Al Sacco di Milano 83 interventi con il robot su 850 effettuati

Una volta dicevi robot e pensavi: giocattolo. Al massimo qualcosa per la cucina. Oggi dici robot e cominci a pensare: chirurgo. In Italia più che altrove in Europa. E qui sta il bello. L’Italia della medicina si è portata avanti più di Germania, Francia, o Inghilterra. Un buon biglietto da visita. Certo, gli americani in fatto di numeri stanno proprio dall’altra parte di un oceano, ma ora l’Italia della chirurgia robotica comincia a volare. Detto con il dottor Franco Gaboardi: «Come passare dal piccione viaggiatore alla email». Franco Gaboardi è il direttore dell’unità operativa di urologia dell’ospedale Sacco, è stato il primo ad operare in Italia, erano solo cinque anni fa (2004), una prostatectomia radicale robotica. Oggi il suo curriculum parla di 83 interventi col robot su 850 totali. Ed appunto dal 2004 l’ospedale Sacco di Milano, un ospedale pubblico, ha introdotto in sala operatoria il robot chirurgo. Si chiama «da Vinci S» e in questi anni è stato usato per interventi su pazienti con tumori alla prostata, nell’ambito di uno studio di approfondimento, alternativa alle altre tecniche chirurgiche. Lo studio, sostenuto dalla Regione Lombardia, prevedeva l’esecuzione, in tre anni, di 50 interventi, ben presto estesi a 100. «Siamo passati dalla paleo chirurgia alla chirurgia del futuro, che per il Sacco è chirurgia del presente». Oggi il dottor Gaboardi e il robot fanno un uomo solo al comando: il robot ultimo modello, appena sperimentato, ha quattro braccia e tenagliette per mani, una visione tridimensionale, precisione millimetrica, ed è azionato dal chirurgo che siede ad una consolle da cui dirige come mettesse le mani sue addosso al paziente. «Il risultato - spiega Gaboardi- è quello di avere minor trauma chirurgico, meno dolore post operatorio, riduzione al minimo dell’incontinenza e dell’impotenza e riduzione del periodo di degenza».
Perfetto e fantastico. Ma oggi l’ospedale Sacco e le sue équipe, sono pronti ad un passo in avanti. Il robot verrà usato per altri tipi di intervento, dunque messo a disposizione della clinica otorinolaringoiatrica, delle cliniche chirurgiche e ostetrico-ginecologica. Un’evoluzione che tocca diversi interessi e molteplici branche della medicina. In ostetricia, ha spiegato la professoressa Cetin, il robot potrebbe essere utile negli interventi che curano l’endometriosi, problema diffuso tra le donne. Il professor Ottaviani sintetizza in tre punti: «Visualizzazione tridimensionale eccezionale; precisa manipolazione dei tessuti; tecnica di resezione multi planare dei tessuti da asportare». A Milano il robot è disponibile in tre ospedali. In Italia sono 32 (due in Sicilia). Un robot costa un milione e mezzo di euro. Costi ancora alti, ma destinati a diminuire.