A 16 anni massacra i genitori con l'ascia

Il figlio confessa: «Mi ha aiutato un amico». Come movente brutti voti a scuola e altri dissidi

È stato il figlio Riccardo, sedici anni, assieme all'amico Manuel, diciassette anni, a uccidere. Insieme, all'alba di martedì, hanno massacrato a colpi di ascia in testa Salvatore Vincelli, 59 anni e Nunzia Di Gianni, 45 anni, genitori di Riccardo, un'adolescente senza problemi economici ma con poca voglia di studiare. Uno dei moventi che sembra abbia acceso la scintilla della sua follia omicida. Una follia premeditata al punto da assoldare l'amico per far fuori i genitori. Secondo quanto riferito dagli inquirenti, il figlio sedicenne della coppia assassinata avrebbe pattuito con Manuel un compenso di ottanta euro al momento dell'omicidio e di altri mille da versargli dopo il massacro.

La tristissima storia di incomprensibile violenza parte da un paesino del ferrarese, Pontelagorino, frazione di Codigoro. È lì che vive Riccardo, un ragazzo svogliato, che a scuola vivacchia. Ha un fratello maggiore, di 25 anni ma vive a Torino. Riccardo è un adolescente difficile. Con i genitori, che gestiscono un ristorante a San Giuseppe, vive forti contrasti. I rimproveri per il suo scarso rendimento scolastico, ma forse non solo questo, lo opprimono. Tanto da premeditare il suo piano omicida all'alba di martedì, giorno in cui i nonni, che vivono in famiglia, sono partiti per fare visita a parenti. Tra le tre e le cinque del mattino, Riccardo e Manuel entrano nella camera da letto dei padroni di casa che dormono profondamente e fracassano il cranio di moglie e marito con un'ascia. Poi spostano il corpo di Salvatore in garage, quello di Nunzia in cucina. Per evitare scie di sangue avvolgono le teste in sacchetti di plastica.

Riccardo a quel punto si infila la maschera del figlio addolorato e mette a punto il suo fragile alibi. Dorme da un amico e non si presenta a scuola. Attorno alle 13 dà l'allarme, chiama il 118, ha la voce concitata. Spiega di aver trovato, verso l'ora di pranzo, la madre esanime in cucina e il padre morto in garage.

Un racconto pieno di contraddizioni. Dopo quasi dieci ore di interrogatorio Riccardo crolla e con lui il suo amico Manuel. Insieme accompagnano i carabinieri a Caprile, una frazione di Pontelangorino dove in un torrente vengono recuperate un'ascia e i vestiti sporchi di sangue indossati dai due adolescenti.

Il movente non sarebbe economico, ma dettato dai forti contrasti tra il minorenne e i genitori. L'amico lo avrebbe aiutato per «vicinanza». Anche il procuratore capo di Ferrara Bruno Cherchi conferma che «i due ragazzi hanno ucciso di comune accordo».

L'interrogatorio dei giovani ha anche permesso di ricostruire la dinamica del delitto: dopo aver massacrato le vittime, i due hanno organizzato un'improbabile messinscena spostando i cadaveri. I sacchetti di plastica? «Non volevamo guardarli in faccia» hanno detto prima di essere trasferiti nel carcere di Bologna.