Alle 11.52, come ogni giorno, l’incrocio tra la Beogradska e il Bulevar Kralja Aleksandra si paralizza. Ai quattro angoli del crocevia decine di studenti della vicina facoltà di Legge affiancati da tanti cittadini bloccano macchine e mezzi pubblici. Da quell’ingorgo non si leva però né lo starnazzare di un clacson, né un grido di stizza. Per 16 minuti Belgrado si adegua a quello che da due anni è un rito quotidiano. «Ogni giorno - spiega Jelena, attivista 25enne della Studentska lista (Lista studentesca) - blocchiamo tre incroci per 16 minuti in ricordo del disastro di Novi Sad. Lì alle 11.52 del 1° novembre 2024 crollò una pensilina della stazione uccidendo 16 persone. La tragedia è stata il frutto della corruzione che da 14 anni attanaglia il Paese e mette in pericolo le nostre vite».
I 14 anni sotto accusa sono quelli dominati da Aleksandar Vucic, il leader del Partito Progressista candidato nuovamente alla carica di primo ministro dopo aver guidato il Paese dal 2014 al 2017 e aver occupato per due mandati la poltrona di presidente. Per i suoi sostenitori quei 14 anni hanno segnato la rinascita della Serbia e l’affacciarsi di massicci investimenti stranieri che hanno permesso di abbassare la disoccupazione dal 20 al 7,2% e alzare i salari medi da 350 a mille euro. Il simbolo di quegli investimenti è la skyline di grattacieli che sta trasformando il lungofiume della Sava in una nuova Dubai. Per gli studenti quello è il male oscuro. «La pensilina della stazione - sottolinea Alexander Jevenovic, 24 anni, rappresentante di Giurisprudenza - era stata costruita dai cinesi. I contratti si firmano sottobanco e poi si edifica con materiali scadenti mettendo a rischio tante vite».
I pronostici sul voto di domani restano contrastanti. Nonostante l’aumento dell’affluenza - destinata per la prima volta da 20 anni a superare il 60% favorendo gli studenti - né la coalizione Vui-Serbia Unita, né la Studentska lista conquisterebbero la maggioranza assoluta. Al risultato incerto contribuisce l’indeterminatezza delle accuse degli studenti incapaci di presentare prove in grado di inchiodare il governo. «Magistratura e media - sostiene Alexander - stanno con Vucic. Chiunque indaghi viene distrutto dai giornali, i magistrati
archiviano tutto». La Lista Studentesca non rivela né chi proporrà come premier né i criteri con cui ha scelto i suoi 250 candidati. «Non annunciamo il nome del premier perché i media governativi lo distruggerebbero - spiega Jelena - i candidati, invece, sono stati decisi con criteri scelti da ciascuna assemblea nelle varie facoltà». Dietro la scelta della democrazia diretta si celerebbe, per il governo, il tentativo di dar vita ad una «rivoluzione colorata» finanziata dall’estero. Gli studenti appaiono, però, poco in linea con un’Ue durissima nel censurare le commemorazioni riservate al defunto generale Ratko Mladic condannato per crimini di guerra. Sul generale la Lista Studentesca, pur professandosi europeista, preferisce non proferir parola. «È un tema che divide profondamente il nostro popolo - ripete Aleksander - preferiamo non guardare al passato». Su Mladic, insomma, meglio tacere. Anche per non rinunciare al consenso di tanti elettori. GMic
