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Cronaca internazionale

Una bomba epidemiologica pronta a esplodere in Asia: cosa c’entra El Niño e perché gli esperti temono il peggio

Il caldo e le piogge anomale potrebbero favorire una nuova ondata di dengue. Cinque Paesi sotto osservazione dopo le epidemie che hanno provocato milioni di contagi

Una bomba epidemiologica potrebbe presto esplodere nel cuore dell’Asia. Tutto dipende da El Niño, il fenomeno climatico che ha messo in allerta governi e autorità sanitarie. L’aumento delle temperature e le alterazioni delle piogge stanno creando le condizioni favorevoli alla diffusione della dengue, malattia trasmessa soprattutto dalle zanzare Aedes. Dopo i grandi focolai del 2023 e del 2024 gli esperti guardano con preoccupazione ai prossimi mesi.

Cresce l’allarme dengue

Diversi Paesi asiatici si stanno preparando a un possibile aumento dei casi. Taiwan, Malaysia, Vietnam, Singapore e Indonesia, ha sottolineato il Telegraph, sono tra le realtà che stanno osservando con attenzione l’evoluzione del fenomeno climatico e i segnali epidemiologici.

La situazione è la seguente: quando le temperature aumentano, le zanzare possono vivere più a lungo e il virus della dengue può replicarsi più rapidamente all’interno dell’insetto, aumentando la possibilità di trasmissione. Anche la pioggia conta, perché determina la disponibilità di piccoli ristagni d’acqua nei quali le zanzare depongono le uova.

Cosa c’entra El Niño

Il legame tra El Niño e dengue non è soltanto teorico. Uno studio pubblicato su Nature Communications nel 2025, per esempio, ha analizzato dati provenienti da 57 Paesi delle Americhe e dell’Asia tra il 1980 e il 2024, stimando che le oscillazioni dell’El Niño-Southern Oscillation possono spiegare il 63% della variazione interannuale dei casi di dengue, considerate le differenze tra i Paesi.

I ricercatori hanno inoltre stimato un aumento associato ai principali episodi di El Niño: circa 200mila casi aggiuntivi nel 1982-83, 1,4 milioni nel 1997-98, 4,1 milioni nel 2015-16 e 9,6 milioni nel 2023-24. Il rapporto cambia però da una regione all’altra e temperatura e precipitazioni non producono sempre lo stesso effetto.

Il precedente a Taiwan e gli altri “osservati speciali”

In Asia il precedente più delicato è coinciso con Taiwan. Durante l’El Niño del 2015 il Paese registrò un’epidemia record, con circa 43mila casi e 228 morti. Anche l’Indonesia è considerata un osservato speciale: una ricerca pubblicata nel 2026 ha rilevato che negli anni caratterizzati da El Niño forte l’incidenza media della malattia è stata quasi il doppio rispetto agli altri anni.

Il virus presenta però quattro sierotipi. Aver contratto la dengue in passato non garantisce quindi una protezione completa contro una variante differente e, in alcune circostanze, una seconda infezione può aumentare il rischio di forme gravi. L’immunità recente potrebbe quindi ridurre parte dell’impatto, senza eliminare il pericolo.

L’importanza dei controlli e del monitoraggio

La sfida si giocherà soprattutto sulla capacità dei sistemi sanitari di muoversi prima dell’eventuale aumento dei contagi. Le autorità possono intensificare i controlli sulle zanzare, eliminare i ristagni d’acqua e preparare gli ospedali nei prossimi mesi.

Tra le strategie più avanzate c’è anche l’utilizzo della Wolbachia, un batterio impiegato per rendere le zanzare meno capaci di trasmettere il virus, mentre i vaccini restano uno strumento non ancora disponibile in modo uniforme nei principali Paesi colpiti. La possibile nuova ondata non è ancora una certezza ma un rischio. Un rischio che nessun governo asiatico intende correre.

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