Cinque cose da sapere sui controlli fiscali sui prelievi

Marcia indietro sulla sanzione sui prelievi da bancomat e sportello senza giustificazione. Resta però il rischio di contestazioni

Novità sui controlli fiscali sui prelievi. L'Agenzia delle Entrate mette nel mirino i liberi professionisti e i loro movimenti bancari senza giustificazione. Nei controlli antievasione, come ricorda il Sole 24 Ore, il fisco può avviare indagini finanziarie nei confronti di lavoratori autonomi e titolari di reddito di impresa. I prelevamenti non contabilizzati o di cui non viene indicato il beneficiario sono considerati come maggiori compensi o ricavi. In assenza di giustificazione, si ritiene che la somma prelevata sia stata utilizzata per acquisti in nero, che hanno consentito di produrre beni o servizi venduti a loro volta in nero.

La versione dello schema di decreto di riforma delle sanzioni amministrative tributarie conferma la presunzione legale che attribuisce ai prelevamenti non giustificati dei titolari di reddito di impresa il valore di ricavi non dichiarati. Ed è proprio in questa chiave che è stata cancellata la sanzione dal 10% al 50% dell'importo del prelevamento prevista in caso di omessa o inesatta indicazione del beneficiario dei prelevamenti non transitati nelle scritture contabili.

I titolari di reddito di impresa interessati da controlli del fisco fondati sui versamenti e sui prelevamenti bancari non giustificati sono chiamati a fornire la prova contraria e tale prova non può essere generica, ma è necessaria una dimostrazione sulle "diverse cause giustificative degli accrediti e dei prelievi", come ha precisato anche di recente la Cassazione (sentenza 16948/2015). Una questione che tocca da vicino anche categorie che sembrerebbero più affini al lavoro autonomo, come il caso degli agenti di commercio, dei mediatori immobiliari, dei procacciatori d'affari e dei promotori finanziari, retribuiti normalmente mediante provvigioni sugli affari conclusi. Chi è in regola e punta a difendersi può trovare un assist in quanto affermato dalle stesse Entrate nella circolare 32/E/2006. In base al documento dell'Agenzia, "i verificatori devono astenersi da una valutazione rigida dei dati acquisiti, non trascurando le eventuali dimostrazioni, anche di natura presuntiva, che trattasi di spese non aventi rilevanza fiscale sia per la loro esiguità, sia per la loro occasionalità e, comunque, per la loro coerenza con il tenore di vita rapportabile al volume di affari dichiarato".