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Il regno dei rom nell'inferno di via Salviati

La morte violenta di una giovane cinese ha riacceso i riflettori sul campo nomadi di via Salviati, nella periferia romana di Tor Sapienza. Di fronte al campo nomadi c’è l’ufficio immigrazione della questura di via Patini, la struttura è protetta da una recinzione metallica e sorvegliata da decine di telecamere, ma basta allontanarsi di pochi passi per rendersi conto che al di là della strada regna il caos. Via Salviati è in balia del degrado, nessuno la percorre a piedi per paura d’essere scippato. Le macchine corrono tra cumuli d’immondizia, pezzi d’auto, indumenti e lamiere che conducono all’ingresso dell’insediamento dove, solo nello scorso anno, sono stati segnalati più di un centinaio di roghi tossici. A pochi isolati di distanza dal campo nomadi c’è via dell’Omo, una sorta di Prato romana, dove non c’è più un’insegna italiana ed è stato costruito il più grande tempio buddista d’Europa. È questo il quartier generale della comunità cinese che, dopo la morte della giovane, si è chiusa nel silenzio. Nel primo pomeriggio di ieri una commissione d’inchiesta sulle periferie è stata scortata dalle forze dell’ordine ed entra dentro il campo nomadi e noi l'abbiamo seguita…