A una settimana dalle elezioni israeliane e dopo l’endorsement ricevuto dal presidente americano Donald Trump, a cui è seguita una telefonata, emerge che il primo ministro Benjamin Netanyahu ha incontrato, a sorpresa lunedì sera, il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth presso la base aerea di Ovda, nel sud di Israele, a bordo di un jet privato, anziché in elicottero, come solitamente avviene per spostamenti di questo tipo verso l’area di Eilat. L’incontro tra i due, rivelato dai media statunitensi e israeliani, sarebbe stato eccezionalmente lungo e si sarebbe svolto nel contesto di discussioni tra Israele e Stati Uniti circa la possibilità di riprendere la guerra contro l’Iran. L’ufficio del primo ministro non ha rilasciato commenti, né gli Stati Uniti. I media israeliani scrivono che all’incontro avrebbero partecipato anche il ministro della Difesa Israel Katz e il capo del Consiglio per la sicurezza nazionale - nonché consigliere del primo ministro per la sicurezza nazionale - Shmuel Ben Ezra. All’incontro sarebbero giunti inoltre rappresentanti stranieri, provenienti, a quanto pare, dagli Emirati Arabi Uniti. Netanyahu ha affermato che Israele è «impegnato» a far cadere il regime iraniano, il che porterebbe, di riflesso, al crollo di Hezbollah in Libano, e ha sostenuto di averne parlato «più volte con il presidente Trump», «anche l’altro ieri», intendendo domenica.
Trump ha appoggiato Netanyahu in vista del voto cruciale di fine ottobre in Israele. Eppure, proprio ieri, il suo vice, JD Vance, ha deciso di non seguire la stessa linea, dichiarando di non voler prendere posizione: «Non ho intenzione di immischiarmi», ha dichiarato il numero due della Casa Bianca in un’intervista al programma 2WAY Tonight. «Non sono contrario a sostenerlo, ma nemmeno favorevole», ha precisato, aggiungendo di essere maggiormente concentrato sulle elezioni negli Stati Uniti: «Io sostengo i candidati americani».
