Il grande flop della redistribuzione dei migranti

Soltanto 87 trasferimenti dall'Italia, nessuno dalla Grecia. Le promesse fatte dagli Stati Membri dell'Ue vengono disattese

La grande operazione di redistribuzione dei migranti dall' Italia verso il resto d'Europa è sempre più ferma al palo. Nonostante gli annunci e i proclami ascoltati tra fine settembre e inizio ottobre da parte del governo Renzi e dei suoi ministri - quando sembrava che almeno una minima redistribuzione di circa 40mila persone in due anni fosse stata approvata in sede Ue - l'operazione di smistamento stenta a decollare. Secondo un approfondimento effettuato da eunews.it i trasferimenti dall'Italia sono stati soltanto 87 da ottobre a oggi, mentre la media da mantenere per ricollocare, come da programma, 40mila persone in due anni, dovrebbe essere di circa 1600 trasferimenti al mese. Dalla Grecia, poi, non è ancora partito neppure un migrante.
Il problema a cui va incontro questo meccanismo di redistribuzione è duplice. Innanzitutto ci sono gli Stati membri che dopo le promesse faticosamente strappate dopo il pressing della Commissione non sembrano molto intenzionati a rispettare gli impegni presi nelle riunioni del Consiglio Ue. I posti messi realmente a disposizione si vanno restringendo e il rischio di creare un «collo di bottiglia» nel sistema è sempre più evidente. Inoltre c'è il problema degli hotspot, ovvero delle strutture allestite per identificare rapidamente, registrare, fotosegnalare e raccogliere le impronte digitali dei migranti. In Grecia non funziona ancora nemmeno uno degli hotspot per la registrazione dei migranti, in Italia ne funziona uno soltanto.

L'altro grande nodo è la difficoltà nel convincere i richiedenti asilo a essere dirottati verso mete diverse da quelle da loro immaginate. Come racconta eunews.it, che cita fonti europee, «è difficilissimo trovare migranti disposti ad essere ricollocati. Perché vogliono scegliere dove andare» o comunque non si fidano del meccanismo. «Per uscire dallo stallo si sta tentando di spiegare che è nell'interesse stesso dei rifugiati sfruttare il sistema dei ricollocamenti che permette di ricollocare, a spese dell'Ue, i rifugiati in un altro Paese». «Ci si riuscirà poco a poco», sono convinti alla Commissione, «soprattutto facendo vedere che il sistema funziona». La speranza è che sia il passaparola positivo tra chi è stato trasferito nel Paese di destinazione verso chi è ancora nel primo Paese di arrivo a sbloccare la situazione. Nel frattempo l'Unione Europea cerca anche di rassicurare i Paesi esposti all'eccezionale flusso di arrivi sulla rotta balcanica. Un minivertice svoltosi ieri e voluto da Angela Merkel tra Commissione europea e gli 11 Paesi - Ue e non Ue - maggiormente sotto pressione ha provato a mettere ordine e rassicurare. La promessa di Bruxelles è di creare nei prossimi giorni 100mila nuovi posti di accoglienza per i profughi, rafforzare l'azione di controllo alle frontiere da parte di Frontex e fornire supporto diretto anche attraverso l'Onu e l'Unhcr. Il messaggio è stato inviato soprattutto a Croazia e Slovenia, i due Paesi più esposti in questi ultimi giorni. Uno dei (tanti) problemi, però, è che alcuni Paesi balcanici sono molto perplessi in merito alla presa in carico delle procedure di identificazione, ovvero la creazione degli hotspot. Da parte dei partecipanti al vertice, comunque, un impegno alla registrazione dei migranti è arrivato. Bisognerà vedere ora se le promesse si tramuteranno in realtà.