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Cronaca giudiziaria

“Trentenne, giornalista freelance e attivista Propal”. Chi è l’ideatore della pagina “Movimento 17 ottobre”

Il giovane, formalmente residente in provincia di Brescia, adesso si trova in un ufficio di polizia a Milano per essere interrogato

Riots in and around Piazza Duomo, Milan, October 18, 2026. ANSA/MATTEO CORNER

Per una settimana ci hanno spiegato che non c’era nessuno. Nessun capo, nessuna sede, nessuna sigla. “Non siamo una sigla, siamo un processo”, scrivevano. È il genere di frase che a vent’anni sembra un manifesto politico e a quaranta l’inizio di una causa civile. Poi oggi, mentre Milano abbassava le saracinesche e riempiva il centro di divise e di parà della Folgore, il processo ha avuto una faccia, un’età e una residenza in provincia di Brescia.

Secondo quanto anticipato dal Tg1, la Polizia avrebbe individuato la “mente” della pagina Instagram Movimento 17 ottobre. Sarebbe un trentenne italiano di seconda generazione, di origini marocchine (qualcuno scrive palestinesi, e già questo dice quanto poco si sappia), attivista dei movimenti pro-Pal e giornalista freelance. Non un ragazzino col passamontagna e il cellulare con lo schermo crepato, quindi.

Uno studioso di geopolitica, con un dottorato di ricerca e qualche firma anche sul Fatto Quotidiano. Uno che le rivolte, prima di provare a cavalcarle, le aveva studiate. L’hanno trovato a Milano, ospite di un’amica in periferia. L’appartamento è stato sequestrato e perquisito, e lui è stato portato in via Fatebenefratelli per essere interrogato. Nello stesso momento la Digos di Brescia bussava alla porta della famiglia, che vive tra Mazzano e Gavardo.

Lì, riferisce il Giornale di Brescia, avrebbe trovato materiale ritenuto “interessante”. È un aggettivo bellissimo, perché può voler dire tutto: un piano d’azione, una pila di volantini o la bibliografia della tesi.Poi c’è la precisione, che in questi giorni scarseggia più dei jeans nel negozio Levi’s svaligiato sabato scorso. La pagina non è quella che ha portato cinquemila ragazzi in piazza il 17 ottobre.

Quello era “Italia in Piazza”, un account comparso il 4 ottobre e rilanciato a colpi di TikTok. Il Movimento 17 ottobre nasce dopo, sulle macerie. È l’invitato che arriva alla festa quando è già finita e si prende il merito per la musica. Ha rivendicato e rilanciato, e ha proclamato una “mobilitazione permanente contro il governo dei padroni”: ogni sabato alle 15, fino alla caduta del governo. Nei suoi canali Telegram è circolato un manualetto su come vestirsi e come sfondare gli sbarramenti.

Per oggi aveva annunciato che le piazze sarebbero arrivate all’ultimo minuto: tre concentramenti alle 14.30, la piazza finale un’ora dopo. Come un rave, o come i saldi di un marchio di lusso.Non risulta, al momento, alcuna accusa formalizzata. Va scritto, perché in un Paese dove si diventa colpevoli al primo lancio d’agenzia ripeterlo non è mai troppo.Resta l’ironia, che in questa storia è l’unica cosa che non manca mai. C’è un movimento orizzontale, liquido e senza volto, che si definisce un processo e finisce ricondotto a una persona sola, con titolo accademico. Ci sono i dodicenni inseguiti e presi a calci dai padri in via Torino, e c’è un trentenne col dottorato che, secondo gli investigatori, scriveva dal divano di un’amica. È sempre andata così: i ragazzini ci mettono la faccia, anzi il cappuccio, e qualcuno più grande ci mette le parole. La rivoluzione, a quanto pare, ha ancora bisogno del suo intellettuale. Solo che adesso lo trovi su Instagram, tra un reel e una storia in evidenza. Alle 14.30 dovevano arrivare le coordinate. Vedremo se il processo sa camminare anche da solo.

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