Così l’India ha bruciato due secoli

Nica Fiori

Da quando, intorno al 1780, la Compagnia delle Indie vi si insediò stabilmente, l’India divenne per molti inglesi il paese del desiderio. I palazzi arabescati, i templi bizzarri e misteriosi, le luci e i colori dei suoi paesaggi estremamente vari hanno aiutato molti viaggiatori a sviluppare le capacità di osservazione e, mentre mostravano loro diversi aspetti della realtà esteriore, aprivano anche le porte di una conoscenza interiore. L’India di fine Settecento, immortalata dalle acquetinte di Thomas e William Daniell (zio e nipote) nel corso delle loro esotiche peregrinazioni, viene messa a confronto con le fotografie di Antonio Martinelli, scattate tra il 1995 e il 1997, nella mostra «Passaggi in India. Ieri e oggi», posta sotto il patronato dell’Unesco e ospitata nelle Scuderie del Quirinale da oggi al 2 ottobre 2005 (e in contemporanea nella Conciergerie di Parigi).
L’esposizione, che ricorda nel titolo un romanzo di Forster, presenta, per la prima volta in Europa, 73 acquetinte provenienti dal Victoria Memorial Hall di Calcutta, tratte dall’Oriental Scenery: una serie di volumi realizzati dai Daniell, comprendenti ben 144 acquetinte che documentano i loro viaggi da Calcutta fino ad Agra e Delhi, nel sud dell’India e in parte nell’ovest. Queste stampe colorate a mano di palazzi, templi, fortezze, paesaggi, così come hanno incantato con la magia delle loro immagini i contemporanei dei Daniell, a distanza di due secoli hanno suscitato la curiosità di un fotografo come Martinelli, che ha voluto ripercorrere le orme degli illustratori dell’Oriental Scenery, per ritrovare le stesse luci, ombre e prospettive di una volta e scoprire cosa è cambiato e cosa è rimasto immutato. Il Taj Mahal di Agra, splendido mausoleo simbolo di amore coniugale, e i templi rupestri di Ellora hanno mantenuto intatto il loro fascino, le scalinate che scendono al sacro Gange a Varanasi sono sempre brulicanti di vita, mentre il minareto di Qutb e l’osservatorio astronomico di Delhi, eretto dal rajah astrologo Jai Singh, non emergono più come una volta nello skyline, ora dominato dai grattacieli.
Dal confronto di queste immagini di ieri e di oggi, che in fondo non sono tecnicamente così lontane perché i Daniell usavano la camera oscura per realizzare gli schizzi originali delle acquetinte, viene fuori una straordinaria documentazione del patrimonio ambientale e architettonico indiano e delle alterazioni subite dai vari monumenti, tra i quali alcuni protetti dall’Unesco. Le stampe antiche sono forse più accattivanti per i colori caldi e qualche licenza artistica, eppure a volte quasi uguali alle odierne fotografie, prese esattamente dalle stesse angolazioni.
Per rendere ancora più affascinante questo viaggio nello spazio e nel tempo di un paese profondamente religioso, la mostra è stata arricchita di statue e stele (dal IX al XVIII secolo), provenienti dal Museo di Arte Orientale di Roma, raffiguranti alcune divinità del pantheon indiano.
Visite tutti i giorni dalle 17 alle 24; dal 5 settembre, da domenica a giovedì ore 10-20; venerdì e sabato 10-22.30.