Fili, transistor e cacciaviti: visioni elettroniche di Coltro

Nei suoi quadri l'artista unisce tecnologia e tradizione

Davide Coltro vive ai margini di Milano. Il suo studio è un capannone nella periferia quieta della città dove le fabbriche cedono il posto a una residua campagna. Dentro l'ovattata sonorità minimalista dei video messi in fila sulle pareti, un'enorme biblioteca (soprattutto classici e testi di poesia), e a fianco un antro meno glamour, quasi un'officina da elettricista, dove vengono assemblati i system (i suoi quadri elettronici) ingombra di fili, transistor, cacciaviti. Nelle sue opere si incontra infatti la leggerezza di Ermes, ma anche la pesantezza di Efesto, e Davide a tratti pensa leggero come il Dio dei messaggi, a tratti sembra claudicante come il dio fabbro, chino nella fucina sui suoi marchingegni. D'altronde la strada intrapresa da Coltro è solo in apparenza semplice. Quella di essere un'artista che lavora sulle tecnologie più innovative senza dimenticare gli insegnamenti della tradizione. Da qui provengono i suoi quadri elettronici, fotografie lavorate a mano e al computer, frammenti di un opus più grande, che è appunto il system, una sorta di cornice-computer dentro la quale scorrono, si integrano, si intrecciano, o semplicemente stanno ferme, le immagini che in lunghi anni di peregrinazioni Davide ha raccolto, splendidi paesaggi, nature morte, ritratti.

Non chiamatelo video artista. Coltro non fa video. Anche quando sul system qualcosa «scorre», trattasi non di fotogrammi, ma di singoli quadri, ognuno dei quali autosufficiente e provvisto di un proprio statuto ontologico. I quadri in sé suscitano emozioni poetiche (specialmente i paesaggi visionari di una natura ormai persa); i system letteralmente ipnotizzano il fruitore, lo coinvolgono in un viaggio dove i micro cambiamenti nelle immagini sfidano l'occhio più attento; infine c'è la possibilità che i system, attraverso un modem, siano collegati a un server remoto dal quale l'artista può cambiare l'immagine, fornirne nuove versioni, interagire con chi la possiede. C'è dunque un'opera originaria, che infine è un'opera aperta sempre suscettibile di essere modificata. In più, dietro, una riflessione estetica sulle immagini che hanno fatto la storia dell'arte e su come i media possono influire nella creazione e fruizione di un quadro. Non poco se si pensa che tutto avviene a Trezzano sul Naviglio.