Il campo di via Idro svuotato e chiuso «Presto area verde»

Il Comune deciderà con il quartiere cosa fare della zona Il 90% dei rom accetta l'accoglienza di Palazzo Marino

Ultimo capitolo, quello definitivo, per il campo rom di via Idro, storico insediamento nomade a nord est della città. ]l Comune ieri ha trasferito le famiglie dall'insediamento - dove sono ancora in corso le fasi finali delle operazioni di sgombero e smantellamento iniziate lunedì e che continueranno anche nei prossimi giorni - in altre strutture milanesi di accoglienza e ha chiuso lo stanziamento con l'aiuto della polizia, dei carabinieri, dei vigili del fuoco, della Croce Rossa, della Protezione civile e dei vigili. Sono 80 (cioè il 90 per cento) su 106 residenti censiti nel campo rom (ieri ne erano presenti in tutto 94; altri 6 risultano momentaneamente in carcere, ndr) le persone che si sono rese disponibili ad accettare di essere trasferiti nei centri messi a disposizione da Palazzo Marino: alla Barona, in via Ettore Ponti, nel Centro di autonomia abitativa (Ceas) sono andati in tutto in 12; altri 19 sempre al Ceas ma in viale Giuseppe Marotta, all'interno del parco Lambro; nei tre Centri per l'emergenza sociale di via Lombroso, via Barzaghi e via Sacile sono in tutto 30; 7 alla Casa della Carità di via Brambilla, infine in 12 staranno nelle piccole case del villaggio di via Martirano tra Baggio e Muggiano. I 14 che hanno detto «no» alle soluzioni del Comune di Milano - tutti residenti «regolari» del campo, cioè facenti parte del gruppo dei cosiddetti censiti - a cui vanno aggiunti ospiti non stanziali, si dice una quindicina in tutto, hanno scelto di trovare una soluzione abitativa autonoma, ma sono stati anch'essi sgomberati. Il che significa che ora andranno in giro per la città riparandosi alla bene e meglio, un po' qui e un po' là: scenari già visti ai tempi di Triboniano.

Problemi di ordine pubblico o feriti non ce ne sono stati. A parte la baracca incendiata lunedì - e le cui fiamme sono state spente immediatamente dai pompieri - adesso la priorità dell'assessorato guidato da Marco Granelli, dopo la demolizione dei manufatti e degli impianti idrico ed elettrico, sarà «restituire la zona al verde e insieme al Consiglio di Zona e ai cittadini sarà decisa una nuova destinazione». Molto critica ieri la reazione delle associazioni che appartengono a «ReteRom Milano», che in un comunicato ha duramente puntato il dito contro l'Amministrazione comunale meneghina. «A Milano la tradizione prevede che alla vigilia delle elezioni l'amministrazione uscente chiuda un campo. Lo ha fatto la Moratti con il campo regolare di via Triboniano.

Ora lo fa Granelli, assessore alla sicurezza, con il campo regolare di via Idro (...)». «A parte questo - prosegue e conclude il comunicato - (...) quali sono le altre ragioni dello sgombero del campo regolare di via Idro? È una vittoria sradicare dalle loro case e dal loro quartiere un centinaio di cittadini italiani che da 26 anni vi vivevano regolarmente per consegnarli a un futuro di precarietà? È una vittoria che ai bambini - che sono la maggioranza e vanno dai 7 giorni i su e che non hanno fatto niente di male - si distruggano le case, si disperdano le cose, si tolgano gli amici e i compagni di scuola, come fossero vittime di una qualche calamità? Che futuro li aspetta nei centri di emergenza dove potranno stare solo pochi mesi?».