Un’accoglienza in grande stile, gli abiti da sera, una lista di invitati ricca di pezzi da novanta delle Big Tech (Mark Zuckerberg, Tim Cook, Jeff Bezos, Sundar Pichai, Sam Altman, Elon Musk e Jensen Huang), un menù elegante (comprensivo di cavolo cinese): questa la ricetta della diplomazia sontuosa offerta da Donald Trump in onore del leader cinese Xi Jinping. Toni da tappeto rosso che fanno quasi dimenticare i toni con i quali Trump ha dipinto la Cina come una minaccia globale.
L’accoglienza, il vertice, la cena di Stato
Mercoledì, Trump ha incontrato il suo omologo cinese sulla pista della base aerea di Andrews, nel Maryland, alle porte di Washington, anziché attendere alla Casa Bianca: la prima volta che riserva una simile cortesia a un leader mondiale in visita. Il vertice di ieri ha poi restituito l’immagine di due leader intenzionati a contenere le tensioni, senza rinunciare alle rispettive priorità. Trump ha parlato di un incontro positivo, rivendicando il rapporto personale costruito con il presidente cinese.
Alla cena di Stato di ieri sera, lo stesso leader cinese si è spinto in un parallelo decisamente singolare: Xi ha paragonato la campagna di Trump “Make America Great Again” alla ricerca di rivitalizzazione della Cina, esortando le due nazioni ad “avanzare fianco a fianco”. “Siete davvero persone eccezionali e straordinarie”, ha detto Trump rivolgendosi alla delegazione cinese alla cena, aggiungendo di sperare di poter offrire loro la stessa ospitalità che la Cina gli ha riservato durante la sua visita in Cina quest’anno.
Tuttavia, al di là dei momenti pettinati, dai colloqui a porte chiuse non sono emersi progressi risolutivi sui dossier più controversi: commercio, intelligenza artificiale, Taiwan e guerra con l’Iran. I due, del resto, giocano due partite completamente differenti: Xi è presidente a vita; Trump è un presidente che rischia di perdere la maggioranza di governo al Congresso.
La tregua commerciale
L’unico, modesto, risultato è arrivato sul terreno economico. Il segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha annunciato il prolungamento della tregua commerciale raggiunta a Busan lo scorso anno, e che sarebbe scaduta questo novembre. La proroga concede alle due delegazioni solo altri due mesi per negoziare, rinviando così al gennaio 2027 la successiva scadenza. Restano da definire questioni che attraversano l’intera relazione economica bilaterale: dazi, acquisti cinesi di prodotti americani, approvvigionamento di terre rare e restrizioni tecnologiche.
Bessent ha spiegato che Pechino sta rispettando l’impegno ad acquistare 25 milioni di tonnellate di soia americana, mentre risulta in ritardo rispetto all’obiettivo di 17 miliardi di dollari di acquisti di altri prodotti agricoli.
Sebbene si parli di tregua, è significativo come alla cena non fossero presenti aziende cinesi, come è accaduto a Trump quando si è recato a Pechino all’inizio di quest’anno. Diversi alti dirigenti di aziende cinesi sono arrivati a Washington poco prima del vertice, ma hanno viaggiato negli Stati Uniti separatamente da Xi. Molte delle principali aziende cinesi del settore internet e automobilistico, infatti, figurano nelle liste delle sanzioni statunitensi per i loro legami con l’esercito cinese, quindi includerle avrebbe rappresentato una sfida per i funzionari statunitensi.
I dossier irrisolti
Se il commercio ha prodotto almeno un’intesa provvisoria, il confronto strategico ha mostrato tutti i limiti di questa distensione. Il dossier più delicato, infatti, resta Taiwan. Secondo l’agenzia Xinhua, Xi ha chiesto a Trump di opporsi all’indipendenza dell’isola e di affrontare la questione con prudenza. Sul tavolo pesa anche il dossier delle forniture militari americane. Dopo il precedente incontro con Xi, a maggio, Trump aveva rinviato l’approvazione definitiva di un pacchetto di armamenti da 14 miliardi di dollari destinato all’isola. La decisione aveva alimentato il dibattito a Washington sull’opportunità di subordinare il sostegno all’isola ai negoziati con Pechino.
Un secondo terreno di competizione è l’intelligenza artificiale, con un dibattito che si è acceso nelle ultime settimane proprio in seguito agli allarmi lanciati dai tech tycoon sulle possibili derive oscure dell’AI. Il controllo delle tecnologie avanzate, delle capacità di calcolo e delle filiere strategiche è ormai parte integrante del confronto tra Stati Uniti e Cina. Pechino punta a sviluppare meccanismi di dialogo sulla sicurezza dell’AI, opponendosi contemporaneamente alle restrizioni che rischiano di limitare il proprio sviluppo tecnologico.
A rendere ancora più complesso il vertice è intervenuta la guerra con l’Iran. Trump ha chiesto alla Cina di sostenere gli sforzi americani per isolare economicamente Teheran e favorire la riapertura dello Stretto di Hormuz. Pechino è rimasta prudente. Xi ha sostenuto la necessità di tornare a un’intesa provvisoria tra Washington e Teheran, ma dai colloqui non sono emersi progressi decisivi su questo fronte.
La diplomazia personale
Una strategia che adesso mira tutta alla costruzione, o meglio, alla ri-costruzione di un rapporto personale fra i due leader. “Fin dalla mia prima elezione nel 2016, il presidente Xi e io abbiamo stretto un’amicizia, una vera e propria grande amicizia, basata sul rispetto reciproco e sugli interessi vitali dei nostri popoli”, ha dichiarato Trump. Xi ha risposto con un tono cordiale, affermando che lui e Trump hanno sviluppato un “rapporto personale e sono rimasti in contatto”. Ma il tappeto rosso steso per ben due volte al nemico-amico ora rischia di indispettire numerosi repubblicani, che non hanno tardato a esprimere il proprio disappunto di fronte a tanto show.
Xi, dal canto proprio, ha usato la Seconda Guerra Mondiale per sottolineare la storica amicizia tra Cina e Stati Uniti, citando il loro comune nemico dell’epoca: il Giappone. “Un’amicizia così, forgiata nel sangue e nel fuoco, vivrà sicuramente per generazioni”, ha affermato. Prima che la serata di ieri divenisse a porte chiuse, il presidente cinese ha poi ricordato il riavvicinamento tra il presidente Nixon e Pechino nel 1972, ribadendo che Cina e Stati Uniti si trovano in un “momento storico”.
Cosa resta? Il progetto di una linea diretta che Stati Uniti e Cina potrebbero utilizzare per far fronte a un’emergenza derivante dalla rapida evoluzione della tecnologia dell’intelligenza artificiale: secondo il Segretario di Stato Marco Rubio potrebbe essere una buona palestra per esercitare questa nuova strana détente.
