Il legale di Buzzi: "Alemanno? Carminati non c'entra"

Alessandro Diddi, legale del presidente della cooperativa "29 giugno" a processo per Mafia capitale, smentisce la tesi dell'accusa sul ruolo di intermediazione avuto dall'ex leader dei Nar Massimo Carminati tra Buzzi e Alemanno

"Salvatore Buzzi non si è servito di Massimo Carminati per arrivare al sindaco Gianni Alemanno. Questo è un falso storico". Lo ha sostenuto l'avvocato Alessandro Diddi, difensore del 'ras delle cooperative nel processo "Mafia Capitale" in corso nell'aula bunker di Rebibbia.

Per il penalista, l'incontro tra Buzzi e l'ex militante dei Nar risale all'autunno del 2011, mentre è di qualche mese prima "l'accordo stretto tra l'allora sindaco del centrodestra e le coop di sinistra. La fotografia storica della cena al Baobab lo dimostra - ha spiegato Diddi -. A parte Luciano Casamonica, c'è Franco Panzironi che mangia con Giuliano Poletti, Umberto Marroni e Daniele Ozzimo. E dall'altra parte ci sono Alemanno, Angiolo Marroni e Venditti, presidente della Lega coop Lazio. Sono tutti allegri e contenti". La foto risale all'agosto del 2010 e, scattata da un'altra angolatura, è stata pubblicata nel libro "La lotta delle cooperative sociali di inserimento lavorativo" nel giugno dell'anno successivo, quando si registra di fatto l'accordo".

E ancora: "Buzzi e Alemanno si sono frequentati in carcere a Rebibbia. E quando anni dopo si sono riconosciuti, nelle telefonate si sono dati sempre del tu. Quindi non è affatto vero che il mio assistito si sia servito di Carminati per fare pace con la giunta di destra". L'avvocato Diddi ha quindi escluso un ruolo di Buzzi nelle nomine all'interno delle municipalizzate, nomine che "vengono fatte nelle stanze dei partiti in base a regole scritte nella pietra". Il presidente della cooperativa "29 giugno", ha aggiunto il suo difensore, "è diventato un capro espiatorio. La Procura è ossessionata dal Buzzi-centrismo. 'Mafia Capitale è diventata la copertina per giustificare le nefandezze di questo Paese che va avanti sempre con il potere e la raccomandazione. Un sistema marcio che Buzzi ha cercato di smascherare confessando tutto quello che era a sua conoscenza".

Salvatore Buzzi si deve difendere insieme ad altri 45 imputati dall'accusa di avere condizionato per anni la gestione di appalti e risorse della pubblica amministrazione del comune di Roma, attraverso un lavoro di condizionamento esercitato per mezzo di tangenti e minacce. Della parte più "violenta" del lavoro si occupava Massimo Carminati, considerato il braccio destro di Buzzi. L'ex leader dei Nar, ritenuto dai due sostituti procuratori che si occupano del processo il capo e l'organizzatore dell'associazione mafiosa, non ha mai smentito i suoi legami con il presidente della cooperativa "29 giugno". Interrogato qualche tempo fa durante un'udienza del processo, aveva dichiarato che "Buzzi era il più importante degli imprenditori romani".