Alta tensione tra Cina e Giappone per le isole contese

Tokyo protesta formalmente con Pechino per l'istallazione di postazioni radar sulle piattaforme estrattive temendo un'escalation militare. L'eterna lotta per il possesso del ricco arcipelago disabitato

Si rinfocolano le tensioni tra Cina e Giappone a causa dell’antichissima disputa sulle isole Senkaku, un arcipelago praticamente disabitato ricco però di risorse naturali e, storicamente, piccolo paradiso inesauribile per la pesca. Tokyo ha ufficialmente chiesto a Pechino spiegazioni circa l’istallazione (scoperta dai giapponesi a giugno scorso) di un’unità radar, allestita su una piattaforma petrolifera nelle acque contese attorno all’arcipelago dove è stata registrata anche la presenza nel mare sottoposto alla giurisdizione giapponese di due motovedette battenti bandiera cinese.

Secondo il governo giapponese, l’istallazione di un radar da parte cinese (che per Tokyo non ha alcun interesse legato allo sfruttamento delle risorse fossili marine) potrebbe celare il proposito di “militarizzare” l’area con la trasformazione delle piattaforme in altrettante postazioni di interesse strategico.

La questione delle Senkaku è antichissima e complicata. Lo stesso arcipelago ha tre nomi ufficiali, quanti sono, storicamente, gli Stati che se ne contendono il possesso: se a Tokyo le conoscono come, appunto, Senkaku, le stesse isole sono conosciute in Cina come Diaoyu e a Taiwan come Tiaoyutai. L’importanza della questione, che si potrae dalla fine dell’Ottocento, è legata alla posizione estremamente strategica dell’arcipelago che si trova nell’area est del Mare Cinese e, forse oggi ancor di più, alla copiosa presenza di ogni genere di risorse (gas, petrolio e pesce in abbondanza).

E proprio l’intenso sfruttamento di queste risorse che in questi ultimi mesi ha finito per inasprire ancora di più i rapporti tra le due potenze asiatiche. L’ultima grave crisi nell’area fu quella del 2013 quando Pechino volle inserire il cielo dell’arcipelago disabitato nelle zone di identificazione dell’aeronautica, scatenando l’ira giapponese e i timori degli Stati Uniti che inviarono a sorvolare la zona due bombardieri per far capire alla Cina di non aver alcuna intenzione di abbandonare Tokyo alla frustrazione. A distanza di tre anni, la querelle infinita che si trascina dal diciannovesimo secolo è ricominciata.

Come riporta Japan Times citando fonti governative, Shinsuke Sugiyama - vice ministro degli Esteri giapponese - ha avuto un duro colloquio telefonico con l'ambasciatore cinese nel Paese del Sol Levante Cheng Yonghua, in cui ha espresso a chiare lettere il disappunto nipponico circa la rotta delle navi della marina cinese nell'Ovest delle Senkaku: "Queste intrusioni violano gravemente la nostra sovranità nazionale e le riteniamo completamente inaccettabili".

Commenti

alox

Lun, 08/08/2016 - 11:35

minacce a destra e manca e' evidente il cercar rogne dei Cinesi: come la Russia di Putin! Ma i Giapponesi non sono il Vietnam o le Filippine confusi e annebbiati dal Balordo Ideale Comunista!