C’è chi aspetta anni per una sentenza e chi, invece, può prepararsi a incassare una cifra che molti italiani non riescono a guadagnare nemmeno in tre anni di lavoro. La giustizia italiana sarà pure lenta, ma quando si tratta degli stipendi dei magistrati sembra conoscere improvvise accelerazioni. E così, mentre il Paese discute di sacrifici, risorse da trovare e conti pubblici da tenere sotto controllo, per le toghe si profila un trattamento decisamente più generoso. Fino a 100mila euro a testa, tra arretrati e adeguamenti retributivi. Non proprio spiccioli. La notizia emerge dalle tabelle del Documento programmatico di bilancio, come ricostruito dal Sole 24 Ore. Per circa 11mila magistrati italiani si prospetta un beneficio economico medio vicino ai 100mila euro, con importi differenti a seconda dell’anzianità e della posizione ricoperta. Le risorse destinate agli arretrati e agli aumenti sfiorerebbero il miliardo di euro. Una cifra che fa impressione, soprattutto se confrontata con la realtà quotidiana di milioni di lavoratori che, per ottenere qualche decina di euro in più in busta paga, devono attendere rinnovi contrattuali e affrontare trattative interminabili.
La vicenda
Nel luglio 2025 il Consiglio di Stato aveva già contestato il precedente sistema di calcolo relativo al triennio 2018-2020. Nell’agosto 2026 è arrivata un’altra pronuncia, questa volta del Tar del Lazio, che ha annullato gli atti utilizzati per determinare gli adeguamenti del periodo 2021-2023. Il risultato è che i conteggi devono essere rivisti, con conseguenti possibili conguagli a favore dei magistrati. Tutto legittimo, dunque. Ma la giustizia, quella che dovrebbe essere amministrata nell’interesse dei cittadini, continua a rappresentare un percorso lungo e complicato. I cittadini quando entrano in un tribunale per ottenere una risposta, non hanno alcuna garanzia che quella risposta arrivi in tempi ragionevoli e giusti. Non significa attribuire ai singoli giudici tutte le responsabilità delle inefficienze del sistema giudiziario. Eppure il dibattito pubblico si concentra sui diritti economici di chi amministra la giustizia senza pretendere con altrettanta forza risultati concreti per chi quella giustizia la finanzia con le proprie tasse.
Nel 2024 la retribuzione media annua dei magistrati ordinari, calcolata come costo lordo per lo Stato, era pari a circa 154mila euro. Un dato che comprende anche gli oneri a carico dell’amministrazione.
Ma la giustizia resta lenta
Secondo i dati riportati dalla Commissione europea nella Relazione sullo Stato di diritto 2026, nel 2025 il tempo teorico necessario a smaltire i procedimenti civili nei tre gradi di giudizio era pari a 1.789 giorni, quasi cinque anni, mentre per quelli penali raggiungeva i 958 giorni, circa due anni e sette mesi. Secondo i dati Istat aggiornati al 30 giugno 2026, nel contenzioso civile monitorato dal PNRR i tempi teorici complessivi sono scesi dai 2.512 giorni del 2019 ai 1.251 del 2026, con una riduzione del 50,2%. Nello stesso perimetro, i procedimenti pendenti sono passati da circa 1,9 milioni a 1,26 milioni. Nei tribunali i tempi teorici sono diminuiti da 556 a 291 giorni, mentre nelle Corti d’appello sono scesi da 654 a 352 giorni. In sette tribunali e due Corti d’appello, tuttavia, i tempi risultavano ancora superiori a quelli registrati nel 2019.
