Com'è bacchettona la musica pop italiana dei nostri tempi

C'è aria di Controriforma nella musica italiana di oggi. Sembra ieri che Patty Pravo e Loredana Bertè «sessualizzavano» il pop nostrano, esprimendo col loro apparire una carica erotica spontanea, invece è trascorso un secolo. Non tutti si sono accorti del bigottismo in ambito musicale che imperversa nel nostro Paese, ma qualcuno lo ha percepito al punto da dedicarvi un pamphlet. Michele Monina, scrittore e giornalista che da molti lustri versa fiumi d'inchiostro per raccontare la società dello spettacolo, ha dato alle stampe Venere senza pelliccia. Quando il pop italiano s'è infilato le mutande (edizioni Skira), libro che nonostante il titolo un po' scanzonato propone seri spunti di riflessione.

A scanso di equivoci, l'autore sa perfettamente che presentarsi in pose adamitiche non è sinonimo di emancipazione femminile. Fatta questa premessa, egli però non accetta che le cantanti italiane oggidì esagerino nel contrario, ovvero rinuncino del tutto a qualche provocazione. Le Pravo e le Bertè non si facevano scrupoli in tal senso, e non era esibizionismo fine a se stesso: al contrario, quell'esibizionismo portava con sé l'immagine di un'Italia libera, felice di gettare alle ortiche le pruderie legate al sesso. Perché dunque il belpaese è regredito sotto tale aspetto? Per quale motivo all'estero il pop si mostra sessualmente più disinibito? Secondo lui, le nostre cantanti agiscono in questo modo allo scopo di manifestare la propria estraneità al concetto di mercimonio sessuale. Solo che il loro disappunto, portato alle estreme conseguenze, le spinge a evitare l'erotismo nelle canzoni. Tutto il contrario delle dive internazionali tipo Lady Gaga, artista capace di gestire con fiuto imprenditoriale gli ammiccamenti sensuali. Monina considera molto serio il tema in esame, tenendo a rimarcare che il suo desiderio è vedere le donne riappropriarsi della loro identità più autentica, della loro forza anche nel fronteggiare lo scorrere del tempo. A questo proposito, dichiara apertamente un debole per Paola Turci, per la capacità che lei ha di concentrarsi sui sentimenti ma anche sul corpo che abita quei sentimenti.

Questo saggio è un incitamento, rivolto a cantanti e cantautrici, affinché ricomincino a proporre la narrazione del femminile a 360 gradi. Ma perché ciò avvenga, non sarebbe male se anche i musicisti di sesso maschile si mettessero d'impegno. Sarebbe cosa buona se venisse fuori un nuovo Ivano Fossati, col quale l'autore conversa all'interno del libro, o se uno come Francesco Renga, a cui «spedisce» una lettera aperta, decidesse di mettere da parte il giovanilismo sostituendolo con un linguaggio maturo. Ma tornando alle donne, il loro corpo è multifunzionale: si può scegliere di sfruttarne le peculiarità per distribuire pornografia a buon mercato, oppure raccontarne la magia creando contenuti di spessore. Fuori dai confini patri, molte performer hanno imboccato con successo la seconda via. Le nostre compatriote prendano appunti.