Così i furbetti rom hanno sottratto 850mila euro all'Italia

I furbetti in alcuni casi percepivano sino a 1200 euro al mese senza averne diritto. Tra omissioni e irregolarità, si stima che i rom denunciati abbiano danneggiato l'erario per 850 mila euro

Così i furbetti rom hanno sottratto 850mila euro all'Italia

L'attività investigativa era partita da un caso specifico. Dai riscontri su un'indebita percezione del reddito di cittadinanza da parte di una cittadina rumena che aveva omesso di essere stata sottoposta alla misura cautelare degli arresti domiciliari, assieme a un altro componente della propria famiglia. Poi i controlli della guardia di finanza si erano estesi e sotto la lente delle fiamme gialle sono finiti ben 87 nuclei residenti nei quattro campi rom dislocati tra Bologna e San Lazzaro di Savena. Il risultato degli accertamenti ha portato alla luce le ennesime e illegali furberie commesse sul sussidio di Stato.

I finanzieri del Comando provinciale di Bologna, al termine delle loro attività di indagine, hanno denunciato alla Procura 44 persone di origini rom. I soggetti in questione, secondo quanto emerso dalle investigazioni, avevano omesso di indicare nell'ambito della propria dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) alcuni dati essenziali, fondamentali per l'esatto calcolo dell'importo relativo all'indicatore della situazione economica equivalente (Isee). Tale stratagemma consentiva agli interessati di percepire indebitamente il sussidio, nonostante l'obbligo di comunicare all'Inps (entro 30 giorni), le variazioni del reddito o del patrimonio, nonché le altre informazioni rilevanti ai fini della revoca o della riduzione del beneficio.

Nello specifico, sono state rilevate significative differenze tra quanto indicato nelle autocertificazioni e quanto invece imergeva dalle interrogazioni informatiche e dai riscontri eseguiti dai militari presso gli uffici anagrafici dei Comuni di residenza. Le indagini hanno consentito di riscontrare diverse irregolarità commesse, come l'omessa comunicazione dei redditi percepiti, la corretta composizione del nucleo familiare, le omesse indicazioni riferite allo svolgimento di attività lavorativa e il possesso di autovetture da parte dei componenti del nucleo familiare. Così, in molti casi, gli importi del sussidio ottenuto indebitamente risultavano gonfiati a dismisura.

I 44 indebiti percettori del reddito di cittandinanza in alcuni casi arrivavano a percepire sino a 1.200 euro mensili. Per loro è dunque scattata una denuncia per falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, ipotesi di reato per le quali si rischia la pena della reclusione da due a sei anni. I soggetti sono stati segnalati alla direzione provinciale dell'Inps di Bologna per l'immediata revoca dell'erogazione del beneficio ed è stata richiesta all’autorità giudiziaria l'attivazione del recupero delle somme erogate. Attualmente l'importo da restituire ammonta a circa 850mila euro.

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