Braccio di ferro Maroni-Salvini sul Pirellone prestato all'Ue

Tra due fuochi. Da una parte c'è il governatore Maroni che vola a Londra con i ministri Alfano e Padoan per portare a Milano l'Agenzia europea del farmaco dopo la Brexit

Tra due fuochi. Da una parte c'è il governatore Maroni che vola a Londra con i ministri Alfano e Padoan per portare a Milano l'Agenzia europea del farmaco dopo la Brexit. Non solo. É pronto a sloggiare il consiglio regionale dal Pirellone, simbolo per eccellenza della Lombardia, per offrirlo come sede all'Ema. Dall'altra invece ci sono i consiglieri leghisti che espongono il cappio contro l'Europa e bocciano il trasloco da via Filzi («sarebbe l'abdicazione della politica alla burocrazia europea» ha detto chiaro il capogruppo lumbard Massimiliano Romeo). E il segretario della Lega Matteo Salvini ieri ha scelto di mantenere la rotta anti-Bruxelles e schierarsi contro Maroni. «Avere un'agenzia europea che riporti lavoro e investimento ai milanesi sarebbe eccezionale - ha ammesso - ma c'è un'area che aspetta solo di essere popolata come quella del post Expo: porterei investimenti, aziende, istituti di ricerca, sedi universitarie». Maroni e i colonnelli leghisti divisi sul Pirellone? «Noi non siamo una caserma come i Cinque Stelle dove se tu non la pensi come Beppe Grillo vieni sbattuto fuori - ironizza -. Ci sono sensibilità diverse poi la posizione è unica, e il mio dovere come segretario è di portare avanti la voce unica sia sulle tematiche europee che su quelle cittadine. Non spezzettiamo in giro per la città quello che vorremmo concentrare in una dei luoghi più attrattivi d'Europa, l'area del dopo Expo può diventarlo in tempi rapidi». Maroni difende la linea e replica: «L'area Expo o l'area Falck possono andare bene come sede futura per Ema, ma ora ne occorre una provvisoria agibile da subito, altrimenti la partita è persa. Il Pirellone è l'unica disponibile».