I genitori di Sofia: "Conte ci aiutò ma non sostenne Stamina"

Guido De Barros e Caterina Ceccuti, i genitori della piccola Sofia, assurta a simbolo della battaglia pro Stamina, raccontano che Giuseppe Conte li aiutò, nella loro battaglia per la libertà di cura, ma precisano che non lo fece come sostenitore del metodo. "Il professor Conte ci aiutò - raccontano - ci seguì legalmente nel ricorso per proseguire con le cure a Sofia, ma non lo fece perché sostenitore di Stamina, non era il metodo in discussione ma l’aiuto a una bambina malata".

Smentiscono, quindi, che l’avvocato indicato come possibile premier M5S-Lega sia stato tra i sostenitori del discusso metodo ideato da Davide Vannoni. E raccontano alcuni particolari sul loro rapporto professionale con Conte, che all’epoca insegnava a Firenze, città dei coniugi De Barros. "Era il 2013 - racconta Guido - e Sofia aveva fatto una prima infusione di staminali agli Spedali Civili di Brescia, approvata dal comitato etico dell’ospedale. Poi il tribunale di Firenze bloccò la terapia, e a quel punto decidemmo di fare ricorso, e tramite un amico di famiglia contattammo il professor Conte. Lui accettò, prese a cuore la nostra storia anche perché Sofia aveva la stessa età di suo figlio, tanto che ci assistette pro bono, senza percepire compenso".

Il racconto prosegue soffermandosi sulla fine del loro rapporto, avvenuto dopo il secondo ricorso: "Lo vincemmo, poi per impegni lavorativi Conte ha smesso di assisterci. Si trattò di una prestazione professionale, non era in discussione il metodo Stamina, ma difendere il diritto acquisito di una bambina a ottenere le cure. La tesi secondo cui questo basti a etichettare Conte come pro- Stamina è ridicola - attacca ancora De Barros - altrimenti dovremmo dire che anche il giudice di Livorno che ha accettato il nostro ricorso era pro-Stamina". "Non c’era alcun nesso con Stamina - aggiunge la mamma di Sofia - ma solo la difesa dei diritti di una bimba malata".