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Politica estera

Trump-Xi, dalla tregua sui dazi all’IA fino a Taiwan e Iran: cosa hanno deciso (e cosa resta irrisolto)

Washington e Pechino prorogano la tregua commerciale fino al 10 gennaio. Nessuna svolta sull’Intelligenza Artificiale, mentre Taiwan resta il dossier più delicato

Donald Trump e Xi Jinping si sono salutati sapendo che dovranno rivedersi altre due volte prima della fine dell’anno: a novembre per il vertice Apec a Shenzhen e ancora a dicembre a Miami per il G20 organizzato dagli Stati Uniti. L’ultimo incontro a Washington non ha portato ad annunci sensazionalistici. È servito però a disinnescare nuove tensioni, a portare la rivalità tra Usa e Cina all’interno di un perimetro di sicurezza prevedibile e ben definito, ma anche a prolungare la tregua commerciale, altrimenti in scadenza tra poco più di un mese, e porre le basi per un dialogo diretto sul fronte dell’intelligenza artificiale. Numerose questioni - in primis Taiwan - sono tuttavia rimaste irrisolte, gettando un alone di incertezza sul futuro delle relazioni sino-americane.

Economia e commercio

Partiamo dal risultato più tangibile del vertice. Trump e Xi hanno concordato di prorogare fino al 10 gennaio la tregua commerciale raggiunta un anno fa Busan, in Corea del Sud. Il sito Axios, nello specifico, ha parlato di un accordo volto a ridurre i dazi su 30 miliardi di dollari di “beni non sensibili” nell’ambito di un pacchetto ben preciso.

L’amministrazione Trump ha fatto sapere che la Cina ridurrà le tariffe su alcuni prodotti agricoli e ittici, prodotti in legno, cosmetici e dispositivi medici. Gli Stati Uniti faranno altrettanto sui dazi riguardanti piccoli elettrodomestici, giocattoli, decorazioni natalizie e seggiolini auto per bambini.

Come ha spiegato la Casa Bianca, questa misura potrebbe anche ridurre i prezzi di diversi beni di consumo, in particolare quelli per i quali i consumatori statunitensi hanno risentito maggiormente dell’inflazione. Non solo: Pechino importerà 10 milioni di tonnellate di carbone americano nel 2027 e altrettanto nel 2028.

Lo spauracchio dell’IA

Sul fronte dell’intelligenza artificiale il summit Trump-Xi si è chiuso senza un vero accordo operativo. Come ha ricostruito il Guardian, i due leader hanno discusso del dossier ma non hanno annunciato nuove regole, limiti allo sviluppo dei modelli o un meccanismo bilaterale concreto per gestire i rischi dell’IA.

Trump ha sostenuto di voler lasciare la tecnologia sostanzialmente libera di svilupparsi, mentre Xi ha parlato della necessità di garantire che l’IA resti sempre sotto controllo umano. Il risultato è quindi soprattutto un impegno politico di principio, di gestire al meglio lo sviluppo dell’intelligenza artificiale senza incidenti, mentre sulla competizione tecnologica tra Washington e Pechino non è emersa alcuna intesa capace di rallentare la corsa all’IA.

Russia, Iran e Medio Oriente

Per quanto riguarda la guerra in Ucraina e quella Iran il summit ha portato a un confronto sul ruolo della Cina per lo più nel conflitto tra Washington e Teheran. Secondo Reuters, non a caso, Trump ha avvertito Xi che qualsiasi sostegno diretto o indiretto all’Iran sarebbe stato “totalmente inaccettabile”.

L’ambasciatore americano a Pechino, David Perdue, ha fatto sapere che gli Usa avrebbero addirittura ricevuto rassicurazioni sul fatto che il gigante asiatico non avrebbe fornito ulteriore assistenza agli ayatollah. Il quadro resta però meno netto: un alto funzionario iraniano ha successivamente riferito sempre Reuters che la Cina aveva assicurato a Teheran che il vertice non avrebbe limitato i suoi rapporti economici, politici e militari con l’Iran.

Sul dossier russo, invece, dal vertice non è emersa una nuova intesa pubblica: la Russia è rimasta sullo sfondo delle discussioni sulla sicurezza internazionale e sui conflitti in corso, senza annunci concreti da parte dei due presidenti.

Il dossier più spinoso: Taiwan

Xi ha ribadito a Trump la posizione centrale di Pechino: il presidente cinese ha chiesto agli Stati Uniti di mantenere una posizione contraria all’ “indipendenza di Taiwan” e ha definito chiara la posizione cinese sulla “riunificazione”.

Il tema era particolarmente delicato anche per le vendite di armi americane a Taipei: prima del summit Pechino aveva chiesto a Washington di fermarle. Al termine dei tre giorni di incontri non è stato annunciato un accordo pubblico sulla questione né una nuova intesa sulla fornitura di armi. C’è chi pensa che Trump possa effettivamente frenarla in cambio di adeguati favori in Medio Oriente e in ambito economico.