Usare le zanzare per combattere le malattie infettive. Singapore ha trasformato il controllo della dengue in una vera e propria strategia di sanità pubblica ad alta tecnologia, allevando milioni di insetti in laboratorio e liberandoli nei quartieri della città. Il cuore dell’esperimento coincide con una tecnologia biologica basata sul batterio Wolbachia, capace di alterare il ciclo riproduttivo degli insetti e ridurre drasticamente la popolazione di Aedes aegypti, il principale vettore della richiamata dengue. L’obiettivo? Intervenire sul vettore prima ancora che la malattia raggiunga l’uomo, aprendo una nuova frontiera nella lotta alle malattie infettive.
La strategia di Singapore: “usare” le zanzare contro la dengue
Il programma Project Wolbachia utilizza maschi di Aedes aegypti infettati con un batterio naturale e, come detto, allevati in laboratorio. Come ha raccontato Nikkei Asia, la strategia sta entrando in una nuova fase industriale. A Singapore gli operatori liberano ormai regolarmente nei complessi residenziali contenitori con centinaia di zanzare maschio portatrici di Wolbachia.
Il governo sta ampliando progressivamente l’area coperta fino a circa 800 mila abitazioni. I risultati? Tra il 2022 e il 2025 i casi annuali di dengue sono diminuiti dell’87,6%, e la città-Stato ha registrato un forte calo dei decessi.
Il principio è semplice: i maschi infetti non pungono, ma quando si accoppiano con femmine selvatiche non infette producono uova che non riescono a svilupparsi. Ripetendo il meccanismo per diverse generazioni, la popolazione di Aedes aegypti può ridursi dell’80-90%. Singapore non cerca quindi di eliminare direttamente ogni zanzara, ma di sfruttarne il ciclo riproduttivo contro la malattia. È una differenza sostanziale rispetto alla tradizionale fumigazione, che punta a uccidere gli insetti presenti nell’ambiente.
L’importanza della ricerca biologica
Per rendere possibile il progetto su questa scala, Singapore ha trasformato la ricerca biologica in una vera filiera industriale. Le zanzare vengono allevate in strutture controllate, le pupe vengono selezionate attraverso sistemi automatizzati e l’intelligenza artificiale viene utilizzata per distinguere maschi e femmine.
Gli eventuali esemplari femmina sfuggiti alla selezione vengono resi sterili attraverso l’irradiazione. La capacità produttiva può arrivare a milioni di maschi ogni settimana, anche grazie alla collaborazione con Google e alla sua iniziativa Debug. Il programma viene inoltre guidato da una rete di circa 72mila trappole, controllate ogni settimana per individuare dove la popolazione di Aedes aegypti è più elevata.
I dati servono a decidere dove concentrare i rilasci, trasformando la lotta alla dengue in un sistema di sorveglianza permanente. La combinazione tra microbiologia, automazione, analisi dei dati e gestione urbana sta generando frutti dolcissimi.
Un metodo replicabile anche altrove?
Questa strategia nasce dalla consapevolezza che i metodi tradizionali non sono sufficienti. Singapore aveva già ridotto drasticamente i luoghi di riproduzione delle zanzare, portando la quota di abitazioni con possibili focolai dal 50% a circa l’1%. Ma la dengue è tornata ciclicamente a colpire la popolazione: nel 2013 i casi passarono da 4.632 a 22.170 e nel 2020 si registrò il record di 32 morti.
Anche altri Paesi asiatici stanno sperimentando Wolbachia, ma con strategie differenti. Cina e Thailandia hanno utilizzato programmi di soppressione simili a quello di Singapore, mentre Indonesia, Vietnam, Laos e altri Stati asiatici hanno adottato soprattutto il cosiddetto approccio replacement: liberare maschi e femmine portatori del batterio affinché Wolbachia si diffonda progressivamente nella popolazione selvatica.
A Yogyakarta, in Indonesia, una sperimentazione ha registrato una riduzione del 77% dei casi di dengue nelle aree trattate. La differenza è importante: Singapore vuole ridurre il numero complessivo delle zanzare, mentre il modello replacement punta soprattutto a renderle meno capaci di trasmettere il virus.
Una battaglia ancora lunga
La tecnologia non significa però che la dengue sia stata sconfitta. Il cambiamento climatico, l’urbanizzazione e la capacità di Aedes aegypti di vivere negli ambienti cittadini continuano a rendere la malattia una minaccia strutturale per l’Asia.
Singapore continua quindi a combinare Wolbachia con controlli ambientali, eliminazione dell’acqua stagnante, sorveglianza e vaccini. Il 96% della popolazione, secondo le autorità, accetta oggi il rilascio delle zanzare, un dato che mostra quanto la fiducia pubblica sia fondamentale per una tecnologia così insolita. Il progetto dimostra soprattutto un cambio di paradigma: per fermare un virus non è sempre necessario attaccare direttamente il virus o curare il paziente. Si può intervenire prima, sul vettore che permette all’infezione di circolare.
Singapore sta cercando di trasformare questa idea in un vero e proprio modello industriale esportabile nel resto dell’Asia (e non solo). Se robotica, intelligenza artificiale e automazione riusciranno a ridurre i costi della produzione, le zanzare Wolbachia potrebbero diventare una componente stabile della sanità pubblica regionale.
La nuova guerra alle malattie infettive, quindi, potrebbe essere combattuta fuori dagli ospedali: nei laboratori, nei quartieri e persino dentro le popolazioni di insetti che trasmettono i virus.
