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Cronaca internazionale

Ceuta, i migranti “spariti” dai conti di Madrid: per il governo sono 2mila, sul territorio fino a 6mila

La Guardia Civil smentisce Marlaska, i centri per minori sono al collasso e la magistratura indaga sugli allarmi ignorati prima dell’assalto

epa13151265 Young migrants shower at Trampolin Beach in Ceuta, Spain, 05 August 2026, after entering the Spanish enclave on 30 July during a mass crossing at the border breakwater. EPA/Reduan

Il governo di Pedro Sanchez parla di emergenza superata e rivendica il ritorno alla normalità, ma a Ceuta i conti non tornano. E soprattutto non coincidono quelli forniti dal ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska con le stime del presidente della città autonoma Juan Jesus Vivas e degli agenti della Guardia Civil impegnati sul territorio.

Marlaska ha difeso la gestione della crisi migratoria “senza precedenti”, affermando che delle 72 mila persone entrate a Ceuta durante l’assalto alla frontiera, circa 70 mila sarebbero già rientrate in Marocco. Secondo i calcoli del ministero, dunque, nella città spagnola rimarrebbero soltanto duemila clandestini.

Una ricostruzione contestata apertamente dalle autorità locali. Vivas sostiene che le persone ancora presenti siano almeno seimila. Una valutazione condivisa anche dagli uomini della Guardia Civil: “Neanche per sogno – riporta Ok Diario -. Ne restano almeno cinquemila o seimila. Ma sono quelli più difficili da rimandare indietro, perché non vogliono tornare volontariamente in Marocco”. Come vi abbiamo raccontato, tra coloro che sono riusciti a entrare approfittando della massa ci sarebbero anche soggetti con precedenti penali, già espulsi in passato dalla Spagna e tornati illegalmente nel Paese durante il caos alla frontiera.

Una cosa è certa: la situazione descritta sul territorio appare molto diversa dalla normalità rivendicata da Madrid. Gruppi di migranti continuano a muoversi tra strade, spiagge e zone montuose, tentando di nascondersi per evitare il rimpatrio. Molti si sono concentrati sulla spiaggia del Trampolin, dove dormono sulla sabbia e trascorrono le giornate anche giocando a calcio sotto gli occhi dell’esercito. Anche l’area attorno al Centro di permanenza temporanea per immigrati è ormai al collasso. I residenti parlano apertamente di un “campo profughi” improvvisato, mentre dall’esecutivo guidato da Sanchez continuano ad arrivare messaggi rassicuranti.

Com’è possibile che ancora non sappiamo quante persone ci siano a Ceuta? Com’è possibile che non siano state identificate? Com’è possibile che non siano ancora iniziate le procedure di espulsione attraverso la frontiera del Tarajal?”, il j’accuse di Vivas. Il presidente di Ceuta bacchetta l’esecutivo socialista per non avere messo in campo strumenti adeguati per affrontare la crisi. Il dato più evidente riguarda i minori. Prima dell’ondata migratoria, le strutture cittadine ne ospitavano circa 750. Ora sarebbero diventati 1.100, una presenza superiore del 2.600 per cento rispetto alla capacità ordinaria dei centri

Ma non è tutto. Vivas ha messo in discussione anche il comportamento di Rabat. “Credo che questa collaborazione non ci sia stata. Anzi, penso che il Marocco non sia un Paese affidabile”, ha dichiarato. Difficile, secondo il presidente della città autonoma, credere che decine di migliaia di persone possano essere mobilitate senza che le autorità marocchine se ne accorgano.

Lo scontro politico riguarda soprattutto gli allarmi precedenti all’assalto. Vivas sostiene di avere avvertito la Moncloa già il lunedì, segnalando che nella settimana precedente erano entrate circa 1.500 persone e che il ritmo degli arrivi poteva degenerare rapidamente. Sánchez non ha risposto: a raccogliere l’avvertimento è stato il suo capo di gabinetto. La risposta? Nessun motivo di preoccuparsi.

Adesso sulla vicenda si muove anche la magistratura. L’Audiencia Nacional ha chiesto alla Guardia Civil di chiarire se nei giorni precedenti fossero arrivate informazioni in grado di anticipare l’ondata. La giudice María Tardón vuole inoltre conoscere i dettagli del dispositivo predisposto e delle operazioni di soccorso effettuate nelle acque territoriali spagnole. Nei giorni scorsi era stato richiesto un rapporto anche alla polizia per stabilire se l’ingresso di massa dal Marocco sia stato il risultato di un’azione organizzata e promossa da un gruppo criminale. Mentre il governo celebra il proprio operato, dunque, a Ceuta restano ancora migliaia di persone da identificare e una domanda politica senza risposta: Madrid sapeva che cosa stava per accadere?

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