Doveva essere un sabato di allerta e allarme, ma è stato solamente uno dei tanti appuntamenti del weekend in Italia da tre anni a questa parte. Il Movimento 17 ottobre è stato “decapitato” dalle autorità, che hanno identificato e portato in questura il presunto responsabile delle chat, che ha fomentato gli scontri dello scorso weekend. Si tratta di un soggetto di origine marocchina, laureato e con un’alta istruzione, Youssef Siher, senza il quale non ci sono state le chiamate delle piazze più agitate.
Non solo: le nuove misure messe in piedi dal governo, in particolare le perquisizioni fino a pochi minuti prima delle manifestazioni e i fermi preventivi, hanno spuntato le armi della rivolta, al punto che già ieri il Movimento 17 ottobre era stato costretto a cambiare strategia.
Sono 4292 le persone identificate nel corso dei controlli in tutta Italia. Nove gli arresti e 87 le denunce, mentre negli uffici delle forze dell’ordine sono state accompagnate 371 persone, tra cui 110 minorenni e 69 stranieri.
Ciononostante in molti sono scesi in piazza, ma i cortei sono si sono mossi in modo scoordinato, con le forze dell’ordine schierate che hanno bloccato sul nascere qualsiasi tentativo di disordine. Non sono mancate le tensioni e gli scontri, insomma. Ma non abbiamo assistito alle scene di devastazione e saccheggio dello scorso fine settimana.
Meloni: “Garantita la sicurezza”, Piantedosi: “Isolati i violenti”
“Il diritto di manifestare va sempre garantito, così come il diritto dei cittadini di vivere le proprie città in sicurezza”, spiega sulle sue pagine social la premier Giorgia Meloni ringraziando le forze dell’ordine e sottolineando come proprio con questo obiettivo siano state emanate le nuove misure: “Dare allo Stato strumenti più efficaci per prevenire le violenze e impedire che delinquenti e facinorosi possano mettere a ferro e fuoco intere città”, ha aggiunto, “Perché la sicurezza va garantita a tutti. A chi vuole manifestare pacificamente, a chi lavora e a chi vuole vivere la propria città senza paura. Senza lasciare spazio a chi cerca soltanto lo scontro e la violenza”.
“Le nostre forze di polizia sono riuscite a isolare e contenere le frange di violenti con equilibrio e competenza”, ha aggiunto Matteo Piantedosi ringraziando “uomini e donne che - oggi e come sempre - hanno dato l’ennesima prova di professionalità e responsabilità nella gestione di situazioni estremamente difficili”. “La forza della legge, la forza dello Stato prima o poi presenta il conto”, ha aggiunto il ministro dell’Interno, “Soprattutto nei confronti dei più giovani, il messaggio deve arrivare forte e chiaro: la libertà di manifestare è un diritto prezioso garantito dalla nostra costituzione ma chi ne fa scempio e spreco scegliendo la strada dell’illegalità e della violenza poi se ne assume la responsabilità e ne risponde all’autorità giudiziaria”.
Le tensioni maggiori a Torino con Askatasuna e a Bologna con i centri sociali
A Torino la piazza era organizzata da Askatasuna ed è stata chiamata da oltre un mese: ci sono stati contatti con la polizia nel momento in cui il corteo ha cercato di uscire da piazza Castello in direzione di via Po.
Gli agenti sono stati costretti a fare alcune cariche di alleggerimento ma non si riscontrano gravi problemi di ordine pubblico, anche se sono stati attivati gli idranti. Una persona è stata arrestata, 22 le denunce. In serata però il movimento 2generazione ha lanciato un appello su Instagram per un presidio di solidarietà per gli arrestati davanti alla questura di via Grattoni.
A Bologna la situazione di maggior tensione con cariche di alleggerimento per un corteo spontaneo che vedeva schierati anche i centri sociali. Si registrano barricate, cassonetti incendiati e un distributore di sigarette devastato in centro.
Anche in questo caso la polizia ha risposto con idranti e manganelli per disperdere i manifestanti. Diversi gli interventi di ambulanze per feriti sia tra chi è sceso in piazza, sia tra gli agenti, ma non ci sono stati arresti e una sola persona è stata denunciata.
Scontri a Milano, Firenze e a Roma: idranti nella Capitale
Anche Milano ha avuto il suo corteo con 10mila partecipanti ma non ci sono stati gravi disordini, in quanto le frange più violente che hanno causato i disordini di sabato e domenica non si sono presentate in piazza. Momenti di tensione si sono registrati in diversi punti della città, ma senza particolari incidenti.
È proprio nel capoluogo lombardo che i controlli preventivi hanno decapitato il movimento: 3 gli arresti, 41 i denunciati e ben 2.885 le persone identificate. Un piccolo gruppo di manifestanti è arrivato davanti alla questura, in solidarietà con il 30enne fermato in mattinata. “Non siamo maranza, siamo giovani senza un futuro”, hanno detto, sostenendo di non conoscerlo e che “il Movimento non ha un leader”.
Pomeriggio di guerriglia a Roma, dove si sono registrati prima alcuni scontri al Colosseo, dove i manifestanti hanno forzato gli ingressi, e poi nel cuore della Capitale, in via Vittorio Emanuele Orlando, dove la polizia ha dovuto azionare gli idranti.
Anche in questo caso nessuna devastazione, soprattutto grazie all’intervento preventivo delle forze dell’ordine che hanno identificato e fermato numerosi soggetti prima che potessero radunarsi: in totale si contano 11 denunciati e 200 identificati.
Anche a Firenze la polizia è stata costretta a caricare i manifestanti per impedire l’avanzata del corteo non autorizzato. In questo caso una sola persona è stata denunciata e 14 identificate.
Qualche scontro anche in piazze secondarie come Padova, Napoli, Bergamo e Bari.
