L'ottuagenario Herlitzka veste i panni di «Minetti» attore-mito e modello

Il protagonista a ottant'anni arriva a Milano per la prima volta: «Era ed è il cuore del teatro»

Antonio Bozzo

«Era grande e grosso, un gigante con il vocione. La sua recitazione era naturalista, tutta diversa dalla mia. Poi lui aveva un successo clamoroso, di massa, io proprio no. Ho un successo relativo, anche se prezioso». Roberto Herlitzka, noto e premiatissimo (con merito) attore che in ottobre taglierà gli 80 anni, si difende così da chi gli ricorda che, per stile e carriera, potrebbe essere avvicinato al mitico Bernhard Minetti.

«Non l'ho mai neppure visto in azione. Ha lavorato fino a un'età avanzata, lo conoscevo di fama, purtroppo mai l'ho applaudito in teatro». Ora quel grande attore - scomparso a 93 anni nel 1998 - sarà applaudito attraverso Herlitzka, che lo porta al Piccolo Teatro Grassi (da martedì a domenica) nello spettacolo che lo scrittore Thomas Bernhard cucì sopra il mostro sacro della scena germanica.

«L'idea di questo lavoro è stata del regista Roberto Andò. Quando me lo propose per il teatro Biondo di Palermo, risposi che Minetti, nel testo, non parla, che non faceva per me - ricorda Herlitzka -. Poi, spinto da Roberto, rilessi il lavoro. Minetti non fa altro che parlare, ed eccomi qui. È un testo difficile, che richiede gran sforzo di memoria». Minetti era, per Bernhard drammaturgo, l'attore perfetto, come Mastroianni per Fellini.

«In Thomas Bernhard vincono sempre le figure contro. Emerge chi fallisce, come nel Soccombente, dove il protagonista si suicida perché non sta al passo con il genio pianistico di Glenn Gould. Questo ritratto dell'artista da vecchio, che è Minetti, ha tutta la forza di maldicenza del teatro di Bernhard, uno degli scrittori più caustici del Novecento" - dice Herlitzka -. Autore però di grande ironia, che sapeva rivolgere anche verso se stesso. Andò mi ha costruito intorno un'atmosfera magica, una tempesta shakespeariana durante la notte di Capodanno, con un pezzo di Schubert suonato al pianoforte e personaggi che girano con la maschera». Minetti è colto da anziano, mentre sta preparando un estremo Re Lear per la scena. L'attore, «eroe del fallimento» secondo la lettura registica di Andò, riflette e ragiona sul teatro, sulla morte, sulla vita. «Se uno spettatore viene a vederci - dice Herlitzka - si gode un bello spettacolo e non perché ci sono io. Ma soprattutto si porterà a casa la lingua di Bernhard, che lavora nel profondo. Io ne ho interpretato tre o quattro lavori a teatro, so di cosa parlo». Herlitzka, che con Minetti arriva a Milano per la prima volta, confida nella cultura teatrale della città. «Era il cuore del teatro italiano, quando c'erano Strehler e Grassi. E ancora lo è. Vedo che i giovani si stanno accorgendo che il teatro è qualcosa di diverso e migliore dalla tv e da Internet. Sono gli attori, purtroppo, che subiscono l'influsso di questi mezzi e credono che mangiarsi le parole recitando voglia dire naturalezza. Invece la vera naturalezza è tutto meno che naturale: ci vuole mestiere per raggiungerla».