Leader repubblicani contro Trump: "Sanzioni all'Iran troppo deboli"

I repubblicani oltranzisti propugnano "misure drastiche" ai danni di Teheran, come l’estromissione della Repubblica islamica dalla principale rete internazionale di transazioni bancarie

Importanti esponenti del Partito repubblicano hanno in questi giorni duramente criticato il nuovo “pacchetto” di sanzioni anti-Iran annunciato da Donald Trump. Diversi leader conservatori del Congresso minacciano infatti di organizzare una vera e propria fronda parlamentare, diretta a impedire l’entrata in vigore di provvedimenti ritenuti “troppo benevoli” nei confronti di Teheran.

Numerosi esponenti repubblicani, tra i quali spiccano Ted Cruz, Tom Cotton, Marco Rubio, Thom Tillis e John Barrasso, hanno recentemente annunciato il loro voto contrario alla seconda tranche di sanzioni a carico della Repubblica islamica. Secondo i conservatori dissidenti, le nuove misure delineate da Trump, dirette a integrare quelle varate lo scorso agosto, sarebbero “deboli” e “inadeguate a estromettere Teheran dai circuiti finanziari del terrorismo”. In particolare, il progetto di legge anti-Iran avanzato dalla Casa Bianca, oltre a non prescrivere sanzioni “sufficientemente dure” a carico delle compagnie sospettate di acquistare petrolio dalla Repubblica islamica, manterrebbe intatti i legami tra Teheran e la rete Swift (Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication), importante circuito globale di finanziamenti e transazioni bancarie.

Continuando a fare parte della Swift, le banche iraniane, ad avviso dei parlamentari oltranzisti, avrebbero sempre a disposizione “canali privilegiati” per reperire risorse destinate a “progetti terroristi”. I repubblicani a capo della fronda accusano quindi Trump di avere “tradito” la promessa, fatta nei mesi precedenti, di sviluppare una politica di “tolleranza zero” nei confronti della Repubblica islamica. Tom Cotton, ad esempio, ha affermato: “Il presidente ha sempre dichiarato di volere esercitare la massima pressione sul governo iraniano. La nuova tranche di sanzioni, invece, è la dimostrazione della volontà della Casa Bianca di attenuare tale pressione. L’Iran, se non viene estromesso dai circuiti Swift, continuerà a incamerare denaro mediante transazioni bancarie e a impiegarlo per il finanziamento di progetti terroristi.” Secondo i media Usa, i membri del Congresso critici nei confronti della scelta di Trump di “attenuare” il regime sanzionatorio sarebbero, per il momento, 26, ossia 10 deputati e 16 senatori. La crescita della “pattuglia oltranzista” all’interno della maggioranza repubblicana rischia seriamente di impedire l’approvazione parlamentare del secondo “pacchetto” anti-Iran, il quale dovrebbe ricevere il voto finale delle due Camere il prossimo 5 novembre.

La bozza di provvedimento licenziata dalla Casa Bianca è stata invece giudicata “ragionevole” dal Center for a New American Security, think tank specializzato in ricerche sul terrorismo e sul Medio Oriente. Ad avviso di Elizabeth Rosenberg, esponente dell’istituto, la decisione di Trump di mantenere la Repubblica islamica all’interno dei circuiti Swift scongiurerebbe la “destabilizzazione del teatro asiatico”: “Accettare la permanenza dell’Iran nella principale rete internazionale di transazioni bancarie evita l’isolamento di quella nazione e preserva la stabilità del teatro asiatico. L’estromissione di Teheran da tale rete avrebbe esacerbato l’antiamericanismo della popolazione e rafforzato la fedeltà di quest’ultima al governo degli ayatollah. Grazie proprio al circuito Swift, l’Iran reperisce ogni giorno denaro da impiegare per l’acquisto di medicine, derrate alimentari e altri beni indispensabili per fronteggiare la crisi umanitaria in corso nella Repubblica islamica.”