Alberto Angela, il successo del "secchione"

La "meraviglia" è lui, il conduttore

Conduce Meraviglie ma, si potrebbe giocare facilmente con le parole, la «meraviglia» è lui, il conduttore. Nel senso che Alberto Angela fa davvero «meraviglie» in televisione: cinque milioni e 682mila spettatori - pari al 23,31% di share - con un programma che, di fatto, è un lungo documentario di arte. Sì, dedicato alle bellezze d'Italia. Sì, c'erano Assisi e la Bellucci, la Reggia di Caserta e Servillo, le Langhe e Paolo Conte. Sì, come sempre ci sono i droni, gli effetti speciali, le riprese scenografiche. E sì, ha contribuito il fatto che fosse in prima serata su Raiuno (non è mai successo, se non per eventi speciali), rete che dall'inizio dell'anno fa ottimi risultati fra Bolle e concerti dalla Fenice e da Vienna. Ma un programma dedicato all'arte che, dopo una prima puntata col botto, nella seconda - l'altro ieri sera - raccoglie ancora tanto pubblico è quasi un record. Meraviglie, appunto, da Angela. Che stupiscono ma fino a un certo punto: Alberto, figlio di Piero, classe 1962, ha abituato il pubblico (e la rete pubblica) a una serie di successi difficilmente prevedibili (per altri...). Storia, scienza, antropologia, archeologia, arte, economia, architettura: tutto ciò che finisce tra le parole, le immagini e i gesti (eh sì, c'è anche il gesticolare molto Italian style) di Alberto Angela è una garanzia. Ovazioni. Adorazioni. Elogi social e non solo. Inviti alla sua elezione a varie cariche dello Stato (sarà la genetica, perché è capitato anche al padre). Il format «AA» funziona: secchione, preparato, coinvolgente, serissimo ma mai noioso, garbato ma non bigotto, un pozzo di informazioni e di conoscenza su qualunque argomento ma anche uno spirito avventuroso, uno che ha rischiato la vita durante gli scavi in Etiopia e non se ne vanta, uno che è abituato ai pericoli della savana e a viaggiare ovunque, ma da quei tempi in cui, per arrivare in India, dovevi fare tappa a Teheran, e trascorrere lì la notte, e via con mamma e papà in tenda, senza aria condizionata. Insomma un'icona, oltretutto partita dal pregiudizio nei suoi confronti, che c'era eccome: è in tv perché è il figlio di suo papà. E invece Alberto, grazie al «duro lavoro, a testa bassa», come dice lui, ha conquistato tutti. E certo prima aveva studiato: paleontologo, paleoantropologo, solo dopo conduttore e autore di bestseller. Dice che i suoi segreti sono due: usare «un linguaggio chiaro, universale» e poi «mettere dentro l'emozione, coinvolgere nella scoperta». Viaggia e studia, non ha tempo libero, non si annoia mai. Vuole unire «scienza e spirito umano», come gli antichi. Pare funzioni.