvarsi. Sette di loro non ce l’hanno fatta. Tra cui Lynch.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/IAG3J6PCERNMFDJ4ISOVS6KIDE.jpg?auth=0b8285b2a9bd3fea1a0db3a1f4f766c9077e44b2ed346f7d37b75662f28240b1&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Un mese di violenze rosse]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/nazionale/mese-violenze-rosse-2477799.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/nazionale/mese-violenze-rosse-2477799.html</guid><dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator><description><![CDATA[Non solo le aggressioni ai monumenti che ricordano i giovani di destra uccisi. Ma anche quelle contro i rappresentanti di Gioventù nazionale e Azione universitaria]]></description><pubDate>Mon, 12 May 2025 12:48:32 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Parlano di allarme fascismo, ma poi gli intolleranti sono loro. Si potrebbero dire tante cose, parlare di una sinista sempre più attenta ai diritti delle minoranze e sempre meno a quelli dei cittadini comuni. Una sinistra che ha perso contatto con il proprio elettorato ed è sempre più piegata su se stessa. Una sinistra che predica la tolleranza ma che poi non accetta alcuna opinione diversa dalla propria. Facciamo quindi parlare i fatti. Per come sono. Nudi e crudi. </p><p>10 maggio: Gioventù nazionale e Azione universitaria aprono una nuova sede a Roma. Scendono in piazza gli antifà,<a href="https://www.ilgiornale.it/news/interni/roma-tensione-allapertura-sede-giovent-nazionale-cori-e-2477187.html" target="_blank" data-datalayer-click-event-target="internal"> che lanciano uova</a>, spargono vernice e urlano slogan contro Paolo di Nella, giovane ragazzo del Fronte della Gioventù ucciso durante gli anni di Piombo. La sinistra tace.</p><p>8 maggio: a Firenze ennesima violenza dei collettivi di sinistra, con lancio di oggetti contundenti, tra cui barattoli di vernice piena, contro la sede di Azione Universitaria a Firenze.</p><p>6 e 7 maggio: a Sesto San Giovanni, un anonimo pone delle feci sul cippo che commemora Sergio Ramelli ed Enrico Pedenovi. È solo l’ultimo atto di una serie ben più lunga contro il ragazzo di destra morto il 29 aprile 1975.</p><p>3 maggio: a Bologna, quattro militanti di Fratelli d'Italia che stavano facendo un banchetto nel quartiere San Donato-San Vitale vengono aggrediti da una passante.</p><p>29 aprile: due militanti di Azione universitria vengono aggrediti al polo san Rossore dell'università di Pisa. Banchetto distrutto e gadget elettorali rubati. </p><p>Il 22 aprile, a Pavia, un militante di Azione universitaria viene <a href="https://www.ilgiornale.it/news/nazionale/aggressione-pro-pal-e-sinistra-contro-militante-fdi-cos-l-2455249.html" target="_blank" data-datalayer-click-event-target="internal">preso a calci e pugni</a>, mentre gli urlano addosso "Sporco fascista".</p><p>19 aprile: a Lecce alcuni ragazzi di Gioventù nazionale vengono aggrediti con lanci di cocktail e bottiglie. Poi il solito grido di "Fascisti di merda".</p><p>Infine, dulcis in fundo, il 7 aprile una rappresentante dell’Anpi dice a un ragazzo di Gioventù nazionale, che ha appena tenuto un discorso pacato sulla Resistenza, che vorrebbe prenderlo a sberle. </p><p>Le aggressioni dell’ultimo mese sono molte di più. Sia alle persone sia alla memoria di destra. Non ricordiamo le lapidi per Ramelli distrutte e deturpati, oppure le corone di fiori fatte sparire. Abbiamo citato solo gli assalti più eclatanti. Ma che indicano il clima politico nel nostro Paese. Dove chi, predicando la tolleranza, chiede che vengano chiuse le bocche altrui. Anche con la violenza.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/AQYLBTQCEZJ5TBYRJM645RIUTE.jpg?auth=a24ac51fb3d571a0bedbc71b5d87e27b4d457cee832b7a6aa2336021690ffdcb&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[L’ennesimo sfregio a Ramelli: escrementi sul cippo che lo ricorda. Meloni: "Indegno"]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-locale/l-ennesimo-sfregio-ramelli-escrementi-sul-cippo-che-ricorda-2474969.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-locale/l-ennesimo-sfregio-ramelli-escrementi-sul-cippo-che-ricorda-2474969.html</guid><dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator><description><![CDATA[Non c’è pace per il giovane missino morto il 29 aprile 1975. L’azione sarebbe stata compiuta da una attivista dei centri sociali]]></description><pubDate>Tue, 06 May 2025 15:43:51 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Si pensava che la pacificazione fosse arrivata, che finalmente si potessero commemorare i morti. Tutti i morti. I rossi e i neri. Ma così non è. L’altro giorno, la corona di fiori che sovrastava il murale di <b>Sergio Ramelli</b> è stata prima distrutta e poi fatta sparire. Succedeva a Milano, proprio di fronte alla casa del ragazzo del fronte della Gioventù massacrato da un gruppo di Avanguardia operaia il 13 marzo del 1975 a soli diciott’anni.</p><p>A qualche chilometro di distanza da lì, a <b>Sesto San Giovanni</b>, la scorsa notte qualcuno (pare una frequentatrice dei centri sociali) ha pensato di posizionare delle feci e imbrattare il cippo che ricorda Ramelli ed Enrico Pedenovi installato solamente la scorsa settimana. Uno sfregio, l’ennesimo, contro i militanti di destra che hanno perso la vita durante gli Anni di Piombo. “L’omaggio quotidiano a due fascisti”, si legge su un cartoncino posizionato lì da un anonimo codardo. Perché è facile agire contro chi non c’è più. Contro chi è già morto e non può dire niente.</p><p>È il coraggio del coniglio. È lo stesso coraggio di quei ragazzi di Avanguardia operaia che spaccarono ossa e organi di Ramelli con le chiavi inglesi e poi vissero a lungo come se nulla fosse. Senza rimorsi, se non quello di essersi fatti beccare, anche se a distanza di parecchi anni. E lo stesso magari accadrà anche per chi ha imbrattato la targa questa notte.</p><p>"L'ennesimo indegno oltraggio a un monumento dedicato a Sergio Ramelli ed Enrico Pedenovi non è solo un atto ignobile: è il segno che l'odio ideologico, quello che li ha assassinati, non è mai davvero scomparso. Chi infanga la memoria di due italiani uccisi per le loro idee dimostra quanto sia ancora necessario difendere la verità contro l'intolleranza. Ricordarli non è solo un dovere. È un gesto di giustizia verso la storia, che nessuna vigliaccheria potrà cancellare", ha scritto, in un post sui social, la premier <b>Giorgia Meloni</b>. </p><p>“L’autrice di questo scempio, già identificata, sarebbe - tanto per cambiare - un’attivista dei centri sociali. Soltanto una parola: vergogna. Ci auguriamo che tutte le forze politiche condannino immediatamente questo schifo”, ha commentato l’onorevole<b> Carlo Fidanza </b>sui social. Per ora però è solo silenzio. Anche perché imbarazza urlare quotidianamente al pericolo fascismo e comportarsi come i peggiori squadristi.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/VHVUUPN2CNOUTFC4URT76YWYAQ.jpg?auth=0ecb14323ccd65b97c95825cba8504442a71b90ed00fcc18da517f912dd3c7f6&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item></channel></rss>