Non è un romanzo giallo e però i tantissimi appassionati - un unicum nella pur ricchissima storia della cronaca nera - aspettano sempre di leggere la soluzione all’ultima pagina. Ormai siamo quasi ai titoli di coda che scivoleranno verso la fine dell’estate, ma l’allineamento degli astri non si vede proprio.
Se si riapre un’indagine, meglio un procedimento già chiuso con sentenza definitiva, è perché dovrebbero esserci elementi nuovi fortissimi. Come un jolly da giocare fuori tempo massimo per mandare all’aria tutte le certezze faticosamente raggiunte dopo una lunga navigazione. Qui c’era e c’è il Dna trovato sotto le unghie di Chiara e attribuito ad Andrea Sempio, ma l’incidente probatorio che si è svolto nei mesi scorsi, di fatto l’anticipazione di un segmento dell’eventuale processo, non ha chiarito i dubbi e non ha fornito risposte univoche.
Ancora di più perché la testimonianza di Marco Poggi, fratello della vittima e amico di Sempio, ha declassato quell’elemento: Andrea frequentava quella casa, quindi quel che sembrava scontato. Diventa opinabile. Vedi la famosissima impronta 33, presentata - sintetizzo brutalmente - come la firma di Sempio sull’omicidio, perché bagnata verosimilmente di sangue.
Oggi i punti esclamativi diventano interrogativi: è davvero di Sempio ed è sangue, acqua o altro? Al giro di boa dell’anno e mezzo l’indagine bis su Garlasco, capillare e metodica, perde di forza, almeno sulla base degli elementi di cui disponiamo: nessuna pistola fumante ma un batti e ribatti, interminabile, basato anche su foto già viste e riviste per due decenni, fra consulenti che discutono e litigano su tutto e tutti. Sul piede di Sempio, sulla camminata dell’assassino, sulle impronte, perfino sullo scontrino del parcheggio di Vigevano.
La procura di Pavia sostiene che quello scontrino, in grado di dare un alibi in verità vaghissimo al ragazzo per la mattina del 13 agosto, fu fatto dalla madre del giovane; anche su questo versante però prove definitive non sono saltate fuori, anzi affiorano sempre più condizionali e periodi ipotetici.
In ogni caso, anche fosse provato quel che oggi galleggia come ipotesi, si dovrebbe poi trascinare Sempio dal parcheggio di Vigevano fin sulla scena del crimine. Impresa per ora non riuscita, perché gli elementi a corredo dell’impianto accusatorio latitano. Spezzoni di monologhi , una rilettura del Dna, una personalità tormentata e incline al torbido: basterà?
Sull’altro fronte, Alberto Stasi ha già vinto la sua partita mediatica: per gran parte dell’opinione pubblica è innocente ma le prove raccolte a suo tempo contro di lui sono davvero cadute? La perizia sulla camminata aspetta di essere smontata: molti esperti la ritengono un errore, ma nessuno ha ancora spiegato dove stia questo errore.
E la bicicletta notata dalla vicina quel giorno maledetto ora perde importanza, quasi scompare dalla scena come un accessorio insignificante. A settembre ne capiremo di più: allora la procura generale di Milano dovrà dirci la sua posizione: si oppure no alla richiesta di revisione.
Intanto, tutto il materiale che ha gonfiato per mesi e mesi il dibattito è evaporato: i suicidi inspiegabili, le Bozzole e la corruzione, il segreto inconfessabile e le gemelle Cappa, tutto finito in macerie.
Intanto la procura e tutti gli opinionisti che la procura si porta dietro hanno sposato la linea del movente più terra terra un’aggressione da parte di Sempio a Chiara. Aggressione a sfondo sessuale. Forse banale e quindi possibile, certo più di quelle costruzioni fantastiche a lungo sbandierate. Possibile ma non dimostrata . Aspettiamo l’udienza preliminare, che seguirà alla richiesta di rinvio a giudizio di Sempio , attendiamo la decisione sul destino di Stasi. Fuori uno, dentro l’altro? Forse per qualcuno, ma la realtà racconta un’altra storia.
