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Roberto Salis esulta sui “cadaveri” dei giornalisti. Ma non ha capito la sentenza

Il padre dell’europarlamentare di Avs attacca Cerno, Sallusti, Porro e gli altri cronisti dopo la decisione dei giudici. Senza motivo, ovviamente

"Avete pagato o occupato?" L'ironia social si scatena contro il padre di Ilaria Salis

Roberto Salis ha già apparecchiato il funerale dei giornalisti. Gli manca soltanto una sentenza che giustifichi tanta euforia. Perché la condanna civile della figlia Ilaria è stata annullata per un difetto di notifica, mentre il merito della controversia con gli ex collaboratori dovrà essere nuovamente esaminato. Eppure al padre dell’europarlamentare di Avs basta questo per mettersi sulla riva del fiume a contare i “cadaveri” dei cronisti. Un’esibizione di livore accompagnata da un trionfalismo senza fondamento sul merito della causa.

Il messaggio pubblicato su X lascia poco spazio all’eleganza: “Basta sedersi sulla riva del fiume e poi iniziano ad arrivare i cadaveri degli Angelucci’s Boys”. Seguono i tag a Tommaso Cerno, Pietro Senaldi, Alessandro Sallusti, Daniele Capezzone, Alessandro Gonzato e Nicola Porro. Tutti accomunati da un’etichetta sprezzante, tutti convocati per la rivincita social di papà Salis. A corredo, un articolo di Repubblica sull’annullamento della condanna. Sarebbe bastato soffermarsi sulla portata della notizia per risparmiarsi questa scomposta celebrazione. In altri termini, sarebbe bastato aprire l’articolo e leggere.

La sezione lavoro della Corte d’Appello di Milano ha dichiarato la nullità della sentenza di primo grado per un difetto nell’instaurazione del contraddittorio, legato alla notifica degli atti. La difesa dell’attivista di estrema sinistra aveva sostenuto che l’europarlamentare non fosse stata messa nelle condizioni di conoscere il procedimento e difendersi. I giudici hanno accolto la richiesta: annullata la precedente condanna al pagamento di circa 300mila euro ai due ex collaboratori, Valentina Dadda e François Gelmetti, il procedimento torna davanti al Tribunale.

Nessuna decisione d’appello sulla fondatezza delle ragioni della figlia. Nessuna bocciatura nel merito delle pretese degli ex assistenti. Il diritto di difesa deve essere garantito a chiunque e il risultato ottenuto dai legali di Salis è concreto. Ma riguarda la regolarità del procedimento. Per sapere chi abbia ragione sulla cessazione dei rapporti di lavoro occorre affrontare nuovamente la causa. Una distinzione elementare, che il tono da resa dei conti del padre travolge.

È qui che l’esultanza diventa incomprensibile. Roberto Salis mette in scena la disfatta dei giornalisti sulla base di un provvedimento che lascia aperta proprio la questione sostanziale. Il processo deve ricominciare, ma lui è già ai titoli di coda, con tanto di nemici immaginati alla deriva. Troppa foga celebrativa, troppo poca attenzione a ciò che è stato effettivamente deciso.

L’annullamento, inoltre, non rende falsa la notizia della precedente condanna. Quella decisione era stata pronunciata ed era doveroso raccontarla, così come è doveroso riferire che ora è stata annullata e spiegare perché. Spiegare perché, ribadiamo. La cronaca giudiziaria segue i provvedimenti, anche quando cambiano. Per contestare il lavoro di un giornalista bisogna indicare che cosa abbia scritto di inesatto. La metafora dei “cadaveri” non dimostra nulla, salvo il pessimo gusto di chi la adopera. Un elenco di giornalisti e un soprannome collettivo per liquidarli, il tutto al posto di una contestazione puntuale dei loro articoli. È una polemica che si pretende vittoriosa senza prendersi nemmeno il disturbo di dimostrare dove starebbe la sconfitta altrui.

Papà Salis può naturalmente rallegrarsi per l’annullamento, sia chiaro. Tutti possono stappare lo champagne senza un valido motivo, così come tutti possono sparare castronerie via social. Ma questo funerale mediatico è una messinscena che corre molto più avanti dei fatti. Sulla riva del fiume, per ora, resta soltanto la sua esultanza fuori misura. In tribunale resta una causa da rifare.

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