Dopo Tunisi lo Yemen: le stragi non si fermano Italia, rischio emulazione

Bombe dell'Isis nelle moschee: uccisi 140 sciiti. Il Viminale: «Temiamo atti di esaltati e kamikaze sui barconi dei naufraghi»

Un'offensiva senza tregua. Ormai i terroristi di Al Qaida e del Califfato colpiscono a getto continuo, provocando stragi dall'Africa al Medio Oriente. Ieri è toccato allo Yemen, il paese nel sud della penisola arabica da tempo oggetto di sanguinose guerre intestine tra sciiti e sunniti. L'obiettivo erano tre moschee, due nel centro della capitale Sana'a e una nella città settentrionale di Saada, attaccate da quattro attentatori suicidi che hanno provocato circa 140 morti e 350 feriti. I kamikaze sono entrati in azione durante l'affollata preghiera del venerdì. La moschea di Al Badr, nella capitale, è stata oggetto di un doppio assalto: un terrorista si è fatto saltare all'interno dell'edificio, mentre l'altro ha azionato la cintura esplosiva all'esterno, quando i fedeli sono usciti in preda al panico. Anche un quinto kamikaze ha tentato di provocare una strage, ma sarebbe stato fermato e «disinnescato» prima di farsi esplodere.

Gli obiettivi presi di mira sono tutti luoghi di culto dei fedeli sciiti delle tribù Huthi, quelle che controllano il nord del Paese e hanno occupato Sana'a, deposto il presidente e sciolto il parlamento. Dalla capitale le milizie sciite hanno continuato la loro marcia verso sud, dove a dettare legge sono le tribù armate sunnite, loro avversarie, con le forze di Al Qaida, considerate dalla Casa Bianca le più pericolose del mondo, e le milizie di un movimento secessionista. Inevitabili, quindi, gli attacchi e le rappresaglie che sembrano non averefine.

Ma sarebbe un errore confinare i massacri di ieri solo alle contrapposizioni religiose e alle spinte indipendentiste che continuano a mietere vittime. I massacri nello Yemen seguono di 48 ore quello contro i turisti a Tunisi e, anche se le rivendicazioni potrebbero non provenire dai veri mandanti, in entrambi i casi ad attribuirsi la paternità degli attentati è sempre l'Is, lo Stato islamico. Il medievale califfato, che si è impadronito di una vasta area tra Siria e Irak, è infatti dominato dall'integralismo sunnita, il quale ha legami con tutte le frange armate della stessa confessione. E si sono tutti dati una missione: sterminare gli infedeli, siano cristiani, musulmani di un'altra fede, come gli sciiti, o ebrei. Per questo anche il Viminale lancia l'allarme in una circolare inviata al capo della Polizia Alessandro Pansa: gli attentati potrebbero scatenare gesti emulativi in Italia. Soggetti già presenti sul nostro territorio o provenienti dall'estero potrebbero pianificare azioni sulla scia dell'attacco al museo del Bardo. E il capo di Stato Maggiore della Marina, l'ammiraglio Giuseppe De Giorgi, conferma i pericoli che potrebbero arrivare dagli sbarchi di migranti: non è possibile escludere «che si organizzi un finto naufragio, o un naufragio vero, dove a bordo del barcone ci sono degli esaltati con cinture esplosive».

La rivendicazione dell'azione in Yemen è stata firmata da Wilayat al-Yemen, gruppo jihadista affiliato all'organizzazione di Al Baghdadi. Nel comunicato, diffuso via Twitter e titolato «Rivendicazione dell'operazione di martirio in Yemen», i terroristi affermano che «cinque cavalieri del martirio armati di cintura esplosiva» hanno colpito «quattro covi degli huthi a Sana'a e uno a Saada. Abbiamo raccolto le teste degli imam apostati (nella strage alla moschea di Al Badr è morto anche la guida spirituale sciita Murtaza al-Mahturi, ndr )».

Gli attacchi di ieri hanno mostrato una nuova strategia dell'offensiva terroristica nello Yemen. Il paese è da tempo destabilizzato dagli attentati, ma quello contro le moschee è il primo che ha preso di mira la popolazione. Finora gli obiettivi erano sempre stati i militari o le milizie nemiche. Questo nuovo corso potrebbe concedere più spazi di manovra allo jihadismo, con il rischio di trasformare, dopo Siria, Irak e Libia, anche lo Yemen in una roccaforte del terrorismo mondiale.

Dall'arabo shi‘at ‘Ali «la fazione di ‘Ali», il cugino e genero di Maometto, designato dal Profeta come successore. In opposizione alla tradizione sunnita, riconoscono come unico capo dell'intera comunità islamica l'imam.

Sono la maggioranza, i seguaci ortodossi dell'islamismo. Il nome per affermare che essi soltanto sono i seguaci della vera tradizione o sunna di Maometto (mentre gli sciiti seguono anche quella dei suoi discendenti).