Voto palese sulla relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla domanda di autorizzazione al sequestro di corrispondenza del deputato Andrea Delmastro Delle Vedove, esponente di Fratelli d’Italia, relativo alle conversazioni con il ristoratore Mauro Caroccia. Nessuna delle componenti dell’arco parlamentare ha chiesto che venisse usato il voto segreto. L’Aula era chiamata a confermare o meno la relazione della Giunta, approvata a fine luglio a maggioranza, che nega alla Procura l’autorizzazione a sequestrare e utilizzare le chat. Iscritti a parlare anche Elly Schlein e Giuseppe Conte.
“Non c’è un ministro in Aula, ma come il governo non ci mette la faccia? Meloni non ce la mette?”. Ha esordito così Conte nel suo intervento, ricevendo subito la correzione del presidente di turno dell’Aula, Anna Ascani (Pd), il quale ha ricordato al populista presidente del Movimento 5 stelle che “si tratta di una questione interna corporis, non e’ previsto che siano presenti esponenti del governo”. Dopo la figuraccia l’ex premier ha cercato di rimediare con un’arrampicata sugli specchi improponibile, sostenendo che il suo era “un giudizio politico e non tecnico, sono o non sono molti di loro dei deputati? Meloni è deputata”. Ha poi aggiunto di aver visto il questore che “allontana i membri del governo, stiamo assistendo a una scena incredibile. Vorrei che rimanga agli atti che un questore ha richiamato i membri del governo e li ha fatti allontanare”. Dopo lo scivolone, Conte ha ripreso il suo intervento sostenendo che la maggioranza “sta scudando un amichetto di partito” e “macchia così le istituzioni” e che Meloni “diserta quest’aula e mi chiedo se fosse stata qui, che cosa avrebbe detto oggi? Cosa avrebbe detto ai cittadini che ci seguono? Cari cittadini, qui oggi parliamo di uno scudo. Uno scudo contro il carovita? No. Ma di uno scudo contro il crollo degli stipendi? No. Di uno scudo contro il caro della produzione industriale? No, nemmeno. Di uno scudo contro il boom delle ore di cassa integrazione? Neppure. Carburante, neppure. Qui parliamo di uno scudo degli amici di partito”. L’intervento di Conte è sembrato più un comizio elettorale che una dichiarazione di voto, tanto che l’ex premier, che probabilmente si sente già leader del Campo largo (che ancora non c’è) con buona pace di Elly Schlein, ha sostenuto che “le cose possono cambiare, c’è un’altra Italia e toccherà a noi tirare fuori le istituzioni dalle sabbie mobili in cui le avete precipitate e lo faremo con i grandi eroi dell’antimafia, lo faremo cancellando tutte le norme che avete scritto e che sono vergognose”.

I deputati di Alleanza Verdi e Sinistra si sono bendati gli occhi in Aula alla Camera per protestare, inscenando una delle solite sceneggiate che, ormai, sono diventate la regola nel parlamento italiano. “Noi sosteniamo che non sia possibile chiudere gli occhi agli italiani, non si può bendare l’Italia, aprite la scatola”, ha detto Elisabetta Piccolotti, moglie di Nicola Fratoianni, intervenendo in Aula. Nello stesso momento in cui Conte interveniva alla Camera, invece, al Senato andata in scena un’altra rappresentazione comica, stavolta per mano del M5s: durante la dichiarazione di voto del capogruppo Pd Francesco Boccia, i senatori del Movimento 5 stelle hanno chiesto di tirare “fuori le chat”, sventolando i cellulari e inscenando un’azione di protesta. Il presidente del Senato è stato costretto a interrompere la seduta. “Siamo ad agosto, non a carnevale”, ha dichiarato il presidente La Russa, richiamando tutti all’ordine.
Il relatore di maggioranza, Pietro Pittalis, esponente di Forza Italia, ha spiegato durante il suo intervento che la decisione proposta dalla Giunta “non impedisce all’autorità giudiziaria di procedere con gli accertamenti attraverso gli strumenti consentiti dall’ordinamento”. Quindi, ha spiegato, “difendere l’articolo 68 della Costituzione significa non tanto difendere un parlamentare dalla legge, significa pretendere che la legge, la Costituzione, il diritto dell’Unione europea siano rispettati integralmente e nei confronti di tutti”. Non si tratta di uno “scudo”, ha sottolineato, “per ostacolare il lavoro della magistratura” e portare avanti questa tesi è “argomento inconsistente e pericoloso”.
“Siamo contrari ai privilegi della casta. Delmastro non è indagato, siamo per la tutela dell’ambito privato di un parlamentare ma Delmastro renda disponibile spontaneamente le sue chat. Non ci sono i presupposti affinché sia obbligato a rendere pubbliche le conversazioni, voteremo contro”, ha dichiarato Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, in una conferenza stampa alla Camera. Il generale non voterà alla Camera, in quanto non parlamentare, ma i suoi iscritti voteranno contro.
