Quel gigante buono che fece ridere l'Italia negli anni di piombo

I suoi ruoli non piacevano alla critica ma portavano buonumore quando ce n'era bisogno

La vita è meravigliosa. Anche quando è morta. A volte, soprattutto quando è morta. E non sembri una forzata iperbole. Naturalmente dispiace, pensando in primis alle persone che lo hanno amato da vicino, la notizia della morte di Bud Spencer al secolo Carlo Pedersoli, classe 1929 (oggi a Roma sarà allestita la camera ardente in Campidoglio mentre domani si terranno i funerali nella Chiesa degli artisti in piazza del Popolo). Però se un'intera collettività elabora la morte di un attore come fosse uno della propria famiglia, allora anche nella fine tutto sembra acquistare un senso.

«Ho perso il mio amico più caro, sono sconvolto» ha detto Terence Hill, il compagno d'una vita di film, diciotto per la precisione. Insieme hanno dato vita a una delle grandi coppie della storia del cinema che lavorava molto sui fisici diversi (Bud Spencer viaggiava tra i 120 e i 160 chili), proprio come Stanlio e Olio (Russell Crowe intervistato recentemente da Marta Perego su Iris per il film The Nice Guys in coppia con Ryan Gosling non ha fatto altro che ricordare Bud Spencer reinterpretandone la famosa scena del coro dei pompieri di Altrimenti ci arrabbiamo in cui si passa le dita sulle labbra emettendo un «ba ba brerere...»).

«Siamo l'unica coppia a non aver mai litigato. E proprio perché non c'era invidia siamo diventati amici. A differenza mia, aveva studiato per recitare. Io non ho fatto scuole né accademie. Ma alla fine anche una scimmia impara a recitare», ha ricordato Terence Hill, anch'egli, al secolo, con un nome molto italiano, Mario Girotti. Anche se la coppia che ha fatto ridere tutti, ma proprio tutti (a parte forse qualche critico che non lo voleva ammettere), ha attraversato i confini dell'Italia conquistando il pubblico di mezzo mondo. Così il ministro della giustizia tedesco si è sentito di dover cinguettare: «Il pugno duro e il cuore tenero. Un eroe della mia infanzia»; mentre tutti i principali quotidiani di quel paese hanno ricordato l'attore anche in prima pagina.

Un coro quasi unanime, un cordoglio generale pieno di ricordi affettuosi, per uno dei nostri pochi artisti che ha manifestato le sue simpatie politiche senza nascondersi. Come quando si candidò nelle liste di Forza Italia nel 2005 nel Lazio a sostegno del presidente uscente Francesco Storace senza però venire eletto. Anche in quel caso, il pubblico che lo ha amato (su Facebook la pagina di Bud Spencer ha un milione e mezzo di fan), probabilmente ha voluto scindere i due aspetti tenendosi per sé quello più privato. Quello legato indissolubilmente ai ricordi personali. A quella prima volta al cinema a vedere le botte parecchio comiche che davano Bud Spencer e Terence Hill. E a leggerli questi ricordi, anonimi ma universali, viene il groppo in gola. Perché sono memorie che uniscono soprattutto i figli con i padri, magari intanto scomparsi, e viceversa. Sono certamente ricordi un po' più «maschi» anche se erano tante le sorelle che si divertivano con quei film, al cinema con tutta la famiglia. Quando andare al cinematografo era ancora una festa, un po' speciale, come la pizza il sabato sera o le pastarelle la domenica.

Perché la coppia dei «fagioli western» il cinema li riempiva facendo trascorrere qualche ora spensierata a un'Italia che non aveva molto da sorridere in quegli anni di piombo.

Anni difficili anche all'estero in cui due film della coppia d'oro sono stati girati nel Sudafrica dell'apartheid del regime di Pretoria, Io sto con gli ippopotami (1979) e Piedone l'africano (1978). Il piccolo interprete di quest'ultimo film, Baldwin Dakile, che un giorno non fu fatto entrare insieme alla troupe in un ristorante solo per bianchi, è stato adottato a distanza da Bud Spencer ed è diventato un avvocato in Sudafrica.

Quasi impossibile calcolare, rapportandoli ai valori odierni, gli incassi di film che detengono anche un altro peculiare record, quello dei puntini nei titoli: Lo chiamavano Trinità..., Dio perdona... io no!, ...più forte ragazzi!, ...altrimenti ci arrabbiamo!, ...continuavano a chiamarlo Trinità. Tutti film che sono tra i 50 più visti al cinema nel nostro Paese. Qualsiasi confronto è improponibile, vincono tutto loro. Proprio come hanno continuato a vincere le migliaia di volte che sono stati programmati in tv, ogni passaggio un successo. E' anche grazie a loro se il cinema italiano è andato avanti come industria popolare. Una popolarità che per Terence Hill continua ancora oggi con il grandissimo successo di Don Matteo. Purtroppo ora completamente in solitaria.

Commenti
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Italia Nostra

Mer, 29/06/2016 - 11:01

RIP Bud!

alfa553

Mer, 29/06/2016 - 11:19

A me non ha mai fatto ridere, filma da paccottiglia che hanno dato inizio alla decadenza del cinema italiano.......nel privato ..no era amico mio quindi sicuramente sarà stata una brava persona.