Il discorso di inaugurazione del 44esimo presidente americano

Diciotto minuti tra applausi ed emozione. Ecco le parole che aprono la presidenza di Barack Obama: "Dobbiamo rialzarci e rifare l'America"

Un discorso sobrio, solenne, forse meno immaginifico di altri pronunciati da Obama nella sua carriera politica, ma adeguato nei toni all'occasione. Il neopresidente americano ha parlato per 18 minuti. E per quei 18 minuti il suo team di speechwriter guidato da un ragazzo di 27 anni, Jon Favreau, e dal consigliere politico David Axelrod, aveva iniziato a lavorare a metà novembre. Per l'occasione Obama ha detto di aver riletto tutti i discorsi di inaugurazione dei suoi predecessori.


Concittadini,
Sono oggi qui con umiltà di fronte al compito che abbiamo davanti a noi, grato per la fiducia che mi avete accordato, memore dei sacrifici sostenuti dai nostri antenati. Ringrazio il Presidente Bush per il servizio che ha reso alla nostra nazione, e per la generosità e la collaborazione che ha dimostrato nel corso di questo passaggio di consegne. Quarantaquattro americani hanno ad oggi prestato giuramento come presidenti. Le loro parole sono state pronunciate nel corso di ondate di prosperità crescente e delle calme acque della pace. Ma molto più spesso il giuramento è stato pronunciato in mezzo a nuvole che si addensavano e tra tempeste furiose. In quei momenti, l'America è andata avanti non solo grazie all'abilità e alla lungimiranza di coloro che rivestivano questa alta carica, ma perché Noi, il Popolo, siamo rimasti fedeli agli ideali dei nostri antenati e leali ai documenti su cui la nostra nazione si fonda. Così è stato. Così dovrà essere per questa generazione di americani.

È chiaro a tutti che ci troviamo nel mezzo di una crisi. La nostra nazione è in guerra contro una vasta rete di violenza e odio. La nostra economia è gravemente indebolita: è una conseguenza della cupidigia e irresponsabilità di alcune persone, ma anche del nostro fallimento collettivo di fare scelte dure e preparare la nazione per una nuova era. Si sono perdute case, sono diminuite le opportunità di lavoro, si sono dovute chiudere delle attività. Il nostro sistema sanitario è troppo costoso, troppe nostre scuole non funzionano (...) Meno misurabile ma non meno profonda è la caduta della fiducia in tutto il paese - una paura tormentosa che il declino dell'America sia inevitabile e che la prossima generazione dovrà ridimensionare le proprie aspettative. Oggi vi dico che le sfide che dobbiamo affrontare sono reali. Sono gravi e sono molte. Non sarà facile superarle e ci vorrà del tempo. Ma sappilo, America, saranno superate.

Siamo qui riuniti in questo giorno perché abbiamo scelto la speranza invece che la paura, l'unità di intenti invece dei conflitti e della discordia. In questo giorno veniamo a dichiarare la fine delle lamentele meschine e delle false promesse, delle recriminazioni e dei dogmi usurati che per troppo tempo hanno strangolato la nostra politica. Rimaniamo una nazione giovane, ma come dicono le Scritture, è giunto il momento di mettere da parte le cose da bambini. È arrivato il momento di riaffermare il nostro spirito di sopportazione, di scegliere la nostra storia migliore, di portare avanti questo dono prezioso, questa nobile idea trasmessa di generazione in generazione: la promessa divina che tutti sono uguali, tutti sono liberi, e tutti meritano di avere un'occasione per perseguire appieno la loro felicità (...)

A partire da oggi, dobbiamo rialzarci e ricominciare di nuovo l'opera, rifare l'America. Perché dovunque noi guardiamo c'è del lavoro da fare. Lo stato dell'economia richiede azioni coraggiose e veloci, e noi agiremo non solo per creare nuovi posti di lavoro ma per gettare nuove fondamenta per la crescita. Costruiremo strade e ponti, le reti elettriche e le linee di comunicazione digitale che alimentano il nostro commercio e ci uniscono. Riporteremo la scienza al posto che le spetta di diritto e impugneremo le meraviglie tecnologiche della scienza per innalzare la qualità del sistema sanitario e abbassarne i costi. Imbriglieremo il sole, il vento e la terra per alimentare le nostre automobili e per far lavorare le nostre fabbriche. E trasformeremo le nostre scuole, i nostri college e le nostre università per soddisfare le richieste di una nuova era. Tutto questo lo faremo (...)

Ciò che noi chiediamo oggi non è se il nostro governo sia troppo grande o troppo piccolo, ma se funziona, se aiuta le famiglie a trovare lavori con uno stipendio decente, le cure che possiamo permetterci, delle pensioni dignitose. Se la risposta è sì, è nostra intenzione andare avanti. E quelli tra di noi che gestiscono i dollari della gente dovranno spenderli saggiamente, dovranno riformare le cattive abitudini, e fare i nostri interessi alla luce del giorno, perché solo allora potremo instaurare di nuovo un rapporto vitale di fiducia tra la gente e il suo governo. Non ci domandiamo se il mercato sia una forza del bene o del male. La sua capacità di generare ricchezza e di espandere la libertà è incomparabile, ma questa crisi ci ha fatto ricordare che senza un occhio vigile il mercato esce dal nostro controllo e che una nazione non può prosperare a lungo se favorisce solo i ricchi.(...)

Per quanto riguarda la nostra difesa comune, respingiamo come falsa la scelta tra la nostra sicurezza e i nostri ideali. I nostri Padri Fondatori, di fronte a pericoli che nemmeno riusciamo a immaginare, hanno redatto un documento che garantisce le regole della legge e i diritti dell'uomo, una carta che si è espansa con il sangue di intere generazioni. Quegli ideali illuminano ancora oggi il mondo e non rinunceremo a loro per opportunismo. E così gli altri popoli e governi che ci guardano oggi, dalle più grandi capitali al piccolo villaggio in cui mio padre è nato, dovranno sapere che l'America è amica di ogni nazione e ogni uomo, donna o bambino che cerca un futuro di pace e dignità dovrà sapere che siamo pronti a metterci alla testa ancora una volta.

Ricordate che le generazioni che ci hanno preceduto hanno sconfitto il fascismo e il comunismo non con i missili o i carri armati, ma con vigorose alleanze e convinzioni durevoli. Hanno capito che la nostra forza da sola non ci può proteggere e non ci dà il diritto di fare quello che vogliamo. Esse sapevano invece che la nostra forza cresce con un uso prudente, la nostra sicurezza deriva dalla giustezza della nostra causa, la forza del nostro esempio, la qualità temprante della nostra umiltà e della nostra moderazione. Noi siamo gli eredi di questo lascito. Guidati ancora una volta da questi principi, possiamo affrontare queste nuove minacce, che richiedono uno sforzo ancora maggiore, e una sempre maggiore cooperazione e comprensione tra le nazioni.

Inizieremo a lasciare responsabilmente l'Irak alla sua gente, e costruiremo una pace in Afghanistan che è stata guadagnata con fatica. Con i vecchi amici e gli antichi nemici lavoreremo indefessamente per diminuire la minaccia nucleare e per allontanare lo spettro del riscaldamento del pianeta. Non chiederemo scusa per il nostro modo di vivere, né tentenneremo per andare in sua difesa, e a coloro che perseguono i propri fini provocando terrore e ammazzando innocenti, diciamo oggi che il nostro spirito è più forte e non può essere piegato. Non sopravvivrete a noi e vi sconfiggeremo. Perché sappiamo che la nostra eredità multiforme è un punto di forza e non di debolezza. Siamo una nazione di cristiani e musulmani, di ebrei e di indù e di non credenti. Ci siamo formati con tutte le lingue e tutte le culture di ogni punto della terra. E poiché abbiamo assaggiato il calice amaro della guerra civile e della segregazione e siamo emersi da questo capitolo oscuro più forti ed uniti, non possiamo fare a meno di credere che gli antichi odi possano un giorno finire, che i conflitti tribali possano sciogliersi presto, che se il mondo diventa sempre più piccolo, la nostra comune umanità riuscirà a rivelarsi, e che l'America debba avere un ruolo di battistrada per una nuova era di pace.

Al mondo musulmano dico che cerchiamo una nuova strada per andare avanti basata su interessi e rispetto reciproci. Ai leader di tutto il globo che cercano di spargere conflitti e che affermano che i mali della loro società dipendono dall'Occidente, sappiate che i vostri popoli vi giudicheranno per quanto saprete costruire e non su quello che distruggerete. A coloro che si attaccano al potere per mezzo della corruzione e del tradimento, soffocando il dissenso, sappiate che state sul lato sbagliato della storia. Ma che vi tenderemo la mano se vorrete sciogliere il vostro pugno.

Ai popoli delle nazioni povere, sappiate che ci impegneremo a lavorare con voi per far prosperare le vostre fattorie e per far scorrere acque pulite, per nutrire i corpi che muoiono di fame e per alimentare menti affamate.

E a quelle nazioni che come la nostra godono di un relativo benessere, diciamo che non possiamo più permetterci di essere indifferenti alle sofferenze che stanno al di là dei nostri confini, e che non possiamo consumare le risorse del mondo senza curarci degli effetti. Perché il mondo è cambiato e dobbiamo cambiare insieme ad esso.

Se consideriamo la strada che ci si presenta davanti, ricordiamo con umile gratitudine quegli americani coraggiosi che in quest'ora stanno pattugliando deserti lontani e montagne distanti. Essi hanno qualcosa da dirci oggi, così come gli eroi caduti che giacciono ad Arlington sussurrano nel corso degli anni. Li onoriamo non solo perché sono i custodi della nostra libertà, ma perché incarnano lo spirito di servizio, la volontà di trovare un significato in qualcosa che è più grande di loro. E proprio in questo momento - un momento che definirà una generazione - è precisamente questo spirito che deve abitare in tutti noi. Perché, per quanto il governo faccia o debba fare, è in ultima analisi la fede e la determinazione del popolo americano su cui poggia questa nazione. È la gentilezza di accogliere un estraneo quando si rompono le dighe, l'altruismo di lavoratori che preferirebbero diminuire le loro ore di lavoro quando vedono un amico perdere il lavoro, che ci accompagna anche nei momenti più oscuri. È il coraggio dei vigili del fuoco nel precipitarsi su una scala in mezzo al fumo, ma anche la volontà dei genitori di crescere dei figli che alla fine decise il nostro destino.

Le nostre sfide forse saranno diverse. Gli strumenti con cui le affronteremo saranno forse nuovi. Ma i fattori da cui dipende il nostro successo, duro lavoro e onestà, coraggio e fair play, tolleranza e curiosità, lealtà e patriottismo, sono cose antiche, sono cose vere, che sono state la forza tranquilla del nostro progresso lungo tutta la nostra storia.

Ciò che ci viene richiesto è una nuova era di responsabilità, il riconoscimento da parte di ogni americano, che abbiamo dei doveri verso noi stessi, verso la nazione e verso il mondo, doveri che non accettiamo borbottando, ma che cogliamo invece con allegria, forti di sapere che non c'è nulla di tanto soddisfacente per lo spirito, di così formante per il nostro carattere del dare del nostro meglio per portare a termine un compito difficile. Questo è il prezzo e la promessa dell'essere cittadini. Questa è la fonte della nostra fiducia, il sapere che Dio può chiamarci per dar forma a un destino incerto. Questo è il significato della nostra libertà e ciò in cui crediamo, perché uomini, donne e bambini di ogni razza e fede possano unirsi a noi festanti lungo questo magnifico viale, e perché un uomo il cui padre meno di sessant'anni fa poteva non essere servito in un ristorante possa oggi stare di fronte a voi per fare un giuramento così sacro (...).

Con speranza e virtù, affrontiamo ancora una volta con coraggio le correnti gelide e sopportiamo le tempeste che potranno venire. Facciamo in modo che i figli dei nostri figli possano dire che quando ci hanno messo alla prova abbiamo rifiutato di far terminare questo cammino, che non siamo tornati indietro e non abbiamo vacillato. E con gli occhi volti all'orizzonte e con la grazia di Dio sopra di noi, abbiamo continuato a portare avanti il grande dono della libertà e l'abbiamo protetto per consegnarlo alle generazioni future.

(traduzione di Nora Stern)