Chikungunya, l'estate infinita aiuta l'epidemia

Zanzare tigri ancora molto attive grazie al caldo, i casi nel Lazio sono arrivati a 102

L'estate della Chikungunya non è ancora terminata. Le temperature ancora alte a Roma nel Lazio, dopo le piogge delle scorse settimane, favoriscono il proliferare delle zanzara e quindi anche di quelle del tipo Aedes albopictus - le zanzare tigri - che possono infettare l'uomo trasmettendogli il virus Chikungunya, generalmente benigno che però provoca alcuni giorni dopo la puntura febbre alta, dolori articolari molto intensi. cefalea, nausea, astenia e rash cutanei che possono durare anche parecchie settimane. Una malattia contro la quale al momento non sono disponibili né un vaccino né farmaci specifici.

Settembre si avvia alla fine ma il virus Chikungunya continua a mietere vittima. Dall'inizio dell'epidemia ha colpito nel Lazio già 102 persone. Una cifra che contabilizza naturalmente soltanto i casi accertati, trascurando le persone che si sono ammalate senza che venisse accertata la positività al virus. Che continuerà a a colpire per tutto ottobre. «Durante il giorno - spiega Gianni Rezza, direttore del dipartimento Malattie infettive dell'Istituto Superiore di Sanità, che dall'inizio sta monitorando il diffondersi della malattia dopo la scoperta del primo focolaio ad Anzio - le zanzare sono ancora attive. I focolai a Roma non sono spenti, il contagio continua. Servono interventi pesanti e mirati di disinfestazione».

Appare quindi una guerra con armi di cartone quella dichiarata alle zanzare tigri dalla sindaca di Roma Virginia Raggi, che ha rivendicato con orgoglio la scelta di utilizzare soltanto disinfestanti naturali, non nocivi ma chiaramente anche meno efficaci: «Non conosco direttamente - commenta al proposito Rezza - le misure prese dal Comune. Dico solo che neanche il Ddt ha mai fatto male a nessuno. L'importante è disinfestare come si deve».

Le zanzare tigre sono arrivate in Italia attorno ai primi anni Novanta, si sono diffuse massicciamente a metà del primo decennio del Duemila, soprattutto in zone pianeggianti, costiere e densamente vegetate, ma solo negli ultimi anni sono diventate un vettore del virus di origine africana grazie a una mutazione genetica che ha consentito al virus di adattarsi al fastidioso insetto.

Se è vero che il virus Chikungunya raramente uccide e comunque finora in Italia non l'ha mai fatto, va detto che le conseguenze nel Lazio sono state pesanti sia in termine di costi sociali sia soprattutto per il blocco alle donazioni del sangue deciso dal ministero della Salute in una zona molto popolata come quella della Asl Rm2 che comprende la parte orientale di Roma e della sua provincia, con circa un milione e mezzo di persone coinvolte. Un blocco che ha messo in crisi il sistema di raccolta sangue e costretto altre Asl laziali e nazionali a rifornire di sangue gli ospedali della zona. Anche per questo bisogna fare presto e non limitarsi a sperare nel «generale Autunno».

AnCu