Denver, strage di bambini alla prima del film «Batman»

WashingtonBane «il Flagello» ieri notte è arrivato per davvero. A mezzanotte e 50 le sale del Century 16 Movie Theaters di Aurora sono gremite. I ragazzini con le maschere di Batman sgranocchiano catini di pop corn. I genitori seguono assorti le immagini dell'ultimo episodio della saga di Batman. Per Aurora, sonnecchiosa cittadina del Colorado a 16 chilometri da Denver, quella prima cinematografica è l'evento da non perdere. Giornali e tv da giorni, anticipano il film battaglia tra il super terrorista Bane, «flagello» di Gotham City, e il super eroe tornato dall'esilio per salvare la città. Poi la pellicola diventa realtà, l'eccitazione terrore. La porta d'emergenza si spalanca e Bane è lì. Mascherato di nero come nel film, con un giubbotto antiproiettile intorno al petto, un elmetto sulla testa, un paio d'occhialoni davanti agli occhi. Jennifer Seeger lo intravvede tra lo scintillio dello schermo e lo scorcio di un neon all'uscita. «Wow - pensa - effetti veri». Un lampo balena nella sala, una nebbia offusca il balenio di luci, un bruciore acido le grattugia le palpebre. Jennifer intuisce. Non è una trovata della produzione. È la dannata realtà. E lei c'è dentro. Quello che segue è uno dei più grotteschi massacri della storia d'America. Grottesco come la saga di Batman, ma orrendamente reale con il suo carico di 12 morti e oltre 50 feriti, molti dei quali bambini. Molti così gravi da non veder il domani. Un massacro messo a segno da un 24enne identificato come James Holmes. Uno sfaticato studente di medicina che aveva mollato gli studi per dedicarsi anima e corpo a questa follia omicida. Una strage raccapricciante andata in scena a meno di 30 chilometri dalla scuola di Columbine dove - nel 1999 - due ragazzini massacrarono 13 loro compagni. Ma a Columbine le vittime ebbero subito coscienza del pericolo.

Ad Aurora tutto è invece più confuso. Mentre James Holmes fa esplodere fumogeni, lacrimogeni e raffiche contro gli spettatori il pubblico continua a crederlo un figurante assoldato per movimentare la proiezione. Solo il tepore viscido degli schizzi di sangue, le urla di dolore, il bruciore urticante dei gas, li risveglia dall'incubo, li spinge a cercar salvezza. Ma dove? «Ero pietrificata come un cervo tra i fari delle auto - racconta Jennifer - poi sono corsa verso l'uscita, lui è alle mie spalle spara un colpo dopo l'altro, senza pronunciare parola, all'improvviso qualcuno urla “fermi tutti, spara su quelli che vanno all'uscita”. Allora alzo gli occhi vedo il corpo di quella ragazzina, avrà avuto 12 anni, coperta di sangue, immobile sulle scale».

Il massacro dura 20 interminabili minuti. Milleduecento secondi durante i quali il «flagello» Holmes spara prima con il kalashnikov, poi con una pistola, poi con un'altra, poi di nuovo con il kalashnikov. Venti minuti di mattatoio caliginoso in cui le vittime rimbalzano come topi impazziti, tra cadaveri sfigurati, feriti urlanti, file di poltrone divelte. I colpi di kalashnikov di tanto in tanto oltrepassano le pareti, feriscono gli spettatori delle sale adiacenti, seminano il panico in tutto l'edificio. E quando arriva la polizia poco cambia.

«Portateci delle dannate maschere antigas entrare è impossibile» - urlano gli agenti bloccati davanti alla folla di sopravvissuti lorda di sangue in cui è difficile distinguere tra incolumi e feriti. Allora un poliziotto si butta dentro, torna stringendo quella ragazzina grondante di sangue, rattrappita nell'ultimo spasmo d'agonia. Ma c'è poco altro da fare. Il «flagello» Holmes ha già finito. È tornato alla sua auto bianca, ha riposto nel cofano gli attrezzi del mestiere. Attende gli agenti, s'arrende senza sparare un colpo. La sua abitazione è disseminata di trappole esplosive. E la madre davanti agli agenti urla «avete preso la persona giusta». In Florida qualcuno risveglia il presidente impegnato in un giro elettorale. Obama «scioccato» sussurra «Non capiremo mai perché accadano tragedie come questa oltre ogni logica». Poi cancella ogni programma e torna alla Casa Bianca. Ma è troppo tardi. Ad Aurore ieri anche Batman ha chiuso gli occhi.