Affonda la missione Sophia. Salvini: "Ora regole nuove"

Invece di fermare i trafficanti ha moltiplicato gli arrivi. "Se non li prendono anche altri Paesi noi non ci stiamo"

Pietra tombale sulla missione Sophia, che ha scaricato quasi 45mila migranti nei porti italiani. L'epitaffio l'ha annunciato ieri mattina il ministro dell'Interno Matteo Salvini rinfocolando l'ennesimo fronte di scontro con l'Europa. «Riguardo alla revisione del piano operativo di Sophia il cui mandato scade il 31 dicembre, manteniamo ferma l'indisponibilità dell'Italia a continuare ad attuare le procedure di sbarco che vedono solo i porti italiani quali punti sicuri di approdo» ha dichiarato ieri il vice premier della Lega durante l'audizione al Comitato parlamentare Schengen.

Dal 2015, quando è stata varata la missione navale europea che avrebbe dovuto fermare i trafficanti libici, ben 44.916 migranti recuperati in mare sono stati fatti sbarcare nei nostri porti. Dalla scorsa estate il governo italiano ha lanciato un ultimatum ai partner europei per rivedere le regole d'ingaggio. La proposta di Roma si basa sulla rotazione dei porti di sbarco dei migranti fra i diversi paesi europei, che nella stragrande maggioranza partecipano alla missione Eunavformed ribattezzata Sophia. Da settembre la trattativa si è arenata con Francia, Ungheria, Belgio e Croazia trincerati sulla linea dura.

«Al momento non si sono registrati significativi progressi sul negoziato - ha sottolineato Salvini - In assenza di convergenza sulla nostra posizione ritengo che non appaia opportuna la prosecuzione della missione», che scade a fine anno. Più tardi il ministro dell'Interno ha rincarato la sfida all'Europa con un tweet: «Ci hanno dati per scontati per troppo tempo, l'Italia rialza la testa».

I migranti sbarcati dalla missione Sophia sono il 9% del totale degli arrivi negli ultimi tre anni, ma il problema è che Eunavformed era nata per schiacciare i trafficanti di esseri umani. Nonostante i 151 sospetti, soprattutto scafisti, consegnati alle autorità italiane e le 551 imbarcazioni affondate o sequestrate, la flotta europea non è mai riuscita a fermare il business dei migranti. Sophia ha fallito la fase decisiva e finale dell'operazione nelle acque territoriali libiche e anche a terra per smantellare le reti dei trafficanti di uomini. Le scassate autorità di Tripoli si sono sempre opposte, spalleggiate dall'Onu e l'Europa non ha avuto gli attributi per forzare la mano.

L'aspetto paradossale è che il comandante della missione sia sempre stato un italiano, l'ammiraglio Enrico Credendino. A bordo della nave anfibia San Marco continua a coordinare tre unità navali e 6 mezzi aerei. Fino ad oggi l'Italia ha speso oltre 200 milioni di euro per l'operazione Sophia fortemente voluta da Federica Mogherini, Alta rappresentante Ue, che non è riuscita a trovare un compromesso sui porti di sbarco.

Salvini oltre all'epitaffio per Sophia ha snocciolato i dati della «sua» vittoria sul traffico di esseri umani: negli ultimi sei mesi gli sbarchi dei migranti sono diminuiti dell'83% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Le navi di Sophia sono in linea con 2290 migranti portati in Italia rispetto agli oltre 11.600 del 2017. Gli arrivi dalla Libia da giugno sono crollati del 92% e di conseguenza è stato presentato il 60% in meno di domande di asilo. E quelle respinte sono salite dal 58% del 2017 al 66%.

L'unico bidone riguarda sempre l'Europa. Salvini ha annunciato che la procedura di ricollocamento negli altri stati Ue dei profughi sbarcati in Italia si è «sostanzialmente conclusa con 12.723 trasferimenti». Poco più di un terzo dei 34.953 previsti.