<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" version="2.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"><channel><title><![CDATA[News feed]]></title><link>https://www.ilgiornale.it</link><atom:link href="https://www.ilgiornale.it/arc/outboundfeeds/rss/autore/roberto-di-matteo/" rel="self" type="application/rss+xml"/><description><![CDATA[ News Feed]]></description><lastBuildDate>Sun, 26 Jul 2026 00:58:35 +0000</lastBuildDate><language>it</language><ttl>1</ttl><sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod><sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency><item><title><![CDATA[Schlein contro il partito patriarcale. Ma non tutti sono con lei]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/video/interni/schlein-pd-partito-patriarcale-non-tutti-sono-lei-2118252.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/video/interni/schlein-pd-partito-patriarcale-non-tutti-sono-lei-2118252.html</guid><dc:creator><![CDATA[Francesco Curridori, Roberto Di Matteo]]></dc:creator><description></description><pubDate>Mon, 20 Feb 2023 10:31:48 +0000</pubDate><media:content url="https://d1etan7144q81b.cloudfront.net/07-13-2026/t_340306d324b24be58e8c441fa73aeb82_name_thumbnail_1202249_0002.jpg" type="image/jpeg"/></item><item><title><![CDATA[Pd nel caos: anche la Meloni divide i militanti dem]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/video/interni/meloni-divide-i-militanti-pd-2118261.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/video/interni/meloni-divide-i-militanti-pd-2118261.html</guid><dc:creator><![CDATA[Francesco Curridori, Roberto Di Matteo]]></dc:creator><description></description><pubDate>Mon, 20 Feb 2023 10:24:08 +0000</pubDate><media:content url="https://d1etan7144q81b.cloudfront.net/07-13-2026/t_4245355aa311482f9c7085b86fd9d985_name_thumbnail_1202257_0002.jpg" type="image/jpeg"/></item><item><title><![CDATA[Afghanistan. Il ritorno dei talebani.]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/video/mondo/afghanistan-ritorno-dei-talebani-1965920.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/video/mondo/afghanistan-ritorno-dei-talebani-1965920.html</guid><dc:creator><![CDATA[Fausto Biloslavo, Roberto Di Matteo]]></dc:creator><description></description><pubDate>Sat, 31 Jul 2021 06:01:00 +0000</pubDate><media:content url="https://d1etan7144q81b.cloudfront.net/07-12-2026/t_789667b29d95460a83ab1993928436e4_name_thumbnail_1111068_0002.jpg" type="image/jpeg"/></item><item><title><![CDATA[E con il Covid arrivò l’apocalisse. Pazzi sì ma con la mascherina]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/roma/e-covid-arriv-l-apocalisse-pazzi-s-mascherina-1898202.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/roma/e-covid-arriv-l-apocalisse-pazzi-s-mascherina-1898202.html</guid><dc:creator><![CDATA[Roberto Di Matteo]]></dc:creator><description><![CDATA[E con il Covid arrivò l’apocalisse. La mascherina è ormai l'oggetto simbolo del 2020]]></description><pubDate>Thu, 22 Oct 2020 20:04:00 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>E con il Covid arrivò l’apocalisse. Eh sì. È un periodo strano quello in cui viviamo, di un’epoca strana, in un mondo sempre più strano. La tv ormai da tempo ci ha abituati a tutto, imponendoci nuovi canoni del (cattivo) gusto e sdoganando il trash come prodotto di consumo quotidiano. Poi è arrivato il web che in tempi brevissimi ha guidato l’essere umano dalla rivoluzione all’involuzione, dando voce alle peggiori pulsioni della specie. L’internauta si è presto trasformato in filosofo, scienziato, analista ed esperto di ogni sorta, con possibilità di riposizionamento a portata di clic. Valanghe di prodotti, anche illegali, sono improvvisamente diventati facilmente reperibili. Una marea di oggetti più o meno utili ha intasato le nostre vite. E chiunque abbia accesso alla rete, oramai può tranquillamente evitare di uscire di casa poiché basta uno smartphone per affacciarsi sul mondo pur restando comodamente seduto sul divano di casa. Nel giro di pochi anni una nuova rivoluzione copernicana 3.0 ha completamente stravolto l’immaginario collettivo trasformando radicalmente gli assetti culturali, sociali, economici e geopolitici sinora conosciuti.</p><p>In questo mondo globalizzato, proiettato verso il futuro con le stesse capacità e prospettive di un ubriaco al volante, è piombato come un macigno un nuovo evento tragicomicatastrofico.</p><p>Un virus fuori controllo e in continua mutazione ha infettato l’homo sapiens, mietendo centinaia di migliaia di vittime e facendo crollare i mercati globali. Lockdown, restrizioni della libertà individuale, disoccupazione, disordini e rigidi protocolli di sicurezza hanno stravolto la vecchia vita. Accipicchicchia! Presto arriverà Bruce Willis dal futuro e dovremo aiutarlo a trovare i responsabili che hanno dato origine alla catastrofe (“L’esercito delle 12 scimmie”). E magari qualcuno si sta già preparando a sopravvivere come Denzel Washington in un mondo anarchico abitato da stupratori, cannibali e nuovi signori feudali (“Codice Genesi”), mentre qualcun altro va a letto canticchiando “Baby, can you dig your man” con la speranza di essere contattato in sogno da Mother Abagail (“L'ombra dello scorpione”).</p><img src="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/GQWMVAB635KIDGHF756T7BMVYY.jpg?auth=63bf7fa0d25218499627db83f35dd45e09c3f86c0466f8ef095c80dca0a0a465&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" alt="E con il Covid arrivò l’apocalisse. Pazzi sì ma con la mascherina." height="900" width="1200"/><p>Fra mascherine, guanti, distanziamento e nuove routine siamo ormai abituati a muoverci in un mondo post apocalittico in cui si sprecano le citazioni e fioccano le analogie con quelle che fino a ieri erano solo opere di fantascienza dal cinema, ai manga, fino ai cartoon, passando attraverso una sterminata antologia letteraria. Anzi, più che di fantascienza presto sentiremo parlare di nuovo neorealismo. “Contagion” sembra essere il must di questo nuovo filone drammaturgico (le analogie con la pandemia di Covid sono impressionanti), ma meritevoli di menzione sono anche altre pellicole come “Light of my life”, “The road”, “Io sono leggenda”, Virus letale” e via dicendo... la lista è piuttosto lunga. La realtà alla fine ha proverbialmente superato la fantasia ed è innegabile che da qualche mese a questa parte il Covid abbia alzato di parecchio il limite di tolleranza alle amenità. Sì perché, coi tempi che corrono, ormai ci si aspetta di tutto. Teorie del complotto e dubbi di ogni tipo echeggiano fra i palazzi, nei bar, per le vie: virus alieni, termo scanner che cancellano la memoria, microchip innestati nel cervello, il 5G e gli oscuri manipolatori che orchestrano nell’ombra, i cinesi e la guerra agli Usa e chi più ne ha più ne metta. Non meravigliatevi dunque se uscendo per una passeggiata o sul tram doveste imbattervi in un guerriero urbano a metà strada fra un personaggio atavico di Rudyard Kipling e un fumetto post moderno della Bonelli, con qualche tocco di shamanismo afrolatino ed un pizzico di zoroastrismo. Ormai tutto è consentito, purché chi gli si accosta non presenti sintomatologie allarmanti e indossi la mascherina.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/GQWMVAB635KIDGHF756T7BMVYY.jpg?auth=63bf7fa0d25218499627db83f35dd45e09c3f86c0466f8ef095c80dca0a0a465&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"><media:description type="plain"><![CDATA[Pazzi sì ma con la mascherina.]]></media:description></media:content></item><item><title><![CDATA[Addetti mensa degli asili nido abbandonati]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/video/cronache/addetti-mensa-degli-asili-nido-abbandonati-1863228.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/video/cronache/addetti-mensa-degli-asili-nido-abbandonati-1863228.html</guid><dc:creator><![CDATA[Roberto Di Matteo]]></dc:creator><description></description><pubDate>Sat, 16 May 2020 09:59:53 +0000</pubDate><media:content url="https://d1etan7144q81b.cloudfront.net/07-12-2026/t_f5d48150502b4567aaee100a4c8b5d72_name_thumbnail_1044819_0003.jpg" type="image/jpeg"/></item><item><title><![CDATA["Non si può vivere così". Gli addetti alle mense dei nidi lasciati senza stipendi]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/cronache/addetti-mensa-degli-asili-nido-abbandonati-1863227.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/cronache/addetti-mensa-degli-asili-nido-abbandonati-1863227.html</guid><dc:creator><![CDATA[Roberto Di Matteo]]></dc:creator><description><![CDATA[Cuochi degli asili nido e scuole dell'infanzia senza lavoro da marzo e privi di qualsiasi forma di sostegno al reddito.]]></description><pubDate>Sat, 16 May 2020 09:56:58 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Mentre l’Italia si prepara a ripartire sperando nel <a href="https://www.ilgiornale.it/news/economia/imprenditori-ginocchio-e-nuovi-poveri-chi-piange-loro-1863241.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><b>decreto Rilancio</b>, che allarga la platea di italiani posta fuori dal radar degli aiuti</a>, resta un’enorme fetta di lavoratori rimasti senza lavoro e senza sussidi. È questo il caso dei dipendenti delle società municipalizzate impiegati come forza lavoro negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia. Cuochi, inservienti, collaboratori, tutti lavoratori atipici con contratti ridotti a tempo indeterminato stagionale da una o tre ore giornaliere. A loro non spetta il reddito di cittadinanza, non spettano i 600 euro di marzo e neanche i mille euro dell’ultimo decreto legge. Non solo. Non hanno nemmeno ricevuto la <b>cassa integrazione</b> al 60% che in ogni caso, qualora arrivasse, verrebbe ulteriormente decimata dall’aliquota Irpef al 23%, portando nelle tasche di questi lavoratori cifre che rasenterebbero il ridicolo. Eppure, nonostante offrano un servizio fondamentale per la comunità accudendo e alimentano i più piccoli mentre i genitori sono al lavoro, in tempo di <b>Covid-19</b> questi cittadini sono stati dimenticati e vivono nell’angoscia, in attesa di risposte da parte di uno Stato che sembra non sapere nemmeno che esistono.</p><p>Rita è una di queste persone. Lavora come cuoca in un asilo nido con un contratto part-time. Al telefono scoppia subito in lacrime: “Oggi è una giornata tosta – racconta singhiozzando – perché ho appena ricevuto la busta paga: c’è scritto zero. Zero!”.</p><p>La storia di Rita è una di quelle vicende sfortunate che abbiamo sentito tante, troppe volte durante questa <b>emergenza</b>. Rimasta sola con due bambini dopo aver lasciato il marito tossicodipendente, lotta come può in un mondo ostile: lavorando e crescendo i figli in condizioni difficili. Sempre con la schiena dritta, tirando avanti a stento, nel 1986 chiede aiuto allo Stato facendo domanda per avere una <b>casa popolare</b>. Purtroppo la sua richiesta viene smarrita e nel 2012, ripresentata la domanda, si vede catapultata nella parte bassa della graduatoria per le assegnazioni. Intanto i figli crescono e Rita, dopo aver vissuto in una roulotte messa a disposizione dal Comune di Roma, nella sua ostinata ricerca di quella serenità che non arriva mai, trova un compagno con cui va a convivere in un garage adibito a monolocale.</p><p>Purtroppo, come se i suoi problemi non fossero già abbastanza, esplode la pandemia che le toglie il <b>lavoro</b>. Negli stessi giorni, dopo una lite di coppia, perde anche il tetto sopra la testa. Così si trova di nuovo sola, per strada nel pieno del lockdown. “Mi sono ritrovata di notte, al freddo, da sola, senza sapere dove andare. Con l’obbligo di restare chiusi in casa e io una casa non ce l’ho”. Da allora Rita si arrangia come può, dormendo a casa di amici o da sua madre dove, in un appartamento di 80 metri quadrati, vivono già in sei con un solo bagno e il rischio di tornare per strada è sempre dietro l’angolo.</p><p>Ad aiutarla con la spesa c’è Letizia, una volontaria della Croce Rossa che con grande spirito di iniziativa ha creato una piccola organizzazione attraverso la quale (in maniera assolutamente trasparente e anonima) mette in contatto persone generose con chi ha bisogno di aiuto. “Nessuno resti solo” è il nome del gruppo Telegram con cui Letizia, in appena quindici giorni, è riuscita ad aiutare da sola trentacinque famiglie a cui porta la spesa a casa. Ma la cura e i sussidi a sostegno di chi arranca non possono essere affidati alla buona volontà di singoli individui che, seppur generosi come Letizia e la rete di persone che si sta organizzando su tutto il territorio nazionale, hanno grossi limiti di tempo e risorse e non possono far fronte ai bisogni di una fetta enorme della popolazione italiana lasciata in disparte.</p><p>Rita conosce bene questa situazione. Attraverso un gruppo Facebook ha scoperto migliaia di lavoratori con contratti simili al suo, tutti impiegati negli asili e nelle scuole dell’infanzia. Insiste per farmeli incontrare. “Ci devi parlare – si impunta – non è possibile vivere in queste condizioni e lo devi vedere con i tuoi occhi”.</p><p>L'appuntamento è all’esterno di un anonimo asilo nido, sono una trentina, di diverse cooperative. Molti di loro hanno in mano dei cartelli, altri invece la busta paga dell’ultimo mese. “Busta paga zero”. Zero è il mantra di tutti, senza stipendio da quando il Presidente del Consiglio ha chiuso le scuole; sanno che l’anno scolastico è ormai terminato e nella migliore delle ipotesi non torneranno a lavorare prima di settembre. “Queste sono le mie buste paga. L’ultima, di tre mesi fa, è di 260 euro – spiega Roberta – mentre le successive riportano la cifra zero. E non si sa fino a quando resteremo a casa”. Tutti questi lavoratori hanno qualcosa da dire: “Fateci lavorare, – chiede Daniela - qualsiasi cosa va bene, anche pulire le strade o essere impiegati in qualsiasi altro servizio”. Per chi si trova in situazioni simili, il Covid è stato l'ultima mazzata. La malattia ha causato una strage ma Carla ci tiene a precisare un punto: “Noi vorremmo solo un po’ di attenzione. Per otto mesi l’anno lavoriamo nelle scuole con i bambini curandoli come se fossero i nostri figli. Ora chiediamo solo un po’ di attenzione”.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/WV45T3PWEZOQBJLA2CWLXBLB3U.jpg?auth=382381e53da7ea2cbc2ce35ee8e29c4900b31ccd32350a2fef57512d46d774c9&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Incubo contagi nella Rsa, lo strazio dei parenti degli anziani Covid]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/video/roma/incubo-contagi-nella-rsa-strazio-dei-parenti-degli-anziani-1859844.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/video/roma/incubo-contagi-nella-rsa-strazio-dei-parenti-degli-anziani-1859844.html</guid><dc:creator><![CDATA[Roberto Di Matteo, Elena Barlozzari]]></dc:creator><description></description><pubDate>Sun, 03 May 2020 08:12:19 +0000</pubDate><media:content url="https://d1etan7144q81b.cloudfront.net/07-12-2026/t_92fa213aedca4d4284b9d1e59fb69692_name_thumbnail_1042055_0003.jpg" type="image/jpeg"/></item><item><title><![CDATA[La "battaglia" dei tamponi, ecco la task-force di volontari contro il Covid]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/video/roma/battaglia-dei-tamponi-ecco-task-force-volontari-che-corre-1859122.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/video/roma/battaglia-dei-tamponi-ecco-task-force-volontari-che-corre-1859122.html</guid><dc:creator><![CDATA[Roberto Di Matteo, Elena Barlozzari]]></dc:creator><description></description><pubDate>Thu, 30 Apr 2020 06:05:46 +0000</pubDate><media:content url="https://d1etan7144q81b.cloudfront.net/07-12-2026/t_9504b294fff2417d8fa600d51d6cc726_name_thumbnail_1041509_0001.jpg" type="image/jpeg"/></item><item><title><![CDATA[Tra i pionieri della ripartenza: "Riapriamo ma senza aiuto è dura"]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/video/roma/i-pionieri-ripartenza-riapriamo-senza-aiuto-dura-1854049.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/video/roma/i-pionieri-ripartenza-riapriamo-senza-aiuto-dura-1854049.html</guid><dc:creator><![CDATA[Roberto Di Matteo, Elena Barlozzari]]></dc:creator><description></description><pubDate>Wed, 15 Apr 2020 06:00:54 +0000</pubDate><media:content url="https://d1etan7144q81b.cloudfront.net/07-12-2026/t_bc16413333f44558971c38b6cf8fc042_name_thumbnail_1037482_0002.jpg" type="image/jpeg"/></item><item><title><![CDATA[Seriate, il paesino con troppe bare]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/video/cronache/seriate-paesino-troppe-bare-1846307.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/video/cronache/seriate-paesino-troppe-bare-1846307.html</guid><dc:creator><![CDATA[Roberto Di Matteo]]></dc:creator><description></description><pubDate>Thu, 26 Mar 2020 13:22:28 +0000</pubDate><media:content url="https://d1etan7144q81b.cloudfront.net/07-11-2026/t_ab7fd2d944c74771b7222ab63f2be6e6_name_thumbnail_1031170_0001.jpg" type="image/jpeg"/></item><item><title><![CDATA[Negli ospedali di Bergamo arrivano i russi]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/video/cronache/arrivano-i-russi-aiutarci-combattere-covid-19-1846263.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/video/cronache/arrivano-i-russi-aiutarci-combattere-covid-19-1846263.html</guid><dc:creator><![CDATA[Roberto Di Matteo]]></dc:creator><description></description><pubDate>Thu, 26 Mar 2020 11:21:09 +0000</pubDate><media:content url="https://d1etan7144q81b.cloudfront.net/07-11-2026/t_aef5187df751407986ab662b957daa4c_name_thumbnail_1031136_0003.jpg" type="image/jpeg"/></item><item><title><![CDATA[Mattatoio Nembro, dove il Covid-19 fa strage]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/video/cronache/mattatotio-nembro-dove-covid-19-fa-strage-1842923.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/video/cronache/mattatotio-nembro-dove-covid-19-fa-strage-1842923.html</guid><dc:creator><![CDATA[Gian Micalessin, Roberto Di Matteo]]></dc:creator><description></description><pubDate>Thu, 19 Mar 2020 09:11:11 +0000</pubDate><media:content url="https://d1etan7144q81b.cloudfront.net/07-11-2026/t_b40f66563b1a4fed971b56d9973a6fe6_name_thumbnail_1028304_0001.jpg" type="image/jpeg"/></item><item><title><![CDATA[Covid-19, viaggio nei reparti di terapia intensiva (prima parte)]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/video/salute/covid-19-viaggio-nei-reparti-terapia-intensiva-parte-1841459.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/video/salute/covid-19-viaggio-nei-reparti-terapia-intensiva-parte-1841459.html</guid><dc:creator><![CDATA[Gian Micalessin, Roberto Di Matteo]]></dc:creator><description></description><pubDate>Mon, 16 Mar 2020 18:57:58 +0000</pubDate><media:content url="https://d1etan7144q81b.cloudfront.net/07-11-2026/t_10df14b4d2394123bc77986c6b78575d_name_thumbnail_1027106_0003.jpg" type="image/jpeg"/></item><item><title><![CDATA[Covid 19, viaggio nei reparti di terapia intensiva (seconda parte)]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/video/salute/covid-19-viaggio-nei-reparti-terapia-intensiva-seconda-parte-1841458.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/video/salute/covid-19-viaggio-nei-reparti-terapia-intensiva-seconda-parte-1841458.html</guid><dc:creator><![CDATA[Gian Micalessin, Roberto Di Matteo]]></dc:creator><description></description><pubDate>Mon, 16 Mar 2020 18:57:51 +0000</pubDate><media:content url="https://d1etan7144q81b.cloudfront.net/07-11-2026/t_d51bf2eda8194f9dac47d904891fbae6_name_thumbnail_1027111_0002.jpg" type="image/jpeg"/></item><item><title><![CDATA[Così il clan egiziano assegnava gli alloggi nel residence del Comune]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/roma/quei-legami-comune-e-clan-egiziano-cos-assegnavano-alloggi-1834657.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/roma/quei-legami-comune-e-clan-egiziano-cos-assegnavano-alloggi-1834657.html</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandra Benignetti, Roberto Di Matteo]]></dc:creator><description><![CDATA[Il clan egiziano decide chi può rimanere negli alloggi pagati del Comune. La denuncia di un'inquilina di via Tineo: "Ho sempre avuto paura che Fathy potesse farmi togliere l’assistenza alloggiativa perché conosce chi assegna le case"]]></description><pubDate>Mon, 16 Mar 2020 07:23:07 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Ma perché la famiglia Torkey sembra essere al di sopra della legge? Una delle possibili risposte a questa domanda è contenuta in una <b>denuncia</b>.</p><p>Ricordate la ragazza picchiata dal figlio di Fathy, Mohammed, <a href="http://www.ilgiornale.it/news/roma/minacce-e-aggressioni-cos-egiziani-dettano-legge-negli-1834093.html" data-datalayer-click-event-target="internal">di cui vi abbiamo parlato nelle puntate precedenti </a>della nostra inchiesta? Siamo andati a trovarla a San Basilio nel residence in cui è stata trasferita dopo l’<b>aggressione</b> in cui furono coinvolti anche quattro agenti della Polizia Locale intervenuti per difenderla. Vive qui assieme alle due figlie in un appartamento di pochi metri quadri. Quando bussiamo alla sua porta e le facciamo il nome di Mohammed Torkey il volto si scurisce. Abbassa gli occhi, si accende una sigaretta. "Con quella famiglia ho chiuso", ci avverte.</p><p>È evidentemente spaventata dal fatto che l’incubo vissuto sei mesi prima possa tornare. "In quel <b>residence </b>ci sono sempre casini, lo sanno tutti", si limita a dirci prima di iniziare a ripetere che "non sa nulla e anche se sapesse non parlerebbe per nessuna ragione". Nel residence di via Tineo la donna era assegnataria di un immobile in cui viveva proprio con Mohammed e le loro bambine. Una cosa però la ammette. "L’alloggio l’ho preso grazie a Mohammed, questo è vero – ci confessa - perché lui si occupava della sicurezza".</p><p>Un servizio, quello della <b>security</b>, retribuito dalla proprietà dello stabile con i fondi messi a disposizione dal Comune di Roma. Nella denuncia resa alla Polizia Locale lo descrive come una persona "estremamente violenta e pericolosa". "Faceva uso di sostanze stupefacenti" e "mi picchiava ogni giorno utilizzando qualsiasi cosa che gli capitava per le mani, ad esempio coltelli o altri oggetti acuminati", testimonia la donna ai vigili. Nel resoconto racconta di essere stata chiusa nel gabbiotto della portineria e "ferita con un coltello" o di quando Mohammed ha tentato di scagliarla fuori dalla finestra "per futili motivi, sotto l’effetto del<b> crack</b>".</p><p>In nessun caso, racconta agli agenti del comando di via Macedonia, ha deciso di sporgere denuncia perché il padre di Mohammed, Fathy, che la donna definisce "responsabile della sicurezza nel Caat", era intervenuto a garantire che tutto si sarebbe sistemato. Mohammed entra ed esce dal<b> carcere</b> di Rebibbia. Una volta libero si presenta di nuovo a casa della donna nonostante i trascorsi turbolenti e il fatto che da tempo frequentasse un’altra persona. Ovviamente lei è contraria.</p><p>E così ad intervenire, ancora una volta, sarebbe stato Fathy, il padre di Mohammed. Il capo famiglia le assicura che "avrebbe sistemato tutto". Lei alla fine è costretta ad accettare, perché, spiega agli agenti ha "sempre avuto paura che Fathy potesse farmi togliere l’<b>assistenza</b> alloggiativa se non avessi accettato la convivenza". Nel verbale, qualche riga più sotto, la donna aggredita rivela di aver "paura" anche delle reazioni di Mohammed, e del fatto che "possa farmi togliere l’assegnazione della casa".</p><p>Ma perché la famiglia Torkey dovrebbe avrebbe la facoltà di decidere chi può e chi non può rimanere negli <b>alloggi</b> del Comune? La versione della vittima è che Fathy ha il potere di revocare l’assistenza alloggiativa. È negli uffici di piazza Giovanni da Verrazzano, quindi, sede del <b>dipartimento </b>Politiche Abitative di Roma Capitale, che andiamo a chiedere spiegazioni.</p><p>Fuori dalla palazzina, incontriamo il direttore apicale del Dipartimento Valeria Minniti ed il direttore delle Politiche Abitative Stefano Donati, l'ex comandante dei vigili di Bari, <a href="https://bari.repubblica.it/cronaca/2018/10/11/news/bari_indagato_l_ex_comandante_dei_vigili_donati_favori_sulla_concessione_di_torre_quetta_-208715976/" target="_blank" rel="noopener">imputato per abuso d'ufficio e falso ideologico in atto pubblico</a>, che ha preso il posto di Aldo Barletta, il dirigente che si oppose alle logiche di Mafia Capitale e che la sindaca Virginia Raggi ha trasferito alla direzione del Centro Carni.</p><p>La prima ci liquida con un no comment e ci intima di allontanarci immediatamente dall’ingresso del palazzo. Il secondo evade sorridendo i nostri quesiti. Dopo i no comment e le porte sbattute in faccia, quindi, resta una domanda: perché in una città con oltre 12mila persone senza un tetto sopra la testa l’assistenza alloggiativa viene assicurata a chi non ne ha diritto? Sì, perché qui non si parla di case popolari ma di appartamenti il cui <b>costo</b> viene sostenuto dalla collettività per rispondere ad una vera e propria emergenza sociale. Un onere che, fra l'altro, fa di Roma la città italiana con la più alta addizionale comunale Irpef.</p><p>E perché nonostante le violenze, le <b>intimidazioni</b> e il clima di terrore che si respira nel residence e che abbiamo documentato con testimonianze e documenti, i fondi stanziati dal Comune sono continuati a finire nelle casse delle società gestite o collegate alla famiglia Torkey? Nessuno ci ha ancora risposto. La nostra incursione, però, forse è servita a qualcosa visto che, da quanto ci risulta, nei giorni scorsi sarebbero partiti i primi accertamenti. Non ci resta che attenderne l’esito, nella speranza che venga ripristinata al più presto la legalità.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/O3346A6WGZM7NFZCOCQWJSQ2ZI.jpg?auth=cfeb6374e4cadb00055e851636963e1dea341d4f7ebcc4e91282edc03dd489d8&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Auto di lusso e 50mila euro di reddito, ma gli egiziani vivono negli alloggi pagati dal Comune]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/roma/auto-lusso-e-50mila-euro-reddito-egiziani-vivono-negli-1834649.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/roma/auto-lusso-e-50mila-euro-reddito-egiziani-vivono-negli-1834649.html</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandra Benignetti, Roberto Di Matteo]]></dc:creator><description><![CDATA[Dal 2008 i figli di Fathy Torkey sono assegnatari degli alloggi pagati dal Campidoglio nel residence di via Tineo nonostante non avessero i requisiti per ottenerli. Ma il Comune negli anni non ha mai disposto lo sgombero]]></description><pubDate>Sun, 15 Mar 2020 08:31:42 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Attorno alla famiglia egiziana <a href="http://www.ilgiornale.it/news/roma/laffare-dei-caat-cos-clan-egiziano-gestisce-alloggi-comune-1833860.html" data-datalayer-click-event-target="internal">che tiene in pugno il centro di assistenza alloggiativa</a> temporanea di via Tineo<a href="http://www.ilgiornale.it/news/roma/minacce-e-aggressioni-cos-egiziani-dettano-legge-negli-1834093.html" data-datalayer-click-event-target="internal"> con minacce e intimidazioni</a> c’è un alone di mistero.</p><p>L’unica cosa certa che risulta dai documenti ottenuti in esclusiva dal <i>Giornale.it</i> è che tutti i figli di Fathy Torkey sono stati inseriti negli alloggi di proprietà del Comune "per le vie brevi". E che nessuno di loro aveva diritto all’<b>assegnazione</b>. Shady Torkey, il ragazzo che ci blocca all’entrata del Caat assieme agli altri agenti della sicurezza, si presenta come un inquilino qualsiasi. In realtà è chiaro che non è un semplice ospite del residence.</p><p>Quando arriviamo a via Tineo ci accoglie con fare minaccioso. Ci intima di abbassare la telecamera e di non fare riprese, mentre gli addetti alla vigilanza lo indicano come uno dei responsabili della security. Come i suoi fratelli Shady vive nel Caat dal 2008. Eppure, quando gli vengono date le chiavi dell’alloggio di 96 metri quadri che condivide con i suoi quattro figli, secondo quanto risulta al <i>Giornale.it</i>, dichiarava un reddito di oltre 53mila euro.</p><p>Una cifra ben al di sopra della soglia di 18mila euro prevista per accedere all’assistenza abitativa. Anche in altre successive dichiarazioni dei <b>redditi</b>, due in particolare, l’imponibile è superiore ai 18mila euro annui e quindi incompatibile con i criteri di assegnazione di un appartamento nel residence di via Tineo. Soltanto nel 2012 Roma Capitale interviene intimando a Shady di restituire l’alloggio. Ma il motivo non è l’esubero del reddito, bensì il fatto che il 42enne egiziano occupi un quadrilocale con un nucleo familiare di due persone.</p><p>A novembre dello stesso anno però, Shady si oppone, e l’amministrazione comunale lascia sostanzialmente cadere il provvedimento nel vuoto. Nel frattempo, i fratelli Torkey continuano a fare il bello e il cattivo tempo nel <b>residence</b>. Lo dimostra il fatto che anche se dopo l’aggressione del giugno 2019 ad opera di Mohammed Torkey alla sua convivente, in cui furono coinvolti anche quattro vigili urbani, il Comune aveva disposto prima l’<b>allontanamento</b> di tutti i figli di Torkey in un altro Caat ed in seguito la revoca dell’assistenza alloggiativa, Shady occupa ancora il suo appartamento nel residence di via Tineo, come ci conferma lui stesso quando lo incontriamo davanti al centro.</p><p>L’altro figlio di Torkey, quello che afferma di occuparsi della manutenzione del palazzo e che gli addetti alla sicurezza chiamano ogni volta che gli chiediamo di parlare con un responsabile, si presenta a via Tineo, prima a bordo di una Mercedes di grossa cilindrata, poi al volante di una Mini Countryman. Due auto costose, che di certo chi guadagna meno di 18mila euro l’anno non può permettersi.</p><p>Dalle ricerche che abbiamo effettuato risulta che una è intestata ad una donna marocchina, e l’altra, la Mini, a Safeyeldin Torkey, un altro membro della famiglia, anche lui residente nel <b>Caat</b> assieme al fratello Gehad. Ma attenzione, Safeyeldin, che secondo l’ultimo censimento occupa un quadrilocale con terrazzo assegnato a Gehad nel residence di via Tineo, in realtà risulta residente a via Casilina 1038/F, proprio come suo fratello Gehad.</p><p>Lo stesso indirizzo dove ha sede legale la <b>Falcon Security Srl</b>, la società che attualmente dovrebbe occuparsi della sicurezza nel residence. Un particolare non da poco, che fa sorgere il dubbio che anche l'azienda chiamata a sostitire la Power Security, allontanata proprio per i metodi poco ortodossi utilizzati per garantire la "sicurezza", sia legata alla famiglia Torkey. Non solo. Avere la <b>residenza </b>nel Caat è uno dei requisiti essenziali per ottenere le chiavi di un alloggio.</p><p>Dai documenti esclusivi che abbiamo potuto visionare risulta che il Comune, dal 2017, è al corrente del fatto che Gehad Torkey, l’assegnatario, viva ormai da un’altra parte. A luglio dello stesso anno, per questo motivo, fa partire un procedimento di revoca automatica dell’assistenza alloggiativa. Un mese dopo però è il responsabile della Medihospes che ha la funzione di raccordo con il Comune per la gestione del Caat di via Tineo, Adriano Rossetti, ad attestare che Gehad è residente lì. Tanto basta al dipartimento per le Politiche Abitative ad annullare il procedimento.</p><p>Così nel 2018 il messo comunale si reca nel Caat per notificare l'atto a Gehad Torkey, ma non lo trova. E indovinate dove viene consegnato l’avviso a Gehad? Proprio a via Casilina 1038/F. È chiaro, quindi, che il figlio di Torkey non occupi l’<b>alloggio</b> che gli è stato assegnato all’interno del Caat. Nonostante l’evidenza del fatto che Gehad sia effettivamente residente da un’altra parte assieme a suo fratello Safeyeldin, però, il dipartimento torna sui suoi passi. E l’alloggio resta assegnato a Torkey.</p><p>Ma allora chi occupa davvero l’appartamento? E come può una persona che possiede un’auto da più di 20mila euro avere diritto ad occupare una sistemazione che dovrebbe essere riservata a chi ne guadagna meno di 18mila? Sono le domande che abbiamo posto a chi dirige gli uffici di Roma Capitale che si occupano delle assegnazioni degli alloggi, ma nessuno ha voluto darci una risposta.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/TOMCUEC3TJI3VIZNS3AJHUYNVU.jpg?auth=1b433e879f2ccee56ada41b6da8976eac83bc6f1e9fc02fb074579328ed327bb&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Minacce e aggressioni alle donne, così gli egiziani dettano legge negli alloggi del Comune]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/roma/minacce-e-aggressioni-cos-egiziani-dettano-legge-negli-1834093.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/roma/minacce-e-aggressioni-cos-egiziani-dettano-legge-negli-1834093.html</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandra Benignetti, Roberto Di Matteo]]></dc:creator><description><![CDATA[Almeno due aggressioni contro le donne e minacce agli inquilini: così una famiglia di egiziani ha militarizzato il Caat di via Tineo, dove il Comune di Roma ospita centinaia di persone in emergenza abitativa]]></description><pubDate>Sat, 14 Mar 2020 08:43:31 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>"Lì dentro è invivibile, la gente gira armata, girano tutti coi coltelli". Chi è passato per il Caat di via Tineo descrive il <b>residence</b> come un fortino militarizzato dove lo Stato non arriva. L’unica legge da rispettare lì dentro è "la legge di Fathy".</p><p>Fathy Torkey è il capo della famiglia egiziana <a href="http://www.ilgiornale.it/news/roma/laffare-dei-caat-cos-clan-egiziano-gestisce-alloggi-comune-1833860.html" data-datalayer-click-event-target="internal">che da anni, <i>de facto</i>, gestisce la <b>sicurezza</b> all’interno dell’edificio</a>. Uno dei quindici centri di assistenza alloggiativa temporanea della Capitale dove il Comune di Roma accoglie chi è in attesa di una casa popolare. A raccontarci il clima che si respira all’interno del Caat sono le fonti del <i>Giornale.it</i>, che per timore di ripercussioni non vogliono rivelare la propria identità. "Se quel residence fosse stato gestito da italiani sarebbe diverso – ci dicono - lì invece ci sono persone straniere che dormono sotto i nostri garage e che sono arrivati anche a picchiare i nostri bambini". "Gran parte di loro sono stati costretti a mandarle via – prosegue il racconto – perché non erano in regola". "Ovviamente – ci rivelano - nessuno può dire nulla, perché se qualcuno si azzarda a parlare Fathy li chiude dentro al residence e fa un casino".</p><p>"Beato chi ne esce vivo", aggiunge chi è passato da quello stabile. "Dovrebbe essere un centro per ospitare chi si trova in difficoltà ma in realtà è un lager", ci assicura un’altra persona. Non sappiamo cosa ci sia di così importante da proteggere all’interno del Caat di via Tineo. Ma sappiamo di certo che per un estraneo è difficile anche solo avvicinarsi. "Lascia perdere, lascia perdere", ci avvisa Shady Torkey, quando ci blocca davanti al cancello assieme agli addetti alla sicurezza. Il palazzo è protetto da sentinelle che sbucano dai tetti e che presidiano l’incrocio con via di Tor Tre Teste, mentre l'ingresso è guardato a vista da almeno quattro vigilantes. Alcuni sono marocchini, altri arrivano dall’Africa subsahariana. Indossano tutti il tesserino della <b>security</b> e scrutano con attenzione chi entra e chi esce, sbarrando il passo agli estranei. E per chi sgarra le conseguenze possono essere molto serie.</p><p>A dimostrarlo sono le <b>denunce</b>. Due quelle sporte contro Mohammed, uno dei figli di Fathy, attualmente recluso nel carcere di Rebibbia. La prima riguarda l’aggressione contro una sua ex compagna, assalita per gelosia proprio davanti al portone del Caat mentre era assieme a due minorenni. Mohammed l’ha scaraventata contro il muro e poi ha tirato fuori un coltello. A salvare la ragazza è stato un volontario della cooperativa che gestisce il portierato sociale assieme a suo fratello. Quest'ultimo, poi, ha dovuto vedersela con Mohammed e Shady, l'altro figlio di Fathy Torkey. Nessuno degli uomini della sicurezza ha mosso un dito, anche quando, lo scorso giugno, ad essere aggredita è stata l’ex convivente di Mohammed, con la quale l’uomo ha due figlie.</p><p>La donna è fuggita dall’appartamento di cui è assegnataria e per scampare alla furia dell’uomo ha chiesto aiuto a quattro vigili urbani che si trovavano di passaggio nei pressi dello stabile. Ma l’epilogo è tragico. Mohammed si scaglia anche contro gli <b>agenti</b>, che finiscono in ospedale. "Tra gli uomini della security nessuno ha mosso un dito". Il motivo? "Lui era il figlio di Fathy e poteva fare come meglio gli pareva", denunciano le nostre fonti. "Tutti i residence fanno schifo – proseguono - ma almeno negli altri non si è in pericolo di vita appena esci di casa". Insomma, invece di garantire l’incolumità dei residenti il clan di Fathy rappresenta una minaccia per gli inquilini. "Il Comune, in tutti questi anni - ci dicono - non è mai intervenuto per risolvere davvero la situazione".</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/I7QJIP6JMJNEPK5RLLWZ37JPSM.jpg?auth=4326d0236c82872bb814e58ef0ecc6f9faa0dcd335da73a564d5c258c1662f92&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[La legge del clan egiziano: "Chi parla viene chiuso dentro al residence e beato chi esce vivo"]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/video/roma/legge-clan-egiziano-chi-parla-viene-chiuso-residence-e-beato-1834603.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/video/roma/legge-clan-egiziano-chi-parla-viene-chiuso-residence-e-beato-1834603.html</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandra Benignetti, Roberto Di Matteo]]></dc:creator><description></description><pubDate>Sat, 14 Mar 2020 08:23:58 +0000</pubDate><media:content url="https://d1etan7144q81b.cloudfront.net/07-11-2026/t_0a12e7349a35405380b5c6ed7568d701_name_thumbnail_1021468_0001.jpg" type="image/jpeg"/></item><item><title><![CDATA[Quegli alloggi del Comune gestiti con la violenza da un clan egiziano]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/roma/laffare-dei-caat-cos-clan-egiziano-gestisce-alloggi-comune-1833860.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/roma/laffare-dei-caat-cos-clan-egiziano-gestisce-alloggi-comune-1833860.html</guid><dc:creator><![CDATA[Alessandra Benignetti, Roberto Di Matteo]]></dc:creator><description><![CDATA[Ad imporsi con la violenza nel Caat di via Tineo, dove il Comune ospita centinaia di persone in emergenza abitativa, è una famiglia egiziana che da anni gestisce la sicurezza dello stabile tra minacce e aggressioni]]></description><pubDate>Fri, 13 Mar 2020 11:20:53 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Occhi bassi e bocche cucite. Così gli inquilini del <b>Caat</b> di via Vincenzo Tineo entrano ed escono dal cancello guardato a vista da un nordafricano. Siamo a Tor Tre Teste, in uno dei centri di assistenza alloggiativa temporanea di Roma Capitale.</p><p>Quello di via Tineo è uno dei quindici <b>residence</b> incastonati nella periferia romana che servono per dare una risposta all’emergenza abitativa che affligge la città e costano all'amministrazione capitolina oltre 24 milioni all'anno. È il costruttore Mauro Baldassari a metterlo in piedi nel 2008 per affittarlo a Roma Capitale, che gli corrisponde un canone annuo di locazione pari a 2,4 milioni di euro. A dettare legge in questo palazzo fatiscente però non è il Comune, ma un clan di egiziani che a suon di botte e minacce decide "chi vive e chi muore".</p><p>Fathy Torkey, il capo famiglia, secondo le fonti del <i>Giornale.it</i> sarebbe un ex dipendente della cooperativa la Cascina, la stessa salita all’onore delle cronache per essere finita nelle carte dell’inchiesta "Mondo di Mezzo". Sin dall’arrivo delle prime famiglie è lui che di fatto gestisce la <b>sicurezza</b> nel Caat. Ma andiamo con ordine. La gestione della manutenzione ordinaria e straordinaria, gli arredi, la pulizia, il portierato e la vigilanza, costavano al Comune di Roma 1 milione 167 mila euro l’anno. Di questi, sempre secondo le nostre fonti, la proprietà dello stabile ne avrebbe destinati almeno 260mila alla società che si occupa di garantire l'ordine, più ulteriori somme per i piccoli lavori di manutenzione.</p><p>Con lo scandalo di Mafia Capitale, la Cascina esce di scena. Gli subentra un’altra cooperativa, la Medihospes, che però rinuncia al settore della vigilanza. A gestirlo, manco a dirlo, arriva la <b>Power Security Srl</b>. I soci sono due: Shady Torkey, il figlio di Fathy, e Tetyana Glazkova, assegnataria, come lui, di un alloggio all’interno del Caat. Il contratto tra la San Vitaliano Srl, azienda legata al costruttore Baldassari, e la società di cui Torkey è socio viene firmato nel 2016. Da quel momento, fino a dicembre del 2019 la Power Security si occupa di controllare quello che avviene fuori e dentro il Caat con modalità poco ortodosse, come ci conferma chi negli anni è transitato per il residence.</p><p>Aggressioni, <b>minacce</b>, intimidazioni, sono i metodi con cui Torkey e i suoi figli si fanno rispettare, come testimoniano le denunce sporte negli anni. Ad assicurarsi che non voli una mosca all’interno del residence sono gli agenti della sicurezza. "Decine di stranieri irregolari stipati nei sotterranei del palazzo", ci racconta una fonte che ci ha chiesto di rimanere anonima. Dipendenti della società? Macché. Nel 2019 risulta che nella Power Security lavorino soltanto i soci, mentre nel 2018 l’azienda ha avuto cinque dipendenti per un solo trimestre. Nella migliore delle ipotesi si tratta di carenza d’organico, e di una conseguente violazione della normativa sul lavoro visto che i turni da coprire sono di 24 ore. Nella peggiore, il personale non è regolarmente inquadrato.</p><p>Eppure né il Comune, né il costruttore si accorgono delle irregolarità. E la Power Security continua a fatturare oltre 200mila euro l’anno. Tutti soldi pubblici. Nel giugno del 2019 però arriva la goccia che fa traboccare il vaso. Mohammed, uno dei figli di Torkey, massacra di botte la sua ex convivente, assegnataria di un alloggio nel Caat con la complicità della <b>security</b>, che non muove un dito per difendere la donna. Non solo, per salvare la pelle la ragazza chiede aiuto a quattro vigili urbani di passaggio. Il risultato è che l’uomo, che attualmente si trova in carcere, assale anche loro, mandandoli a finire al pronto soccorso.</p><p>Informato dei fatti, il Dipartimento delle Politiche Abitative si sarebbe mosso facendo sapere alla San Vitaliano che l’azienda di Shady Torkey non era più "gradita" all’amministrazione. Inizia la ricerca di una nuova società e a dicembre la scelta finisce sulla G7 International. Ma i Torkey non la prendono bene. E così quando i rappresentanti della ditta incaricata arrivano sul posto per un sopralluogo vengono <b>minacciati</b> dai membri della famiglia.</p><p>Secondo le testimonianze acquisite dal <i>Giornale.it</i> Fathy si sarebbe presentato sul posto a bordo di una Mercedes, e assieme ai figli Shady e Gehad, avrebbe comunicato ai rappresentanti della G7, accompagnati dai <b>carabinieri</b>, che non ci sarebbe stato nessun cambio di gestione. "Neanche l’intervento telefonico del costruttore è servito a dissuaderlo", ci racconta chi ha assistito alla scena, mentre la situazione si fa via via più tesa fino ad arrivare alle urla e alla "minaccia di far intervenire i nomadi del vicino campo rom per far scappare gli uomini della nuova società nel giro di 24 ore".</p><p>Fatto sta che qualche settimana dopo la San Vitaliano rescinde il contratto con G7 International e affida la sicurezza dello stabile alla <b>Falcon Srl</b>, società che si costituisce, guarda caso, appena qualche giorno prima. Cosa avrà spinto la proprietà a fidarsi di un'azienda neocostituita e senza alcun tipo di esperienza sul campo? Siamo andati di persona al Caat di via Tineo per chiedere all’amministratore, Daniele De Lorenzo, come ha fatto a convincere i suoi clienti. Anche lui è assegnatario di un alloggio nel residence, ma quando arriviamo davanti al Caat gli agenti della sicurezza che presidiano il cancello con il cartellino “security”, tutti nordafricani, non sanno dirci né per chi lavorano, né se hanno un regolare contratto.</p><p>A comandarli a bacchetta, a sorpresa, è proprio Shady Torkey, che interviene chiedendoci di abbassare la telecamera. È proprio lui che gli addetti alla sicurezza ci indicano quando chiediamo di parlare con un <b>responsabile</b>. Non solo. Nessuno di loro sa chi sia De Lorenzo. E dopo aver insistito per parlare con l'amministratore della società, i vigilantes fanno un paio di telefonate e indovinate chi si presenta al posto di De Lorenzo? Un altro dei figli di Torkey. Arriva a bordo di una Mercedes e non vuole rivelarci il suo nome di battesimo, ma dice di occuparsi della <b>manutenzione</b> degli appartamenti.</p><p>Insomma, qui non sembra essere cambiato nulla. È chiaro che famiglia di origine egiziana che doveva essere allontanata di fatto, gestisce ancora il Caat. E all’interno regna la paura. Gli inquilini filano dritto ed evitano le nostre domande. Soltanto una signora si volta per incrociare il nostro sguardo, incuriosita dalla nostra presenta. "Non posso rispondere, altrimenti mi cacciano via", si limita a dire prima di imboccare a testa bassa il vialetto che porta all’entrata sotto gli occhi delle sentinelle.</p><p><i><b>RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO</b></i></p><p><i>In merito all’articolo “Quegli alloggi del Comune gestiti con la violenza da un clan egiziano”, scritto da Alessandra Benignetti e pubblicato su Giornale.it in data 13 marzo 2020, l’amministrazione de La Cascina desidera precisare quei passaggi che ledono il nome dell’azienda al fine di promuovere un’informazione corretta, trasparente e precisa.</i></p><p><i>La Cascina nega con fermezza il legame citato con la figura di Fathy Torkey, mettendo in risalto il fatto che non sia mai stato un dipendente del Gruppo.In riferimento ai fatti di Mafia Capitale, la dirigenza ricorda come nel procedimento l’azienda non abbia subito alcuna contestazione penale da parte dell’autorità giudiziaria. Al termine del periodo di amministrazione giudiziaria il Consiglio di Amministrazione è stato reinsediato nel pieno dei suoi componenti.</i></p><p><i>Inoltre, alla conclusione del periodo di verifica da parte degli amministratori giudiziari, è stata apprezzata la qualificata professionalità e disponibilità delle figure apicali delle società e cosi, il 26/07/2016, il Tribunale di Roma ha revocato la misura dell’amministrazione giudiziaria, restituendo le società ai soci e, come detto, reintegrando i preesistenti Consigli di Amministrazione. Pertanto il Gruppo La Cascina è una realtà d’impresa libera da ogni controllo statale e che opera liberamente nel mercato.</i></p><p><i>LA CASCINA SOC. COOP. P,A,</i></p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/G776CAEIFVLDNEFKC3JH3ZXGZE.jpg?auth=ba9d5b7fcf079f9f048e999d4289161769ff53b69ebab24dfbe4453c442ae8c3&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Roma sotto choc vive un momento di alienazione e smarrimento]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/video/roma/roma-sotto-choc-vive-momento-alienazione-e-smarrimento-1838851.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/video/roma/roma-sotto-choc-vive-momento-alienazione-e-smarrimento-1838851.html</guid><dc:creator><![CDATA[Roberto Di Matteo]]></dc:creator><description></description><pubDate>Tue, 10 Mar 2020 19:59:36 +0000</pubDate><media:content url="https://d1etan7144q81b.cloudfront.net/07-11-2026/t_517d434748dc45478cc016cd153a5b4d_name_1583870359_lapresse_20200310195316_32224218.jpg" type="image/jpeg"/></item></channel></rss>