Ho sempre avuto una grande stima e una grande ammirazione per lo Stato di Israele: unica isola democratica in un Medio Oriente governato da regimi e teocrazie. E sono sicuro che molti della mia generazione hanno avuto simpatia per il coraggio e la forza di quel popolo, il più perseguitato e messo a dura prova dalla Storia. Ma proprio per questo la sconfitta elettorale di Benjamin Netanyahu non mi rattristerebbe. Anzi. Perché Bibi ha dissipato un patrimonio di solidarietà e di amicizia che ha permesso a Israele di superare momenti estremamente difficili. La grande forza del popolo ebraico, infatti, è sempre stata quel sentimento profondo di rispetto e di fascinazione che ha suscitato nelle democrazie dell’Occidente e non solo. Ora di quel rapporto speciale, per colpa di Netanyahu e dei suoi, restano per lo più macerie: è il suo lascito più pesante.
Per essere chiari: la carneficina del 7 ottobre è stato un delitto contro l’umanità non solo contro Israele. Un nuovo pogrom. Penso che Hamas vada distrutta e dispersa perché è una maledizione innanzitutto per il popolo palestinese. Ma se Israele vuole stare dalla parte della ragione, se vuole assicurare pace alle future generazioni deve rendersi conto che a Gaza sta avvenendo qualcosa di inaccettabile. Non mi interessano le polemiche lessicali, se siamo di fronte ad un genocidio o meno, non mi piacciono i cortei pro-pal in cui si bruciano le bandiere di Israele perché le colpe dei governanti non debbono ricadere su un intero popolo, dico solo che quelle immagini dimostrano che in quel buco abbandonato e tragico del mondo si consumano atti criminali. E gli atti criminali, gli assassinii, i morti sono uguali qualsiasi lessico si usi e in qualsiasi parte del mondo si compiano: a Srebenica o a Murambi. E sono una colpa grave per chi ne ha responsabilità. Ma proprio perché Israele è una grande democrazia e un grande Paese penso che il suo destino non sia legato a quello di un uomo. Bibi non è Israele, è solo una parentesi drammatica della sua Storia, che andrebbe chiusa al più presto. A giudicare i suoi meriti (che in passato non sono mancati) e le sue colpe ci penserà il domani.
