Casa Bianca, rimosso Bannon La «stella nera» non serve più

Via a sorpresa il controverso capo stratega di Donald Il suo addio chiude l'era del presidente amico dei russi

Valeria Robecco

New York Si oscura la stella di Stephen Bannon, il capo stratega ultraconservatore di Donald Trump, che ieri è stato rimosso dal Consiglio per la Sicurezza Nazionale. Per molti la scelta di silurare il controverso ex numero uno del sito di estrema destra Breitbart News è un nuovo segnale della volontà di un rimpasto dell'amministrazione verso posizioni più pragmatiche, che se vogliamo a tratti possono sembrare più moderate. Il tutto mentre prosegue la scalata al potere della figlia del presidente Usa, Ivanka, e del marito Jared Kushner, sempre più influenti alla Casa Bianca. La decisione di allontanare Bannon, presa da Trump in persona, è dipesa secondo funzionari dell'amministrazione americana, dal fatto che la sua presenza non è più necessaria, ma non si sarebbe trattato di una retrocessione. Bannon, hanno precisato, era stato nominato solo per sorvegliare il lavoro dell'ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn, costretto a dimettersi per aver nascosto al vice presidente Mike Pence i contatti con l'ambasciatore russo a Washington. Certo è, però, che risponde alle richieste (e alle polemiche) dei tanti che lo consideravano «inappropriato» per il ruolo all'interno dell'organo che fornisce al presidente informazioni per le decisioni in tema di sicurezza, difesa e politica estera. E lo stesso ordine ha toccato anche il consigliere per la Sicurezza Interna Tom Bossert, che è stato degradato. La notizia rappresenta una chiara vittoria per il generale H.R. McMaster, succeduto a Flynn nel ruolo di consigliere per la sicurezza nazionale, il quale sin da subito ha cercato di limitare il potere degli esponenti più «politici» dell'organo. E che ora, grazie alla rimozione di Bannon, può contare sulla presenza del generale John Dunford, capo degli Stati maggiori riuniti delle forze armate, e del direttore della National Intelligence Dan Coats, riammessi come «partecipanti regolari» delle riunioni. Inoltre, ora McCaster avrà più controllo sull'agenda dell'organismo che per tradizione è riservato ai membri dell'intelligence e della sicurezza meno politicizzati. Una caratteristica che di certo non appartiene a Bannon, esponente dell'alt-right la cui nomina in gennaio è stata accolta da feroci critiche: lo stratega di Trump, per cui il presidente ha creato una figura ad hoc alla Casa Bianca, secondo i detrattori ha un unico merito, oltre a quello di aver servito in Marina, ossia quello di essere stato coordinatore (e regista) della vittoriosa campagna elettorale del tycoon. E per alcuni a Washington la sua estromissione mette la parola fine al progetto della «grande alleanza» con Mosca del Trump della prima ora, alla luce delle divergenze sempre più nette tra Usa e Russia, l'ultima delle quali É lo scontro in Consiglio di Sicurezza Onu sul presunto attacco chimico in Siria.