Sulle sconfitte in Iraq, Washington e Teheran si rimbalzano le accuse

Per gli Stati Uniti all'esercito manca la voglia di combattere. Gli iraniani non ci stanno: "Qui ci siamo davvero soltanto noi"

Uomini delle milizie sciite Kataib al-Abbas in addestramento vicino a Ramadi

Il dato di fatto è che la città di Ramadi, capoluogo della provincia irachena dell'Anbar, è caduta nelle mani del sedicente Stato islamico dopo una battaglia durata mesi. Una sconfitta pesante per le forze irachene, che ora dovranno provare a riguadagnare il terreno perduto e proteggere Baghdad, che non è poi così lontana.

Sulle responsabilità, invece, si rincorrono le accuse da ogni lato. Hanno iniziato ieri gli Stati Uniti, con il segretario alla Difesa Ash Carter che agli iracheni rinfacciano di non avere la minima volontà di combattere, nonostante l'addestramento, le armi e il supporto della coalizione internazionale. Miliardi sono stati spesi nell'ultimo decennio per equipaggiare i soldati di Baghdad.

Parole molto franche, che ricordano una serie di insuccessi dell'esercito iracheno, che nell'ultimo anno non ha dato gran prova di sé. "Erano molto più numerosi e si sono lo stesso ritirati [da Ramadi], senza combattere. Questo mi fa dire che abbiamo un problema", ha detto Carter, ma non tutti sono pronti ad accettare il suo punto di vista.

Le forze fedeli a Baghdad, esercito e milizie riunite sotto l'ombrello delle Forze di mobilitazione popolare, hanno lanciato in questi giorni una controffensiva, per riguadagnare il terreno perduto, mentre almeno 55mila persone fuggite. Il premier Haider al-Abadi sembra molto ottimista e in una intervista con la Bbc ha sostenuto che basteranno pochi giorni per entrare a Ramadi da vincitori. Ma molti esprimono il loro scetticismo.

Ad aggiungersi al coro polemico c'è anche la voce di Qassem Soleimani, comandante delle forze Quds iraniane, che da tempo sono attive sullo scenario iracheno. Ufficialmente come addestratori, anche se fonti statunitensi sostengono che nella battaglia per la raffineria di Baiji il loro intervento sia stato molto più diretto.

"A lottare contro questo fenomeno non c'è nessuno, se non l'Iran", ha dichiarato Soleimani, citato dall'agenzia semi-ufficiale Tasnim. "Obama - ha aggiunto, ribadendo un'affermazione sentita spesso negli ultimi mesi - non ha fatto nulla per contrastare l'Isis. Questo non rende evidente che non hanno nessuna intenzione di affrontare il problema?".

@ACortellari

Commenti

agosvac

Lun, 25/05/2015 - 13:31

Questa volta temo che gli iraniani abbiano ragione: l'isis non si combatte con qualche sporadico raid aereo, si combatte sul campo e gli aerei devono dare solo supporto alle forze di terra. Se ci fosse una forza terrestre realmente attrezzata come quella che gli USA hanno impiegato contro Saddam, l'isis sparirebbe dalla circolazione in pochissimo tempo!!! L'hanno fatto con Saddam e non vogliono farlo con l'isis che è molto ma molto più pericolosa di Saddam.

Ritratto di SAXO

SAXO

Lun, 25/05/2015 - 15:38

L immobilismo di WASHINGTON ha una ragione ben precisa,non e ancora arrivato il momento di attuare contro ISIS,loro creatura nata dal tentativo di attacco al regime siriano vicino al Cremlino.Il tentativo di destabilizzare la SIRIA gia risale a qualche anno orsono coinvolgendo parte dell occidente filo fariseo massone per tirare giu il legittimo governo di BASSAN...ATTRAVERSO UNA INCESSANTE CAMPAGNA MEDIATICA INTERNAZIONALE.Ricordo che per destabilizzare la Libia e fare fuori il governo di Gheddafi la coalizione angloamericana francese senza il consenso dell NATO E ONU impiegarono pochi mesi per realizzarlo ,visto gli enormi interessi di sciacallaggio.

Sapere Aude

Mar, 26/05/2015 - 07:36

Se gli Usa non intervengono li supplichiamo di farlo. Se intervengono gli indichiamo come imperialisti. E quando eravamo nella mxxxa la storia insegna che intervenuti, la vittoria - in Italia - viene celebrata il 25 Aprile! Mai una volta che si dica versiamo un po' di sangue europeo. Troppo prezioso. Non abbiamo spina dorsale! Si abbia il coraggio di ammetterlo.