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Delmastro, la Camera nega alla Procura l’acquisizione delle chat. Sceneggiata di Avs e M5s in Aula

L’Aula ha confermato la relazione della Giunta approvata a fine giugno che ha negato l’autorizzazione. Schlein attacca citando Borsellino. Scontro sulle parole di Bignami: “Sinistra fece eleggere Scalfaro che dopo liberò 300 mafiosi”

Caos in Aula per voto Delmastro

Voto palese sulla relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla domanda di autorizzazione al sequestro di corrispondenza del deputato Andrea Delmastro Delle Vedove, esponente di Fratelli d’Italia, relativo alle conversazioni con il ristoratore Mauro Caroccia: le opposizioni hanno chiesto il voto segreto. L’Aula era chiamata a confermare o meno la relazione della Giunta, approvata a fine luglio a maggioranza, che nega alla Procura l’autorizzazione a sequestrare e utilizzare le chat. Iscritti a parlare anche Elly Schlein e Giuseppe Conte. La Camera ha confermato il no della Giunta: sono stati 206 i sì e 133 no alla proposta di negare l’acquisizione.

Non c’è un ministro in Aula, ma come il governo non ci mette la faccia? Meloni non ce la mette?”. Ha esordito così Conte nel suo intervento, ricevendo subito la correzione del presidente di turno dell’Aula, Anna Ascani (Pd), il quale ha ricordato al populista presidente del Movimento 5 stelle che “si tratta di una questione interna corporis, non e’ previsto che siano presenti esponenti del governo”. Dopo la figuraccia l’ex premier ha cercato di rimediare con un’arrampicata sugli specchi improponibile, sostenendo che il suo era “un giudizio politico e non tecnico, sono o non sono molti di loro dei deputati? Meloni è deputata”. Ha poi aggiunto di aver visto il questore che “allontana i membri del governo, stiamo assistendo a una scena incredibile. Vorrei che rimanga agli atti che un questore ha richiamato i membri del governo e li ha fatti allontanare”. Dopo lo scivolone, Conte ha ripreso il suo intervento sostenendo che la maggioranza “sta scudando un amichetto di partito” e “macchia così le istituzioni” e che Meloni “diserta quest’aula e mi chiedo se fosse stata qui, che cosa avrebbe detto oggi? Cosa avrebbe detto ai cittadini che ci seguono? Cari cittadini, qui oggi parliamo di uno scudo. Uno scudo contro il carovita? No. Ma di uno scudo contro il crollo degli stipendi? No. Di uno scudo contro il caro della produzione industriale? No, nemmeno. Di uno scudo contro il boom delle ore di cassa integrazione? Neppure. Carburante, neppure. Qui parliamo di uno scudo degli amici di partito”. L’intervento di Conte è sembrato più un comizio elettorale che una dichiarazione di voto, tanto che l’ex premier, che probabilmente si sente già leader del Campo largo (che ancora non c’è) con buona pace di Elly Schlein, ha sostenuto che “le cose possono cambiare, c’è un’altra Italia e toccherà a noi tirare fuori le istituzioni dalle sabbie mobili in cui le avete precipitate e lo faremo con i grandi eroi dell’antimafia, lo faremo cancellando tutte le norme che avete scritto e che sono vergognose”.

(ANGELO CARCONI/ANSA)

È stato poi il turno di Elly Schlein, secondo la quale il voto “non solo dirà molto sulla vicenda, ma anche e soprattutto sul rapporto tra Parlamento e magistratura. Chiediamo di far fare ai magistrati il loro mestiere”. Per quale ragione, ha proseguito Schlein, “questo Parlamento dovrebbe negare questa autorizzazione? Vi chiediamo di non trasformare una legittima prerogativa in uno scudo”. La maggioranza “usa due pesi e due misure, giustizialisti con gli avversari e garantisti con gli amici: in questi giorni avete creato un precedente gravissimo. Nessuno sta chiedendo a quest’Aula di fare un processo, non è il nostro mestiere, chiediamo di far fare ai magistrati il loro mestiere. Si chiede di non far saltare un processo per fatti connessi alla mafia”. Il governo, ha attaccato Schlein, “dovrebbe occuparsi dei problemi degli italiani non dei propri. Tutte le vostre energie sono impegnate a salvare voi stessi”.

Galeazzo Bignami, durante le dichiarazioni di voto, a seguito delle accuse delle opposizioni di favorire la mafia, ha dichiarato: “La destra italiana si assume la responsabilità delle vittorie e delle sconfitte. Per noi fu una sconfitta che il Msi nel maggio del 1992 non riuscì a far eleggere Paolo Borsellino presidente della Repubblica. Lo votò e non venne eletto. Per noi è una sconfitta, perché se fosse diventato presidente Paolo Borsellino sarebbe qui con noi a combattere le battaglie buone, le battaglie giuste, le battaglie per l’Italia. E la sinistra fece eleggere Oscar Luigi Scalfaro che un anno dopo liberò 300 mafiosi al 41bis”.

Delmastro: deputati Avs si bendano gli occhi per protesta in Aula (ANGELO CARCONI/ANSA)

I deputati di Alleanza Verdi e Sinistra si sono bendati gli occhi in Aula alla Camera per protestare, inscenando una delle solite sceneggiate che, ormai, sono diventate la regola nel parlamento italiano. “Noi sosteniamo che non sia possibile chiudere gli occhi agli italiani, non si può bendare l’Italia, aprite la scatola”, ha detto Elisabetta Piccolotti, moglie di Nicola Fratoianni, intervenendo in Aula. Nello stesso momento in cui Conte interveniva alla Camera, invece, al Senato (e uguale a Montecitorio) andata in scena un’altra rappresentazione comica, stavolta per mano del M5s: durante la dichiarazione di voto del capogruppo Pd Francesco Boccia, i senatori del Movimento 5 stelle hanno chiesto di tirare “fuori le chat”, sventolando i cellulari e inscenando un’azione di protesta. Il presidente del Senato è stato costretto a interrompere la seduta. “Siamo ad agosto, non a carnevale”, ha dichiarato il presidente La Russa, richiamando tutti all’ordine. Bagarre anche dopo il voto, quando a Montecitorio, i deputati del M5s hanno continuato la sceneggiata e sono andati sotto i banchi della maggioranza con il telefono in mano. La presidente Ascani è costretta più volte a richiamare diversi esponenti delle opposizioni. La seduta è stata sospesa e riprenderà, come previsto, alle 18.30 per le dichiarazioni di voto sulla fiducia posta dal governo sul decreto Giustizia.

Il relatore di maggioranza, Pietro Pittalis, esponente di Forza Italia, ha spiegato durante il suo intervento che la decisione proposta dalla Giunta “non impedisce all’autorità giudiziaria di procedere con gli accertamenti attraverso gli strumenti consentiti dall’ordinamento”. Quindi, ha spiegato, “difendere l’articolo 68 della Costituzione significa non tanto difendere un parlamentare dalla legge, significa pretendere che la legge, la Costituzione, il diritto dell’Unione europea siano rispettati integralmente e nei confronti di tutti”. Non si tratta di uno “scudo”, ha sottolineato, “per ostacolare il lavoro della magistratura” e portare avanti questa tesi è “argomento inconsistente e pericoloso”.

Uscendo da Montecitorio dopo il voto, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha spiegato che la procura “aveva fatto una richiesta generica che riguardava le intere comunicazioni di un parlamentare. Ora, a parte che anche quell’oggetto dell’indagine avrebbe potuto godere della garanzia dell’immunità parlamentare”, ma le altre conversazioni “che non riguardavano in nessun modo l’indagine sarebbero state comunque viste”. È questo, ha aggiunto Nordio, quello “che nessuno vuole capire: nel cellulare di una persona c’è tutta la sua vita, c’è la dichiarazione dei redditi, ci sono cartelle cliniche non solo proprie ma magari anche altrui. Nel telefonino, nel tablet non ci sono le chat, ma tutta la vita”. Questo caso dà lo spunto per cercare di effettuare un intervento, perché “bisogna trovare un sistema di selezione preventiva”, magari prendendo visione “delle cose che possono essere utili alle indagini senza però dover prendere visione di tutto quello che non riguarda le indagini e che magari coinvolge terzi o magari riguarda cose tue assolutamente intime”.

Questa, ha aggiunto Nordio, è “una questione molto complessa, perché quando tocchi questo tasto ti dicono che vuoi favorire la mafia e non è così” e si tende a fare “un discorso sul piano puramente emotivo, quando invece deve essere giuridico e logico”. E poi, ha aggiunto, “non è facile estrapolare le cose che ti interessano senza prendere visione delle altre...”. Quando si prende visione delle conversazioni non utili alle indagini, ha aggiunto Nordio, “immancabilmente finiscono sui giornali. Comunque nessuno ha diritto di vedere le cose che sono nel tuo telefonino che magari riguardano terzi... Bisogna trovare un sistema”.

“Siamo contrari ai privilegi della casta. Delmastro non è indagato, siamo per la tutela dell’ambito privato di un parlamentare ma Delmastro renda disponibile spontaneamente le sue chat. Non ci sono i presupposti affinché sia obbligato a rendere pubbliche le conversazioni, voteremo contro”, ha dichiarato Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, in una conferenza stampa alla Camera. Il generale non voterà alla Camera, in quanto non parlamentare, ma i suoi iscritti voteranno contro.

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